Ottobre 6th, 2011 — Note redazionali

In condizioni normali a uno come Loriano Bigi, principale dissestatore, invece di concedergli un’udienza per discutere la sua richiesta vergognosa di risarcimento nei confronti dell’ateneo che ha dissestato, gli si faceva un bel processo e si sanzionava duramente per le sue responsabilità. Qui purtroppo, non solo il giudice del lavoro non si pronuncia (che farà?darà ragione al Bigi?), ma la Procura della Repubblica dopo tre anni non ha ancora chiuso le indagini sul dissesto vergognoso di oltre 270.000.000 di euro. Che cosa aspettano?
Ma non solo: il giudice del lavoro riconosce agli astabilizzandi il diritto di essere assunti dall’Ateneo, ma queste assunzioni non possono essere fatte per mancanza di capacità finanziaria dell’ente. Avete capito? I dissestatori hanno distrutto l’ente, i lavoratori sono in difficoltà economiche e chi ha perso il lavoro non ha il diritto di riprendersi il posto di lavoro perché qualche bandito ha distrutto le casse dell’ateneo. Siamo al paradosso, per colpa della lentezza delle indagini, che chi ha commesso reati e distrutto un ente pubblico rischia di farsi risarcire dallo stesso ente dissestato e chi non ha colpe rimane senza lavoro e rischia di perdere lo stipendio. Complimenti alla magistratura senese!!! E complimenti a quel sindacalista di Claudio Vigni che quando ricopriva il ruolo di segretario del sindacato invece di tutelare i lavoratori spalleggiava personaggi come Tosi, Boldrini e Loriano Bigi. E complimenti alle forze politiche per il loro silenzio e per aver lasciato nella merda migliaia di persone.
Che cosa aspettano i magistrati senesi a chiudere le indagini sul dissesto?
Che fine ha fatto l’inchiesta sull’elezione del rettore?
INTERVENGA LA PROCURA GENERALE DI FIRENZE E IL CSM.
Ottobre 5th, 2011 — Note redazionali




Ecco qua una bella carrellata di facce di dissestatori e post-dissestatori. Fermo restando, per essere chiari, che l’attuale segretario Guggiari non c’entra nulla con queste faccende, anzi presumibilmente gli è stato lasciato un campo arato, passiamo in questa quarta puntata ad analizzare il ruolo che nel dissesto cataclismico dell’università di Siena ha svolto la Cgil guidata da Claudio Vigni e soprattutto la FLC-Cgil di Diodato Angelaccio. Possiamo dire che ha funzionato da dissestante (senza dubbio) nonché da collante fra il tosismo ed il neo-tosismo di Criccaboni e Fabbro. Claudio Vigni, fiancheggiato da Diodato Angelaccio, Carlo Bruni, Lucia Maffei, il pargolo della Semplici da quando è arrivato a Siena, Guido Badalamenti e via discorrendo, ha sempre appoggiato Piero Tosi e tutta la sua cricca di dissestatori, ha quindi osteggiato Focardi e infine è tornata prepotentemente alla ribalta con l’avvento della premiata ditta Criccaboni e Fabbro.
D’altro canto come dimenticarsi delle riunioni a San Francesco fra i vertici della Cgil e Criccaboni in piena campagna elettorale? E come non notare che Criccaboni ha subito chiamato un dissestatore amministrativo del calibro di Ines Fabbro, che peraltro conosceva già nonostante l’abbia negato, come al solito rivelandosi un bugiardo (basta leggere questo)? E come dimenticarsi dei convegni organizzati dalla Cgil a Roma ai quali partecipavano, tutti insieme appassionatamente Fabbro, Bigi e Maffei a dimostrazione che era già tutta una cricca (vedi qui)?.
E come non notare che il buon Claudio Vigni, dopo aver partecipato in prima persona, insieme al fido Angelaccio che scorrazzava in missione con la macchina dell’Ateneo e si faceva dare come giocattolo dal suo amico Meconcelli assessore a Buonconvento il LAU che ci risulta ancora inspiegabilmente aperto, come non notare che questo intrepido protettore dei lavoratori è ora consigliere di amministrazione di MPS Capital Service? Da sindacalista a banchiere. Ma perché la banca non lo butta fuori a calci in culo dopo aver saputo tutto quello che ha combinato?
Insomma, prima si dissesta bene bene, poi si briga col rettore e col direttori amici, che hanno hanno bisogno dei tuoi voti, poi repentinamente si va nel culo ai lavoratori (che sono ovviamente in difficoltà perché oltretutto Criccaboni & Fabbro rischiano di far saltare qualche stipendio) e infine si diventa banchieri. Bene: speriamo che la banca si tuteli da questa gente
Ecco quindi che questi tutti entrano a far parte a pieno titolo e dei “dissesteurs” e dei copritori di pozzi merda da loro stessi aperti e scavati.
Una bella vergogna!!!
P.S. Prima di beccarci un altro rimbrottino vogliamo ricordare che l’Eretico (al secolo Raffaele Ascheri) aveva giustamente parlato malissimo di Vigni, in particolare là, nel suo libro “Le mani sulla città” dove la questione in esame è quella della casa degli “errori” dell’ottimo Paglialunga ai Cappuccini. Pace fatta?
Ottobre 3rd, 2011 — Note redazionali
Abbiamo visto che una delle strategie messe in atto dalla premiata ditta Criccaboni & Fabbro è quella di cascare dal pero onde scaricare le responsabilità del disastro dell’Ateneo su chi li ha preceduti, come se loro non c’entrassero niente. Ma ecco che il comitato di redazione di Fratello Illuminato ha sguinzagliato il cane Paco (laureato a Oxford e fellow al Lincoln College) che, da esperto bibliografo ha ritrovato un articolo scritto da Riccaboni intitolato: “La misurazione delle performance di Ateneo. L’esperienza dell’Università degli studi di Siena”. Andiamo ad analizzare cosa ci dice il nostro Criccaboni in questo articolo, premesso che è stato, nell’ordine, il Presidente del Nucleo di Valutazione, nonché il Presidente del Centro di di servizi di Ateneo per la Valutazione e il Controllo (CRESCO), nonché per nove anni il prorettore con delega per la sede di Arezzo e, infine, dal 2006, preside della Facoltà di Economia e, di conseguenza, membro del Senato accademico. Come possa affermare che lui non ne sapeva niente senza sottintendere che tutte queste cariche le ha esercitate completamente a cazzo di cane, non valutando e non controllando una beneamata minchia è domanda che lasciamo ai lettori.
Che scriveva quindi il nostro Criccaboni, lisciandosi le piume come un fagiano? Intanto fa una panoramica di quanto accaduto in altri Paesi europei per arrivare poi alla successione di disposizioni legislative come la legge 168/89 o la 537/93 che, a detta sua, hanno previsto forme di controllo interno e una maggiore responsabilizzazione per l’utilizzo delle risorse cosa che avrebbe “obbligato i vari atenei a razionalizzare i propri costi”. Frase cui noi aggiungiamo: “salvo quello di Siena che, in mano ad un faraone di Pescia attorniato da valutatori dello stampo di Riccaboni non solo non ha razionalizzato, ma ha sputtanato qualcosa come 25-30 milioni l’anno in più di quelli che metteva in cascina, moltiplicando i pani e i pesci con buona pace degli organi di controllo che anzi hanno avallato e controfirmato questi atti di banditismo vero e proprio”. Passa poi a citare la 370/99 con la quale sono stati resi obbligatori i Nuclei di Valutazione (di quello senese, ricordiamolo ancora, il Criccaboni era PRESIDENTE). E quindi sono stati poi creati nuovi metodi di valutazione delle performance che – ancora parole sue – “hanno richiesto un notevole sforzo finanziario per l’Ateneo stesso e il coinvolgimento di un numero ingente di stakeholders” (in altre parole: ci abbiamo sputtanato un mare di soldi e, siccome non bastavano, li abbiamo chiesti anche ai privati in cambio – aggiungiamo noi – di non si sa bene cosa, ma ce lo possiamo immaginare). Fra tutte queste valutazioni (ex post diremmo assolutamente sballate e fallimentari) c’è anche una chicchina di tal fatta: un progetto di valutazione delle prestazioni del personale, dirigenziale e non. Ora ci chiediamo, a parte la facile ironia sulle prestazioni al suono delle casse Bose in radica che si svolgevano in direzione amministrativa, cosa per la quale c’è qualcuno in via Roma 56 che si ritrova per le mani merce di ennesima mano, che prestazioni ha valutato il Nucleo nonché il CRESCO? Perché fra personale dirigenziale e non sono spariti qualcosa come 270.000.000 di euro. Forse il Valutatore dei Valutatori Angelo Riccaboni ha qualcosa da dire a questo proposito? O forse il modello di valutazione era tarato su Renato Vallanzasca?
E giungiamo al 2006, anno di questa prestigiosa pubblicazione e anno in cui il Criccaboni diviene preside e quindi entra a pieno diritto negli organi di governo. Ma un valutatore ed economista come lui non si è accorto dei bilanci falsi, dei peculati, delle malversazioni, dell’alterazione delle scritture contabili, dei rimborsi gonfiati e così via? No? Non ne sa niente? E uno che per dieci anni ha fatto quello che ha fatto e per quattro è stato negli organi di governo può cadere dal pero? E il prorettore Frati che rilascia le dichiarazioni che rilascia sui giornali? E il dissestatore amministrativo maestro elementare e condannato per danno erariale? Non ne sanno niente?
COME SI PUO’ CADERE DAL PERO? Bene!!! Basta avere quello che si chiama animus dissestandi e quindi entrare a far parte a pieno titolo dei co- e post-dissestatori.
Alla prossima puntata.
Ottobre 3rd, 2011 — Note redazionali
Ci rifacciamo non soltanto ad una famosa metafora filosofica, ma anche alla celeberrima trasmissione di Zavoli (La notte della Repubblica), perché il fatto che all’ex direttore amministrativo dell’Università più dissestata del mondo ci sia la possibilità che venga erogata una cifra intorno ai 100.000 euro da un giudice del lavoro, dopo che è sotto indagine per essere stato uno dei capi dissestatori, nonché indagato per quanto ha combinato al SUM, ci leva il sonno. Sonno turbato dalle seguenti domande: ma la Magistratura è un organo dello Stato indipendente che deve proteggere i cittadini oppure potrebbe darsi che in qualche caso possa dar soddisfazione ad uno che è quantomeno sospettato di aver commesso una serie di reati contro il patrimonio pubblico? Parliamoci chiaro: PRIMA il Bigi ripristina il danno che ha fatto a ben due istituzioni universitarie e POI, se del caso, riceve quanto gli sarà eventualmente dovuto. A proposito: ma il Bigi non era tra quei 19 indagati per cui il Procuratore aveva chiesto addirittura l’arresto? Giusto che il GIP non l’abbia concesso (tanto più che ormai se volevano far sparire le prove ne hanno avuto tutto il tempo e certo non fuggono, visto che addirittura – come nel caso del Bigi – sono stati promossi), ma addirittura risarcirlo … E poi ancora: ma il Bigi non era quello che si inventò una cosa che non esiste in nessuna università italiana, cioè la prima fascia della dirigenza? E non ha riscosso da prima fascia? Bene: allora restituisca quello e poi si guarda. Ci auguriamo che i giudici sappiano da che parte stare: se al fianco dei dissestatori o al fianco dei cittadini e delle istituzioni lese da certi comportamenti.
Ad majora!
Ottobre 1st, 2011 — Note redazionali


La Facoltà di Medicina di Siena continua a riservarci gradite sorprese, nonostante la presenza di un folto gruppo di docenti tosiani. La redazione di Fratello Illuminato, leggendo il comunicato delle associazioni sindacali della docenza universitaria, pubblicato dal “Corriere di Siena”, è rimasta colpita dalla seguente espressione: «Il rettore Riccaboni ha incontrato il 28 settembre i docenti di Medicina, ospite del Consiglio di Facoltà in seduta informale per mancanza del numero legale…». Seduta informale? Mancanza del numero legale? Un vero giornalista ci vede subito una notizia. Abbiamo indagato e di notizie ne abbiamo trovate due.
Prima notizia. I docenti di Medicina hanno dato un ceffone al rettore disertando la riunione, in segno di protesta per la sua scellerata politica di liquidazione della Medicina universitaria. Non era mai successo! Hanno fatto mancare il numero legale e ad ascoltare il magnifico sono rimasti quattro gatti, i tosiani, appunto.
Seconda notizia. Il numero legale, però, è mancato anche per un’altra ragione. Anzi, ci dicono che questa è la quarta volta che manca il numero legale su questo specifico tema. La Facoltà che dovrebbe deliberare sulla designazione del terzo membro di una Commissione per un concorso di ricercatore non riesce a raggiungere, su questo punto, il numero legale. Ecco, allora, per noi, l’altra gradita sorpresa! Per quattro volte i docenti di Medicina hanno chiaramente e inequivocabilmente manifestato la volontà di non assumersi la responsabilità di un provvedimento platealmente viziato di nepotismo e con una commissione addomesticata. Vediamo perché. Il professore Eugenio Bertelli è andato a trovare molti colleghi, sollecitandoli a presenziare al Consiglio di Facoltà. Nulla di male! Il problema, però, è che nel concorso partecipa la moglie di Bertelli e, inoltre, il posto di ricercatore è per Anatomia, la stessa materia del marito. Ancora nulla di male! Ci sono tanti figli e tante mogli e mariti. Ma, in questo caso, c’è anche l’ereditarietà. Si dà il caso che a ricoprire la cattedra di Anatomia a Siena c’è stato prima Ruggero, nonno di Eugenio, poi Luciano, padre di Eugenio, ora Eugenio e, infine, si aspetta la vincitrice del concorso di ricercatore, la moglie di Eugenio. Ma non è stato approvato il “codice etico” nel quale «è vietata ogni forma di nepotismo?» Certo! Ma, evidentemente, in questo caso si cercherà di non applicarlo. Staremo a vedere cosa farà Riccaboni. Intanto i tosiani, in Facoltà di Medicina, sono sempre presenti per sostenere l’ennesimo caso di nepotismo!
Settembre 30th, 2011 — Note redazionali



Dalla vicenda che anche ieri è stata oggetto di un consiglio di amministrazione dell’università, per come si è svolta e come si sta svolgendo questi uffici inferiscono due riflessioni:
1) Riccaboni e Fabbro hanno portato in consiglio questa vicenda che è nota dal 2009 per otto dicansi otto mesi e non sono stati capaci di cavare un ragno dal buco. Significa che hanno buttato tempo ed energia per parare il culo ad un bel po’ di dissestatori stiglianesi e pseudo-stiglianesi e tosiani per otto mesi e NON CI SONO RIUSCITI finendo regolarmente contro il muro dei revisori dei conti e di qualche agguerrito consigliere che non ci sta a sputtanare soldi pubblici per parare le chiappe a Boldrini e – soprattutto – all’onorato, il garante dei garanti, il sospensore di Penati già autosospeso che – sia detto per inciso – in questa vicenda ci sta rimediando una figura di merda spaventosa anche per la ragione che segue. Visto questo la domanda è: questi due campioni di incapacità e inettitudine che dimostrano tutti i giorni e in particolar modo ieri non sono stati capaci (perché sono incapaci) di risolvere questa bazzecola. Come possono pretendere di risanare un buco da 260.000.000? Se fossero furbi (ma è evidente che non lo sono) con queste dimostrazioni e con la magistratura e la finanza alle calcagna mollerebbero prima di peggiorare la propria già penosa situazione.
2) Ma non poteva il Sultano di Stigliano, nonché garante, nonché musicologo di chiara fama frugarsi in tasca e dare a Boldrini i soldi da riportare? Non avrebbe messo un tappo ad un vaso che non contiene solo una merda, ma chissà quante altre? E se non lui e basta gli altri contributori ai due volumi? Hanno preferito lasciare nella merda il Boldrini, senza difenderlo per niente e demandando la sua difesa ai due campioni di dabbenaggine e inettitudine, piuttosto che tirar fuori quattro sozzi soldi. Che pidocchiosi! Questi, quelli che andavano al cinema all’aperto di Stigliano a vedere la scena del “pacchetto di affetti” piuttosto che tirar fuori di tasca qualche centinaio di euro ed evitare un aggravio ai contribuenti, hanno preferito lasciare solo quel poveretto. Disposti a tutto purché pagato con i soldi pubblici! Bella gente davvero!
A questo proposito questi uffici sono ad annunciare la prossima apertura di una nuova rubrica: Fratello Illuminato risponde ai lettori!!! New for You!!
Di questi uffici
Cesare Mori
Settembre 30th, 2011 — Note redazionali

Non vergognandosi affatto per essere stati piccionati dalla Magistratura, la signora Anna Coluccia (con condanna del tribunale per un concorso) e il signor Walter Gioffré (piccionato per magheggi con soldi, rimborsi missioni et alia) ricominciano con le solite manovre per riprendersi in mano la facoltà di Medicina. Oggi lanciamo questa notizia: nei prossimi giorni ritorneremo a parlare dei due tosiani Coluccia e Gioffré. Nel frattempo la signora Coluccia potrebbe farsi pubblicare un articolo dall’amico di sempre Stefano Bisi, magari affrontando le dinamiche criminologiche di un dissesto di oltre 270.000.000 di euro nel quale lei, visto che insieme a Gioffré era in Consiglio di Amministrazione, qualcosa dovrà pure sapere. Aprite gli occhi e chiudete le porte (nonché mettetevi le mutande di lamiera) dentro la facoltà di Medicina.
Settembre 28th, 2011 — Note redazionali
E’ quasi un anno che la coppia di scienziati del non far nulla Riccaboni e Fabbro con fare patetico e fuori da ogni regola tentano di coprire il sedere a quell’individuo che corrisponde al nome di Maurizio Boldrini (colui che gestiva la famosa area comunicazione ai tempi del dissesto di oltre 270.000.000 di euro). La vicenda oltre che patetica è vergognosa, illegale e indecorosa per l’ateneo.
I famosi volumi in onore di Luigi Berlinguer stampati dalla ditta Rubettino non deve pagarli l’università e non devono essere riconosciuti come debito dello stesso ente. Non esistono atti dell’ateneo che comprovano rapporti di ordine per i volumi alla Rubettino. Ci sono delle corrispondenze tra Boldrini e la Rubettino e quindi i libri li pagano Boldrini e Tosi visto che hanno deciso in anarchia totale e senza sottoporre il tutto agli organi dell’ateneo. Basta con questa buffonata che dimostra la pidocchieria, l’indecenza e il comportamento illegale di chi ha richiesto questi libri.
La magistratura sequestri con urgenza la documentazione e altri soggetti che ne hanno titolo segnalino immediatamente il sig. Boldrini alla Corte dei Conti. Basta giocare per i porci comodi di questi dissestatori con i soldi dei contribuenti.
A proposito dove sono questi famosi volumi?
L’università di Sassari che partecipava ad onorare il magnifico Luigi quanti soldi ha destinato all’opera?
Non perdete altro tempo: sequestrate la documentazione e punite i responsabili di questa vicenda patetica e illegale.
Ci stupiamo del fatto che il PD di Siena a cui è iscritto il sig. Boldrini Maurizio, sempre pronti a dar lezioni di morale a tutti, non abbia detto una sola parola su questa vicenda indecorosa e lesiva degli interessi dell’ente pubblico.
Intervenga la magistratura e valuti anche le responsabilità di chi sta coprendo il sedere all’individuo Boldrini Maurizio.
Settembre 27th, 2011 — Note redazionali
Domanda numero 1.
E’ vero o non è vero che il 4 ottobre di fronte al giudice del lavoro di Siena verrà discussa l’opposizione al decreto ingiuntivo proposto da Loriano Bigi (lo ricordiamo coinvolto a pieno titolo nello scandalo del SUM con cui l’ateneo senese ha avuto ed ha rapporti piuttosto stretti al contrario di quanto sostiene Riccaboni) per l’escussione di oltre 100.000 euro secondo lui dovutigli? E’ vero o non è vero fra l’altro che Ines Fabbro ha sostenuto in più sedi che il Bigi, noto dissestatore conclamato e sotto indagine per due dissesti (ciù is megl che uan), aveva ragione ad esigere queste cifre? Ora vediamo se il giudice prende le parti dell’Ateneo o dei dissestatori.
Domanda numero 2.
E’ vero o non è vero che in data odierna si laurea Andrea Leonardo Frediani nel corso di laurea in “Economia dei Mercati Finanziari” con relatore Michele Patanè (Associato di “Economia degli intermediari finanziari) e con una commissione così composta:
Di Pietra Roberto (ordinario, Presidente), Bertelli Ruggero (Associato),Maraghini Maria Pia (Ricercatrice), Patanè Michele (Associato), Pierani Pierpaolo (Ricercatore), Pasquale Ruggero (Ricercatore), Barnabè Federico (Associato)? Vale a dire che il figlio di Lorenzo Frediani, consigliere finanziario del rettore e professore di “Economia degli intermediari finanziari” si laurea:
1) Nella stessa Università del padre;
2) Nella stessa Facoltà del padre
3) Nello stesso Corso di Laurea del padre;
4) Nello stesso Dipartimento del padre (Studi Aziendali e Sociali);
5) Nella stessa disciplina del padre;
6) Con un associato dello stesso settore del padre.
E se sì, come si concilia tutto questo con il Codice etico appena approvato dall’Ateneo, in particolar modo con l’art. 3 che recita:
(Doveri di lealtà e di collaborazione reciproca)
Ciascuno è tenuto, secondo il proprio ruolo, ad osservare la massima lealtà e correttezza, prestando altresì piena collaborazione allo svolgimento dei compiti dell’Ateneo. Sono inammissibili gli abusi di potere, le resistenze burocratiche, i comportamenti non trasparenti, i favoritismi e le richieste di favoritismi.
E’ vietata ogni forma di nepotismo, nonché di accordo volto a condizionare indebitamente la vita della comunità universitaria.
Settembre 25th, 2011 — Note redazionali

Siamo ad un anno dall’insediamento della maestra elementare pensionata e già condannata dalla corte dei conti dell’Emilia Romagna, al posto di Antonio Davide Barretta, ed è tempo di bilanci. Siccome nella sua incompetenza ed incapacità di bilanci non ci capisce assolutamente niente, come in molte altre cose che un direttore amministrativo dovrebbe invece conoscere, il bilancio glielo facciamo noi alla Dissestatrice Amministrativa. Dunque questa buona amica di Jolanda Cei Semplici, dissestatrice amministrativa ai tempi del Sultano di Stigliano e poi passata a dissestare prima la Sapienza e quindi l’Azienda Ospedaliera, giunge a Siena l’anno scorso preceduta dalla pubblicità smodata di Stefano Bisi & Gaia Tancredi, nominata dopo una selezione burletta durante la quale sono stati presi per il culo altri 48 dirigenti pubblici sicuramente più bravi di lei e con più titoli, ma con meno appoggi sindacali e politici. Ma c’è di più: neanche in base alla selezione è stata nominata perché la selezione è stata tosto sequestrata e giace nelle polverose cantine di Viale Franci.
Cos’è riuscita a combinare questa povera presuntuosa ed incapace? Di seguito:
1) Fare comunella con i peggiori co-dissestatori, in particolar modo la FLC-CGIL di Claudio Vigni, altro figuro che è passato da proteggere i lavoratori (suoi compari e basta) a fare il banchiere. Ne riparleremo, ma intanto la Fabbro con questa gente che prima ha appoggiato Tosi e i suoi dissestatori, poi ha cercato di fare le scarpe a Focardi, e quindi è tornata a pieno ruolo nei Cricca Boys e nelle Cricca-Girls, con questa gente la Fabbro ha fatto la peggiore delle pastette possibili, cercando e in molti casi riuscendo a schiaffare alcuni esponenti (fra cui il pargolo della sua grande amica Jolanda Cei Semplici) nei punti chiave.
2) Ha fatto le umane e le divine cose per proteggere Bigi e chi con Bigi aveva perpetrato le peggiori malversazioni, per esempio Laura Goracci, che è la cocca della Fabbro pur indagata per la faccenda dei CEL ed altre manchevolezze (una curiosità Goracci: che musica si ascolta in direzione aministrativa? E soprattutto con COSA la si ascolta? C’è un buon impianto stereo? E le casse come sono? Bose per caso? Ci dica ci dica, lei che forse qualcosa ne sa per averla frequentata molto la direzione amministrativa).
3) A parte costoro, da buon direttore amministrativo, ha macellato allegramente il personale tecnico-amministrativo e i CEL. Ha tagliato il salario accessorio, ha azzerato i rapporti sindacali, fatta eccezione delle riunioncine appartate con i co-dissestatori della FLC-CGIL. Avrebbe salvato anche Angelaccio, se non fosse arrivata tardi. In compenso Bruni, Maffei, Semplici, Badalamenti e Cricca-Boys varii sono sugli scudi.
4) Forte coi deboli e servile coi potenti, nonostante l’evidente (anche a lei che pure ha delle tare intellettive non da poco) dissesto e le evidenti difficoltà economiche dell’ateneo, patteggia privatamente coi docenti più prepotenti alcune eccezioni alle pur farraginose regole che detta. Clamoroso il caso della concessione fatta a questi mini-dissestatori di acquistare, cosa prima vietata, dispositivi come l’iPad o autorizzando o tacendo sull’uso disinvolto delle carte di credito aziendali (e ci piacerebbe sapere se lei ne ha una a disposizione. Sicuramente ce l’ha Criccaboni e la usa).
5) Negli anni ha fatto comunella con alcuni suoi colleghi che hanno guadagnato via via ambienti ministeriali, come se questo – visto che il ministro ritiene che si possano fare tunnel per i neutrini di 734 chilometri – fosse un vanto. Fra l’altro, stiamo parlando di Tomasi, Schiesaro, Livon, tutti legati a quell’altro dissestatore di altissimo livello di Denis Verdini. Senza voler entrare nei rapporti che ha avuto con questa gente (rapporti che comunque intuiamo o addirittura sappiamo essere stati assai sordidi), siamo ad osservare che non sono ad oggi serviti a molto, se – come sembra – grazie all’illuminata guida della premiata ditta Criccaboni & Fabbro ci siano problemi e gravi per pagare gli stipendi, cosa MAI avvenuta durante il rettorato Focardi né con Miccolis né con Barretta.
6) Ha perso completamente di mano, insieme a Criccaboni, il controllo dei rapporti con l’Azienda Ospedaliera, cosa mai successa neanche con i peggiori predecessori. In questo modo infatti è riuscita a far estromettere dalla gestione delle Scotte quasi completamente l’università.
7) Ha perso completamente di mano, insieme a Criccaboni, i buoni rapporti che Focardi e Barretta avevano pazientemente intessuto con la Regione, che difatti aveva dato una bella mano a iniettare liquidità e tranquillità con l’acquisto delle Scotte. E ora invece Rossi e Monaci vedono lei e il Criccaboni come il fumo negli occhi.
Ecco: questo è un anno di lavoro (si fa per dire) di questa maestrina che piange ad ogni pie’ sospinto (succede agli psicolabili) e che costa al contribuente qualcosa come oltre 150.000 euro che vanno ad accrescere il diametro del buco, anzi della voragine. Ci chiediamo cosa aspettano nell’ordine i politici, i magistrati, la cittadinanza senese, i lavoratori e i docenti dell’ateneo a rivoltarsi contro questi due incapaci e a levare loro il bastone di mano (bastone che non si quanto legalmente detengano).
Nel frattempo riprendiamo un’immagine che ben si adatta a descrivere l’azione amministrativa della Fabbro e del Riccaboni:
