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Scenari tra banche e politica

Nel 2014 ci saranno le elezioni per il parlamento europeo e anche un nuovo riassetto degli equilibri nel sistema bancario e finanziario italiano. E in vista delle due scadenze vecchie e nuovi protagonisti affilano le armi e si posizionano nei vari schieramenti e soprattutto posizionano pedine per poi poter gestire meglio la scacchiera. Dalla Toscana parte il primo scontro di posizioni e di posizionamenti per poter poi incidere negli equilibri nazionali. La partita sulla fondazione MPS è stata giocata proprio in funzione di questo schema per i futuri equilibri. Rispetto alle scorse elezioni, quelle delle europee del 2014, assumono un significato diverso e funzionale alla leadership dentro e fuori i partiti. E qui si sta giocando la sfida tra Renzi e lo Statista di Bientina: il primo vuole arrivare in Europa ricoprendo anche il ruolo di segretario del PD; il secondo punta all’Europa sapendo che una sua ricandidatura alla Regione è in caduta libera e attraverso il parlamento europeo ricostruirsi una nuova immagine politica per poi approdare nella futura compagine del governo nazionale. All’interno di questo scontro si è consumata la “faida politica” per il presidente della fondazione. Renzi ha sperato fino in fondo, sperando in Valentini, di poter far eleggere un nome forte legato a Euonomia, ma questa prospettiva non stava bene allo Statista di Bientina ed ecco che, sfruttando i nuovi posizionamenti di personaggi come Bazoli (quindi Guzzetti) vicino alla corrente bersaniana e anti-Renzi, la situazione si è sbloccata a favore della Mansi. Lo Statista essendo un bersaniano anti-Renzi ha avuto gioco facile. Una scelta su una figura di secondo piano, senza spendere nominativi più forti e conosciuti, sapendo benissimo che nella primavera del 2014 è già previsto il rinnovo della fondazione MPS. E per quella data si sarà delineata anche la situazione della banca MPS. Resta il mistero su una riunione che si sarebbe tenuta nei giorni scorsi alla presenza di Valentini, Bezzini e la stessa Mansi, durante la quale avrebbero indicato la strada alla Mansi per superare la drammatica situazione della fondazione: reperire un miliardo e mezzo di euro.

Siccome siete messi bene raccontate anche le “cazzate” al mercato: questo più o meno il ragionamento del sindaco Valentini. E nuovamente la banca MPS è finita dentro le lotte di correnti del PD: Valentini contro Profumo e viceversa. La Consob e la magistratura non hanno niente da eccepire, non sulle lotte ma sulla strumentalità di certe affermazioni tese ad orientare impropriamente il mercato della borsa (non quello della Lizza)? Il gioco politico è chiaro: gestire senza averne la possibilità il patrimonio della fondazione e quindi il controllo della banca. In un paese normale il ministero dell’economia avrebbe commissariato la fondazione e Profumo si sarebbe dimesso dalla presidenza della banca. E avete verificato se Paolucci è incompatibile con la nomina nella deputazione generale della fondazione MPS? E la determina firmata dalla Fratiglioni perché non la mandate alla Corte dei Conti?

Partiamo dalla nomina di Antonio Paolucci nella deputazione generale della fondazione MPS. Anzi no, partiamo dalla determina firmata dalla dirigente del Comune di Siena Susanna Fratiglioni (dirigente che gode della simpatia della testata giornalistica Sunto). Dalle pagine del Cittadino abbiamo letto questo articolo http://www.ilcittadinoonline.it/news/162974/Privatizzazione_degli_spazi_culturali____cui_prodest_.html e all’interno dell’articolo ci trovate il riferimento alla dirigente del Comune : “Con una determina a firma del dirigente comunale Susanna Fratiglioni, il Comune si accorda con Opera per l’allestimento della prestigiosa mostra”. A nostro avviso questa determina merita di essere sottoposta all’attenzione della Corte dei Conti; e partendo proprio da questo articolo ci colleghiamo alla vicenda della nomina di Antonio Paolucci e tal proposito leggetevi questo di articolo http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/larte-di-galleggiare-nel-potere-alla-lunga-collezione-di-poltrone-antonio-paolucci-ne-aggiunge-61273.htm L’articolo evidenzia che Paolucci è “il capo del comitato scientifico dell’Associazione Civita, cui fa capo la potente società di servizi Civita, presieduta da Gianni Letta.Proprio una controllata di Civita, Opera Laboratori Fiorentini, sta prendendo il controllo di tutto il patrimonio artistico pubblico senese: prima di un “ramo d’azienda” dell’Opera del Duomo (cessione su cui ora indaga la Procura di Siena), poi del Santa Maria della Scala e ora anche dei Musei Civici e addirittura della Torre del Mangia, simbolo della città. Insomma, con Paolucci non arriva al Monte dei Paschi un tranquillo pensionato, ma uno dei nuovi padroni di Siena.” A questo punto poniamo la questione non solo in merito a questo intreccio sulla città ma anche sulla nomina di Paolucci nella deputazione generale della fondazione MPS. E’ possibile verificare se sussistono elementi di incompatibiltà tra essere membro della deputazione generale e nel contempo avere un ruolo formale nell’associazione che controlla il soggetto che ha instaurato un rapporto lavorativo con uno degli enti nominanti della fondazione? Prima di rispondere no verificate con attenzione senza disturbare l’avvocato Benessia. E anche senza la verifica Paolucci dovrebbe lasciare, così per mera opportunità. Ogni tanto un colpo di stile non guasta. Passiamo allo scontro sulla banca e sulla fondazione che vede protagonisti due uomini del PD, il primo iscritto formalmente, Bruno Valentini (sarebbe anche sindaco di Siena) e il secondo, non iscritto ma simpatizzante, Alessandro Profumo presidente di MPS (quello che sbarcò in Kazakistan e che conosce molto bene Ligresti). Prendiamo le ultime dichiarazioni del Valentini : ”Ma – ha anche detto – se si continua a insistere dicendo che non ci sono compratori disposti a investire nel Mps, il titolo non potrà che essere depresso. E dalla quotazione del titolo dipenderà quanto la fondazione potrà scendere nella compagine azionaria della banca.” Una prima domanda al Valentini: quindi bisognerebbe sparare le cazzate al mercato per manipolare l’andamento del titolo? E quindi bisogna considerare la precedente affermazione, sempre del sindaco, che ci sarebbero soci pronti a investire? Scusate caro Vegas della Consob e cari magistrati ma l’insider trading e la manipolazione del mercato quando sussistono? Sarà il caso, proprio in virtù di questi ragionamenti e per evitare altri danni alla fondazione, che il ministero dell’economia commissari la fondazione stessa fino alla completa estinzione dei debiti? Profumo, invece, ha preteso la cancellazione del tetto del 4% in fretta e furia e oggi si ritrova a dire che non ci sono soci in vista e che la nazionalizzazione della banca non è del tutto scongiurata. Quindi possiamo affermare che questa è la sconfitta di Profumo e che sarebbe meglio per la banca trovare un nuovo presidente. Siamo alle solite. La lezione dei disastri non è servita, si continua con la bagarre politica e con le logiche di corrente sulla banca e sulla fondazione MPS. Rileggetevi qualche articolo:

http://www.linkiesta.it/mps-fresh http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-indipendenza-dalla-politica-macch-le-nomine-del-monte-dei-paschi-di-siena-sono-60543.htm http://www.huffingtonpost.it/2013/08/13/mps-ex-sindaco-ceccuzzi-crac-pastificio-amato_n_3748691.html?utm_hp_ref=italy

La partita sul presidente della fondazione MPS in attesa della mossa di Guzzetti

Ci sono tre aspetti della partita sul presidente della fondazione MPS che dovrebbero far riflettere: la composizione della deputazione generale (non i nomi) redatta dal torinese Angelo Benessia, l’assoluta leggerezza del sindaco Valentini e i debiti con le banche creditrici. Lo statuto redatto da Benessia di fatto consegna all’asse Torino-Astrid un peso influente sulla scelta del presidente e infatti i professorini grazie al guru hanno convinto Valentini che il nome giusto è Pizzetti. Perché questo nome? Uno dei motivi è la conferma del ruolo degli uomini di Astrid (Bassanini-Amato-Gigi da Stigliano) nel determinare glii assetti del terzo gruppo bancario e in secondo luogo, Pizzetti agevolerebbe l’ingresso di Cdp guidata da Bassanini nell’azionariato di MPS che potrebbe rilevare circa il 10% attualmente in possesso alla fondazione (più o meno la percentuale di azionariato corrispondente ai debiti con le banche creditrici). Ovviamente il Valentini di tutto questo ragionamento è all’oscuro, tanto ci pensa il guru. Figuriamoci i nominati dal Comune: perfetti per gestire un circolo ricreativo e completamente a digiuno di diritto societario e di istituzioni bancarie. Di tutti i nominati, l’unico che mastica diritto societario è l’avvocato Cesarini o forse confidano nell’economista Vareno Cucini? Quindi già le nomine della deputazione generale sono nel solco della precedente gestione con l’aggravante che oggi la fondazione ha un oceano di debiti. E qui la prima sconfitta della città e del territorio. Sul nome di Pizzetti però i luminari della deputazione non hanno trovato convergenze. Perché? I nominati da Bezzini spingono per Alessandro Piazzi e una componente del gruppo di Valentini spingerebbe per nominare Aldighiero Fini. E non si rendono conto che Piazzi ha gestito fino a oggi la fondazione e i risultati sono stati disastrosi e Fini è presidente di MPS capital services (voluto da Mussari, quindi vecchia gestione). Da Roma invece ambienti vicino a Bankitalia preferirebbero Divo Gronchi proprio in considerazione della situazione disastrosa della fondazione. A oggi la partita è complicata e al circolo ricreativo ruzzano senza rendersi conto della reale situazione dell’ente. I giochi sono aperti e chissà se la prossima mossa non sia il dominus di sempre a giocarla, quel Giuseppe Guzzetti che da sempre determina vita morte e miracoli delle fondazioni italiane e a quel punto che nome potrebbe partorire? Noi per il bene della fondazione e della città abbiamo una proposta per il ministero dell’economia: perché non commissariate la fondazione, la ripulite e la riassestate e non distaccate come commissario il generale Bottillo? Anche perché con questi chiari di luna non escludiamo che gioco-forza si dovrà occupare nuovamente di queste vicende. Proprio perché i ricreativi ruzzano e vorrebbero ricominciare a giocare nuovamente con la fondazione. A questi la lezione non è servita: andrebbe spiegata meglio.

Dove sarebbe la novità?

Pizzetti per la Fondazione sarebbe la conferma che Valentini e la città sono condizionati dal solito gruppo che ruota dentro e fuori Astrid così come successo dal 2001 in poi. La città di Siena è di fatto una colonia di Luigi Berlinguer, Franco Bassanini e Giuliano Amato. Ieri avevano Mussari e Ceccuzzi oggi hanno Valentini e Profumo. E i senesi non hanno il coraggio di respingere questi tre soggetti. Ricomincia un nuovo disastroso periodo per Siena.

Le chiacchiere stanno a zero

Tra il “partito” dell’impunità e la serietà del generale Bottillo un dato storico è assodato: l’acquisto di Antonveneta ha messo in ginocchio patrimonialmente banca e fondazione Mps e le decisioni le prendevano tra Roma e Siena gli ex Ds. E per il momento ci sono diversi reati contestati(magari i kazzari che urlano di sciochezze giudiziarie possono farsi carico dei reati contestati) La conferenza stampa di ieri,analizzata sul piano della comunicazione,ha lasciato nell’opinione pubblica un certo smarrimento e i soliti mestatori e inquinatori dell’informazione tentano di far passare il messaggio che non ci sono reati e che tutto è una bufala.Assolutamente no:i reati ci sono e sono anche pesanti. Inoltre merita evidenziare le dichiarazioni del generale Giuseppe Bottillo: “Nell’inchiesta, ha spiegato il generale Giuseppe Bottillo, comandante del nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, sono stati impegnati ”giorno e notte” dieci uomini del valutario. ”Abbiamo – ha aggiunto – seguito i fatti e non altre sirene che ci spingevano da una parte e dall’altra. Fino a oggi sono state seguite 55 perquisizioni, non ci sono maree di intercettazioni, sono state fatte intercettazioni mirate. Questa parte istruttoria riguarda l’acquisizione di Antonveneta, ma la storia continua”.La storia continua e non sul Foglio di Ferrara. Chi invece ha perso l’occasione per trascorrere una giornata al mare è lo statista di Bientina,al secolo attuale e scorso,Enrico Rossi,che ha rilasciato,e ci sia consentito il termine, delle dichiarazioni ridicole sul piano politico:” Chi sperava in un coinvolgimento del Pd in cambio di soldi, ora andrebbe semplicemente sbranato”. Ma la smettete con questo linguaggio fuori luogo che oltre a non rendere giustizia ai cittadini vi pone nella condizione di politicanti da bar.Ma cosa vuoi sbranare!! Avete distrutto con le vostre gestioni il patrimonio di un’intera città. E comunque lo statita di Bientina dovrebbe leggersi questo(forse vi sbranate le palle tra di voi?) http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-indipendenza-dalla-politica-macch-le-nomine-del-monte-dei-paschi-di-siena-sono-60543.htm Chi invece guida il “partito” dell’impunità è Giulianone Ferrara.Chissà perché……….(ci arriveremo a rispondere a questa domanda!!)

La città di Siena non dimentichi mai le dichiarazioni di Franco Ceccuzzi: Ceccuzzi: “Banca Mps con Antonveneta ha trovato la sua anima gemella”

“Banca Antonveneta è sempre stata l’anima gemella di Banca Monte dei Paschi”. Con queste parole Franco Ceccuzzi, deputato de L’Ulivo e membro della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati, esprime la propria soddisfazione a seguito della notizia sull’accordo raggiunto da Banca Mps con la Banca di Santander con il quale l’istituto senese ha acquistato la Banca Antonveneta.

“La Banca Mps e Antonveneta – sottolinea il deputato senese – sono due realtà che hanno grandi potenzialità di sviluppo e che possono integrarsi al meglio con grande vantaggio per gli azionisti e per la clientela. In passato è stato giusto preservare Banca Mps da pessimi affari in attesa della vera occasione di crescita, che il presidente Giuseppe Mussari ed il direttore Antonio Vigni oggi hanno saputo cogliere prontamente”. http://www.francoceccuzzi.it/wordpress/?p=824

Raccontate quello che vi pare ma Profumo e Valentini si sono arenati. Tra assalti politici per le nomine in fondazione e “il rilancio della sinistra” da parte di Profumo va in scena il ballo delle vanità. E nuovi disastri

Alessandro Profumo e Bruno Valentini hanno due tratti in comune: figure arroganti di un sistema in dissoluzione e la ricerca di spazi mediatici per affermare “io sono bravo,come me nessuno..!” Si, perchè proprio di un sistema in dissoluzione stiamo parlando: il banchierismo politico è al capolinea con annessi disastri a danno del sistema bancario e dell’economia reale. E Profumo, il banchiere che voleva rilanciare MPS e oggi si incontra con i renziani per “rilanciare” la sinistra, rappresenta l’ultimo banchiere di partito.Arrivato a MPS su indicazione della corrente bersaniana del PD e oggi è costretto a inseguire Renzi per garantirsi un via politica,quindi un possibile ruolo, dopo l’uscita da MPS. Sempre che lo stesso Renzi continui ad avere una via politica o più semplicemente, conserverà qualche vicolo di Firenze. La domanda sorge legittima: ma lo Stato italiano, quindi i contribuenti, perché dovrebbero garantire con i Monti bond la presidenza al politico Profumo? E ancora: quel rilancio sbandierato da Profumo dove sarebbe? E la fretta di abolire il 4% con il sostegno del dissestatore di fondazione Gabriello Mancini e del sindaco ceccuzziano-renziano Bruno Valentini? Diciamolo chiaramente: Profumo e Valentini, con l’abolizione prematura del 4%, hanno tentato un blitz politico per garantirsi un ruolo forte e per consegnare la banca a qualche socio amico. Blitz fallito con tanto di mercato che non ha reagito minimamente all’abolizione del 4% e con la commissione europea che allunga i tempi dell’approvazione del piano MPS. Una sonora sconfitta di Profumo e una sberla politica al confuso sindaco Valentini; quel Valentini che prima era contrario all’abolizione del 4% ma poi ha dato il via libera perché a parer suo era mutato lo scenario. Di quale scenario parlava Valentini? Scrivono che tra i rilievi della commissione europea ci sono anche i compensi dei manager e il Corriere della sera “Secondo, revisione dei compensi dei manager, che Almunia giudica tuttora ‘ben in eccesso’. Ci vuole un ‘tetto ammonisce: durante crisi di questo tipo in cui si ricorre al denari pubblico, il rapporto fra il salario medio di un manager bancario e quello di un cittadino comune appartenente al suo stesso Paese non può essere più di 1 a 15. E ciò fino al termine della ristrutturazione o fino a che la Banca ripaghi l’aiuto di Stato”. Rilievo sacrosanto. A quanto ammontano i compensi ed i benefits dati ai nuovi manager assunti da Profumo? Il Comitato Remunerazioni ha fatto la verifica per vedere se il rapporto 1 a 15 viene rispettato? Basta con la favoletta che se non strapaghi i manager bravi non vengono a lavorare in un’azienda. Negli anni in cui il Monte dei Paschi non era stato ancora cannibalizzato dalle lotte politiche la banca veniva mandata avanti da dipendenti seri e capaci con livelli retributivi del tutto normali. Un manager a cui viene dato uno stipendio di 7-800mila euro all’anno, quali risultati dovrebbe portare a casa per meritarsi, in tempi di crisi, una cifra del genere? Non sarebbe il caso di legare queste laute somme ad obiettivi almeno di medio periodo? Nello scenario di Valentini ci sono questi ragionamenti? Perché Profumo cosi impegnato nei convegni per rilanciare la sinistra con i renziani non lascia la presidenza della banca, considerato che MPS ha già avuto una gestione con la presidenza in mano all’uomo di partito e considerato che Profumo è politicamente uomo di quel partito che ha messo in ginocchio banca e fondazione? MPS va rilanciata, e non con le interviste autoassolutorie sui giornali, con un nuovo presidente al posto del politico Profumo. Forse al momento della nomina qualcuno sperava di mettere un tappo ai disastri e salvare tutti con un colpo di spugna? Forse si. Evidentemente la procura della repubblica di Siena (non quella del Kazakistan) non intende agire con colpi di spugna. Domani chiudono l’inchiesta su Antonveneta ma in altri tribunali si preparano alle udienze sul caso Brontos (nel quale Profumo è rinviato a giudizio). Stessa musica da fine corse arriva in vista delle nomine in fondazione. Il sindaco Valentini libera fiumi di parole sui giornali per autoesaltarsi e pretendere di passare come uno statista che si appresta a nominare i vertici dell’Onu. Ma i debiti della fondazione come pensano di ripianarli? Le future nomine in funzione di cosa vengono fatte?Se le fate per garantire un posto al sole “al docente fedele” o alla supporter di turno o per compensare le varie anime del partito, allora, avete trovato la strada per accellerare il commissariamento della fondazione.Bastava seguire tre criteri per agire con rinnovamento per le nomine: un presidente esperto (con i titoli e non con le chiacchere) di diritto societario, fuori tutti quelli che fanno parte della fondazione uscente e una nuova deputazione generale nominando figure professionali serie. Niente di tutto questo. Con Valentini è ricominciato l’assalto della politica alla fondazione. Con una sostanziale differenza rispetto al passato: ci rimarranno solo le sedie per sedersi e la città non potrà che guardare inerme la fine della fondazione. Qui si parla di numeri e non di supposizioni: anzi di milioni di euro. Però Valentini e Profumo si auto-esaltano nell’ultimo valzer delle vanità.

Siamo circondati dai Kazaki!!! Luigi Bisignani vs Alessandro Profumo (alcuni estratti del libro “L’uomo che sussurra ai potenti”)

Abbiamo convocato una conferenza stampa con i giornalisti kazaki ma in attesa della conferma della data pubblichiamo senza alcun commento redazionale estratti delle domande a Luigi Bisignani dal libro “L’uomo che sussurra ai potenti”, da non confondere con il film “L’uomo che sussurrava ai cavalli”. Costamagna aveva capito subito che Capitalia necessitava di un compratore. Risponde Bisignani: <Sei mesi, non di più> fu la sua condizione. Costamagna aveva un grande rapporto con Profumo, che conosceva quando il numero uno di Unicredit era solo un cassiere. E Profumo sapeva che Capitalia era per lui l’ultima spiaggia, dopo aver fallito il matrimonio con Société Générale, per fronteggiare lo strapotere di Intesa che si stava sposando con Sanpaolo e Banco di Napoli. Ma diffidava di Geronzi. C’era anche la Banca d’Italia che lo tirava per la giacca, spingendo perché facesse quel matrimonio con Roma. Risponde Bisignani: Costamagna sondò il suo amico e si convinse che l’operazione si poteva fare,ma a una condizione:che i tempi fossero velocissimi.Non quelli lunghi che Profumo e Geronzi avevano appena abbozzato nei loro incontri. Come fece Geronzi a convincere il consiglio d’amministrazione? Risponde Bisignani: Solo utilizzando l’unica delega che possedeva, quella per le strategie. E fu a quel potere che si attaccò per far passare l’operazione. (saltiamo due domande per non farla troppo lunga). Così alla presidenza della milanesissima Mediobanca ci finì un banchiere romano. Risponde Bisignani: Ma i rapporti tra Geronzi e Profumo si deteriorarono velocemente. Un primo colpo venne dall’insensata guerra che nei primi del 2008 Profumo scatenò contro Mancuso, presidente del Banco di Sicilia, controllato da Capitalia, che tanto aveva fatto per favorire la fusione con Unicrediti, soprattutto convincendo un diffidentissimo Salvatore Cuffaro, allora governatore della Regione Sicilia, e importante azionista. E che fece Profumo? Risponde Bisignani: Spedì a Palermo come atto di ostilità un suo proconsole, Roberto Nicastro. E questi si attivò per spingerlo alle dimissioni, senza neppure aspettare l’assemblea di aprile che avrebbe rappresentato la scadenza naturale del suo mandato. (saltiamo un’altra domanda) Mi parli della resa dei conti che determinò il siluramento di Profumo alla fine del 2010. Risponde Bisignani: L’organizzazione del nuovo colosso Unicredit sembrava impazzita,con tanto di settori e divisioni che non solo non interagivano, ma si facevano guerra aperta. In più gli azionisti avevano cominciato a mettere in discussione le acquisizioni fatte da Profumo in Ucraina e in Kazakistan. Quest’ultima anche con il malumore di azionisti di peso come Luigi Maramotti e Leonardo Del Vecchio. (saltiamo altre due domande) Mi perdoni, ma non è che per la proprietà transitiva se le era simpatico il suocero doveva nutrire lo stesso sentimento anche per il banchiere suo genero. Risponde Bisignani: Abbandonato dalla Banca d’Italia, da gran parte dei suoi amici e praticamente dal suo consiglio con l’eccezione di Salvatore Ligresti e dell’economista Lucrezia Reichlin, la notte del 21 settembre 2010, tra un’interruzione e l’altra, si arrivò al suo dimissionamento. Ancora oggi Profumo ignora che, per quanto riguarda i soci libici, essi acconsentirono alla sua defenestrazione, ma a una condizione: che gli venisse riconosciuto per la liquidazione il massimo compenso possibile. Si decise per quaranta milioni di euro.

Lo statista di Bientina al PIT-Stop e minaccia le dimissioni. I possibili scenari

Il caso del Kazako rischia di rubare la scena al travaglio politico dello statista di Bientina: un caso politico che getta ombre sul ruolo dei cinesi. Vi ricorderte che la precedente redazione di Fratello Illuminato considerava il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi come il moderno Montesquieu di Pontedera; Rossi reagì sui giornali lamentandosi di questo eccessivo sarcasmo rimarcando il dato anagrafico che lui è nato a Bientina. Aveva ragione. Ci sembrava giusto precisarlo: un punto a favore di Rossi contro la precedente redazione. Da oggi è doveroso chiamarlo lo statista di Bientina. Purtroppo il nostro statista, in questi ultimi giorni, vive un travaglio politico importante, talmente forte da costringerlo a minacciare le dimissioni da presidente e mandare tutti nuovamente al voto. Le cancellerie di mezza Europa sono in fibrillazione e la notizia potrebbe spingere gli organizzatori a sospendere il prossimo mondiale di motociclismo. Come molti dei nostri lettori eravamo al mare e tra una nuotatina e un ghiacciolo rinfrescante abbiamo sfogliato il Tirreno (il giornale non il mare) e ci siamo trovati davanti agli occhi il titolo drammatico: ”Rossi minaccia le dimissioni”. Ferie interrotte all’istante e convocazione urgente dell’unità di crisi redazionale. Tra giri di telefonate e inviati della redazione a Firenze, Pisa, Livorno, Roma e Orbetello, ci siamo messi sulle tracce di questo cataclisma politico, per cercare di comprendere una dichiarazione così forte dello statista di Bientina. Alcuni di noi avevano subito pensato a qualche problemuccio in ambito sanitario, altri a un atto di solidarietà con Ceccuzzi; altri ancora a un complotto dei livornesi contro il pisano Rossi. Niente di tutto questo. Il travaglio è dovuto alle prese di posizione contrarie all’approvazione della variante al PIT (piano di indirizzo territoriale) relativo alla pista dell’aereoporto di Firenze. Prese di posizione di alcuni consiglieri regionali del PD: una spaccatura dentro la maggioranza. Rossi favorevole alla pista, i dissidenti contrari. Ed ecco che lo statista di Bientina ha lanciato l’anatema: o votate come dico io oppure mi dimetto e si va tutti a casa. Tra i dissidenti c’è Mattei, consigliere regionale di Prato (un personaggio di spicco del PD) e quindi qualcuno ha ipotizzato che dietro la fronda contro Rossi ci possa essere la mano dei cinesi di Prato. Forse una crisi internazionale tra Cina e Regione Toscana? Probabilmente sono solo illazioni messe in giro dai giapponesi per screditare i cinesi. Resta il fatto che lo statista di Bientina non ha i numeri per approvare la variante e quindi: dimissioni, rimpasto di giunta e nuova maggioranza in seno al consiglio regionale o ricucitura con i dissidenti? Vedremo. Nel frattempo un primo salvagente nei confronti di Rossi è arrivato dall’esponente del PDL Altero Matteoli (se qualcuno scommetteva per questo salvagente vinceva di sicuro, poi loro non fanno inciuci, sì, bona). L’altro scenario potrebbe essere questo: Rossi si dimette, nel frattempo Bruno Valentini si fa nominare presidente di una partecipata del Comune di Siena e poi si candida al posto dello statista di Bientina. Noi abbiamo una proposta: perché il gruppo dirigente del PD e i soccorritori piddiellini non li facciamo salire sul primo aereo (compreso anche Matteo Renzi ) per la Cina per una breve, anzi media o lunga, vacanza? Tra chiacchere e slogan politici la gente perde il lavoro, i dissesti aumentano e lo sviluppo è considerato merce di scambio tra correnti di partito.

Il taglia nastri (Bruno Valentini): evoluzioni di parole in libertà

Quel torcinaso al Valentini è un gesto da condannare perché le mani si tengono in tasca o comunque ferme. Chiarito questo evitiamo di prenderci noi il torcicollo. Perchè a star dietro al nuovo “taglia nastri” (sostituisce il Mancini) il rischio è alto. Oggi a dar spazio al “taglia nastri” ci pensa Andrea Greco su Repubblica, intervistandolo sempre con il solito vizio di certi giornalisti: mai domande “pericolose” e mai puntualizzazioni rispetto alle fantasiose dichiarazioni rilasciate dagli intervistati. E nelle evoluzioni delle parole in libertà del taglia nastri di fantasiose dichiariazione ne troviamo a quintali. Partiamo con ordine sparso.
1) “La banda di delinquenti”. Il taglia nastri riferendosi alla vecchia gestione della banca ha parlato di veri e propri delinquenti ma purtroppo non ha fatto nomi e cognomi e certe affermazioni senza contestualizzarle con fatti e nomi hanno solo il sapore del populismo che tende a nascondere la pochezza politica di chi le pronuncia. Qualcuno però durante il periodo “dei delinquenti” ha beneficiato di incarichi e nomine e alcuni di questi fanno parte del raggruppamento del Valentini all’interno di quel paradosso che si chiama “Siena Cambia”. In particolare il vice-sindaco Mancuso che non risulta aver rifiutato mai la nomina che Mussari affidò lui nel cda di MPS leasing o ancor prima la moglie di Mancuso occupava la poltrona nella deputazione di MPS fino a fare l’assessore di Ceccuzzi. E nessuno ricorda il Valentini con il cartello al collo che urlava contro l’acquisto di Antoneventa. Però “Siena Cambia” è servita e sta servendo ad alcuni opportunisti della politica per occupare quei ruoli per camminare con il distintivo del tipo “io sono uno che conta”( si conta le macerie che avete lasciato!!)
2) “La classifica degli atenei”. Il taglia nastri utilizza molto facebook per le sue evoluzioni fantasiose e oggi ha riservato una chicca per parlare dell’ateneo guidato dal suo amico Riccaboni (amicizia che parte da lontano..). Una piccola cronistoria: nella classifica per la ricerca il nostro ateneo è risultato primo ma la classifica è relativa al periodo 2004-2010, quindi prima dell’arrivo del Riccaboni. Prima è stato lo stesso Riccaboni, poi i suoi cultori e subito sopo il taglia nastri: tutti hanno fatto passare il messaggio che il merito è degli attuali vertici e che le condizioni economiche e didattiche dell’ateneo sono migliorate. Forse è il caso di smetterla con queste evoluzioni fantasiose (per non definirle con senso compiuto, delle vere e proprie cazzate!) Sulla questione vi suggeriamo la lettura dell’articolo dal Senso della misura http://ilsensodellamisura.com/2013/07/17/fummo-eccellenti-ma-senza-interventi-sulle-reali-storture-non-restera-quasi-nulla-delle-glorie-passate-delluniversita-di-siena/
3) “Il 4%”. E qui le cazzate raddoppiano. Nell’intervista al giornalista Greco (Andrea e non di origine greca) il taglia nastri afferma che era contrario ad abolire in questo modo il tetto del 4 % ma ha deciso di farlo abbattere perché sono arrivate direttive dal Fondo Monetario Internazionale,dalla UE (e ci stava bene dire che le pressioni erano arrivate anche dall’ONU). La megalomania politica (citazione dal sito Sunto) del taglia nastri è oltremodo fastidiosa. Ma quali direttive e imposizioni: avete votato perché siete succubi di Profumo e non avete in mano nessuna idea per gestire le dinamiche della fondazione e della banca.
Al prossimo taglio del nastro, il taglia nastri vi svelerà l’ultimo segreto di Fatima. Per quella occasione intervistatelo a reti unificate con tanto di maxischermo ubicato al “solito posto” (dove s’incontravano Riccaboni e Tosi).