Entries from Aprile 2011 ↓

Quando un ciclo storico di chiude, anche a chi per decenni è stato uno dei punti di riferimento di un certo sistema politico, non rimane che una sola cosa da fare: prenderne atto e farsi da parte

Quella che sto per farvi è senza dubbio una metafora un pò forzata. Ma questa digressione può essere di aiuto alla riflessione che vi propongo oggi. Forse qualcuno di voi avrà letto la notizia delle dimissioni dal consiglio di Generalidell’ex nume tutelare della finanza, Cesare Geronzi. Il tutto, peraltro, preceduto da pubblici appellativi (“arzillo vecchietto”che già segnavano la cifra che il potere di Geronzi stava scricchiolandoChi mai avrebbe detto, un paio di anni fa, che il banchiere di Marino (come da sempre era stato battezzato per i suoi natali) un giorno sarebbe stato, in buona sostanza, fatto fuori? Forse nessuno. Anzi, il timore reverenziale che incuteva al suo passaggio non avrebbe mai fatto presagire un tale scenario. E invece è successo. Geronzi è stato fatto fuori da Generali e, forse, dal salotto buono della finanza italiana. I tempi cambiano, gli equilibri idem, le stagioni politiche si avvicendano e quelli che per decenni erano sempre sembrati personaggi intoccabili all’improvviso vengono rimossi senza tanti complimenti. Direte voi, ora questo dove vuole andare a parare e cosa c’entra Geronzi con Siena e con le sue imminenti elelzioni? C’entra eccome. Non sempre tutto è destinato a rimanere inalterato nel tempo. Tutto ha un ciclo e la politica non ne è tagliata fuori. Parliamoci chiaramente in questo momento in Italia, soprattutto a livello politico, ci sono degli scombussolamenti che nessuno immagina. Come, altrettanto, nessuno di noi immagina cosa succederà ad un Partito Democratico in agonia una volta passate le elezioni di maggio, date le continue fuoriuscite di iscritti e dirigenti verso il Nuovo Terzo Polo. E anche Siena sta risentendo di questa fiacca, causata da un sempre più ristretto nucleo di potere che sta lì piazzato ininterrotamente da anni, ma il cui smalto e la cui capacità di attrarre consenso e fiducia diminuiscono di anno in anno. Prendiamo, ad esempio, Alberto Monaci. Nessuno mette in discussione che in passato, nel bene o nel male, sia stato uno dei pochi politici senesi, ma oggi a oltre settant’anni di età non può esprimere più niente di nuovo. Ed ecco allora l’involuzione. Prima faceva politica con una prospettiva, oggi la fa con un altra. Prima aveva una visione ad ampio respiro, oggi la stessa si ferma sull’uscio di casa. L’impressione che si ha nel vedere il piazzamento ossessivo di tutti i suoi familiari in organismi politici e in consessi elettiviè che abbia preso atto che appartiene ad una stagione passata, e che l’unica vera mira sia quella di sistemare al meglio figli e figliastri prima che la vecchiaia sopraggiunga per bene. Circostanza che capiamo da padri di famiglia, ma che nulla ha a che vedere con l’interesse collettivo.
Questo è un ulteriore aspetto che dimostra un modo di ragionare che si è fermato a dieci anni fa. All’epoca, forse, ancora si poteva ragionare sull’impostare la propria vita “lavorativa” solo sulla politica. Ma oggi non è più così. Perché oggi il mercato del lavoro – quello che produce e che paga gli stipendi – non ha bisogno di burocrati di partito, ma ha bisogno di professionalità vere nei cui curricula ci siano esperienze lavorative diverse dall’aver fatto solo l’assessore o il consigliere comunale.
Ecco che ritorna la metafora iniziale su Geronzi e su quei poteri che furono tali un tempo, ma che il passo del tempo, ad un certo punto, non sono più stati in grado di tenerlo.
E l’unica cosa che dovrebbero fare è prenderne atto.
Firmato
La Primula Rossa

Ma il Bisi si è schierato con in nuovi “poteri forti” del Ceccuzzi?

Tra Siena, Roma e Rimini si stanno ponendo questa domanda: dopo le prese di distanza di Ceccuzzi, Cannamela, Iantorno, Evangelisti dalle società di mutuo soccorso, di fatto quindi dalla Massoneria, il Bisi, che oltre all’attività di giornalista è presidente del Collegio dei Maestri Venerabili del GOI della Toscana, è posto nella condizione di non sostenere questi quattro scienziati della politica. Invece sembra proprio che insista nel dare spazio a Cannamela e a Iantorno. Le ipotesi sono tre per spiegare questo atteggiamento: 1) o lui non conta più nulla nella gestione del giornale 2) o condivide gli attacchi di Iantorno ai vertici Banca o 3) sulla scorta dello smemorato di Collegno, dimentica i ruoli che ricopre. Anche oggi infatti dalle pagine del suo giornale dà spazio ai nuovi “poteri forti” che sostengono il Ceccuzzi (come da foto). Ma come si fa a dare spazio e credito a un Cannamela che di fatto non ha capito nulla della politica senese o, per fare un’ipotesi anche più malevola, è troppo condizionato dai fenomenali comunicatori ceccuzziani? Perché quando apre bocca, diciamolo, si va ben oltre il senso del ridicolo e della grammatica e sintassi italiana (vedi il famoso comune attraversabile). Sono giorni che ci fa venire il latte ai ginocchi con la solita tarantella con cui attacca l’amministrazione precedente e chiede discontinuità.
Ma Cannamela è più smemorato di quello di Collegno perché fino ad oggi anche lui e i suoi compagnucci hanno fatto parte a pieno titolo del sistema Siena.
Il Menchiari è stato presidente di circoscrizione, in giunta provinciale c’è l’altro sellato Berni come assessore. A questo punto, visto che fanno i puri e duri, CAnnamela ci faccia alla sveltina l’elenco dei suoi nominati in enti partecipati o consigli di amministrazione e vediamo se sono loro i discontinui.

Domanda ai puristi Diessini e al PD: la deroga alla ricandidatura per la moglie di Alberto Monaci (da dieci anni seduta in Comune) è una sottoderoga alla carta dei valori? Al via l’ennesima edizione della doppia morale del PD

O bravi Diessini. Qui non basta più avere in tasca la tessera giusta. No. Anzi, la massa la può anche tranquillamente buttare o non prendere affatto, tanto non le servirà a niente.

Il cerchio si è ristretto ancora di più, cari amici. L’unica cosa che serve ora è appartenere alla famiglia giusta. Tutti gli altri, alle prode.
Con trepidazione abbiamo appreso che lunedì sarà la giornatona in cui verranno presentati i candidati in consiglio comunale del PD così vedremo quali fantasmagorici nomi in grado di cambiare le sorti della città avranno messo in lista. Per adesso, però il primo dato che è emerso sulla stampa è stato un allegro fregarsene delle loro stesse regole. Infatti, in barba al loro tanto sbandierato “chi ha già fatto due mandati in Comune a casa” leggiamo di “deroghe ad hoc” per Luciano Cortonesi e Anna Gioia (moglie di Alberto Monaci) entrambi sulla seggiola del Comune da ben dieci anni. Alla faccia della coerenza e dei famosi principi della carta etica. Immaginiamo che, trattandosi di deroghe, ci saranno state delle alte e nobili motivazioni che hanno portato a prendere tale decisione onde evitare che Siena rischi di perdere il loro prezioso contributo: sarebbe interessante che il PD, data la sua sbandierata trasparenza, dicesse ai senesi cosa lo ha portato a violare i propri decantati principi.
Pare, comunque, che serpeggi un fortissimo malumore soprattutto verso la deroga da concedere alla moglie di Alberto Monaci, alla luce di una semplice considerazione: siccome le deroghe dovrebbero essere delle rarissime eccezionidettate da motivi di carattere assai alti e siccome i Diesse avevano già dovuto accettare la deroga concessa ad Alberto Monaci per la Regione (Alberto Monaci ha seduto per ben dieci anni su una seggiola regionale che garantisce un ricco stipendio di circa 10.000 euro al mese http://www.gruppopdtoscana.it/site/d_News.asp?CategoriaNews=9&TD02_ID=3 , e, grazie alla deroga di cui ha beneficiato, il partito gli ha garantito quello stipendio per altri cinque anni. Possiamo anche dire che di deroga, in casa Monaci, questa fa e avanza) i vecchi militanti Diessini e anche una parte della sua dirigenza avrebbe detto che ora è troppo e che il rischio e il risultato – dopo tanti purismi e anatemi lanciati a destra e a manca che hanno escluso persone e gruppi dalla coalizione di Ceccuzzi – di questa ennesima forzatura sarebbe uno solo: una bella figura di merda.
Con che faccia vanno a urlare in giro “te non ti ci si vòle perché non rispetti la carta etica” quando i primi a non rispettarla sono proprio loro?
Se hanno le palle, siano coerenti per una volta, niente deroga alla moglie del Monaci.
Anche perché, questa morale ad orologeria del PD ha veramente saturato l’aria.
Firmato
La Primula Rossa

E ora anche la deroga per la moglie?

Nel pieno rispetto delle pari opportunità dentro la famiglia dopo la deroga per il capo famiglia Alberto Monaci nel consiglio regionale poteva mancare la deroga per la ricandidatura della moglie Anna Gioia in consiglio comunale a Siena? Sembrerebbe proprio di no. Dalle notizie di stampa trapela la volontà del PD di concedere la deroga alla moglie del Monaci oltre a derogare Luciano Cortonesi uomo di fiducia del fratello piccolo di Alberto il banchiere Alfredo Monaci.Il PD in questi giorni ha strombazzato a destra e sinistra la famosa carta dei valori(o dieci rotoli di morbidezza) affermando anche il principio del vincolo dei due mandati.Questa regola vale per tutti ma non per la famiglia Monaci.Mai e poi mai un torto del genere con buona pace del purista dell’IDV Evangelisti.La famiglia Monaci è speciale: il capo famiglia in consiglio regionale, il figlio della moglie nell’amministrazione provinciale e quindi urge la deroga per Anna Gioia per garantire la presenza della famiglia anche in consiglio comunale.Questo è il PD senese: la famiglia Monaci alleata con il funzionario Ceccuzzi.Tutti gli iscritti del PD e gli elettori dello stesso partito sono sempre convinti di prodigarsi per garantire a quattro o cinque persone le poltrone per sempre.Noi siamo convinti che la maggioranza dei cittadini senesi è stanca di dover sopportare una gestione familiare della politica.E i dirigenti del PD con che faccia pensano di rivendicare per loro il ruolo di “nuovo” di “etici” e di “anti lobby”??? Non votare Ceccuzzi significa anche dare una lezione politica alla Famiglia Monaci. La politica si occupi dei problemi delle famiglie senesi e non dei vizi politici della famiglia Monaci.

Ceccuzzi e i continui SOS lanciati ai dirigenti romani dei partiti della sua coalizione per non affondare. Gli esponenti locali non lo vogliono, ma da Roma partono le imposizioni dall’alto. Domanda a questi parlamentaroni romani: i voti sul territorio, dato che voi volete Ceccuzzi e i vostri dirigenti senesi no, poi glieli cercate voi da Roma?

Alla faccia delle libere scelte democratiche, Ceccuzzi ha deciso che vuole andare in Comune, con o senza il consenso della gente.

Ma ripercorriamo insieme le tappe salienti della sua coalizione.
La prima macroscopica esclusione toccò all’Associazione Per Siena che, al di là delle simpatie o antipatie verso i suoi componenti, i ceccuzziani hanno fatto di tutto per far passare il messaggio che per i presunti crimini da questi commessi servirebbe un processo davanti al Tribunale dell’Aja; ovviamente gli stessi ceccuziani non sono stati in grado, però, di chiarire di quali crimini si siano macchiati.
Quasi in concomitanza fu la volta dei dirigenti senesi dell’Italia dei Valori o meglio, di quella parte che nutriva forti mal di pancia a sostenere Ceccuzzi. E quale è stata la giusta mediazione politica trovata? Semplice. Dato che alcuni membri senesi dell’IDV non volevano andare con Ceccuzzi, ecco arrivare di corsa l’on. Evangelisti a commissariare di fatto il partito e ad imporne un sostegno forzato. Il tutto, ovviamente, nel puro spirito democratico che da sempre contraddistingue il modo di agire dei Diesse e di chi li sta intorno.
Ora è la volta di Rifondazione Comunista. Da quanto si apprende dai comunicati che abbiamo letto, il partito ha messo in votazione la decisione se andare o meno con Ceccuzzi e il risultato che ne è scaturito è stato un bel no. A quel punto ipotizziamo che Fiorino Iantorno – che già si vede nel ruolo di assessore ceccuzziano – si sia attaccato al telefono a chiamare Ceccuzzi chiedendogli cosa fare perché il suo personale patto di fedeltà ceccuzziana non venisse meno. E, allora, cosa si fa anche in questo caso? Semplice. Ceccuzzi chiama qualche parlamentare di Rifondazione e magicamente arriva un comunicato in cui si dice chela libera e democratica votazione che Rifondazione ha fatto e attraverso la quale ha deciso di non sostenere Ceccuzzi è da ritenersi “nulla” in quanto affetta da “vizio formale”.
Queste logiche artificiali nulla hanno a che vedere con il volere comune della gente; questi metodi impositivi dall’alto senza che ai dirigenti senesi dei vari partiti sia possibile contare un bel niente sono assolutamente vergognosi. Ma, soprattutto, manifestano il metodo usato da Ceccuzzi e da chi lo sostiene, quel metodo che non distingue tra la parola comandare e la parola governare: e pensare che sono due cose ben diverse. Che fine ha fatto quella partecipazione tanto sbandierata dai ceccuzziani? Perché, se non lo sanno, partecipazione vuol dire anche scelte democratiche in cui si ascoltano le istanze di tutti e si agisce di conseguenza.

Qui, invece e al solito i ceccuzziani ascoltano tutti e poi fanno come li pare.
Ma emerge anche un’altra cosa. Questa continua richiesta di aiuto da parte di Ceccuzzi attaccandosi al telefono, per far richiamare da Roma agli ordini i dirigenti dei partiti che dovrebbero sostenerlo, denota la sua forte debolezza e la sua mancanza di leadershipdato che se non interviene ogni giorno qualcuno a togliergli le castagne dal fuoco da solo non ce la fa e, quindi, è sempre più a rischio.
Ma avete capito questi come ragionano e come si muovono verso chi commette il delitto di lesa maestà di non pensarla come loro e si permette di esprimere le proprie opinioni? E’ bene che la gente rifletta sul fatto che le forme di governo di quei paesi nei quali non è possibile esprimere le proprie idee hanno un nome ben preciso: regimi.
i senesi hanno voglia di tutto ciò?

Firmato
La Primula Rossa

Il piccolo Alfredo ci prova

In questi giorni dentro e fuori il PD in molti si stavano chiedendo come mai la famiglia Monaci era sparita dal dibattito politico e non prendevano posizione ufficiale nella campagna elettorale. Noi questa domanda non ce la siamo posta perché ormai abbiamo ben chiara la metodologia della famiglia M. Alberto e Alfredo Monaci da anni hanno stretto un patto di ferro col Ceccuzzi. Infatti entrambi i fratelli hanno più poltrone dei loro voti. Alberto, in barba a tutte regole etiche e di decenza politica ha ottenuto la famosa deroga per tornare in Regione. Il piccolo Alfredo invece è diventato banchiere. Secondo voi la smania di poltrone della famiglia Monaci finisce qui? No di certo! Sentite un po’ cosa ci comunica Radio Borsa: secondo alcuni analisti ben informati del sistema politico senese il patto di ferro tra Ceccuzzi e Monaci consiste in questo. I Monaci anche in silenzio danno una mano a Ceccuzzi e in questo accordo Ceccuzzi garantirebbe la presidenza della Banca MPS ad Alfredo Monaci.
Ora noi facciamo tre riflessioni: ma vi sembra normale che di fronte alla crisi del sistema Siena si possa ancora consentire che la famiglia Monaci e Ceccuzzi facciano il bello e il cativo tempo? Ma gli stessi elettori del PD sono ancora convinti di votare per garantire le poltrone di tre o quattro persone? E’ inutile che i Monaci si tengano sotto traccia: sono pienamente corresponsabili con Ceccuzzi dei danni devastanti a questa Città. Ultima considerazione: ci sentiamo di dire che né i poteri forti né l’anima popolare di questa Città possa in alcun modo digerire l’ipotesi di Alfredo Monaci alla presidenza di MPS.
Va a finire che ci tocca rimpiangere Mussari …

Burattini

Voi li votereste dei politici che non contano nulla, che non hanno autonomia decisionale e appena alzano il capo vengono spianati dal partito nazionale? Voi ce li mandereste a guidare la cosa pubblica delle persone che non hanno autonomia decisionale neanche all’interno del proprio partito?

Vi sembra una democrazia partecipata quella in cui quattro o cinque funzionari romani autoreferenziali impongono le scelte alle strutture di partito locali?

A Siena questo sta avvenendo: l’IdV è stata commissariata dal principe azzurro Evangelista, la Lega è stata comprata grazie al patto romano Verdini-Calderoli (e questo ultimo vorrebbere fare il federalismo e poi non dà autonomia neppure ai propri parlamentari e alle proprie strutture di base).

Ieri tutti abbiamo letto che Rifondazione Comunista ha abbandonato il Ceccuzzi. Che faranno da Roma i rifondaroli: garantiranno l’autonomia oppure commissarieranno di fatto la struttura locale?

Noi osserviamo e lasciamo fare agli altri, ma una considerazione dobbiamo farla: qui di democratico non c’è proprio niente e vogliono imporre agli elettori il Ceccuzzi in barba a qualsiasi idea autonoma e “diversa”. Gli elettori hanno più schiena drita e dignità di certe peripatetiche politiche che si svendono ad ogni angolo di strada.

Ricapitalizzazione di borsa: quando le chiacchiere stanno a zero

Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni Gentile:

Era L’APRILE DEL 2006 e la Banca Monte dei Paschi di Siena capitalizzava 11.498,1 milioni.

Era anche il tempo in cui Giuseppe Mussari assumeva la carica di Presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena e, insieme a lui, ne assumeva la Direzione Generale Antonio Vigni.

L’ultimo non rilasciò dichiarazioni, salvo quella ripetuta ossessivamente “Siamo forti!”; il primo, invece forte della propria arroganza dichiarò: se le cose vanno male lascerò il mio incarico.

E’ il FEBBRAIO DEL 2011 e la Banca Monte dei Paschi di Siena capitalizza 5.369,0 milioni.

Ora, a ben vedere, la Banca capitalizza 6.129 milioni di €. in meno e potremmo affermare che, per magia, più della metà della Banca è “sparita”.

Poichè trattiamo di “magia” non possiamo chiedere al primo di abbandonare la poltrona e neanche al secondo di interrompere il ritornello anche perchè magicamente si sono nominati da soli come Mancini.

Viva il Monte se anche i maghi si riposano ( Ceccuzzi e Monaci)

Un magico documento

Un altro magico documento

 

 

Potrete non crederci, ma a volte essere trombati può non essere piacevole. Il caso di Fiorino Iantorno

L’orizzonte politico verso il quale si muove Ceccuzzi più che essere granitico sembra essere costellato di … grane. L’ultima (per adesso) è quella dell’abbandono della sua coalizione da parte di Rifondazione Comunista. Non stiamo certo a valutare la scelta che Rifondazione ha fatto, anche perché dato che al suo interno non mancano uomini e donne di notevole esperienza politica, immaginiamo che abbiano attentamente ponderato la scelta.

Il dato politico da mettere in evidenza, infatti, è un altro e ha un nome ed un cognome: Fiorino Iantorno.
Avevamo teorizzato che il vero popolo della sinistra (quello di base che lotta non per la facciata, ma perché crede ancora che si possano portare avanti le proprie idee senza per forza scadere in un becero materialismo fatto di contrattazione di posti personali e basta) vota Laura Vignichi invece, più che essere di sinistra veste gli abiti del perfetto estremista di maniera, allora voti altrove.
In questo scenario si inquadra la fulminea parabola discensionale di Fiorino Iantorno, il quale, da quello che abbiamo letto sulla stampa locale, sembra proprio essere stato “trombato” dal suo (ex?) partito. La cosa paradossale, però, è Ceccuzzi. Tutti ricordiamo le dichiarazioni con cui Iantorno si scagliava contro la Banca arrivando a dire che i suoi vertici avevano spaccato in due la città: Fiorino, Fiorno … in questa spaccatura il tuo candidato Ceccuzzi, dove si collocherebbe? Mica vorrai farci credere che Ceccuzzi con quei vertici della Banca non c’ha mai parlato?
Certo, una cosa va detta. Ceccuzzi aveva affidato a Fiorino il compitino di dare un’immagine intransigente alla sua coalizione, forse credendo che Fiorino parlasse a nome di tutto il suo partito e, quindi, lo rappresentasse appieno. Poi una bella mattina Ceccuzzi si è svegliato (a Roma, perché lui a Siena non ci vive) e ha scoperto che Rifondazione aveva deciso di lasciare la sua coalizione. Eh … quant’è malvagia la dura legge del contrappasso. Dopo i segnali che Ceccuzzi ha cercato di trasmettere attraverso Iantorno, il messaggio, alla fine, lo ha ricevuto lui da Rifondazione. Un messaggio chiaro che gli diceva che Rifondazione poteva tranquillamente continuare ad esistere anche senza scalpitanti personaggi in cerca delle luci di una ribalta personale.
Ma Ceccuzzi e i suoi uomini, prima di lanciare a palle incatenate Fiorino Iantorno, l’avevano fatta una verifica per assicurarsi che Iantorno rappresentasse davvero Rifondazione Comunista e non parlasse a titolo personale, o no?
E ora cosa farà Iantorno? Peraltro, voci su Radio Lastra dicono che Cannamela nella lista di Sel non ce lo vuole affatto. E allora, a quale porta sarà costretto a bussare per non essere trombato anche da Ceccuzzi?
Forse, con tutte quelle uscite ad effetto, aveva pensato di avere saldamente in pugno tutta la politica cittadina e che due o tre berci sui giornali corredati da una foto significassero la conquista del titolo di fine politico. Invece Fiorino – che nonostante la lunga militanza forse ancora è giovane della politica – pare non aver ancora ben chiaro che non sempre la sovraesposizione urlata dà buoni frutti e sia sinonimo di astuzia. Anzi.
Come diceva il vecchio detto, prima o poi le volpi finiscono in pelliceria.
Firmato
La Primula Rossa

Le stramberie di un sistema dissestato

Non ci prendiamo in giro e non voltiamo lo sguardo da un’altra parte. Prendiamo finalmente coscienza che il sistema politico senese guidato in equilibrio da Ceccuzzi e Verdini è confuso e non è salutare per bene e il futuro della città. Non facciamo come gli struzzi quando invece tutti sappiamo che sino ad oggi Ceccuzzi e Verdini indicavano per la maggioranza e per l’opposizione i nomi da nominare nei vari consigli di amministrazione. Non giocate con il fumo negli occhi per nascondere le responsabilità di Ceccuzzi nella gestione di tutto in questa città: dalle nomine,all’aereoporto di Ampugnano fino al sostegno della gestione tosiana e ricaboniana della università.

Il gioco in atto e ben orchestrato dai ceccuzziani è chiaro: demolire stupidamente il sindaco uscente Cenni, isolare e far passare il Mussari come uno che non conta più nulla, dipingere come un appestato chi non si allinea con il soviet ceccuzziano. Praticamente, il Ceccuzzi proprio perché non ha i titoli per rivendicare il ruolo di “nuovo della politica” e proprio perché è il responsabile massimo del disastro del sistema Siena che cosa ha studiato con i suoi comunicatori? Una cosa così sciocca che l’hanno capita anche i famosi colonnini di piazza: gettare fango su tutti, da Pierluigi Piccini al Cenni al Mussari a Martelli e al gruppo dell’associazione Per Siena. Così facendo il capo del soviet pensa di rifarsi una verginità e trionfare su tutti.Dicevo prima che questa strategia è sciocca. Palesemente sciocca. Ma vi rendete conto della banalità e al contempo dell’arroganza dei ceccuzziani. Hanno governato fino ad oggi e all’improvviso sol perché Ceccuzzi è un debole politicamente, fanno di tutto per denigrare e isolare il resto della città pensando di lasciare un uomo solo al comando. Ma non diciamo blasfemie.Queste sciocchezze possono raccontarle ai vari Iantorno e Cannamela e al “cavaliere immacolato” Evangelisti. La realtà è un’altra: il mondo del lavoro,le forze produttive e i cittadini nel loro insieme attendono risposte concrete e non fumo negli occhi, che serve solo a garantire le poltrone per il Ceccuzzi e i fratelli Monaci. E ancora: Ceccuzzi in un solo colpo pensava di attaccare populisticamente i poteri forti e raccogliere il massimo consenso nei ceti popolari della sinistra.Invece in un solo colpo è riuscito ad irritare i cosiddetti poteri forti(che non hanno nulla di illegale) e sta perdendo la stragrande maggioranza dei ceti popolari e la vera anima della sinistra. Ceccuzzi è un funzionario di partito e non ha niente in mano per presentarsi come l’uomo che accompagna il rilancio della città. In questa competizione elettorale ci sono solo due candidati che rappresentano al meglio le vere anime della città: Gabriele Corradi  e Laura Vigni. Tutto il resto sono solo fumo negli occhi che tutte le mattine ci propina dal suo giornale il ceccuzziano Strambi.