Ottobre 14th, 2011 — Note redazionali
La confusione regna sovrana proprio nel momento peggiore per la stabilità economica e per la tenuta delle politiche sociali e di sviluppo degli enti locali senesi. Si continua a far finta di niente nelle stanze delle decisioni politiche e istituzionali, ma la realtà che vivono le famiglie, le imprese e l’indotto economico è di grande sofferenza e di forte incertezza. Ci sono i numeri, le partite Iva chiuse, le esposizioni bancarie, le ditte che chiudono, i posti di lavoro persi, gli aumenti dei prestiti personali, le imposte e i servizi che aumentano: dati verificati e verificabili, difficili da nascondere con la propaganda politica e con la mistificazione del presente. Di certo l’immobilità e le sciagurate politiche economiche del governo nazionale oltre alla crisi mondiale pesano e peseranno, ma non è tutta colpa di questo quadro esterno e globale se anche a Siena la crisi e l’incertezza galoppano. Anni e anni di errori gestionali e incomprensibili destinazioni di risorse, sicuramente hanno frenato la crisi (vedi le risorse della Fondazione MPS erogate sul territorio). Poi a un certo punto i soldi finiscono per tutti e tutti si ritrovano ad affrontare la morsa della crisi economica e il venir meno della tutela di babbo Monte. La politica senese è consapevole di questo o tenta di esorcizzare il tutto sperando di prolungare il giorno della verità? La realtà parla più di tante lingue comprese le nostre: stallo generale, confusione trasversale, indecisioni e assenza di dialettica politica. Come mai ci siamo ridotti cosi? Colpa di Maurizio Cenni, di Mussari, di Ceccuzzi, di Bezzini etc. etc.? Difficile negare le responsabilità dei soggetti elencati per ovvi motivi legati al ruolo ricoperto e che ricoprono, ma le responsabilità sono tutte riscontrabili in quella tela di rapporti trasversali e di smanie di potere generati dal gruppo che fa capo all’ottantenne Luigi Berlinguer (da non confondere con il politico Enrico) e ben rappresentato a Siena dal fedelissimo Alessandro Starnini. Questo gruppo a suo tempo si era impadronito dell’università, dell’ospedale, dell’amministrazione provinciale e di un posto di ministro nei governi del centrosinistra. Le responsabilità politiche che hanno permesso a Tosi e a Jolanda Cei Semplici di spadroneggiare nell’ospedale e nell’università (con ottimi risultati possiamo affermare!!!) sono tutte del gruppo dei cosiddetti berlingueriani. In seguito e per fortuna, la dinastia politica del magnifico Luigi prende la strada del tramonto: via Jolanda Cei Semplici, via Tosi e poi di recente via Starnini e Riccardo Conti dai vertici del consiglio e della giunta regionale. Con la sconfitta di Antonio Cardini alle elezioni per il rettore dell’università viene sancita la fine dei berlingueriani (di Luigi naturalmente). Per loro queste batoste sono stati dei drammi e delle sconfitte inaspettate: si sono ritirati? No!!!
Da quel momento hanno messo in piedi una sorta di piano di rinascita: hanno spinto Riccaboni alla vittoria (ma le elezioni sono regolari?); hanno prima tentato di ostacolare Ceccuzzi alla corsa per il sindaco e poi non riuscendoci si sono accontentati di far nominare Starnini alla presidenza della Novoli Spa e il figlio di Luigi Berlinguer nel cda della banca Antonveneta. Ma le smanie non sono finite. Questo gruppo capitanato da Starnini si è messo in testa di tentare il triplo colpo politico: mandare a casa Mussari, sconfiggere i fratelli Monaci e successivamente tenere per le palle Ceccuzzi e alla fine del mandato scaricare Bezzini e candidare un fedelissimo alla guida dell’amministrazione provinciale. Nel frattempo stanno aiutando quello scienziato di Riccaboni con la speranza di evitare le inchieste giudiziarie e abbuiare il tutto (la magistratura senese risponde alla Costituzione della Repubblica Italiana e agli organi dello Stato e non agisce dietro le speranze di gruppi politici. O ci sbagliamo?). Per dare una mano al rettore sub judice Riccaboni naturalmente il gruppo di Starnini forse agisce da ambasciatore nei confronti di qualche funzionario o vicedirettore per fargli spendere parole di sostegno? Ma le decisioni di enti o banche non vengono sancite con le formalità messe nero su bianco e non sulla parola? A frenare la Gelmini nei confronti di Riccaboni ci pensano il musicologo Luigi (visto il suo incarico presso il ministero della stessa neutrini-Gelmini) e il partito di Verdini che qui in Toscana è sempre stato di supporto al gruppo politico capitanato da Riccardo Conti e Sandro Starnini (se volete ne possiamo parlare in altri interventi!!!). Questi sono i movimenti in corso: alla faccia dei lavoratori, degli iscritti dello stesso partito di maggioranza e in barba al buon senso che non dovrebbe mai mancare nei momenti di crisi. Oggi si registra anche l’assenza di qualsiasi forma di opposizione e quella che sulla carta doveva servire da stimolo per la stessa sinistra scioccamente si sta posizionando dentro il piano di rinascita dei berlingueriani. Solo a Siena gli uomini di Starnini e del musicologo vengono considerati interlocutori per il futuro e in certi momenti addirittura i rappresentanti dei “frondisti” che lavorano per rinnovare il partito a Siena(!!??). Nel resto della Toscana e dell’Italia non c’è più spazio per gli ottantenni, ma forse qui a Siena le giovani generazioni non hanno maturato gli attributi e le capacità per liberarsi dei vecchi arnesi e non solo per il fattore anagrafico. Alla lettura di questo intervento i soliti permalosi minacceranno querele e correranno a rassicurare tutti che sono solo fantasie. Noi confermiamo quello stiamo scrivendo.
La confusione regna sovrana e la crisi galoppa: ma solo per le famiglie e soliti coglioni che tutte le mattine si alzano alle 7:00 (quando va bene) e tornano a casa alle 19:00 (quando va bene). Per soggetti come lo Starnini e company il problema non si pone: una presidenza ben remunerata si trova sempre.
Ma quelli di Siena che vanno con i pullman a Roma per indignarsi contro chi cazzo si indignano se qui a Siena ci sono gruppi che agiscono scimmiottando il peggiore berlusconismo e nessuno gli dice niente? Indignados sul sesso degli angeli…..
Maestro James
Luglio 10th, 2011 — Note redazionali


Finalmente dalle aule del tribunale della Repubblica Italiana emerge una verità che da una parte rende giustizia al gruppo imprenditoriale di Carlo De Benedetti , dall’altra conferma che in Italia oltre ai soggetti privati che corrompevano vi erano anche giudici corrotti. http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_09/lodo_mondadori_condanna_berlusconi_appello_ferrarella_753c2104-a9f2-11e0-9d03-960d18ba419d.shtml
L’Italia del nostro tempo è attraversata da diverse inchieste della magistratura, dagli scandali dei grandi appalti del G8 , la vicenda Finmeccanica, la P4, l’inchiesta su dissesto universitario dell’università di Siena, l’inchiesta sulle vicende dell’aereoporto di Ampugnano, il rogo scoppiato dentro la curia di Siena, l’inchiesta sul concorso con i due rinviati a giudizio Marcolongo e Frediani. Che cosa fanno emergere queste inchieste oltre al merito dell’attività giudiziaria? Emerge un sistema impazzito gestito da pochi affaristi e megalomani del potere che attraverso una rete di rapporti di amicizia, di letto e di associazionismo deviato hanno speculato sulla stessa classe politica, si sono insediati con i loro amici in vari cda e infine hanno dissanguato le casse dell’economia dello Stato. E se ci fate caso i nomi dei personaggi coinvolti (la colpevolezza saranno i tribunali ad emetterla) ritornano nelle vicende e nelle cronache anche meramente politiche della vita senese. Dal Borgogni dell’inchiesta Finmeccanica al Verdini a Rocco Girlanda http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/2010/02/17/293891-girlanda_telefono.shtml
Del signor Borgogni se ne occupa la magistratura, sul chi è Verdini lo sanno anche i muri; di Rocco Girlanda potrebbe parlarne il giornalista d’inchiesta Stefano Bisi visto che Rocco è l’amministratore del gruppo editoriale del Corriere di Siena e visto che Rocco organizza insieme al Bisi un premio nella nostra Città. A tal proposito ci poniamo questa domanda: ma le istituzioni senesi sono sempre convinte di organizzare nuovamente un premio con il gruppo editoriale di Rocco Girlanda e Stefano Bisi? Boh..forse saranno gli eventi che potrebbero suggerire la giusta risposta e chissa’ se il PD senese sarà coerente fino in fondo con la carta etica sbandierata. Vigileremo rumorosi osservando le mosse.
E visto che si sta affrontando la questione dei rapporti tra politica e mondo dell’informazione, non sarebbe male come atto di trasparenza conoscere l’entità delle varie sponsorizzazioni o investimenti della banca MPS nel gruppo del corriere di Siena e nel giornale online che vede come direttore responsabile sempre il giornalista Bisi.(vedi Siena News). Perché riteniamo che sia giunto il momento di chiudere il groviglio dello stesso Bisi prima che sia lo stesso groviglio ad implodere. E quando il ventilatore gira non si sa mai gli schizzi dove possono arrivare.
Perché finanziare una componente dell’informazione locale che di fatto interviene come soggetto interessato nelle varie vicende istituzionali come ad esempio l’aereoporto di Ampugnano, università di Siena e gli attacchi strumentali alla Fondazione MPS? Come mai il Bisi non parla del concorso universitario oggetto di un’inchiesta della magistratura che vede tra i rinviati a giudizio Marcolongo e Bruno Frediani? Come mai il Bisi fin dall’inizio ha sostenuto la presidenza Viani all’aereoporto di Ampugnano?
Come mai il Bisi ( ma qui potrebbero essere anche altri a rispondere pubblicamente) non ha mai scritto niente sull’assunzione del direttore di MPS Tenimenti(società del Gruppo Monte dei Paschi)? Sapete perche’ poniamo questa domanda? Due giorni fa sul giornale del Bisi è apparsa una lettera di un certo Roberto Vivarelli che nel contempo è consigliere comunale del PD di Buonconvento e Direttore di Mps Tenimenti. Questo Vivarelli nella lettera rimproverava al suo partito di non prendere le dovute distanze da certe politiche demagociche in merito alla discussione sull’abolizione delle provincie. Da quanto abbiamo letto questo Vivarelli dovrebbe far parte della corrente moralizzatrice del PD oltre che vantare giustamente una lunga amicizia con il mitico Bisi. E a tal proposito poniamo questa domanda sia al Vivarelli sia al Bisi( si accettano risposte anche da altri: E’ vero o no che Roberto Vivarelli è stato per due mandati Presidente di MPS Tenimenti e verso la fine del secondo mandato è stato assunto direttore della stessa società MPS Tenimenti? Sempre per restare nella corrente dei moralizzatori alla Bisi.
Poi uno si chiede come mai la fuga dei cervelli in Italia e a Siena è sempre in aumento. Ieri questo problema nel corso di un’intervista se lo poneva anche il presidente dell’amministrazione provinciale di Siena Simone Bezzini. Certo che se il PD senese continua a sostenere il groviglio del Bisi e dei suoi amici altro che fuga di cervelli….potrebbe verificarsi una fuga di massa da una realtà in crisi mentre tutti continuano a guardarsi l’ombelico e a mirar le stelle.
Uno spiraglio di fiducia forse l’abbiamo intravisto nelle parole e nell’espressione giovanile della segretaria provinciale del PD senese Elisa Meloni (classe 1977). Sarà in grado di imporre al suo partito una rottura con quanto sopra evidenziato e quindi smetterla con il groviglio del Bisi?
E infine visto che la Meloni (anche se qualcuno forse non ci crede) a noi è simpatica ci permettiamo di suggerirgli di rispondere alla lettera moralizzatrice del sig.Vivarelli solo dopo che lo stesso si convinca a dare una risposta al quesito sulla sua assunzione a direttore di MPS Tenimenti.
Il groviglio del Bisi si preoccupa di tutelare gli amici degli amici mentre la crisi imperversa e finiscono i soldi anche per il sociale. Altro che premi da organizzare…..
Maggio 6th, 2011 — Note redazionali
Ok panico. L’allarme rosso continua a lampeggiare fuori dalle stanze della nomenklatura Diessina. Le voci sulle percentuali attribuite a Ceccuzzi sono stabili e confermano una cosa sola:ballottaggio alle porte.
In un tale panorama a qualcuno – anche se la parte del gotha ceccuzziano a lui più vicina ancora non c’ha capito niente – sta cominciando a balenare in testa il dubbio che ci sia qualcosa che non va.
Internamente al PD circola la voce che la stragrande maggioranza delle persone scelte per le candidature in consiglio comunale – come viene detto nel gergo che usano i politici – “non tirano”, tradotto non raccattano voti. Ma che novità, e gli strateghi diessini se ne accorgono solo adesso? Facendo ricorso ad un pò di malizia (ma anche sentendo la viva voce di alcuni esclusi dalla competizione elettorale) verrebbe da pensare che il cercare soggetti politicamente ed elettoralmente deboli e senza alcuna esperienza non sia il frutto di una imporvvisa ingenuità della federazione del PD, anzi. La malizia ci porterebbe ad ipotizzare che la selezione sia stata fin troppo precisa.
E in quale direzione andrebbe questa scelta? Semplice, il mettere gente che non tira e che nessuno a Siena conosce ed identifica come politici doveva servire, nella mente della federazione, a far passare con più facilità i candidati di punta del PD, Massimiliano Perugini e Elena Elia. Questo ragionamento, però, presenta non pochi buchi di sistema e sapete perché?Perché siamo abbastanza certi che molti di voi quando avranno letto questi nomi avranno detto tra sé e sé: ma questi chi sono?
Et voilà il problema vero. E’ un pò complicatino che si metta gente sconosciuta ed inesperta in lista affinché, con lo scarso risultato che conseguirà, aiuti a far svettare altri soggetti parimenti sconosciuti ed inesperti (perché uno dei problemi di cui soffrono i fidati Ceccuzzi boys è quello di pensare che siccome una certa persona è ben conosciuta all’interno delle quattro mura del partito, allora la conoscano tutti. Non funziona proprio così). Ed ecco, appunto, arrivare il panico. Come si rimedia a questo disastro? Semplice, non si rimedia. Oramai i nomi scelti sono quelli e non ci si può fare più niente. Non si crea dal niente un novello o una novella Niccolò Machiavelli in quindici giorni, è questo che non gli entra in testa, c’è quel piccolo passaggio che si chiama “formazione personale” che è dettato da un percorso di vita. Ma i giovanotti della federazione (ossia gli unici soggetti rimasti al fianco di Ceccuzzi) sono stati allevati nel credo della calata dall’alto da parte del partito e a chi è cresciuto nel mito che le crescite professionali si fanno solo a calci in culo, lo studio e la formazione vengono ritenuti un inutile e noioso passaggio. Questi aspiranti unti dal Signore in salsa senese, però, quando il gioco diventa più impegnativo diventano una palla al piede per il partito; una proposta politica non sono in grado di elaborarla, consenso personale senza che debba militarmente intervenire il partito non ce l’hanno.
Ma, allora, dato che nel PD stanno circolando queste riflessioni tardive, la domanda è d’obbligo: ma che ce li hanno messi a fare?
Firmato
La Primula Rossa
Maggio 3rd, 2011 — Note redazionali

Va detta una cosa, non è che al Bisi gliene lasciamo passare tante, ma ammettiamo che lo stile provocatorio è un pò il tratto caratterizzante della sua penna.
Ma a parte questo, pensiamo comunque che le cose una volta scritte vadano scandagliate in tutte le sue angolazioni.
Sembra che negli ultimi giorni (ma forse era nell’aria già da un pò perché si narra che nel partito di Ceccuzzi non siano soddisfatti dello spazio che Bisi, sul suo giornale, riserva al PD. Ma cosa volete farci, da chi ha sempre visto come esempio di giornalismo la Pravda ci si può aspettare pochino) anche Stefano Bisi sia ufficialmente entrato a far parte della black list del Partito “Democratico” senese.
L’accusa mossagli dal tribunale del popolo? Aver pubblicato un sondaggio che dava Ceccuzzi al 44%. Che non sia mai! Nel puro stile “democratico” dei Diessini bisogna sempre dire che “va tutto bene Madama la Marchesa” e guai a chi si azzarda a dare notizie differenti o anche soloesprimere una veduta che si discosti dai pronunciamenti del soviet.
In fin dei conti Bisi cos’ha fatto? Ha pubblicato una proiezione di voto che conferma quei rumorssenesi che già si sentivano da parecchio prima del sondaggio incriminato.
La percezione cittadina del ballottaggio di Ceccuzzi è oramai entrata nella testa dei senesi e Bisi non ha fatto altro che metterlo nero su bianco.
Peraltro non capiamo di cosa si alteri Ceccuzzi; risulta infatti – da numerose voci provenienti dal PD – che lui stesso anche con alcuni suoi compagni di partito a Roma stia dicendo che è verosimile che vada al ballottaggio, quindi perché rifarsela col sondaggio di Bisi?
Diciamoci la verità, Ceccuzzi non rimane molto bene ai senesi. Sarà conosciuto e apprezzato nella Val di Chiana, ma non in città. I senesi si dividono tra chi non sa chi sia e chi gli sta sulle scatole, un pò perché non attira morfologicamente simpatia, e un pò (anzi parecchio) a causa della squadra che si è costruito intorno, prima fonte della sua perdita di consenso. Ma soprattutto,perché con Siena non c’entra proprio un bel niente.
Lui è uno che lavora per il potere, il classico stile di chi viene dall’apparato, allevato nel credo che l’azione politica inizi e finisca sistemando i Signori Tizio e Caio, i classici servi sciocchi, nei vari posti, tutte cose che con l’amministrare una città c’entrano poco soprattutto se i beneficiati dal partito (quello di Ceccuzzi) sono sempre le solite facce.
Ceccuzzi farebbe bene a fare autocritica (ma non è nel suo dna) ed interrogarsi che il fatto che a Siena il suo consenso va a capofitto è colpa sua e della sua squadra, non di un sondaggio pubblicato dal Bisi che si è limitato a fotografare questa situazione.
Ma si sa, il Ceccuzzi pensiero non prevede libertà di opinione e quindi, anche il Bisi è andato ad incrementare la lista di proscrizione redatta dai Ceccuzzi boys.
I quali però devono stare attenti: oramai la loro lista con la gente da fare fuori è talmente vasta che se tutta questa gente decidesse di fare loro un bello scherzetto e renderli pan per focaccia ripagando con la giusta moneta la loro presuntuosa arroganza, Ceccuzzi non vince neanche al secondo turno.
E che il ballottaggio abbia inizio.
Firmato
La Primula Rossa
Maggio 3rd, 2011 — Note redazionali
E bravo Lorenzo Brenci. Finalmente, dopo un lungo periodo di militanza nella corrente di Starnini (ossia quella che voleva Paolo Mazzini al posto di Ceccuzzi come candidato) sembra essere stato assoldato dai ceccuzziani con il grado di fedele soldatino. Complimenti, bella carriera dopo essere stato segretario comunale dei DS.
Non è dato sapere se l’ultima lettera che ha scritto per lasciare ai posteri il suo “pensiero” sia opera sua o della solita agenzia di “comunicazione” che scrive asetticamente i comunicati per tutti i candidati del PD e dintorni e poi li distribuisce a seconda della necessità.
Ma cosa dice il Brenci? Critica, ma soprattutto ironizza, su chi ha espresso le proprie opinioni sull’operazione Antonveneta. Non è nostra intenzione entrare nei dettagli di un qualcosa di così articolato e quindi non esprimiamo giudizi, ma una cosa a Brenci va ricordata. Dovete sapere che la nuova strategia della federazione del PD, vedendo che il suo candidato Ceccuzzi è in caduta libera, consiste nell’attaccare la sinistra di Laura Vigni per cercare di arginare il disastro. E allora Brenci, o chi per lui, si scaglia contro la candidata della lista Sinistra per Siena, Antonella Buscalferri, accusandola – in quanto medico – di non avere le competenze professionali per poter parlare di economia. Ottima mossa davvero, Brenci. Allora, vediamo un pò. E’ proprio sicuro Lorenzo Brenci che tutti i nominati dal suo partito stiano nei ruoli in base ai titoli di studio che hanno conseguito? Ci può mettere la mano sul fuoco? Per esempio, il loro candidato alla presidenza della banca, Alessandro Piazzi, con la sua laurea in filosofia (così come riportato nel sito della Fondazione MPS di cui è consigliere) pensa sia il titolo di studio più adatto per stare nel cda di una Fondazione bancaria? Ma proseguiamo. Brenci, sul famoso “esperto comunicatore” del PD, il “professor” Maurizio Boldrini, pensa sia normale che da una vita passi come docente di riferimento a Scienze della Comunicazione tenendo corsi di laurea benché il primo a doversi ancora laureare sia proprio lui? Ma l’elenco, caro Brenci, potrebbe essere ancora molto lungo.
Ma stiamo ancora al ragionamento di Brenci. In una città la cui principale trazione economica deriva dalla banca, sarebbe allora necessario che chi si candida a fare il sindaco abbia dimestichezza con la materia per capirne meglio le dinamiche e contribuire, in tal modo, a salvaguardare questa risorsa indispensabile per Siena pur in uno scenario economico e in un panorama bancario in forte movimento. Bravo Brenci, condividiamo il tuo ragionamento. E lo sa il Brenci qual è l’unico candidato a sindaco che, con i fatti e non a chiacchere, può vantare un tale curriculum professionale per aver fatto il dirigente del Monte dei Paschi per una vita? No? Allora gli rinfreschiamo la memoria. Gabriele Corradi.
Bravo Brenci, ottimo intervento apprezziamo che anche tu ti sia finalmente accorto che è arrivata l’ora che si privilegino le professionalità e le competenze alle carriere fatte a forza di calci in culo del partito; e concordiamo che con il tuo ragionamento (e non solo) Ceccuzzi non ha uno straccio di esperienza nel suo “curriculum” che dia garanzie di sapere in cosa consista la gestione della banca (oddio, stando al suo curriculum ci potrebbero essere discrete lacune anche su altro). E siccome a Siena la banca è il motore di tutto, serve un candidato che la conosca e l’unico che c’è cresciuto dentro, per l’appunto, è proprio Gabriele Corradi.
Firmato
La Primula Rossa
Maggio 2nd, 2011 — Note redazionali
*Prima tappa raggiunta*. Una cosa è certa, *Ceccuzzi è assai lontano dalle aspettative del PD e la percentuale* che gli viene attribuita – sia da quello che si è letto sul Corriere di Siena che dalle numerose e continue chiacchere che si sentono sulle lastre – *rende piuttosto impossibile un suo recupero*. Il che, tradotto, vuol dire una cosa sola: *si va al ballottaggio*.
A questo punto è già in corso *un’altra importante partita*: *tra chi sarà la sfida finale a due e chi manderanno i senesi al ballottaggio con Ceccuzzi?* In fin dei conti, da quanto si è letto, anche Massimo D’Alema pur venendo a fare il comizio per Ceccuzzi (*certo farsi sponsorizzare da chi,
come D’Alema è passato da una sconfitta ad un’altra non è proprio una genialata*) ha lanciato là l’ipotesi che *il nome del candidato non si avrà fino al 1° giugno*, confermando, quindi, il fattore ballottaggio. E se lo dice anche lui che è venuto a sostenere Ceccuzzi *figuriamoci in che condizioni sta messo quest’ultimo*.
Vedete cari lettori, da ora in poi sarà con questo spirito che si dovrà *cominciare a ragionare su quale sia il candidato più adatto a governare Siena*; chi avrà il giusto profilo per cimentarsi a fare il sindaco e che con la sua persona rappresenterà tutti i senesi (*ce lo vedete, per esempio, il chianino Ceccuzzi che tira a sorte le contrade e spadroneggia sul palco dei Capitani per il Palio?*)*.*
Se veramente *vogliamo imprimere una svolta a Siena* (e data l’altissima possibilità del ballottaggio *non giocarsi la partita fino in fondo sarebbe veramente buttare via un’occasione*) è importante *non lasciarsi trascinare dall’emotività* e, quindi, *non si può votare in base alle simpatie o alle antipatie verso i vari candidati*, ma la scelta, se si tiene davvero a Siena, *dovrà essere orientata solo in base alla professionalità e alla solidità delle persone*. Di dilettanti allo sbaraglio ce ne sono fin troppi.
Qui è l’ora che i senesi si interroghino sul serio se vogliono che Siena riparta con uno slancio nuovo; se vogliono che i loro figli non siano costretti ad andare forzatamente via dalla loro città Siena per trovare un posto di lavoro e, magari, a 40 anni vivere fuori casa in due o tre per
appartamento tornando a fare la vita che non facevano neppure a 20. I *senesi si chiedano se hanno voglia oppure no di migliorare la propria qualità della vita*. Se questo non li interessa, allora votino in base all’emotività; ma se invece così non fosse, allora stavolta riflettano bene.
Vi voglio *consegnare una riflessione finale. Ma in tutti questi anni vi pare che a Siena il partito di Berlusconi e di Verdini, e che candida Nannini, abbia mai tirato a vincere*?
E anche questa volta *il giochino è sempre il solito*, e molto probabilmente *Nannini è inconsapevole degli accordi che i suoi stanno facendo con l’avversario*. Il problema, però è che anche se se ne rendesse conto non sarebbe in grado di fare niente. Perché *Nannini* sarà di sicuro una persona simpatica e bravo a fare i ricciarelli, ma *di come si amministra la città ne sa pressoché niente*. E, continuo a pensare che non si possa votare in base alle simpatie. *Votare Nannini sarebbe consegnare ugualmente la città a Ceccuzzi*. Il copione e le tattiche sono sempre le stesse. *Il Pdl cerca una faccia pulita ma senza esperienza e competenze per la carica per cui corre*(ossia il sindaco) *e in questo modo dà una mano ai soliti Diessini*. *Questa volta, però, è l’ora di aprire gli occhi e darsi una svegliata*. Qui serve un gruppo e una classe politica che per esperienza e professionalità sia in grado di fronteggiare e tenere testa a Ceccuzzi e alla sua squadra. E, simpatie o antipatie a parte, *questo lo può fare solo la coalizione che sostiene Gabriele Corradi*. *Non vi fate prendere in giro, rifletteteci bene gli occhi se volete che qualcosa a Siena cambi sul serio*. Ceccuzzi è debolissimo, non vi fate sfuggire questa occasione. *Se volete avere la garanzia che al ballottaggio la partita non sia truccata e che ci sia chi tira a vincere sul serio* *votate Gabriele Corradi*. Rifletteteci bene.
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 29th, 2011 — Note redazionali
Sembra proprio che le acque nel PD senese siano sempre più agitate. Se sia stata la navigazione della vela di Corradi ad incresparle o la percentuale
che il sondaggio del Bisi attribuisce a Ceccuzzi (44%) non lo sappiamo. Certo è che al quartier generale di Ceccuzzi è scattato l’allarme rosso e la fibrillazione è alle stelle. Ovviamente, secondo voi, tutto ciò avrà portato gli strateghi ceccuzziani a fare un pò di sana autocritica e a dire che di come gira Siena forse – per usare un’espressione colorita – non c’hanno capito una sega? Non sia mai! La colpa è di sicuro di tutti, ma mai di loro.
E allora come pensano di arginare un’emorragia di consenso che sembra sempre più inarrestabile? Chiudendosi a riccio solo tra di loro. La parola d’ordine è: non fidiamoci di nessuno e facciamo una bella riunione il cui unico punto all’ordine del giorno è “c’è un complotto ai nostri danni” e in base a questo allungare la lista di proscrizione che i fedeli ceccuzziani tengono custodita in quadruplice copia (a volta qualche nome scappasse ai loro anatemi)
Va detto che ridotti in queste condizioni, più che fare paura sono diventati una barzelletta; non se li fila più nessuno, nessuno dà loro la benché minima fiducia e loro lì incavolati neri e fare congetture su congetture su chi stra tradendo. E allora via con le ipotesi e con i nuovi nomi da mettere all’indice. E più la lista si allunga più i fedeli ceccuzziani pensano li spetti più spazio nel partito, quale ricompensa per la cieca e obbediente fedeltà che ogni minuti professano al loro capo. Quindi vediamo un pò. I posti da distribuire sono sempre meno, quindi bisogna cominciare a far fuori anche un pò di alleati. E la prima cosa che sta saltando nelle menti ceccuzziane (che tutto hanno tranne che il dono della discrezione*) *è la vicepresidenza del Monte dei Paschi per Alfredino Monaci. Non c’è verso, di lui Ceccuzzi proprio non si fida e poi l’accordo ce l’ha col fratello Alberto il quale, a parte finire di sistemare i pezzi della sua famiglia non fa più paura neanche ad una mosca, dato che la sua carriera politica si chiuderà con la fine del mandato che sta facendo in Regione. Quindi, perché non accontentarlo ricandidandogli la moglie e, magari, promettendogli qualche strapuntino per il figlio di lei? Ma Alfredino no. Lui è giovane e potrebbe avere aspirazioni ancora per troppi anni. Intanto gli hanno dato una bella scoppola con le candidature al consiglio comunale: da sette consiglieri passa a quattro di cui uno (Alessandro Piccini) non è detto sia così fidato. Ma c’è chi dice che questo ridimensionamento sia solo l’antipasto rispetto al pranzo completo che gli vorrebbe servire Ceccuzzi. Ma a questi strateghi ceccuzziani che sono lì nelle stanze della federazione impegnati in un’attività di concetto da “celo celo mimanca” distribuendo, nelle loro teste, posti in qua e là, va ricordata una cosa: rilassatevi bordelli, Ceccuzzi dalla soglia della vittoria è sotto come un tombino, quindi vi potete mettere l’animo in pace, la scelta delle poltrone la faranno altri.
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 26th, 2011 — Note redazionali
Quando al confronto su fatti concreti si sostituiscono le liste di proscrizione significa che il termine usato da Martelli e che ha tanto scandalizzato il Bisi allora non è poi così buttato di fuori.
Se poi la parola ‘regime’ sia più o meno corretta (ovviamente
contestualizzandola alla realtà e quindi dilatandone il significato) non lo so. E’ certo però che quando le liste di proscrizione vengono alimentate di continuo per il semplice fatto di non essere allineati a 360 gradi ai voleri della federazione, beh, un problema di libertà è innegabile che esista.
Quello che sfugge a Ceccuzzi è che a Siena, tra la gente comune – che non è quella che pensa si viva solo delle alchimie di partito – questo messaggio è passato fin troppo forte. E da parecchio.
Oggi più che mai le persone vanno selezionate per la testa e non per la tessera. Ma nella logica ceccuzziana, ciò che conta è la seconda; una “classe dirigente” scelta solo in base alla cieca obbedienza, in cui i fidi scudieri sono stati addestrati ad essere subito pronti a processare la gente in piazza sbandierando l’alto tradimento. Un metodo selettivo in cui si pretende la fedeltà assoluta, unico requisito che deve comparire tassativamente nel curriculum, il resto non conta.
E non si può negare che un tale metodo sia la manifestazione di un sistema malato. Sapete perché ora più di ieri c’è la necessità di un cambio di passo che metta un freno ai polli di allevamento cresciuti in batteria e indottrinati con il solo credo della federazione? Perché è la prima volta che le risorse stanno davvero finendo, vuoi un po’ la crisi economica vuoi un po’ il fatto che il mercato del lavoro ha subìto un’accelerazione tale inconciliabile con la scelta delle persone selezionate da Ceccuzzi. Ma lui, d’altronde non può fare altrimenti, non ci pare di vederlo circondato da spiccate professionalità. Ci sono assessori e consiglieri comunali di
professione o funzionari di partito sempre rigorosamente di professione, ma non ci sono figure che possano vantare esperienze lavorative vere e tali da dare garanzie di buona amministrazione. Metodo che viene replicato anche nella selezione dei giovani alleati. Artefici di una politica del megafono verso i quali quando le luci della ribalta si sono spente hai un’immensa
difficoltà a ricordarti cosa hanno fatto.
Prendete la superficialità e l’irresponsabilità con cui hanno attaccato e continuano ad attaccare il vice presidente del Monte dei Paschi, l’Ing. Caltagirone. Pensate se solo per un attimo quest’ultimo avesse ragionato con la stizza con cui sono abituati a ragionare loro e, per ripagarli con la stessa moneta avesse detto, va bene se non mi volete me ne vado e tutto ciò che ho investito nel Monte lo investo da un’altra parte.
Non dimentichiamoci che gli attacchi irresponsabili verso la banca (perché non prendiamoci in giro, attaccare il suo maggior socio privato significa voler mandare un preciso messaggio che va ben al di là della sua persona) cadono in un momento assai delicato con un aumento di capitale in corso che dovrà necessariamente garantire un maggiore sostegno anche alla ripresa delle aziende. Avete idea del disastro economico che si sarebbe abbattuto su Siena se qualcuno avesse agito con i metodi da rappresaglia dei comunicatori e strateghi ceccuzziani? Chi avrebbe rilevato la partecipazione da svariati soldini di Caltagirone, i fedeli comunicatori ceccuzziani insieme agli altri ragazzini di bottega che stanno in federazione? Quando hanno scritto quegli attacchi (passati poi come sempre al solito Mugnaioli che si è prestato a metterci faccia e firma) hanno prospettato questo scenario? E se sì, dove pensavano di andare a reperire tali risorse, facendo una bella cena di sottoscrizione in Fortezza? Qui la logica degli egoismi e della grettezza culturale avrebbe potuto assestare un duro colpo alla banca e quindi a Siena e, chissà, magari, se ciò fosse avvenuto gli artefici del folle comunicato si sarebbero anche sentiti dei bei ganzoni convinti, nelle loro teste, di aver fatto una prova muscolare e di averla vinta. Forse è arrivata l’ora che questi ragazzi di bottega di tutte le età che giocano con il fuoco rischiando, però, di far bruciare non solo sé stessi (e fin lì poco male) ma anche tutta l’intera comunità senese, vadano a lavorare sul serio in modo da capire quanto sia caro guadagnarsi il pane senza che sia il partito a dartelo e, forse solo allora, cominceranno a rendersi conto che l’attacco che hanno fatto può tranquillamente essere archiviato alla voce ‘irresponsabile cazzata‘.
p.s. ancora non c’è stata una dichiarazione da parte dei consiglieri del Monte in quota PD: sono d’accordo o no con quanto firmato da Mugnaioli? Borghi, Monaci e Rabizzi vogliono anche loro che Caltagirone se ne vada? Perché non dicono niente?
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 21st, 2011 — Note redazionali
“O nini ‘un ti ci si vole, e se ‘un ti va sai che fai, pigli il tu’ traicche e ti levi da tre passi“.
Questo l’incipit del raffinato discorso che i comunicatori ceccuzziani potrebbero preparare
per far confrontare i “dirigenti” del PD (accompagnati dal Rifondarolo Iantorno e dal Sellato Cannamela) con i soci privati in merito alle strategie industriali della Banca Monte dei Paschi. “Perché al circolo arci del Ruffolo si parla così e Caltagirone è bene s’adegui, ovvia” (il tutto, magari, accompagnato da un bel moccolo a chiudere il ragionamento).
L’assurdità di quanto fatto firmare a Mugnaioli – oltre a confermare tutto lo scollamento dalla realtà di cui è vittima il PD – porta ad un ragionamento che non è tanto quello di dire chi è sostenuto da chi (come se, peraltro, per i puristi Diessini il concetto di raccomandazione e di padrini politici fosse una novità) quanto dall’aver ufficialmente schierato politicamente un socio così importante della Banca. Ora, va detta una cosa, che l’Ing. Caltagirone (simpatie o antipatie a parte, parentele o meno) nessuno di noi lo ha mai visto in cortei o manifestazioni di questo o quel partito. E pensiamo che i ragionamenti ai livelli e negli ambienti in cui si muove non seguano le logiche delle simpatie o antipatie che, invece, dominano le scelte della federazione di via Rosi (sede del PD).
Quindi i soliti Diessini colti da un fanatismo che li impedisce di vedere e analizzare le cose per come sono, hanno fatto un bel miscelone al cui interno hanno buttatto di tutto. Con l’unico risultato che invece di essere un comunicato politico è sembrata più la prefazione ad un libro di Dan Brown, l’autore del Codice da Vinci.
Quindi, secondo il Mugnaioli pensiero – architettato da qualche mente illuminata con lampadine a basso voltaggio – *la sintesi sarebbe questa: a Siena chi sta col PD è contro i soci privati della banca*, il che equivale a dire (dato il capitale non indifferente che questi rappresentano) che chi sta col PD è contro la Banca.
Complimenti. Ancora una altro geniale colpo da maestro degli strateghi della federazione e dei raffinati comunicatori ceccuzziani. Ma prima di far schierare in questo modo il PD, si sono confrontati con i consiglieri di amministrazione che lo stesso PD ha mandato nel cda del Monte (e non vengano a dirci la menata che loro con le nomine non c’entrano niente, per cortesia) perché, per coerenza, dovrebbe chiedere loro di dimettersi per dare il segno tangibile della presa di distanza dal socio privato attaccato da Mugnaioli. Dunque, vediamo un pò. Fabio Borghi, Alfredo Monaci, Ernesto Rabizzi, tutti tesserati al PD. Secondo il ragionamento del segretario comunale del PD senese avrebbero solo due strade: o chiedere le dimissioni di Caltagirone dal cda del Monte o darle loro per protesta.
Ma in un momento in cui si sta trattando una cosa così importante e delicata come l’aumento di capitale della Banca Monte dei Paschi (che Mugnaioli e i suoi – in primis Ceccuzzi – che al di là di qualunque considerazione sul management dovrebbero capire bene a quanti senesi dà lavoro, prima di avventurarsi ad attaccare a caso) pensano di aver fatto un gesto responsabile a lanciare un messaggio del genere dato che potrebbe andare ben oltre le mura di Siena ed essere recapitato anche alla comunità finanziaria?
Capiamo che questa gente è convinta che la Banca possa essere amministrata con le stesse regole che loro adottano per la gestione della cassa del circolo arci di Sant’Andrea, ma con tutto rispetto, chiunque capirebbe che non è così. Chiunque, tranne loro. Pensate in che mani andrebbe Siena se venisse affidata a chi si muove con questa superficialità.
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 21st, 2011 — Note redazionali
“Malizia Profumo d’Intesa“. Vi ricordate la musichina del vecchio spot televisivo? Pare proprio che la sua fragranza, con l’avvicinarsi di ogni tornata elettorale, riprenda a circolare in alcune stanze tra Siena e Firenze.
E’ davvero singolare, infatti, che sia nelle colonne de L’Unità
Toscana che su quelle del berlusconiano Il Giornale della Toscana (il cui editore è Denis Verdini) si trovi lo stesso identico taglio politico. A corredo di generici articoli in cui viene fatto l’elenco dei candidati che corrono alla carica di sindaco a Siena, in entrambi i quotidiani vengono messe due belle foto, una di Ceccuzzi e una di Nannini promuovendo la logica oramai stantìa che o voti da una parte o da un’altra come se l’offerta politica a Siena finisse lì.
Ai ragazzotti del PD senese che in un estremo tentativo tra l’arrogante ed il disperato hanno cercato di assimilare gli altri due candidati che corrono invece separatamente, può tranquillamente rispondersi che la vera ditta a Siena è un’altra, quella che porta l’insegna Ceccuzzi & Nannini.
Casualmente questi ultimi giapponesi del bipolarismo ad orologeria (PD e PD+L) si trovano “stranamente” concordi a intralciare la strada ad altri soggetti, inquinando in tal modo la campagna elettorale. Ma che strano. Come mai, dato che dicono che o c’è la destra o c’è la sinistra, Ceccuzzi e i suoi prodi non attaccano Nannini e si concentrano solo su Corradi e su Laura Vigni?
Non sono nemmeno originali, ogni volta viene ripreso dal cassetto il vecchio copione e fatto recitare agli attori di turno. Qualcuno di voi si ricorda negli ultimi anni che il partito di Verdini a Siena abbia fatto una strenua opposizione contro i DS prima e il PD poi? No? Neanche noi.
Nei resoconti sulla stampa che descrivevavno la conferenza di presentazione del candidato pasticcere abbiamo avuto modo di leggere che questo, forse colto da un eccesso di verve politica mai avuta fino ad oggi, ha voluto strafare facendo un accenno alle drammatiche vicende di politica internazionale che vedono scenari di guerra alle porte dell’Italia.
Peccato, però, che il pasticcere nell’occasione confuse – sotto lo sguardo spaesato di chi lo ascoltava – la Libia con il Libano e, forse rendendosi conto dagli occhi di chi lo guardava che forse aveva detto una cazzata atomica, si riprese con un tecnicissimo “Si, insomma, dove c’è Gheddafi”. Sulla vicenda, qualche giornale riportando la macroscopica cavolata, ironicamente scrisse che il pasticcere tanto non si candidava a fare il Ministro degli Esteri.
Ora, anche se è vero che Nannini non corre per ricoprire il prestigioso incarico alla Farnesina è pur vero che in quell’affermazione ha dimostrato che il mondo della politica e della macchina amministrativa (ossia come si amministra e si manda avanti una città) gli è del tutto oscuro. Pensateci bene cari amici, e secondo voi un partito (quello di Verdini) che dovrebbe mirare a vincere fa scendere in pista una persona che forse a tutt’oggi ancora non ha la benché minima idea in cosa consista il ruolo per cui si è candidato? Via via, non prendiamoci in giro. E’ la riedizione del solito giochino, i Diessini vogliono un candidato debole per il Pdl che però nobilitano cercando di usarlo in funzione di contenimento di coloro che, invece, si pongono come alternativa vera, ossia la Laura Vigni per il popolo della sinistra di base e il Corradi per tutta l’area di centro e per quella moderata, non a caso è sostenuto oltre che dalla società civile tramite le Liste Civiche anche da partiti quali API-UDC-FLI.
Cari Diessini, prima di andare a lanciare chissà quali alchimie, guardate in casa vostra che la ditta Ceccuzzi & Nannini (o per meglio dire Verdini) èda quel dì che a Siena ha la sua sede legale.
Firmato
La Primula Rossa