Settembre 25th, 2011 — Note redazionali


Il giorno dopo gli esiti elettorali che hanno visto prevalere lo smemorato di Collegno, al secolo Angelo Riccaboni, per soli 16 voti, nel visionare la rassegna stampa di allora, noi che siamo esterni alla vita universitaria, non potevamo fare a meno di notare la foto degli esultanti per la vittoria di “Angelo il successore di Tosi”. L’immagine, nitida ed eloquente, metteva in risalto un gruppo di responsabili e corresponsabili del dissesto di oltre 270.000.000 di euro, saltellanti e ridenti, capitanati nella sera della vittoria del loro “caro Angelo” dal genio e ciambellano di Piero Tosi, ovvero Maurizio Boldrini. Con molta probabilità dopo il responso (di soli 16 voti di differenza e sotto il vaglio della magistratura e presumibilmente da annullare) vittorioso per l’aziendalista Riccaboni, il genio e qualche esperta di tritacarte si saranno collegati telefonicamente con i loro due mentori: Luigi Berlinguer e Piero Tosi. E penso di non sbagliarmi affermando che durante la conversazione il genio si sia lasciato andare a frasi del tipo: “Abbiamo vinto, vinto … ora si comanda noi … come ai tempi d’oro (quello che hanno dissestato) e possiamo far venire la nostra amica Ines a gestire la restaurazione”. Peccato caro Boldrini (e riporta i soldi dei contribuenti per quei famosi libri) che avete fatto male i conti e vi siete cullati troppo fin troppo sulla protezione e omertà dell’ambiente che vi circondava. Comandate cosa? Avete distrutto un ateneo, distrutto e fatto a pezzi come dei barbari sanguinari, e avete lasciato uno dei più incompetenti rettori a difendere le vostre posizioni personali, dimostrando non solo di non riuscirci, ma addirittura mettendo in risalto la sua inconsistenza e le bugie raccontate nei mesi precedenti. Poche chiacchere e diciamo le cose come stanno. Il banditismo gestionale praticato all’ateneo senese, fosse successo a Parigi, Berlino, Londra, Lisbona, Varsavia o in altre capitali europee, il giorno dopo (nemmeno un anno dopo) avrebbe causato l’arrivo delle forze armate con i gabbioni per portar via i responsabili di questo atto banditesco: ossia un dissesto di oltre 270.000.000 di euro. Ora voi dissestatori tosiani, poi Angelo, Ines e leccaculo vari, vi state cullando sui ritardi della magistratura: ma siete sicuri che questi ritardi vi salveranno dalle vostre responsabilità? Sono cambiati i tempi e il mondo non finisce alla Lizza: il dissesto e l’inchiesta sulle elezioni non finiranno nel dimenticatoio. In Italia esiste una Costituzione e delle leggi ben precise e di questo parleremo mercoledi prossimo.
Il dramma post-dissesto per l’università senese attualmente è rappresentato dalla presenza di due incompetenti e presuntuosi (senza dimenticare la condanna della corte dei conti della pensionata Ines Fabbro) e dalla presenza penosa di quella inconsistente di ministro Gelmini: insomma,tre personaggi in cerca di autore accumunati dalla comune incompetenza in materia di gestione universitaria. Inoltre questo Riccaboni che millanta piani di risanamento che non esistono, era uno dei protagonisti, visti i ruoli ricoperti, della nomenclatura tosiana dei tempi del dissesto: lui c’era e partecipava alla gestione. Oggi si presenta come lo smemorato di Collegno e insieme alla condannata dalla corte dei conti per danno erariale Ines Fabbro non solo massacrano i lavoratori, ma addirittura le tentano di tutte per proteggere personaggi dissestatori come Loriano Bigi e sindacalisti (o ex) corresponsabili e, in alcuni casi, attori d spicco del dissesto. Con questi due incompetenti e con questo sistema incancrenito, più che competere per l’Europa possiamo accontentarci di non finire nell’albo dei fallimenti economici. Se avete a cuore le sorti dell’ateneo e di riflesso la città, cari incompenti Riccaboni e Fabbro, alzate bandiera bianca: tanto avete dimostrato di non saper risanare un bel niente e inoltre non siete nelle condizioni di proteggere nessuno. E anche coloro che politicamente nicchiano o cambiano parti in commedia, invece di apparecchiare tavoli prendano coscienza del dramma dell’ateneo e invitino il loro caro Angelo ad abbandonare il fortino. Poi sarebbe anche il caso visto che nessuno ne ha mai parlato, di affrontare la situazione del nostro caro Angelo, il quale dovrebbe dimettersi velocemente, visto che si trova ad essere rettore mentre sua moglie è una docente della medesima università. Nel frattempo proprio per verificare la posizione sarebbe opportuno conoscere eventuali atti o decisioni presi in presenza o con firma del rettore in merito all’attività di docenza della moglie o del dipartimento di appartenenza. Così, solo per verificare questa situazione che non dovrebbere esistere in un ente pubblico: nell’università ancor meno visto che anche per legge se non erro è stato messo divieto di candidare rettori che hanno parenti dentro l’università. Questa legge riguarda le prossime (vicine) elezioni per il rettore, ma senza perder tempo, per la trasparenza, queste verifiche andrebbero fatte subito.
Cosi come non sono più rinviabili le decisioni in merito ai responsabili del dissesto. Nel contempo invitiamo il sig. Boldrini a riportare i famosi soldi per i libri in onore di Luigi Berlinguer nelle casse dell’ateneo, magari saltellando, come faceva la sera di quei 16 voti di differenza.
A mercoledi ….
Maestro James
Settembre 23rd, 2011 — Note redazionali


InSUM è venuto fuori un altro merdaio, non inaspettatamente perché, come al solito, qualcuno aveva già messo in evidenza questi traffici e per la precisione il solito Giovanni Grasso, in particolar modo qui e qui. Ora dalla lettura dei giornali per l’inchiesta sul SUM e sull’ISU che vede coinvolto anche il dissestatore Bigi, la redazione di Fratello Illuminato ha qualche domanda e qualche riflessione da proporre:
1) Come mai, visto che gli illeciti contestati sono pari pari quelli contestati a Siena al medesimo Bigi e ad altre decine di persone, e che lì gli illeciti sono finiti nel 2009 e a Siena nel 2008 in viale Franci sono a caro babbo e in via Cavour o in via dell’Anguillara hanno chiuso le indagini? Forse sono oberati di lavoro a Siena? Sotto organico? Bene cedano l’inchiesta a Firenze così magari lì si sbrigano.
2) Come mai la premiata ditta Criccaboni & Fabbro protegge tanto il Bigi, che quello che ha combinato a Firenze al SUM l’ha combinato anche a Siena, mentre Criccaboni faceva quando il presidente del Nucleo di Valutazione, quando il presidente del CRESCO, quando il prorettore ad Arezzo, quando il Preside e senatore accademico? E come mai la Fabbro, che col Bigi partecipava ai congressi organizzati dalla FLC-CGIL, si dà tanto da fare per parargli il culo, mentre come si vede bene altrove il culo glielo rompono, e non solo a lui ma anche a tutti i Bigi-Cricca Boys e le Bigi-Cricca Girls?
3) Come mai la premiata ditta Criccaboni & Fabbro non va davanti alla Procura della Repubblica di Siena per denunciare il grave danno all’immagine, nonché alle finanze, dell’Ateneo di cui ad oggi sono i vertici nonché i rappresentanti legali? Non si può configurare tutto questo come un’omissione dei doveri di ufficio, se non addirittura, vista la pervicacia con cui difendono l’operato di costui nonché di altri, tipo la Goracci che dalla stampa nazionale (Il Fatto quotidiano del 14 maggio 2011) risulta indagata per la questione dei CEL e del conseguente falso in bilancio, addirittura dicevamo una complicità?
4) Come mai non aprono immediatamente una commissione anche interna per accertare tutti questi fatti? O meglio rendono pubblici i risultati della commissione interna creata a suo tempo da Focardi-Miccolis? Che risultanze ha avuto quella commissione? E la Procura ne sa qualcosa?
In definitiva: dopo aver letto l’intervista a Criccaboni da parte della Nazione dove viene utilizzata l’espressione “diligenza del buon padre di famiglia” a noi viene in mente ben altro senso della parola “diligenza”. Qui l’unica diligenza è l’ente pubblico che per anni ha subìto gli attacchi di veri e propri banditi e dissestatori che ad oggi, dopo tre anni dalla conclamazione del disastro, sono tutti al loro posto se non addirittura premiati. E per cortesia risparmiateci questa cretinata sesquipedale continua della “fiducia nella Magistratura”. Per prima cosa prendeteli voi i provvedimenti del caso e poi la magistratura, con la calma e la flemma che la contraddistingue (non tutta evidentemente), e anche debitamente stimolata dalla PARTE LESA prenderà i provvedimenti del caso***.

*** Nella foto una delle tante trasparenti, vantaggiose, corrette e ispirate al bene comune azioni amministrative che hanno contraddistinto l’amministrazione dell’ateneo senese.
Settembre 22nd, 2011 — Note redazionali


Iniziamo questa nuova opera partendo dal fondo. Domanda: appena vinte (con tutti i dubbi del caso sui quali la magistratura, che ha sequestrato tutti i fascicoli che sta leggendo DA PIU’ DI UN ANNO) le elezioni, cosa ha cercato di fare il co- post-dissestatore di atenei Criccaboni? Prima ancora di chiamare a co-dissestare la maestra elementare pensionata e condannata dalla Corte dei Conti Ines Fabbro, ha tentato di forzare la mano per decidere LUI chi nominare a capo dei famigerati DAI (Dipartimenti ad Attività Integrata presso l’AOUS) ed in particolar modo ha cercato di imporre CARLO SETACCI. Vi giunge nuovo questo nome? Non crediamo, perché era uno dei famosi ospiti a Stigliano, fedelissimo del Sultano del luogo.
Fallito questo obiettivo, il nostro post-dissestatore ha pensato bene di chiamare a fare il DA (Dissestatore Amministrativo la cui la selezione, ancora una volta, è al vaglio, assai lento, della Magistratura) un’amica carissima di Jolanda Cei Semplici, altra dissestatrice stiglianese d.o.c., adesso in contenzioso con l’AOUS per una cifra, pare, di circa 600.000 euro cosa per la quale la redazione di Fratello Illuminato chiede una commissione urgente di inchiesta sui bilanci dell’AOUS dal 2003 in poi. Per non parlare delle cene a tre di cui avevamo già parlato fra Dissestatore Amministrativo, Jolanda Cei Semplici e Marcello Rustici.
Infine un prorettore delegato è Vincenzo Sorrentino, altro stiglianese e tosiano.
Cosa possiamo e potete dedurre da tutto questo? Che il co- e post-dissestatore Riccaboni rappresenta la continuazione e la contiguità con la linea dissestatrice (la catena di affetti) rappresentata da Sultano di Stigliano-Faraone di Pescia-Jolanda Cei Semplici e tutte le varie appendici tutte rigorosamente presenti al cinema all’aperto di Stigliano e dei quali né l’Ateneo né l’Ospedale riescono a liberarsi in alcun modo, cosa che naturalmente porterà alla totale distruzione dell’una e dell’altro, mangiati da dentro come una mela infestata dai vermi.
I nomi di una buona parte delle appendici stiglianesi di cui andiamo parlando li potete trovare nell’associazione Università Libera (il cui presidente è Antonio Vicino) fra i soci fondatori.
Ecco quindi cosa intendiamo quando parliamo, nella sintesi proposta nell’ultimo post, ai punti 2 (proteggere i dissestatori veri e propri) e 6 (circondarsi di Cricca Boys).
Nella prossima puntata del Manuale parleremo invece del punto 3) ovvero: CASCARE DAL PERO.
Buona lettura!
Settembre 18th, 2011 — Note redazionali

La sanità pubblica e la tenuta della stessa merita maggiore attenzione da parte delle istituzioni interessate e per garantire i servizi necessari e doverosi nei confronti dei cittadini, non sono più rinviabili i monitoraggi e le verifiche sulla gestione dei bilanci dell’Azienda Ospedaliera: per non ritrovarsi (speriamo di no) con situazioni simili a quelle dell’Ateneo senese.
Da più parti si evidenziano preoccupazioni sulla situazione economica dell’Azienda Ospedaliera, oltre a diverse lamentele da parte degli utenti (i famosi cittadini) sul servizio e quindi chiediamo alle istituzioni interessate di promuovere l’apertura di una COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI BILANCI DELL’AZIENDA OSPEDALIERA PARTENDO DAI BILANCI DELL’ANNO 2003.
E a tal proposito chiediamo ai soggetti interessati (come atto di trasparenza) di confermare o smentire l’esistenza di una sorta di contenzioso economico tra l’Azienda Ospedaliera Senese e l’ex direttore Jolanda Cei Semplici: si tratta di soldi della collettività e quindi urge una comunicazione pubblica dell’esistenza o meno di questo contenzioso.
Per caso la signora Jolanda Cei Semplici (amica di Ines Fabbro) ha richiesto dei soldi (circa 600.000 euro che secondo lei le spettano) all’Azienda Ospedaliera?
Settembre 16th, 2011 — Note redazionali
La redazione di Fratello Illuminato, dopo aver letto l’intervista al rettore dell’università più dissestata del mondo pro minor tempore possibile Angelo Cricca Riccaboni, ha intervistato il cane Paco, membro onorario della redazione di Fratello Illuminato, presidente del Fondo Monetario Mondiale Canino, professore al Lincoln College a Oxford.
Fr. Ill. : Cane Paco come vede la situazione dell’università di Siena anche alla luce delle varie dichiarazioni di Riccaboni e Fabbro?
Paco: Con gli occhiali la vedo bene, ma per quanto riguarda le dichiarazioni era meglio se gli occhiali non li avevo. Ditemi voi se dopo tutte le sputtanate a partire da quella degli scopini, per non parlare dei libri in onore di stiglianesi garanti ordinati dai genii inghirlandati, era il caso di andare a raccontare quella marea di frescacce incoerenti.
Fr. Ill.: Per esempio?
Paco: Mah, guardi, ne parlavo con mio cugino Rabanne, che è al Trinity College a Cambridge, sapete, dove ha studiato Coleridge e lui mi diceva che la storia di Siena degli ultimi anni sembra scritta da Coleridge drogato al massimo. Per esempio questa storia degli scopini da cesso non ricorda il verso: In Xanadu Kubla Khan ha voluto innalzata una maestosa casa di piacere? I genii inghirlandati e i poeti che scrivono odi a Piero Tosi, che ha ridotto l’ateneo in questo stato pietoso sembrano usciti dalla fantasia di un drogato di laudano come Coleridge. E chi protegge questa gente, come Riccaboni & Fabbro, non ci fa una bella figura, direi pessima.
Fr. Ill.: E’ anche la posizione della nostra redazione. Qui a Oxford come vi regolate in questi casi?
Paco: Non ci regoliamo perché noi siamo in cima alle classifiche di Shangai per il numero di premi Nobel e di Fields Medalist, mentre Siena è negli ultimi posti per questo. Invece è prima di molte lunghezze per quanto riguarda il dissesto. D’altro canto è un po’ tutta la città, mi pare di capire, che è in un dissesto finanziario e non solo; anche morale e intellettuale.
Fr. Ill.: Torniamo all’intervista di Riccaboni.
Paco: Torniamoci. Il punto è che con la lettera del duo sulla liquidità e quanto dichiarato da Riccaboni nell’intervista si capisce che questi due sono mesi che raccontano bugie a destra e a manca. Leggevo sui giornali (anzi sul giornale, la Nazione, perché il Bisi mi sembra che sparacchi bischerate a caso pur di non parlare del dissesto creato da chi lui ha appoggiato sempre e comunque, Riccaboni incluso) che anche a Ceccuzzi e Bezzini aveva raccontato, sia pure a forza di se e di ipotesi, che non ci sarebbero stati problemi fino alla primavera del 2012. E poi dice che non si può pagare niente perché sennò non pagano gli stipendi. Mi meraviglio di Ceccuzzi che si prendere per i fondelli in questo modo ridicolo. Lo facevo più furbo. Invece mi sembra uno che si fa prendere in giro facilmente. Guardate anche la storia del membro del consiglio di amministrazione. Prima minaccia, Ceccuzzi dico, tira in ballo la magistratura e l’indagine sulle elezioni, e poi Riccaboni e i baroni fanno come vogliono, in barba a Ceccuzzi.
Fr. Ill.: Forse sperano di vendere qualche palazzo.
Paco: Ma se hanno bisogno del parere del MIUR e del MEF anche per soffiarsi il naso! Parere che i ministeri non gli danno mai! Figuriamoci se gli danno quello di vendere palazzi pubblici, prima della dichiarazione di dissesto. E comunque poi bisogna vedere chi li compra. Non è la prima volta che promettono e poi non fanno niente. Sono proprio due incompetenti! E poi si fidano di certi personaggi che millantano un potere che non hanno. Quelli stessi che avevano detto a Riccaboni: non lo pagare il mutuo. Poi l’ha pagato o no?
Fr. Ill.: Lei ha poca fiducia, quindi.
Paco: Nessuna fiducia. Sa noi qui siamo abituati male. I palazzi li compriamo e gli stipendi li paghiamo eccome, anche se puliamo i cessi con scopini dell’Ikea. E produciamo premi Nobel. E non parliamo per frasi fatte: il brand, il trend … Ma come parla? Il brand del dissesto.
Fr. Ill.: Parliamo d’altro. Come mai lei non è stato menzionato (e neanche Rabanne) per il premio che Cannamela darà ai cani nell’area di sguinzagliamento così sponsorizzato dal Bisi?
Paco: A parte il fatto che il Bisi fra bestie selvagge e strafalcioni storici e grammaticali, di tutto parla salvo che dei suoi amici dissestatori; a parte anche il fatto che non so chi sia questo Cannamela, anche se mi dicono che è assessore, ma io non lo sapevo. Comunque per la questione del premio probabilmente il cane che lo vincerà è di un’altra obbedienza canina. Comunque ce l’ho anche io un premio per Bisi e Cannamela, un regalo. Eccolo:

Fr. Ill.: Grazie prof. Paco dell’intervista. Possiamo tornare quando vogliamo?
Paco: Ma certo! Io ho tempo perché non ho dissestato nulla e una volta che ho adempiuto hai ai* miei doveri didattici e scientifici mi piace scambiare due parole. Buona serata.
* Castroneria nella trascrizione dovuta alla stanchezza e prontamente segnalata da un lettoreche ringraziamo.
Settembre 14th, 2011 — Note redazionali
Siamo giunti all’ultima puntata e la redazione di Fratello Illuminato è riuscita a scoprire l’origine della torma di dissestatori e delle loro motivazioni. Una sera d’estate dei primi anni Ottanta (1984 per la precisione) un gruppo di amici, di amici degli amici, di gente che piace alla gente che piace si ritrova nei giardini del Sultano di Stigliano, alla sua corte, per vedere un film all’aperto. Potete vedere una fotografia scattata nell’occasione. Nella fotografia, di spalle, ecco che si possono riconoscere i seguenti personaggi a tutti ben noti fra cui nomineremo: Maurizio Boldrini, Giorgio Salinas, Maurizio Bettini, Tommaso Detti, Carlo Setacci, Piero Tosi e signora, Vincenzo Sorrentino, Mariano Giacchi, Giulio Cianferotti, Gabriella Piccinni, Giuliano Catoni, Omar Calabrese, Romano Luperini, Cinzia Carmignani, Floriana Colao, Antonio Cardini, Anna Coluccia, Jolanda Cei Semplici, un giovanissimo Loriano Bigi e molti, tanti, troppi altri dissestatori (anche venuti da fuori, tipo Giuliano Amato, dissestatore dei bilanci statali addirittura e delle tasche e dei conti correnti dei cittadini, per dirne uno). C’è anche, di spalle con in mano la raccolte delle opere di Robespierre, distratto dalla lettura, Mauro Cresti. Ma qual’è il film che stanno guardando, mentre vengono serviti cocktails e pop corn da graziosi camerieri diversamente alti (nani)? E’ un classico: “Amici miei”. A un certo punto il Sultano e tutti gli ospiti, Mauro Cresti incluso, vengono attratti da questa scena: http://www.youtube.com/watch?v=fx_BSO_6FS8&feature=related
E qui i loro occhi si illuminano! Una catena di affetti che nessuno è in grado di rompere! Ma certo! E difatti da quel momento tutti costoro hanno infilato in ogni dove i propri figli, le mogli, i mariti, le ganze, le nuore e i generi. Chi ha messo in cattedra i propri figli dal Sultano medesimo per passare a Tosi. Chi ha comprato palazzi con i soldi dei contribuenti, quindi li ha riempiti di scopini da 60 euro + IVA e per concludere l’opera ci ha aperto sedi per i propri generi e figlie IN.FACT di molto lussuose, ancorché a fini di lucro privato. Chi dalle opere di Robespierre in congiunzione con la scena del film ha tratto la magnifica idea di schiaffare la ditta di comunicazione della figlia in tutti i comuni della provincia di Siena e poi in Provincia stessa e, ciligiona sulla torta, a fare da portavoce a quel fenomeno (nel senso greco del termine: che appare di tanto in tanto) Bezzini. In poche parole: da quel momento hanno tutti dissestato alla grande personalmente e a mezzo famiglia, anche allargata. Che bellezza! Scopini di design, consulenze, villette del Glicine, ospedali interi a propria disposizione dopo averli epurati di tutti i dirigenti ammodo e corretti, ex manicomi arredati da Fuskas senza badare a spese, consigli di amministrazione delle banche vicine e lontane, incarichi, doppi, tripli, quadrupli incarichi, prebende e premi di produzione (di voragini e dissesti). Una pacchia.
Ecco l’origine: la catena di affetti. La redazione di Fratello Illuminato conclude questo manuale con una considerazione ed una promessa. La considerazione è che non passerà un anno che tutta questa gente, volente o nolente, si ritroverà, come in un malinconico amarcord, a vedere questo film: http://www.youtube.com/watch?v=mO6chloWJb8. La promessa è che a breve la redazione di Fratello Illuminato metterà online il manualetto in formato pdf, in modo che chiunque possa scaricarlo, stamparlo e metterlo sui propri scaffali per dare prestigio alla propria biblioteca.
Con gli omaggi della redazione di Fratello Illuminato: il blog.
Settembre 11th, 2011 — Note redazionali
Abbiamo visto che certi gabinetti sono espressione di alto design, così come abbiamo visto che quando una banda di dissestatori si è ribellata sui giornali ha affermato, fra le altre cose, di collaborare addirittura con un premio Nobel, Stiglitz. Tutto questo, nelle menti dissestatrici, deve aver provocato la seguente riflessione: ma per andare a defecare in cotanti cessi o per interfacciarsi con cotante menti sarà opportuno andarci vestiti un po’ trasandati? La risposta è stata negativa e quindi è stata architettato il seguente escamotage: compriamo diverse teche ed espositori (preferibilmente costosissime), svuotiamo alcuni locali da quei pulciosi fricchettoni che ci fanno ricerca, didattica e amministrazione ed esponiamoci capi di vestiario griffati Unisi. Poi assumiamo un po’ di gente presso l’area comunicazione e marketing (stipendiandole ovviamente con soldi pubblici), quindi rivolgiamoci a qualche designer esterno e a qualche ditta esterne e creiamo un bel po’ di collezioni di borse, cravatte, polo, felpe, penne, cartelline, portafogli ecc. ecc. Qui http://www.unisi.it/lineaUS/ potete ammirare la collezione “Stigliano 99”, “Pescia 01” e “Piancastagnaio 02”. Purtroppo questi genii sono stati surclassati da questo http://www.youtube.com/watch?v=eUgM6gYAp3o&feature=related
Intanto però sorgono spontanee delle domande: 1) Quanto è costato mettere su tutto questo baraccone? Sicuramente tanto in un primo momento e poi moltissimo in un secondo, visto che ancora una volta si sono messi sul groppone del bilancio ulteriori stipendi (e con quelli sì che si dissesta! Ricordate: con la gente e gli stipendi che percepisce si dissesta al massimo grado!); 2) In quanto è quantificabile l’introito? 3) Dove sono i verbali del CdA che approvano queste belle imprese? 4) Chi c’era all’epoca in CdA? 5) Quanto ha influenzato il Faraone di Pescia e il suo fido genio inghirlandato l’aver collaborato al principio di dissesto operato dal Sultano di Stigliano con il 750 anniversario (data peraltro falsa come una banconota da 28 euro)?
Accanto alle teche e alla sede dell’Unisishop poi doveva sorgere il Caffé dell’Artista, tanto che vennero svuotati ulteriori locali (sempre adibiti a cretinate del tipo archivi amministrativi e così via), per fargli posto. Come si sarebbe dissestato bene se si fosse dato vita a questo geniale (è il caso di dirlo), progetto!
Comunque il dissesto è venuto discretamente anche così.
Siamo in attesa di risposta alle domande sopra.
Settembre 8th, 2011 — Note redazionali

Mentre la Nazione di oggi dedica un’intera pagina alle vicende dell’ateneo più dissestato del mondo occidentale (prima nella classifica di Kinshasha degli atenei dissestati da torme di stiglianesi e soci), mettendo bene l’accento sull’inettitudine l’incapacità dell’attuale amministrazione e sottolineando come qualsiasi cosa portino in CdA viene sistematicamente buttata a fondo, nonché come l’ateneo sia stato colpito da un’altra “multina” da oltre un milione e mezzo, cosa fa l’ineffabile giornalista europeo Stefano Bisi? Scrive dieci righe dicendo che una vecchia multa TOSIANA (2004) è stata diminuita drasticamente a 100.000 euro. Stop. Dei revisori che bocciano tutto, del fallimento continuo delle operazioni di risanamento e delle varie visite dei Carabinieri in ateneo (l’ultima martedì) se ne guarda bene dal parlarne.
In compenso dedica altrettanto spazio di quello dedicato all’ateneo ad un piccolo biacco avvistato ieri in piazza del campo, la cui rimozione ha richiesto l’intervento dei Marines, dei ROS, dell’esercito e della protezione civile.
Bisi, ma perché invece di insidiare il Focardi per il premio National Geographic, non dici – per fare un esempio – al tuo amico genio inghirlandato di riportare i soldi dei libri in onore del sultano di Stigliano?
Settembre 7th, 2011 — Note redazionali

* Scioccati evidentemente dalla calata piuttosto recente dei barbari a San Galgano, i raffinati abitatori del San Niccolò hanno provveduto, nel 2005 (anni in cui imperava il Faraone Dissestatore Piero I e ultimo col ciambellano di corte nonché genio inghirlandato e comunicatore massimo Boldrini), ad evitare di fare il tetto d’oro e l’oro l’hanno nascosto nei cessi e negli uffici, sotto mentite spoglie di oggetti di design.
La fornitura del 2005, infatti, pervenuta (?) per il solo San Niccolò alla modica cifra di 330.870,00 +IVA per un totale di 397.044,00 euro constava della seguente oggettistica. Facciamo alcuni esempi di cui almeno uno già noto al grande pubblico: lo scopino da cesso che all’Ateneo (cioè al contribuente) è costato 60 euro + IVA mentre se ci fosse rivolti ad una ditta di livello come la Alessi avrebbe comportato, per un oggetto di design dall’accattivante ed appropriato nome di “merdolino”, la modica cifra di euro 34.00 (rivalutati al 2011).
Ma non ci si poteva fermare agli scopini e ai distributori di salviette di design. Valeva bene la pena di spendere 85.00 euro + IVA per 128 cestini portacarte in acciaio ignifugo antigraffio, esattamente come quelli che si possono acquistare comodamente all’Ikea al prezzo di ben 4.99 euro IVA inclusa ciascuno. Dal che si evince che con la spesa di un solo cestino di design (come quelli del Baiocchi: http://www.youtube.com/watch?v=DjeuTeE19tI) ce ne veniva esattamente 20. Il tutto, per renderlo più sicuro, in locali ben ombreggiati da 750 tende a rullo con comando ad argano ed asta di manovra e, per i 73 più fortunati, con tende ombreggianti aggiuntive per un importo totale di 73620 euro IVA inclusa.
Questa cosa dei fortunati torna ad angustiarci quando vediamo che sono stati spesi 3600 euro + IVA per ben 4 cassettiere speciali modello Susta e contemporaneamente apprendiamo con sconcerto che ci sono 3000 stanze al San Niccolò, visto che sono state acquistate per l’appunto 3000 marcastanze per un totale di 39000 euro + IVA. Siccome poi tutte le genialate vanno comunicate per tempo al popolo ed al comune mediante ostensione in bacheca, si è correttamente provveduto ad acquisirne 90, di bacheche, per un totale di euro 40500 + IVA.
Peccato che non si sia ornato il giardino antistante con Biancaneve ed annessi nani perché sennò avrebbero potuto ispirarsi a questa nota scena: http://www.youtube.com/watch?v=ca20NEt4VSQ (dal min. 2 al min. 4). Peccato davvero! Ci sarebbero stati proprio bene.
A questo punto, dopo alcuni esempi di acquisto magnificente, tornano alla mente le parole pronunciate da un noto semiologo antibarbaro che il 3 novembre 2008 si faceva latore di una lettera, firmata da altri scienziati illustri (già candidati al nobel come Maurizio Bettini, Mariano Giacchi, Noè Battistini, Giulio Cianferotti ed altri stiglianesi), con queste parole dette al Corriere di Siena dell’amico Bisi: Non siamo la banda del buco e non è l’università degli sprechi. No no! Poco no! E poi non è un buco; è una voragine senza fondo.
A questo punto poniamo delle domande che consegnamo anche alla magistratura della Repubblica italiana:
1) Ma il bando di gara per questa fornitura a quante aziende è stato spedito? E quante sono state le offerte ricevute?
2) Il Consiglio di Amministrazione le ha approvate o no queste spese?
3) Chi è che ha segnalato all’ateneo la ditta Tecno SpA e perché, avendo la sede centrale a Milano ed una filiale a Firenze in Lungarno Vespucci l’acquisto è avvenuto presso la filiale di Bologna?
4) E ancora: ma l’inventario al momento della consegna di tutta questa roba è stato fatto? Si trova tutta al San Niccolò questa fornitura? E se sì in quale delle 3000 stanze che lo compongono?
Ora, cari scienziati che avete partecipato ed avete in buona parte ideato questo scempio, ce lo fate un favore? Andatevene! Lasciato morire in pace l’Ateneo!
P.S. Prima di abbandonare la scena, sarebbe carino da parte del genio riportare quei 26.210 euro + IVA per gli studi in onore del Sultano di Stigliano senza far scomodare ulteriormente la magistrature nonché finire di prosciugare le casse, già disastrate, dell’Ateneo.
* Nelle foto: lo scopino “Merdolino” della ditta Alessi e il cestino “Dokument” della ditta Ikea.
Settembre 7th, 2011 — Note redazionali
Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 settembre due amici, esperti radioamatori e specializzati nel conteggio delle antenne dei grilli, si trovavano nelle notturne vegetazioni naturali nei dintorni di Monsindoli: impegnati appunto nel conteggio delle antenne dei grilli. I due amici, Mizio e Tazio, si muovevano nel notturno separatamente e per comunicare nella distanza separatrice utilizzavano la radio (da veri esperti radioamatori). All’improvviso, mentre comunicavano attraverso la banda HF, dentro lo spettro elettromagnetico un altro tipo di spettro faceva capolino. I due sconvolti da questa presenza improvvisa e anomala, e ancor di più sconvolti dalla voce strana che disturbava le loro, cominciarono a sudare freddo: una sorta di paura preoccupante per la biancheria intima dei due grillologi.
Cosa stava succedendo ai due amici? I grillologi incolpevolmente erano capitati in un luogo dove quella notte un gruppo ristretto di mezzi alcolizzati e pieni esaltati, come loro consuetudine, stavano celebrando in cerchio l’invocazione a satana. Probabilmente questi invocatori patologici da quanto erano pieni di alcolici non avevano trovato la forza per riportare tra di loro satana e stranamente la loro invocazione aveva riportato nell’oggi un certo Udu, un barbaro dell’anno 270 (e non del 1270) appartenete alla tribù barbara dei Burgundi. Lo spettro e la voce del barbaro Udu si erano impossessati della comunicazione radioamatoriale e forse per una sorta di ritorsione,provocata anche dalle sputtanate del nostro blog, il medesimo barbaro approfittando dei due amici si è lasciato andare in una ferma e storica rivendicazione dell’innocenza dei barbari in merito al furto del “tetto dell’Abbazia di San Galgano”. Vi ricordate che il semiologo di Via Roma 56 Omar Calabrese, con supponenza, aveva asserito che il tetto dell’Abbazia di San Galgano era stato trafugato dai barbari? Proprio quella: la stessa che ha fatto incazzare i barbari e gli stessi pur di affermarlo, rompendo i confini dell’oltretomba, hanno consegnato a Mizio e Tazio (assidui lettori del nostro blog) un’intervista esclusiva ribadendo che “Non sono stati i barbari a trafugare il tetto di San Galgano(come asserito dal semiologo di Via Roma 56) per un motivo palesemente certificato: le invasioni barbariche sono esistite tra l’anno 166 e l’anno 476, mentre la costruzione dell’Abbazia di San Galgano ebbe inizio nel 1218 … più chiaro di così..”
Ecco a voi in anteprima planetaria l’intervista che il barbaro Udu della tribù dei Burgundi ha rilasciato a Mizio e Tazio.
Domanda. Udu, anzi barbaro Udu, dalle poche parole che abbiamo intuito appare evidente che i barbari sono incazzati con le affermazioni colpevolizzanti contro di voi fatte dal semiologo di Via Roma 56 accusandovi di aver trafugato il tetto dell’Abbazia di San Galgano?
Risposta. Uuu, gra gru … ma che burgate dice questo semiolugu!!! Nou siamo stati barbaru brutali e sanguinari … anche sui vustru libri di storia è scritto così. E non negu questu. Voi moderni però siete strani, soprattutto in quel di Via Roma 56. Di questu semiolugu non avevamo mai captato nullu dal mondo lontano dell’oltretomba. Perché deve lanciare false accuse nei nostri confronti? Ci deve chiedere scusa.
Domanda. Siete sicuri della vostra innocenza?
Risposta. E’ tutto scrittu e testimoniato. Noi non siamo stati. Probabilmente il semiolugu si sarà confusu dopo aver visto quel film “Le Invasioni barbariche”(perché noi dall’oltretomba seguiamo tutto di voi moderni) e distratto dalle ricordanze cinematografiche gli sarà sfuggita questa cazzata ipergalattica.
Domanda. Avete intenzione di presentare denuncia per diffamazione?
Risposta. Non ci pensiamu nemmeno. Il problema è tuttu vostru: unu che spara queste burgate lo fate ancora insegnaru all’università? Una domanda se posso….
Domanda. Ci dica Ubu..prego.
Risposta. Ma quei barbari che hanno saccheggiato l’ateneo senese a quale tribù appartengono?
Zzzz..fd..d.fd.sf.ds…si interrompe la comunicazione…craz zazzz…spraz