Editoriale del Maestro James: l’incompetenza di Riccaboni e la presunzione della Fabbro e viceversa sono le ultime manifestazioni del gruppo dei dissestatori. La Magistratura intervenga e blocchi l’agonia di un ente pubblico come l’università

Il giorno dopo gli esiti elettorali che hanno visto prevalere lo smemorato di Collegno, al secolo Angelo Riccaboni, per soli 16 voti, nel visionare la rassegna stampa di allora, noi che siamo esterni alla vita universitaria, non potevamo fare a meno di notare la foto degli esultanti per la vittoria di “Angelo il successore di Tosi”. L’immagine, nitida ed eloquente, metteva in risalto un gruppo di responsabili e corresponsabili del dissesto di oltre 270.000.000 di euro, saltellanti e ridenti, capitanati nella sera della vittoria del loro “caro Angelo” dal genio e ciambellano di Piero Tosi, ovvero Maurizio Boldrini. Con molta probabilità dopo il responso (di soli 16 voti di differenza e sotto il vaglio della magistratura e presumibilmente da annullare) vittorioso per l’aziendalista Riccaboni, il genio e qualche esperta di tritacarte si saranno collegati telefonicamente con i loro due mentori: Luigi Berlinguer e Piero Tosi. E penso di non sbagliarmi affermando che durante la conversazione il genio si sia lasciato andare a frasi del tipo: “Abbiamo vinto, vinto … ora si comanda noi … come ai tempi d’oro (quello che hanno dissestato) e possiamo far venire la nostra amica Ines a gestire la restaurazione”. Peccato caro Boldrini (e riporta i soldi dei contribuenti per quei famosi libri) che avete fatto male i conti e vi siete cullati troppo fin troppo sulla protezione e omertà dell’ambiente che vi circondava. Comandate cosa? Avete distrutto un ateneo, distrutto e fatto a pezzi come dei barbari sanguinari, e avete lasciato uno dei più incompetenti rettori a difendere le vostre posizioni personali, dimostrando non solo di non riuscirci, ma addirittura mettendo in risalto la sua inconsistenza e le bugie raccontate nei mesi precedenti. Poche chiacchere e diciamo le cose come stanno. Il banditismo gestionale praticato all’ateneo senese, fosse successo a Parigi, Berlino, Londra, Lisbona, Varsavia o in altre capitali europee, il giorno dopo (nemmeno un anno dopo) avrebbe causato l’arrivo delle forze armate con i gabbioni per portar via i responsabili di questo atto banditesco: ossia un dissesto di oltre 270.000.000 di euro. Ora voi dissestatori tosiani, poi Angelo, Ines e leccaculo vari, vi state cullando sui ritardi della magistratura: ma siete sicuri che questi ritardi vi salveranno dalle vostre responsabilità? Sono cambiati i tempi e il mondo non finisce alla Lizza: il dissesto e l’inchiesta sulle elezioni non finiranno nel dimenticatoio. In Italia esiste una Costituzione e delle leggi ben precise e di questo parleremo mercoledi prossimo.

Il dramma post-dissesto per l’università senese attualmente è rappresentato dalla presenza di due incompetenti e presuntuosi (senza dimenticare la condanna della corte dei conti della pensionata Ines Fabbro) e dalla presenza penosa di quella inconsistente di ministro Gelmini: insomma,tre personaggi in cerca di autore accumunati dalla comune incompetenza in materia di gestione universitaria. Inoltre questo Riccaboni che millanta piani di risanamento che non esistono, era uno dei protagonisti, visti i ruoli ricoperti, della nomenclatura tosiana dei tempi del dissesto: lui c’era e partecipava alla gestione. Oggi si presenta come lo smemorato di Collegno e insieme alla condannata dalla corte dei conti per danno erariale Ines Fabbro non solo massacrano i lavoratori, ma addirittura le tentano di tutte per proteggere personaggi dissestatori come Loriano Bigi e sindacalisti (o ex) corresponsabili e, in alcuni casi, attori d spicco del dissesto. Con questi due incompetenti e con questo sistema incancrenito, più che competere per l’Europa possiamo accontentarci di non finire nell’albo dei fallimenti economici. Se avete a cuore le sorti dell’ateneo e di riflesso la città, cari incompenti Riccaboni e Fabbro, alzate bandiera bianca: tanto avete dimostrato di non saper risanare un bel niente e inoltre non siete nelle condizioni di proteggere nessuno. E anche coloro che politicamente nicchiano o cambiano parti in commedia, invece di apparecchiare tavoli prendano coscienza del dramma dell’ateneo e invitino il loro caro Angelo ad abbandonare il fortino. Poi sarebbe anche il caso visto che nessuno ne ha mai parlato, di affrontare la situazione del nostro caro Angelo, il quale dovrebbe dimettersi velocemente, visto che si trova ad essere rettore mentre sua moglie è una docente della medesima università. Nel frattempo proprio per verificare la posizione sarebbe opportuno conoscere eventuali atti o decisioni presi in presenza o con firma del rettore in merito all’attività di docenza della moglie o del dipartimento di appartenenza. Così, solo per verificare questa situazione che non dovrebbere esistere in un ente pubblico: nell’università ancor meno visto che anche per legge se non erro è stato messo divieto di candidare rettori che hanno parenti dentro l’università. Questa legge riguarda le prossime (vicine) elezioni per il rettore, ma senza perder tempo, per la trasparenza, queste verifiche andrebbero fatte subito.

Cosi come non sono più rinviabili le decisioni in merito ai responsabili del dissesto. Nel contempo invitiamo il sig. Boldrini a riportare i famosi soldi per i libri in onore di Luigi Berlinguer nelle casse dell’ateneo, magari saltellando, come faceva la sera di quei 16 voti di differenza.

A mercoledi ….

Maestro James