Bau Bau News!!! Che fine hanno fatto Simone Bezzini e Elisa Meloni? Qualcuno chiami “Chi l’ha visto”

Sono stati in molti a porre alla redazione di Radio Lastra questa domanda: ma che fine hanno fatto Simone Bezzini e Elisa Meloni, peraltro segretaria provinciale del partito di Ceccuzzi? I due esponenti del PD senese sono stranamente spariti in questa campagna elettorale e, di fatto, sembra proprio che non si stiano consumando la
suola delle scarpe per fare la campagna elettorale al loro candidato.
Come mai? Sulle lastre si dice, sempre più insistentemente, che è in atto una bella spaccatura tra il partito provinciale e quello comunale e che i ceccuzziani stiano già preparando le valige alla segretaria per farla sloggiare.
Che sia questo il motivo di tutto questo strano silenzio da parte soprattutto della Meloni?
Ci sa tanto che Ceccuzzi, se vuole avere una mano dal partito provinciale, gli convenga andare a cercarli a “Chi l’ha visto”.

“Oltre” Ceccuzzi. Storia di un candidato già archiviato dai suoi alleati

Il macrocosmo della galassia di Ceccuzzi è composto al suo interno da tanti microcosmi ognuno dei quali, o quasi, sembra andare abbondantemente per conto suo.
Il PD senese, internamente alla sua coalizione, è passato da rappresentare una monarchia assoluta in cui interpretava la figura del dominus unico, ad una monarchia anarchica in cui lo stesso PD in teoria dovrebbe essere il partito centrale della coalizione, in pratica ogni alleato sta già facendo allegramente i cavoli suoi andando in tutte le direzioni possibili purché il risultato finale sia quello di dare una bella ridimensionata a Ceccuzzi.
I ceccuzziani hanno fatto la voce grossa dicendo che la cosa più importante al mondo era la carta etica? Ed ecco gli alleati dargli ragione così si zittano. *Poi una volta che le liste sono state depositate è stato rinfrescato il detto “ognun per sé e Dio per tutti“. Ebbene sì, era
indubbio che un’accozzaglia di idee e posizioni così opposte tra di loro (dal democristianissimo Fiorenzani al Rifondarolo Iantorno passando per i giustizialisti ad oltranza dell’IDV) non fossero destinate ad andare d’amore e d’accordo. Anzi. Impossibile che abbiano un punto in comune e, in una stravagante prospettiva amministrativa, vivrebbero costantemente sotto veti e ricatti icrociati. Producendo una cosa sola: un immobilismo totale per la città di Siena.
Infatti, per trovare un’apparente unità ognuno ha dovuto temporaneamente snaturare se stesso, il che non corrisponde propriamente al concetto di sintesi politica. Avevamo già evidenziato come Ceccuzzi fosse riuscito nel non facile compito di esportare nella coalizione tutte le contraddizioni e le inconguenza che hanno contraddistinto il suo partito (PD) fin dalla nascita e che, proprio a causa di queste, lo stanno portando verso una inesorabile fine (stanti così gli scenari e senza rischi di andare ad elezioni politiche anticipate, mica penserete che il PD abbia ancora vita lunga?). La cosa singolare, infatti, è che una parte degli alleati di Ceccuzzi vedono lui e la sua componente come arrogante, ma non forte. Anzi. Alcuni vecchi volponi sono lì sulla riva del fiume che lo aspettano perché tanto sanno che da solo non va nessuna parte.
Ed ecco allora partire il valzer dei riposizionamenti e dei distinguo. Diciamocelo chiaramente, a parte giovanotti alle prime armi come il Sellato Cannamela, i primi a non volere Franco Ceccuzzi sono proprio i suoi alleati. Alleati che è bastato lo start della campagna elettorale a fargli aprire bene gli occhi e guardarsi intorno. Come recita lo slogan di Bersani “Oltre” a Siena molti alleati della coalizione del centro sinistra lo hanno già declinato come “Oltre Ceccuzzi”.
Al via le danze, il valzer sta già suonando. E Ceccuzzi non si è accorto che dalle partite che contano è già abbondantemente fuori.

Firmato
La Primula Rossa

L’alba del 17 maggio 2011

Martedi 17 maggio 2011 dopo il primo caffè della giornata i senesi conosceranno l’esito del voto per l’elezione del sindaco e i risultati della composizione del consiglio comunale.A differenza delle alle altre competizioni elettorali, oggi, è difficile fare delle previsioni attendibili o accertabili perché la situazione in città e nelle forze politiche è radicalmente mutata rispetto al 2006. Sono mutati gli equilibri e le tendenze nel corpo elettorale ed è mutato l’equilibrio nei poteri.Chi nel 2006 aveva previsto la vittoria di Maurizio Cenni, in questo momento non è in grado nemmeno di garantire la compattezza dell’elettorato dello stesso Cenni. Cosi come,allo stato attuale, gli attori della politica locale ,per pigrizia mentale o per troppa arroganza, si sono chiamati fuori(salvo tentare di fare il solito gioco delle poltrone) dai processi di cambiamento che interessano la banca MPS. Forse qualcuno spera o pretende di dialogare con i soggetti istituzionali e i soci privati (sempre nel rispetto dei ruoli) che hanno la titolarità sulla governance della banca,mandando avanti Iantorno a gettare fango sui vertici della banca o altri a proiettare il tutto con il chiodo fisso di decapitare i vertici della banca;forse qualcuno pensa questo e sbaglia per due ordini di motivi:destabilizza la banca dentro il sistema finanziario e favorisce il gioco delle poltrone dell’apparato ceccuzziano.Nessuno nega certe criticità e alcuni risultati negativi nella gestione della banca ma il cambio di passo in città si ottiene solo con la sconfitta del blocco di potere composto da Ceccuzzi,Piero Tosi,Luigi Berlinguer,famiglia Monaci e Denis Verdini. Altrimenti perdendo di vista il “vero problema”  che blocca le potenzialità e le energie di Siena si rischia di non scardinare questo blocco di potere e di ottenere una mera rivalsa sui vertici della banca consegnando al sopracitato blocco di potere anche la gestione futura della banca che “cambia”.Perchè solo chi dorme fino alle 10 di mattina non ha capito che Ceccuzzi ha fatto tre operazioni di apparato: ha rifatto l’accordo con il gruppo capitano da Alessandro Starnini(infatti l’IDV è un partito composto da esponenti del gruppo storico legato a Luigi Berlinguer e Iantorno e Cannamela seguono gli umori di Maurizio Boldrini),ha consolidato il patto con la famiglia Monaci(sicuramente con Alberto) e ha ottenuto da Verdini un candidato debole e l’annullamento della Lega Nord.

A questo punto la domanda che ci poniamo è la seguente: esiste un’alternativa per il governo della città e che si faccia garante degli interessi dei senesi nei processi di cambiamento che interessano soprattutto la  banca MPS? A mio avviso esiste e merita di essere sostenuta non per rivalse politiche ma nell’esclusivo interesse dei cittadini senesi e per garantirci un modello di amministrazione non piu’ appaltata ai funzionari di partito. L’alternativa è ben rappresentata da Gabriele Corradi,cosi come la presenza di Laura Vigni non puo’ che rappresentare egregiamente lo stimolo per recuperare una classe dirigente della sinistra credibile e costruttiva e non zerbina al blocco di potere. Senza sondaggi e senza facili entusiasmi mi prefiguro già la mattinata del 17 maggio 2011 dopo il primo caffè: il ballottaggio tra Gabriele Corradi e Franco Ceccuzzi.

Da oggi fino al 15 maggio sempre per il bene dei senesi coloro che intendono fare politica anche alta ma comunque legata al territorio  non perdano tempo in uno scontro da “basso impero”(cosi anche certi giornalisti non ricomincino con le solite livorosita’) ma si concentrino sul risultato che ho prefigurato per il 17 mattina.

Maestro James

Una giornata di ordinaria follia. Tombola o porchetta? Ecco in base a quali requisiti si sceglie chi dovrà andare a ricoprire importanti incarichi. Un “caso di scuola”

La scena – che si ripete spesso – nasce da una malattia che negli ambulatori della politica ha un nome ben preciso: sindrome da culo scoperto. Panico, sta per scadere un mandato, poco importa se amministrativo o di nomina. Prendiamo il classico caso di scuola. Tizio ha fatto due
mandati
da assessore (oppure due mandati in un cda qualsiasi, tanto per gente come Tizio – emolumenti a parte – che si tratti del cda di una bocciofila o di una banca, il grado di impegno è il solito) e allo scadere del secondo mandato al partito scatta l’atroce problema (perché per certa gente sono questi i veri problemi, mica altri): e ora a Tizio cosa gli si fa fare?
Capiamo il drammatico momento, mica vorremo privare Tizio di una buona rendita e di altrettanti benefits? Sarebbe una crudeltà, effettivamente (piccolo particolare, Tizio gode di ottima salute e, quindi, potrebbe andare a lavorare come tutti i comuni mortali). Ecco
allora mettersi subito in moto, con una rapidità inaudita, la burocratica macchina del partito (che se un terzo di questa solerzia fosse stata applicata per capire cosa cavolo stava accadendo alle casse dell’Università in anni e anni di saccheggi, oggi l’Ateneo sarebbe stato vivo e vegeto) ed ecco prodursi il miracolo. Improvvisamente Tizio ce lo ritroviamo nominato in qualche consiglio di amministrazione. E vai, obiettivo raggiunto! Ancora per almeno tre anni Tizio è stato salvato dalla cosa più drammatica che poteva capitargli nella vita: abbassarsi a timbrare un
cartellino in un normale posto di lavoro. In fin dei conti il nostro Tizio, è sempre stato abituato a pensare che il detto “il lavoro nobilità l’uomo” fosse la più grossa stronzata mai detta. Dopo di che può darsi che qualcuno si interroghi sulle competenze del signor Tizio. Ma le competenze
tecnico/professionali che il comune mortale pensa di trovare nel curriculum di chi ascende a tali incarichi, fin troppo spesso non sono propriamente all’altezza delle aspettative. Il curriculum standard prevede la scarsa menzione dei titoli di studio e delle esperienze lavorative svolte, mentre invece trabocca di supercazzole del tipo “Tizio è stato assessore nel comune di vattelaapesca dal 2000 al 2004, poi è stato nominato presidente della tal comunità montana, poi è stato nominato anche nel cda di qualche partecipata pubblica” e così via.. Il che equivale a dire, in buona sostanza che Tizio, grazie ad una precisa tessera di partito, di lavoro non ha mai fatto un cazzo in vita sua e l’unica cosa che ha fatto, invece, èstata quella di farsi campare a spese della comunità. Poco importa se non ha uno straccio di titolo di studio adatto per gli incarichi che va a ricoprire e se ci sono centinaia e centinaia di senesi a cui Tizio non potrebbe allacciare manco le scarpe, i quali però in assenza dell’oliata politica giusta vivono di contratti a tempo determinato magari fino a quarant’anni.
Cavoli loro, avevano a servire una settimana a fila allo stand della porchetta alla festa dell’Unità come ha fatto Tizio per anni. Ecco, questo è il vero curriculum che conta; la selezione della classe dirigente si fa in base a quanti tavoli hai montato per allestire la tombola in Fortezza, non se ti sei fatto un mazzo così a studiare e a fare esperienze lavorative di un certo livello, magari addirittura studiando e lavorando allo stesso tempo.
Ma vi pare possibile che nel 2011 si possa affidare la gestione di Siena a chi ragiona così?

Firmato
La Primula Rossa

Vocatio ad fratres

Præcipio enim, quod omnes fratres accedentes ad obsequium pauperum, Id eorum proprium est ea est vocatio, ea est electio, ea est iustificatio, ea denique est sanctificatio

È tempo oramai di pronunciare con risolutezza una scelta che si rivela improcrastinabile. Volge a compimento l’intervallo delle indeterminatezze e delle soglie indefinite. E voi, voi cui il mutuo soccorso è vessillo di un’esistenza, è l’emblema, il simbolo della vostra sostanza terrena esorto all’affrancazione da un sistema politico morente e corrotto. Sospendetevi ed assolvetevi dalla logica retriva di una compagine oscurantista e mistificante che ancor cela oltre il velame gli antichi vincoli egemonici e l’arroganza di un governo fondato sul clientelismo e sull’asservimento dei questuanti le cui istanze esaudite generano nei beneficiati le vestigia di un arcaico servaggio. Voco vos fratres, vi richiamo con premura e devozione al sacro impegno cui vi votaste, vi ammonisco calorosamente affinché la vostra integrità non sia annichilita dalle trivie ragioni di una pratica dell’amministrazione e della gestione della cosa pubblica che vi imporrà solo la muta sudditanza che necessariamente oblitererà i voti superni pronunciati.

Consentite che la Luce dischiuda un varco nelle tenebre compiendo umilmente il servizio cui siamo stati chiamati, a cui ci siamo consacrati. Accogliamo e condividiamo nell’agape originaria quei fermenti novatori impetrati da una cittadinanza prostrata e disillusa, soccorriamo e sosteniamo la metamorfosi reclamata dalla comunità di cui noi siamo i servi … Rammentate miei sodali il giuramento … siamo i servi della collettività e come tali siamo vincolati alla tutela dei nostri simili … Siamo i Veglianti non gli arbitri, non i despoti. Concluso è un ciclo naturale e le perfette consonanze del cosmo inclinano e predispongono alla coesione: Ogni cosa si lega all’altra in un’armonia che deve risultare perfetta affinché tutto proceda secondo il disegno del Grande Architetto dell’Universo.

Saturno, il dio regge tra le mani una falce simbolo di morte e del tempo. Saturno, principio del solido, impugna nella mano sinistra anche il caduceo, simbolo di Mercurio, il principio volatile. La presenza di due simboli, chiaramente in opposizione, allude al presupposto che la realizzazione della Grande Opera tutti esige che gli opposti collaborino insieme ed armonicamente per vie misteriose.

Maestro Uriel

 

 

Ceccuzzi e i continui SOS lanciati ai dirigenti romani dei partiti della sua coalizione per non affondare. Gli esponenti locali non lo vogliono, ma da Roma partono le imposizioni dall’alto. Domanda a questi parlamentaroni romani: i voti sul territorio, dato che voi volete Ceccuzzi e i vostri dirigenti senesi no, poi glieli cercate voi da Roma?

Alla faccia delle libere scelte democratiche, Ceccuzzi ha deciso che vuole andare in Comune, con o senza il consenso della gente.

Ma ripercorriamo insieme le tappe salienti della sua coalizione.
La prima macroscopica esclusione toccò all’Associazione Per Siena che, al di là delle simpatie o antipatie verso i suoi componenti, i ceccuzziani hanno fatto di tutto per far passare il messaggio che per i presunti crimini da questi commessi servirebbe un processo davanti al Tribunale dell’Aja; ovviamente gli stessi ceccuziani non sono stati in grado, però, di chiarire di quali crimini si siano macchiati.
Quasi in concomitanza fu la volta dei dirigenti senesi dell’Italia dei Valori o meglio, di quella parte che nutriva forti mal di pancia a sostenere Ceccuzzi. E quale è stata la giusta mediazione politica trovata? Semplice. Dato che alcuni membri senesi dell’IDV non volevano andare con Ceccuzzi, ecco arrivare di corsa l’on. Evangelisti a commissariare di fatto il partito e ad imporne un sostegno forzato. Il tutto, ovviamente, nel puro spirito democratico che da sempre contraddistingue il modo di agire dei Diesse e di chi li sta intorno.
Ora è la volta di Rifondazione Comunista. Da quanto si apprende dai comunicati che abbiamo letto, il partito ha messo in votazione la decisione se andare o meno con Ceccuzzi e il risultato che ne è scaturito è stato un bel no. A quel punto ipotizziamo che Fiorino Iantorno – che già si vede nel ruolo di assessore ceccuzziano – si sia attaccato al telefono a chiamare Ceccuzzi chiedendogli cosa fare perché il suo personale patto di fedeltà ceccuzziana non venisse meno. E, allora, cosa si fa anche in questo caso? Semplice. Ceccuzzi chiama qualche parlamentare di Rifondazione e magicamente arriva un comunicato in cui si dice chela libera e democratica votazione che Rifondazione ha fatto e attraverso la quale ha deciso di non sostenere Ceccuzzi è da ritenersi “nulla” in quanto affetta da “vizio formale”.
Queste logiche artificiali nulla hanno a che vedere con il volere comune della gente; questi metodi impositivi dall’alto senza che ai dirigenti senesi dei vari partiti sia possibile contare un bel niente sono assolutamente vergognosi. Ma, soprattutto, manifestano il metodo usato da Ceccuzzi e da chi lo sostiene, quel metodo che non distingue tra la parola comandare e la parola governare: e pensare che sono due cose ben diverse. Che fine ha fatto quella partecipazione tanto sbandierata dai ceccuzziani? Perché, se non lo sanno, partecipazione vuol dire anche scelte democratiche in cui si ascoltano le istanze di tutti e si agisce di conseguenza.

Qui, invece e al solito i ceccuzziani ascoltano tutti e poi fanno come li pare.
Ma emerge anche un’altra cosa. Questa continua richiesta di aiuto da parte di Ceccuzzi attaccandosi al telefono, per far richiamare da Roma agli ordini i dirigenti dei partiti che dovrebbero sostenerlo, denota la sua forte debolezza e la sua mancanza di leadershipdato che se non interviene ogni giorno qualcuno a togliergli le castagne dal fuoco da solo non ce la fa e, quindi, è sempre più a rischio.
Ma avete capito questi come ragionano e come si muovono verso chi commette il delitto di lesa maestà di non pensarla come loro e si permette di esprimere le proprie opinioni? E’ bene che la gente rifletta sul fatto che le forme di governo di quei paesi nei quali non è possibile esprimere le proprie idee hanno un nome ben preciso: regimi.
i senesi hanno voglia di tutto ciò?

Firmato
La Primula Rossa

Burattini

Voi li votereste dei politici che non contano nulla, che non hanno autonomia decisionale e appena alzano il capo vengono spianati dal partito nazionale? Voi ce li mandereste a guidare la cosa pubblica delle persone che non hanno autonomia decisionale neanche all’interno del proprio partito?

Vi sembra una democrazia partecipata quella in cui quattro o cinque funzionari romani autoreferenziali impongono le scelte alle strutture di partito locali?

A Siena questo sta avvenendo: l’IdV è stata commissariata dal principe azzurro Evangelista, la Lega è stata comprata grazie al patto romano Verdini-Calderoli (e questo ultimo vorrebbere fare il federalismo e poi non dà autonomia neppure ai propri parlamentari e alle proprie strutture di base).

Ieri tutti abbiamo letto che Rifondazione Comunista ha abbandonato il Ceccuzzi. Che faranno da Roma i rifondaroli: garantiranno l’autonomia oppure commissarieranno di fatto la struttura locale?

Noi osserviamo e lasciamo fare agli altri, ma una considerazione dobbiamo farla: qui di democratico non c’è proprio niente e vogliono imporre agli elettori il Ceccuzzi in barba a qualsiasi idea autonoma e “diversa”. Gli elettori hanno più schiena drita e dignità di certe peripatetiche politiche che si svendono ad ogni angolo di strada.

Potrete non crederci, ma a volte essere trombati può non essere piacevole. Il caso di Fiorino Iantorno

L’orizzonte politico verso il quale si muove Ceccuzzi più che essere granitico sembra essere costellato di … grane. L’ultima (per adesso) è quella dell’abbandono della sua coalizione da parte di Rifondazione Comunista. Non stiamo certo a valutare la scelta che Rifondazione ha fatto, anche perché dato che al suo interno non mancano uomini e donne di notevole esperienza politica, immaginiamo che abbiano attentamente ponderato la scelta.

Il dato politico da mettere in evidenza, infatti, è un altro e ha un nome ed un cognome: Fiorino Iantorno.
Avevamo teorizzato che il vero popolo della sinistra (quello di base che lotta non per la facciata, ma perché crede ancora che si possano portare avanti le proprie idee senza per forza scadere in un becero materialismo fatto di contrattazione di posti personali e basta) vota Laura Vignichi invece, più che essere di sinistra veste gli abiti del perfetto estremista di maniera, allora voti altrove.
In questo scenario si inquadra la fulminea parabola discensionale di Fiorino Iantorno, il quale, da quello che abbiamo letto sulla stampa locale, sembra proprio essere stato “trombato” dal suo (ex?) partito. La cosa paradossale, però, è Ceccuzzi. Tutti ricordiamo le dichiarazioni con cui Iantorno si scagliava contro la Banca arrivando a dire che i suoi vertici avevano spaccato in due la città: Fiorino, Fiorno … in questa spaccatura il tuo candidato Ceccuzzi, dove si collocherebbe? Mica vorrai farci credere che Ceccuzzi con quei vertici della Banca non c’ha mai parlato?
Certo, una cosa va detta. Ceccuzzi aveva affidato a Fiorino il compitino di dare un’immagine intransigente alla sua coalizione, forse credendo che Fiorino parlasse a nome di tutto il suo partito e, quindi, lo rappresentasse appieno. Poi una bella mattina Ceccuzzi si è svegliato (a Roma, perché lui a Siena non ci vive) e ha scoperto che Rifondazione aveva deciso di lasciare la sua coalizione. Eh … quant’è malvagia la dura legge del contrappasso. Dopo i segnali che Ceccuzzi ha cercato di trasmettere attraverso Iantorno, il messaggio, alla fine, lo ha ricevuto lui da Rifondazione. Un messaggio chiaro che gli diceva che Rifondazione poteva tranquillamente continuare ad esistere anche senza scalpitanti personaggi in cerca delle luci di una ribalta personale.
Ma Ceccuzzi e i suoi uomini, prima di lanciare a palle incatenate Fiorino Iantorno, l’avevano fatta una verifica per assicurarsi che Iantorno rappresentasse davvero Rifondazione Comunista e non parlasse a titolo personale, o no?
E ora cosa farà Iantorno? Peraltro, voci su Radio Lastra dicono che Cannamela nella lista di Sel non ce lo vuole affatto. E allora, a quale porta sarà costretto a bussare per non essere trombato anche da Ceccuzzi?
Forse, con tutte quelle uscite ad effetto, aveva pensato di avere saldamente in pugno tutta la politica cittadina e che due o tre berci sui giornali corredati da una foto significassero la conquista del titolo di fine politico. Invece Fiorino – che nonostante la lunga militanza forse ancora è giovane della politica – pare non aver ancora ben chiaro che non sempre la sovraesposizione urlata dà buoni frutti e sia sinonimo di astuzia. Anzi.
Come diceva il vecchio detto, prima o poi le volpi finiscono in pelliceria.
Firmato
La Primula Rossa

Forte sì, come l’aceto

Ceccuzzini e Marignuzzi (PD e PD+L) sembra a questi uffici che perdano pezzi uno dietro l’altro e che per campare debbano fare una notevole campagna reclutamenti (dice che hanno contattato anche i colonnini di Piazza).

L’onorevole chianino inciampa in continuazione in bischerate sesquipedali. Prima perde tutta la sinistra, quella vera, che vuole fare politica vera e non il gioco delle seggiole. Poi dà il via ad una carta dei (dis)valori (dieci rotoli di morbidezza) dove si prevede che non possa candidarsi, in successione: Bokassa, Jeffrey Dahmer il mostro di Milwakee, Leonarda Cianciulli la saponificatrice di Correggio nonché Adolf Hitler, Martin Bormann, Mengele ed un’altra decina di gerarchi nazisti, ma non chi ha un doppio incarico come presumibilmente vorrebbe avere lui. Cosa ha da dire al proposito l’evangelico Evangelista? Perché se non sbagliano questi uffici non è proprio corretto che si dimetta, il Ceccuzzini (Ceccuzzi + Verdini) da parlamentare solo DOPO aver saputo com’è andata. Metta per iscritto, se ha il coraggio, che va a fare il consigliere comunque vada, anche se perde e si dimette da parlamentare. Così è troppo comodo!

Poi è di stamani la notizia che persone evidentemente più serie di certi presunti “compagni” che si accompagnano al potere e alle seggiole e che in tale serietà erano stati preceduti dall’ottimo Francesco Andreini, hanno lasciato a piedi il Ceccuzzini nonchè Iantorno e Benocci. Che fa ora Ceccuzzini con questi due? Li candida nel PD? Perché Rifondazione è andata. Amen.

E anche riguardo all’Associazione Per Siena l’ha dovuta fare sporca il Ceccuzzini. Mandare Iantorno a fare il killer contro la Banca accusandola di spaccare la città! Grande mossa! Col risultato che anche mezza Per Siena è andata. Meno male ha fatto il politico tutta la vita, sennò chissà che risultatoni riusciva ad ottenere.

E’ forte il Ceccuzzini. Forte come l’aceto. E il Marignuzzi (Marignani + Ceccuzzi)? Peggio che andar di notte. Verdini ha dovuto smuovere mezzo mondo per costringere la Lega di Siena a scaricare la povera Battistini e a farla convergere su Nannini. Bravi anche loro sì! Corretti! E anche la Lega: complimentoni. Dopo mesi che ci stracciano i maroni (è il caso di dirlo) con la Loretana si svendono malamente. E Nannini non è neanche candidato col PD+L, ma di una lista civica con l’appoggio del PD+L. e

Questi uffici ritengono che questi personaggi siano da evitare in tutti i modi. Tutto ma non questi due.

P.S. Ci siamo permessi di prendere in prestito la freccia del borsino tanto cara agli strambi comunicatori del Ceccuzzini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si può prendere in giro una persona per sempre, oppure una massa di persone per un po’ di tempo, ma non si possono prendere in giro tutti per sempre. Il PD a casa (parte prima)

Rompere gli schemi, andare al di là di logiche stantie che non sono più rispondenti alla realtà, buttare il cuore al di là dell’ostacolo, non pensare che le cose non possano mai cambiare: prendete pure la frase in cui vi riconoscete meglio, ma per favore, se volete che Siena cambi passo, non votate Ceccuzzi. E, soprattutto non sottovalutate mai una cosa; il cambiamento, sarà retorico da dirsi, ma passa davvero per ognuno di noi; passa attraverso l’espressione di un voto che vada contro a certe logiche e a certi atteggiamenti. Rifletteteci amici, ma se i veri protagonisti della coalizione di Ceccuzzi che inneggia al nuovismo sono quelle stesse figure che spadroneggiano a Siena da decenni, ma quale cambiamento e rilancio pensate che siano in grado di garantirvi? Su, non prendiamoci in giro, rivedano completamente la loro campagna di comunicazione e la smettano con questa farsa della discontinuità da un qualcosa di cui sono stati gli unici artefici.Capiamo che si tratta di ragionamenti già fatti, ma pensiamo sia opportuno rendersene conto per bene. Qualcuno di voi sta vedendo sulla scena politica qualche politico di area ex Margherita che esprime un proprio pensiero? No? Infatti, neanche noi. Perché, viene da chiedersi? Ad essere maliziosi verrebbe quasi da pensare, che abbiano stretto il solito patto di ferro con Ceccuzzi e, quindi, per quanto li riguarda sia già tutto sistemato e le loro personalissime esistenze siano bell’e garantite. Quindi pazienza se il loro elettorato di riferimento non li sente, non li vede e non condividendo lo schiacciamento a sinistra imposto da Ceccuzzivorrebbe sentire una loro voce fuori dal coro. I loro posti sono già stati contrattati e se questo vuol dire rinnegare se stessi e la loro storia politica, beh, un CdA può valere qualche sacrificio. C’è un però ed è il loro elettorato. E’ probabile cheabbiano perso un po’ il polso della realtà e che, per questo, si siano convinti che i vecchi democristiani (storico elettorato di riferimento specie di qualche anziano esponente ex Popolare ed ex Margherita) votino a prescindere, trascurando il fatto che, per l’appunto, quei vecchi democristiani se c’è una cosa che non hanno mai potuto vedere sono “i comunisti” (appellativo con cui ancora oggi gli esponenti della ex Margherita chiamano i compagni Diessini, Ceccuzzi in testa). Quindi, vedersi rappresentare da un Fiorino Iantorno di Rifondazione Comunista non ci sta proprio (anche se va detto che più che appartenere a Rifondazione Comunista, appartiene al partito di se stesso). Mi spiegate per quale assurda ragione un elettore moderato dovrebbe scegliere di votare qualcuno che si professa moderato ma pur di garantire un posto a se stesso accetta di appiattirsi su posizioni e su linee politiche ed amministrative di estremismi non controllabili?

Vediamo un po’, ma secondo voi, un senese di area moderata e di centro, in chi si identifica di più, nel chianino Ceccuzzi o in Corradi?

Firmato

La Primula Rossa