Siamo circondati dai Kazaki!!! Luigi Bisignani vs Alessandro Profumo (alcuni estratti del libro “L’uomo che sussurra ai potenti”)

Abbiamo convocato una conferenza stampa con i giornalisti kazaki ma in attesa della conferma della data pubblichiamo senza alcun commento redazionale estratti delle domande a Luigi Bisignani dal libro “L’uomo che sussurra ai potenti”, da non confondere con il film “L’uomo che sussurrava ai cavalli”. Costamagna aveva capito subito che Capitalia necessitava di un compratore. Risponde Bisignani: <Sei mesi, non di più> fu la sua condizione. Costamagna aveva un grande rapporto con Profumo, che conosceva quando il numero uno di Unicredit era solo un cassiere. E Profumo sapeva che Capitalia era per lui l’ultima spiaggia, dopo aver fallito il matrimonio con Société Générale, per fronteggiare lo strapotere di Intesa che si stava sposando con Sanpaolo e Banco di Napoli. Ma diffidava di Geronzi. C’era anche la Banca d’Italia che lo tirava per la giacca, spingendo perché facesse quel matrimonio con Roma. Risponde Bisignani: Costamagna sondò il suo amico e si convinse che l’operazione si poteva fare,ma a una condizione:che i tempi fossero velocissimi.Non quelli lunghi che Profumo e Geronzi avevano appena abbozzato nei loro incontri. Come fece Geronzi a convincere il consiglio d’amministrazione? Risponde Bisignani: Solo utilizzando l’unica delega che possedeva, quella per le strategie. E fu a quel potere che si attaccò per far passare l’operazione. (saltiamo due domande per non farla troppo lunga). Così alla presidenza della milanesissima Mediobanca ci finì un banchiere romano. Risponde Bisignani: Ma i rapporti tra Geronzi e Profumo si deteriorarono velocemente. Un primo colpo venne dall’insensata guerra che nei primi del 2008 Profumo scatenò contro Mancuso, presidente del Banco di Sicilia, controllato da Capitalia, che tanto aveva fatto per favorire la fusione con Unicrediti, soprattutto convincendo un diffidentissimo Salvatore Cuffaro, allora governatore della Regione Sicilia, e importante azionista. E che fece Profumo? Risponde Bisignani: Spedì a Palermo come atto di ostilità un suo proconsole, Roberto Nicastro. E questi si attivò per spingerlo alle dimissioni, senza neppure aspettare l’assemblea di aprile che avrebbe rappresentato la scadenza naturale del suo mandato. (saltiamo un’altra domanda) Mi parli della resa dei conti che determinò il siluramento di Profumo alla fine del 2010. Risponde Bisignani: L’organizzazione del nuovo colosso Unicredit sembrava impazzita,con tanto di settori e divisioni che non solo non interagivano, ma si facevano guerra aperta. In più gli azionisti avevano cominciato a mettere in discussione le acquisizioni fatte da Profumo in Ucraina e in Kazakistan. Quest’ultima anche con il malumore di azionisti di peso come Luigi Maramotti e Leonardo Del Vecchio. (saltiamo altre due domande) Mi perdoni, ma non è che per la proprietà transitiva se le era simpatico il suocero doveva nutrire lo stesso sentimento anche per il banchiere suo genero. Risponde Bisignani: Abbandonato dalla Banca d’Italia, da gran parte dei suoi amici e praticamente dal suo consiglio con l’eccezione di Salvatore Ligresti e dell’economista Lucrezia Reichlin, la notte del 21 settembre 2010, tra un’interruzione e l’altra, si arrivò al suo dimissionamento. Ancora oggi Profumo ignora che, per quanto riguarda i soci libici, essi acconsentirono alla sua defenestrazione, ma a una condizione: che gli venisse riconosciuto per la liquidazione il massimo compenso possibile. Si decise per quaranta milioni di euro.

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