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Bau Bau News!!! Il puma con le galosce

Premesso che nessuno metterebbe mai in discussione la veridicità sia delle parole che dell’esistenza del ragazzo che si firma Marco Pacciani e che dice di aver visto il famoso puma a Siena.
Solo alcune rapide osservazioni. Nel caso anche una persona volesse inviare una lettera ad un giornale, iniziarla facendo i complimenti per aver scritto del puma sinceramente mi sembra un pò strano.
Seconda osservazione. E’ una descrizione così dettagliata e così tendente a dare un senso a quanto da giorni sta scrivendo Bisi, da sembrare un pò forzata.
Terza osservazione. Dice stanno “sparendo” conigli, galline e gatti”. Tutto può essere, ma ci sembra strano che questi animali semplicemente “spariscano”: cosa fa il puma, entra in un giardino o recinto; li narcotizza con il cloroformio dopo di che richiude ben benino i cancelli che aveva aperto per entrare e li sequestra portandoli via? Certo, sarebbe un puma davvero prudente: prima regola, non lasciare tracce.
Strano, perché in genere quando animali di tal fatta girano in cerca di cibo, non è che ci vadano tanto per il sottile, anzi, appena trovano una preda l’amazzano sul posto e, in quel caso, magari qualcuno avrebbe trovato o un paio di zampe di coniglio o mezza ala di una gallina sparpagliati in giro.
Allora si, in quel caso ci sarebbero prove tangibili. E non solo. Accanto a tutto questo eventuale spollinìo sarebbero state rintracciate anche le orme, e siccome il puma non crediamo che si sia messo le calosce per cacciare, da qualche parte dovevano pur esserci.
L’unica nota positiva che facciamo è che il “lettore” è una persona che studia e si informa.
Infatti, su Wikipedia (enciclopedia online) sono riportate esattamente le stesse frasi scritte nella mail mandata al corriere, soprattutto scorrendo nella parte “Caratteristiche” in cui si dice che “è il quarto felino più grande e aggressivo della terra”, ma altre erudite “citazioni” le troviamo anche nel descriverlo quale “Leone di montagna” nonché in relazione al fatto che vive sulle montagne americane (se non avete nulla di meglio da fare e volete divertirvi un attimo al gioco “scopri le differenze” leggendo i due testi).
E, poi, un’ultima cosa, ma manco si sa se esiste ed è la seconda volta che nel giornale del Bisi viene scritto che qualcuno lo aveva preso come animale domestico e gli è scappato. Ma chi glielo ha detto?
Forse dipenderà da noi che, non essendo raffinati giornalisti, non capiamo né scoop né il giornalismo d’inchiesta.

Premesso che nessuno metterebbe mai in discussione la veridicità sia delle parole che dell’esistenza del ragazzo che si firma Marco Pacciani e che dice di aver visto il famoso puma a Siena.
Solo alcune rapide osservazioni. Nel caso anche una persona volesse inviare una lettera ad un giornale, iniziarla facendo i complimenti per aver scritto del puma sinceramente mi sembra un pò strano.
Seconda osservazione. E’ una descrizione così dettagliata e così tendente a dare un senso a quanto da giorni sta scrivendo Bisi, da sembrare un pò forzata.
Terza osservazione. Dice stanno “sparendo” conigli, galline e gatti”. Tutto può essere, ma ci sembra strano che questi animali semplicemente “spariscano”: cosa fa il puma, entra in un giardino o recinto; li narcotizza con il cloroformio dopo di che richiude ben benino i cancelli che aveva aperto per entrare e li sequestra portandoli via? Certo, sarebbe un puma davvero prudente: prima regola, non lasciare tracce.
Strano, perché in genere quando animali di tal fatta girano in cerca di cibo, non è che ci vadano tanto per il sottile, anzi, appena trovano una preda l’amazzano sul posto e, in quel caso, magari qualcuno avrebbe trovato o un paio di zampe di coniglio o mezza ala di una gallina sparpagliati in giro.
Allora si, in quel caso ci sarebbero prove tangibili. E non solo. Accanto a tutto questo eventuale spollinìo sarebbero state rintracciate anche le orme, e siccome il puma non crediamo che si sia messo le calosce per cacciare, da qualche parte dovevano pur esserci.
L’unica nota positiva che facciamo è che il “lettore” è una persona che studia e si informa.
Infatti, su Wikipedia (enciclopedia online) sono riportate esattamente le stesse frasi scritte nella mail mandata al corriere, soprattutto scorrendo nella parte “Caratteristiche” in cui si dice che “è il quarto felino più grande e aggressivo della terra”, ma altre erudite “citazioni” le troviamo anche nel descriverlo quale “Leone di montagna” nonché in relazione al fatto che vive sulle montagne americane (se non avete nulla di meglio da fare e volete divertirvi un attimo al gioco “scopri le differenze” leggendo i due testi).
E, poi, un’ultima cosa, ma manco si sa se esiste ed è la seconda volta che nel giornale del Bisi viene scritto che qualcuno lo aveva preso come animale domestico e gli è scappato. Ma chi glielo ha detto?
Forse dipenderà da noi che, non essendo raffinati giornalisti, non capiamo né scoop né il giornalismo d’inchiesta.

Semplicemente domenica tra l’editoriale di Eugenio Scalfari,quello di Tommaso Strambi e un puma di troppo

“E la bandiera dei tre colori è sempre stata la più bella”. Questo è il titolo dell’editoriale di Eugenio Scalfari sulla Repubblica di oggi che condivido e che segnalo alla lettura. E inoltre Scalfari scrive: “Riflettere sulle condizioni dell’Italia dopo 150 anni di  storia unitaria, dei quali 85 di monarchia e 65 di repubblica, si presta anche ad un consuntivo che riguarda al tempo stesso le condizioni economiche e politiche del Paese e i suoi valori culturali e morali”.

La lettura di Eugenio Scalfari mi stimola alcune considerazioni domenicali su questioni rilevanti della città di Siena che taluni politici e settori dell’informazione locale tendono a far dimenticare o sui quali addirittura creano disinformazione ben precisa.

LE INCHIESTE DELLA MAGISTRATURA SENESE SULLE ELEZIONI DEL RETTORE E SUL DISSESTO FINANZIARIO DI OLTRE 200.000.000 MILIONI DI EURO

I tempi son maturi per conoscere l’esito di tali inchieste e tali esiti sono ancor più necessari per due ordini di motivi: L’università di Siena è stata devastata da precise gestioni che devono venir fuori velocemente con le precise responsabilità, in modo da comprendere con quali figure e risorse umane lo stesso Ateneo possa essere rilanciato e gestito per ridargli ruolo e dignità istituzionale; secondo motivo, ma non secondario: tante persone e rispettive famiglie pagano il dissesto personalmente e vivono questa condizione con esasperazione. E siccome la politica che governa non è in grado o non vuole dare delle risposte con atti consequenziali, urge senza altri rinvii la risposta dagli organi preposti all’accertamento delle responsabilità dei dissestatori.

Ed ecco che calza a pennello la citazione di Eugenio Scalfari: “… un consuntivo che riguarda al tempo stesso le condizioni economiche e politiche … e i suoi valori culturali e morali”.

L’EDITORIALE DEL DIRETTORE DELLA NAZIONE DI SIENA TOMMASO STRAMBI DAL TITOLO “LE RETTE E L’EQUITA'”

Condivido l’intervento dello Strambi. Non serve la demagogia per intervenire su queste questioni come l’aumento delle rette al Campansi. Vero. E aggiungo: come mai con tanti soldi della Fondazione, invece di destinarli (e qui possiamo elencarli con i dati delle erogazioni) su soggetti o progetti meno importanti per la Comunità, non si sono investite somme ingenti per garantire livelli di servizi sociali di qualità senza gravare ulteriormente le tasche dei cittadini con redditi bassi? Questa è la questione di fondo. Ed è la dimostrazione del fallimento di un modo di organizzare la gestione del sociale e del governo dei partiti senesi di questi ultimi 10-15 anni. Facciamo tutti una riflessione e non sottovalutiamo questo fallimento di governo della città, senza false chiusure ideologiche e senza chiudersi nel “sono contento perché io personalmente sto bene”.

Concludo augurando a tutti una buona domenica, con la speranza di non dover più leggere paginate di cronaca locale su di un puma che nessuno trova e che nessuno ha immortalato. Finché non lo trovano, parliamo di cose serie per la vita della nostra Comunità.

Ad Maiora

Maestro James

Κρίσις à rebours

______À rebours, controcorrente e a ritroso nel tempo sulla via dell’esatta percezione delle radici immanenti di un étimo mistificato.
Il nichilismo, l’alterazione fattuale, il disorientamento politico, la scarsa lucidità di pensiero, lo scetticismo che quasi rasenta il pirronismo tradisce l’archetipo lessicale che va significando l’espressione verbale di crisi. Nella teoria del linguaggio, condizione primaria ed unica della fedele formulazione comunicativa, i nomi sono segni di segni, con i quali l’uomo tenta di dare un ordine al mondo (U. Eco, Il nome della rosa), con i quali si assolve all’occorrenza dell’estrinsecazione della rappresentazione mentale. Il criterio ordinatore che surroga il Kaos
l’assenza, il vuoto comunicativo degli esseri pensanti è la parola con la sua forza evocatrice e con i suoi esiti limitanti. Richiamare il termine crisi per configurare lo stato in cui versa l’architettura economica e politica di Siena, non connota un intento di ordine pessimista o peggio calamitoso o ancora venato da funesti presagi millenaristici, ma rivela tout simplement lo iato che prelude ad una fra le possibili scelte ad un vaglio critico e severo necessitato da un incontrovertibile stato di fatto. Coloro che tendono a travisare, adulterando il significato terminologico di cui ci si avvale, per un maggior rigore concettuale, si dispongono forse a distogliere surrettiziamente la concentrazione sulla questione fondamentale che, con evidenza cristallina, traspare dalla contingenze che hanno determinato le angustie attuali. La crisi implica una trasfigurazione (Dal lat. transfiguratione (m) ‘trasformazione’) che si opera per mezzo di una valutazione scevra da moventi preconcetti e livellatori. La valenza simbolica degli ideogrammi cinesi che compongono il termine crisi, il primo, wei, che corrisponde all’idea di  problema,  ed il secondo, ji,  che significa opportunità o possibilità delinea senza ambiguità di sorta la logica che anima il pensiero.
stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
Uriel David

Bau Bau News!!! Cachemire per tutti, al via i saldi invernali!!!

La sinistra è in cachemire (dichiarazione di Silvio Berlusconi gennaio 5 gennaio 2011, intervistato da Alfonso Signorini). La sinistra indossa il cachemerino anche a tavola (dichiarazione di Mauro Rosati del Pd senese gennaio 7 gennaio 2011, intervistato da “Il Giornale” di Paolo Berlusconi)
Domanda al candidato a sindaco del PD: sei proprio sicuro che alcuni degli alleati della tua costruenda coalizione siano proprio fedeli alla linea fino in fondo? Ceccuzzi, sveglia!!!

Etica, senso civico e sobrietà

A proposito di Etica, Senso Civico e Sobrietà, il particolare momento di crisi diffusa è ancora, secondo me, lontana da finire impone riflessioni serie e obiettive. Riflessioni che non dovrebbero quasi avere patria, ma dovrebbero astrarsi da tutto ed orientarsi solo al buon senso.
Dai tagli che stiamo leggendo, le comunità, tutte stanno arretrando, le prospettive future non solo appaiono, ma putroppo sono, sempre più incerte e questo vale, dove più dove meno, per ogni realtà, Siena compresa.
Il lavoro anche in quegli ambiti che fino ad oggi sembravano intoccabili in termini di sicurezza dello stipendio, non lo è più. In un tale momento, nessuno dice che debba essere vietato il diritto a divertirsi. Ci mancherebbe altro. Anzi, ho sempre dubitato di coloro che non siano riusciti, in maniera sana, a farlo. Ma è l’ostentazione di certe forme, di certi stili di vita che ora più che mai stride e salta agli occhi.
Sobrietà e meritocrazia. Verissimo e giustissimo. Mai come ora queste due parole, con ciò che dovrebbero rappresentare, costituiscono i due fondamentali pilastri per una ripresa sia economica che, soprattutto, morale. Non vorrei che, giustifica certi atteggiamenti “sboroni ed arroganti” giustificali oggi, giustificali domani, alla fine ci si assuefacesse e abituasse, facendoci inquinare le menti con un vederli come “normali”
Questo non deve avvenire mai. Alla normalizzazione del marcio non ci deve mai abituare e si deve avere il coraggio non solo di reagire, ma anche di opporsi e prenderne fermamente le distanze.
Non solo per la cattiva reputazione che certi gruppi e modi attaccano anche a chi li si avvicina. Va fatto per un motivo più alto. Per rilanciare una realtà in modo sano. E, attenzione, io non sono affatto un moralista. Ma tra l’essere moralisti e aver superato l’umana soglia della tracotanza e della strafottenza c’è una bella differenza. Riflettete, compagni.
Per far passare tra l’opinione pubblica una buona azione ci vuole una vita. Per essere ingiustamente assimilati al marcio, è un attimo.

Riflessioni sulle dichiarazioni del vice segretario comunale dei Riformisti Andrea Bellandi

Fossimo in sede di processo penale verrebbe classificato in uno dei seguenti modi: colposo, doloso o preterintenzionale?
Questa la nuova riflessione che mi gironzola per la testa da quando ho sfogliato anche questa mattina i quotidiani locali. E sapete in relazione a cosa? Al Bisi.
Il suo modo di riportare alle cronache – e con tutta questa forza – la questione Aeroporto di Ampugnano ha fatto rinfrescare la memoria ai cittadini di Siena su tutto ciò che ha a che fare con quella vicenda, sia in relazione ad un possibile sviluppo economico sia, però, in relazione all’indagine aperta con i relativi indagati.
Perché andrebbe spiegato, forse, che non sempre la notorietà è gradita ed opportuna.
Nel dibattito è intervenuto anche Andrea Bellandi dalla sua legittima carica, in quanto eletto in un congresso politico come vice segretario comunale PSI-Riformisti (lo stesso in cui militano anche Silvia Lazzeroni e Riccardo Martinelli).
Lo stesso Bellandi (che ho letto con attenzione) nella parte finale del suo intervento pone un quesito interessante che riporto “se qualcuno pensa che è bene parlare di Ampugnano così si evita di cercare le responsabilità politiche sull’Università […] a mio avviso commette un grave errore”.
A chi dovesse capitare di leggere queste mie rapide riflessioni chiedo solo un iniziale filtro di interpretazione. Per un attimo abbandonate le eventuali simpatie e/o antipatie verso chi ha rilasciato questa dichiarazione, ma leggetela solo così com’è.
Attenzione perché potrebbe rischiare di essere preoccupantemente vera.
Perché è vero che sulla vicenda di Ampugnano, come ha fatto a tutti ricordare Bisi, c’è un fascicolo aperto in Procura, ma rispetto a quelli aperti sull’Università, a confronto, è un gioco da ragazzi.
Non è che qualcuno, come ipotizzato da Bellandi, preferisce guardare il bruscolo e non la trave?
Perché Bisi non si è detto parimenti indignato e non ha tacciato come barbarie i dissesti economici sfacciatamente portati avanti negli anni passati all’Ateneo? Una bella domanda davvero, perché?
E’ vero, anche in questo caso le responsabilità penali verranno accertate dall’organo preposto a farle, ossia la Magistratura, ma quelle politiche? Non sarà arrivata l’ora non solo di farle emergere, ma anche di metterle in piazza? Ma con chi si confronta Bisi tutti i giorni? Con chi scambia informazioni (perché sarebbe normale che un giornalista lo facesse)? Ma pensa davvero che per le “lastre” delle responsabilità politiche e morali dell’Ateneo non se ne parli?
Dato che le casse dell’Ateneo sono state letteralmente saccheggiate (e, per amore di precisione, non è che i soldi saccheggiati fossero di un privato e la loro sparizione non andasse a ripercuotersi su nessuno; qui ci sono migliaia di dipendenti diretti sulle cui teste è stato cinicamente giocato, oltre a tutto l’indotto che ruota attorno all’Università e, all’interno del quale, è facile ipotizzare ci lavori tanta altra gente) non trova Bisi che la stessa accezione di “barbarie” vada anche ad altri? Perché non lo abbiamo mai letto?
Ripeto la domanda iniziale, ritirare fuori dal cassetto la vicenda di Ampugnano, è stato doloso, colposo o preterintenzionale (nel senso che è sfuggita di mano)?
P.S. Caro Bisi, fossi in Ceccuzzi sarei un capellino stufo di farmi un mazzo tanto, metterci la faccia, cercare di trovare i giusti e normali equilibri che nella sua posizione sono fondamentali e poi vedere ogni mattina che, come con la tela di Penelope, il lavoro portato faticosamente avanti di giorno, qualcuno lo disfa di notte.
Firmato
La Primula Rossa

Ecco chi detta la linea del centro-sinistra senese: Bellandi, Bisi, Mussari

Questi uffici leggono le dichiarazioni sconvolgenti del vice segretario dei Riformisti di Siena, alleati del Ceccuzzi e di Iantorno di Rifondazione, Andrea Bellandi che puntualmente risponde ai richiami del sedicente giornalista Stefano Bisi in difesa dei loro comuni amici indagati per la vicenda di Ampugnano e del suo presidente Enzo Viani. Non si capisce dove veda il Bellandi, preso dal sacro fuoco dell’indignazione, i “sommari processi di piazza”. Non lo capisce che così facendo mette in dubbio la legittimità delle indagini della Magistratura? E poi: per la vicenda universitaria non si deve cercare responsabilità politiche, ma – come dimostrano i 27 + 7 avvisi di garanzia, responsabilità penali che sono tutta un’altra cosa. Comunque se vuole saperne di più basta che chieda ai suoi amici sempre legati alla nomenclatura berlingueriano-tosiana che abbondano in Banchi di Sotto (Iantorno incluso sebbene amico suo non sia, ma alleato sì).

Un’altra domanda che sorge spontanea a questi uffici: ma il candidato sindaco del PD (ma non ancora di tutta la coalizione) On. Franco Ceccuzzi che ne pensa delle esternazioni scomposte dei propri alleati e del proprio sedicente giornalista di riferimento? Pensa di poter stare zitto senza prendere posizione sino a maggio? I Cittadini non sono così fessacchiotti ed hanno già compreso qual’è il giochino.

Di questi uffici

Cesare Mori

Resurgite!

“che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo appressa
erba né biada in sua vita non pasce,
ma sol d’incenso lacrima e d’amomo,
e nardo e mirra son l’ultime fasce”.
(Inferno XXIV, 107-111)
Pare che sia di raro splendore il canto della fenice morente … L’ultimo dono ch’ella reca ai mortali incantati prima di affidarsi alla fiamma del sole per resuscitare a nuova vita quando il proprio ciclo vitale sfiora la soglia dei secoli a lei concessi. Dalle ceneri odorose, fragranti dei mille aromi che hanno alimentato il fuoco che l’ha annientata, risorge una sfolgorante e novella creatura che, aprendo le magnifiche ali, prende il volo per andarsi a posare sull’albero sacro modulando una melodia di ineffabile meraviglia…
Da lungo tempo oramai rifletto restando sempre ammaliato, sul mito dell’araba fenice. La condivisione non della conoscenza, ché non è dato neppur lambire, ma delle proprie e dimesse considerazioni è parte integrante ed essenziale del servizio cui obbedisco. E mai come in questo giorno non lieto, ma nondimeno non oscurato dall’assenza di auspici, mi preme affidare a chi avrà l’indulgenza di scorrere questo scritto, il minuto frammento del pensiero che percorre la mente. Le tracce di un mutamento sostanziale ed esistenziale in atto sono tangibili e non sono avvertite dall’aruspice, ma dall’inquietudine che si insinua fraudolentemente nell’animo di ogni individuo sensibile. Occorre forza d’animo, temperanza, coraggio. Occorre ritrovare quella severa fierezza che ci connota come i primi e i soli demiurghi non solo del proprio destino, ma anche della sorte e della fortuna dell’intera collettività. Un compito ed un intento comune volti a ristabilire una corretta ed esemplare sovranità popolare vincolano l’etica e la morale di ciascun individuo dotato della naturale inclinazione al bene. Non è più il tempo del compianto, è il tempo della rinascita. Non è più il tempo del timore, è il tempo della fermezza. Teniamo, tenete fede ai doveri che la natura stessa vi impone, ci impone  per non dover amaramente rimpiangere il momento di una scelta difficile, ardua sì, ma costruttiva. Occorre il lume del discernimento obbiettivo, solidale, quel discernimento che oltrepassa il limite egoistico del proprio confine. Troppe già troppe sono state e sono a tutt’ora le empirie egocentriche di governo che come esito ultimo hanno determinano e determinano una sempre più oscura e deleteria frammentazione delle forze politiche. Si rende indispensabile un sodalizio integro,corretto, schietto e leale per sopravanzare un ormai degenerato sistema politico.
Resurgite, dunque. L’araba fenice come tutti i miti è specchio della realtà possibile: “… si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s’abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice, destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall’albero il nido (la sua propria culla, ed il sepolcro del genitore), e lo porta alla città di Heliopolis in Egitto, dove lo deposita nel tempio del Sole (Ovidio)”
Uriel David

Sondaggi

Giunge a questi uffici la notizia di un sondaggio da effettuarsi da parte del partito di Verdini (PD+L), partito stupefacentemente (ma non tanto) sponsorizzato dal sedicente giornalista Stefano Bisi, su quattro nomi: Riccardo Pagni, Franco Masoni, Vittorio Mazzoni della Stella (che però ha manifestato contrarietà alla cosa e non ha la minima intenzione di farsi sondaggiare) e – Attenzione!!! Attenzione!!! – Vittorio Stelo. Ora questi uffici si dichiarerebbero a dir poco meravigliati che Stelo (e il suo sodale Semplici che – insistiamo – non si riesce a capire su quanti tavoli giochi: Pietraserena, La Città ai Cittadini, le LCS da cui ad oggi non ha dichiarato di uscire), protagonista di rilievo per esempio nel comitato No Ampugnano, vada incontro al partito di Verdini favorevole all’ampliamento di Ampugnano come dichiarato anche oggi dal coordinamento provinciale. Si dichiarerebbero meravigliati se non avessero, questi uffici, disvelato già nei giorni scorsi, l’evidente progetto dei fuoriusciti dalle LCS: affossare le LCS e creare una lista di appoggio al PD+L in modo da non rompere l’asse Ceccuzzi-Mussari-Marignani, col risultato di contorno di continuare a perseguire le proprie ambizioni personali.

Di questi uffici

Cesare Mori

Un contributo di riflessione rivolto al PD

Bisi continua a fare pubblicità al Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano portando di nuovo all’attenzione dei cittadini il manifesto affisso in Pescaia.
Con un’aggiunta, però, la risposta dell’unico partito che poteva dare a Bisi un sostegno alla sua chiamata alle armi.
E quale sarà mai il partito? Molti di voi diranno con sicurezza. Il Partito Democratico. E invece no, il PDL.
Devo dire che la cosa, ancora una volta non mi stupisce affatto e vi spiego, secondo me, il perché.
E’ fin troppo evidente che Bisi non è più il giornalista di riferimento del Pd e non perché si siano rotti chissà quali equilibri, forse più semplicemente perché i tempi cambiano e il partito di maggioranza relativa in città potrebbe anche essersi stufato di farsi dettare la propria agenda politica da ciò che la mattina scrive il Bisi. E questo, sempre forse, lui non lo ha capito o meglio non vorrebbe che così fosse .
Più che Corriere il giornale dovrebbe cambiare il suo nome in “Faziere” in senso di fazioso (che ricordiamo non essere un’offesa, ma sta a significare “essere animati da spirito di parte”) e, non me ne abbia Bisi dato che è più o meno lo stesso modo in cui espone molte volte il proprio solitario pensiero (perché, solo per fare un esempio, non è che Bisi può pensare che quando dà dello sfascista a Focardi dal suo giornale sia giusto e rappresenti un’opinione e quando sono gli altri a scrivere qualcosa su di lui invece è un’offesa), solo che prima la faziosità si poteva leggere come orientata verso gli allora Ds e poi Pd, ora il giocattolo è diventato trasversale e la linea da tenere e promuovere non è politica: è semplicemente Bisiana.
Ossia, si promuove chi lo segue a prescindere dal colore politico. Strano modo di fare giornalismo. E, infatti, oggi a dargli man forte è arrivato quel PDL di Marignani (lo stesso, per coerenza che risponde alla corrente interna di Rocco Girlanda e Verdini) che con un modo di rivolgersi al Bisi che più che di riflessione politica sembra un “agli ordini” con frasi come “Sollecitati dal direttore Bisi” giustificandosi, addirittura, per non aver risposto subito al suo appello.
Rimango della mia opinione, ma agli indagati tutto questo ritorno di notorietà della vicenda Ampugnano, dopo mesi mesi e mesi di silenzio sull’argomento, Bisi pensa che faccia piacere? O forse gli stessi avrebbero preferito che nessuno si mettesse tutti i giorni a fare paginate per rinfrescare la memoria? Perché a prescindere dalle responsabilità che solo la magistratura potrà accertare, è ovvio che quando una persona a torto o a ragione si trova coinvolta in un’inchiesta non ha piacere che per lo sfizio di qualcuno la gente, che magari per un attimo se n’era dimenticata, ritorni a guardarla mentre passa per il corso dicendo tra sé e sé “già è vero, tizio è indagato”.
Mi auguro che il Pd rifletta su queste cose. L’ora delle agende politiche dettate dalle prove di forza e dai livori di terzi sarebbe bene terminasse.
Firmato
La Primula Rossa