Stai attento a questa città

E’ il presidente nazionale dei garanti del PD, ex rettore, ex ministro, ex membro del Csm e padre di Aldo Berlinguer. Stiamo parlando ovviamente del capo politico di Franco Ceccuzzi, quel Luigi Berlinguer che nel novembre 2010 conversando al telefono con Riccaboni e intercettati dall’Autorità giudiziaria, si lasciò andare (riferendosi a Siena) in chiusura di telefonata con questa affermazione “Stai attento a questa città”. Ci viene spontaneo dire che è la città che doveva e deve stare attenta a certa gente. Detto questo proseguiamo. In quel 2010 consumarono un inciucio vegognoso tra il esponenti del PD e l’ex ministro Gelmini e nel contempo hanno alterato con pressioni umilianti per le istituzioni il ruolo del ministro. L’esponente del PD Luigi Berlinguer intervenne direttamente per far firmare il decreto di nomina dell’abusivo Riccaboni. Così come,sempre Berlinguer, è intervenuto con gli amici Fassino e Anna Serafini, sul ministro Profumo per evitare interventi negativi nei confronti della cricca Criccaboni-Fabbro. Su questi inciuci Rosaria Bindi non ha niente da dire? La pasionaria di Sinalunga che cosa pensa di questi inciuci al neutrino tra Luigi Berlinguer e la Gelmini? E visto che la pasionaria interviene sulle vicende senesi ci dica qualcosa sul dissesto universitario e ci dica quanti anni è stata in aspettativa dall’università di Siena?

Sarebbero questi i personaggi con cui il Ceccuzzi pretendeva di spacciare la discontinuità? Il Ceccuzzi non solo non discontinua, ma se non viene sfiduciato la città corre il rischio di ritrovarsi nuovamente i soliti personaggi come quel Berlinguer Luigi che disse al Criccaboni: “Stai attento a questa città”. Che strana questa frase. Proprio lui che con questa città ha fatto carriera. Chissà che cosa voleva significare all’incompetente e dissestatore Criccaboni. Chissà.

Proprio lui si lamenta della città. Il PD senese, soprattutto Ceccuzzi, ha preteso la nomina di Aldo Berlinguer nel cda di banca Antoveneta. “Stai attento a questa città”, ma il figlio gode dei privilegi di questa città. “Stai attento a questa città”, ma Luigi Berlinguer non si è fatto scrupoli quando ha chiesto al Boldrini di fare dei volumi in suo onore a spese dell’università di Siena. E infatti i volumi in onore di Luigi Berlinguer sono stati realizzati a spese dell’università, ma abusivamente, senza autorizzazione. E pensare che l’ex rettore Luigi Berlinguer pretendeva di farsi nominare giudice della Corte Costituzionale. Fortunatamente hanno scelto Paolo Grossi che vanta un curriculum parecchio, ma parecchio migliore di quello del padre di Aldo. Le storie di Luigi e Aldo Berlinguer illustrano al meglio come una certa classe politica veramente familistica ha sfruttato la città di Siena per le proprie carriere personali. Sul come hanno gestito le istituzioni cittadine, sono i fatti a parlare. E oggi cari cittadini il finto discontinuatore Ceccuzzi è gestito politicamente dal quel Luigi Berlinguer che aveva affermato “Stai attento a questa città”. Ecco, la città si svegli e stia attenta a certa gente.

P.S. Nella foto l’abbraccio storico tra Piero Tosi e Luigi Berlinguer. L’abbraccio che avvia il controllo sulla città e sull’università e i risultati pessimi e disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Te la ricordi questa foto caro Bisi?

Allarme legalità all’Università di Siena. Se non interviene la magistratura di Firenze si rischia un nuovo periodo di dissesto. Riccaboni e Fabbro sponsorizzano Carlo Bruni (a pieno titolo dentro la vecchia gestione del dissesto e fedelissimo di Tosi e Loriano Bigi) alla guida dell’ufficio ragioneria?? Mandate i Ros all’università

Non è bello chiederlo ma la situazione impone l’invio dei Ros e della Guardia di Finanza presso gli uffici dell’università da parte della Procura Generale di Firenze. I responsabili del dissesto sono ancora ai loro posti e con i venti che tirano si rischia un nuovo periodo di dissesto questa volta letale per l’ateneo. Inoltre è vergognoso che dopo un anno di indagini su una verifica banale la magistratura senese non abbia ancora chiuso l’inchiesta sui brogli per l’elezione di Riccaboni. Vediamo quanto dura questo traccheggiamento.
Quello che preoccupa è la smania di restaurazione guidata da Riccaboni e dalla condannata dalla Corte dei Conti Ines Fabbro. Si vocifera che i due stiano sponsorizzando per la guida dell’ufficio ragioneria, che da novembre sarà vacante per la mobilità dell’attuale responsabile (che se abbandona la nave che affonda ci sarà un motivo) uno dei personaggi che insieme ad Angelaccio e Loriano Bigi gestivano l’università ai tempi di Piero Tosi. Stiamo parlando del sig. Carlo Bruni da anni responsabile dei servizi generali e della logistica (che con la contabilità pubblica c’entrano come il cavolo a merenda).
Ma Ceccuzzi, Bezzini, Corradi, Laura Vigni, Tucci, ovvero la politica senese, come mai si stanno girando dall’altra parte invece di chiedere le dimissioni di Riccaboni e quindi la fine di questa restaurazione? E il resto dei dipendenti universitari continuano a dormire e a farsi mettere i piedi in testa. Ma un po’ di dignità e amor proprio…..
Vediamo se anche su questo c’è qualcuno che si sente offeso, oppure se tutti riconoscono – come dovrebbero – che da un anno è in atto una restaurazione della vecchia ghenga dissestatrice che con questo ultimo atto porterebbe alla morte definitiva dell’ateneo.

Scuppone!!! Che ci fa la Gelmini in quel di Stigliano?

Nella foto potete vedere ritratta la ministra Mariastella Gelmini in quel di Stigliano (ridente frazione di Sovicille). La redazione di Fratello Illuminato è venuta a sapere il perché di questa presenza: vista l’indubbia capacità della ministra che non solo è stata capace di scrivere una riforma eccezionale in tema di scuola pubblica e di università (sempre pubblica), molto simile a quella che aveva pensato un suo predecessore (il garante Luigi Berlinguer che sulla riforma Gelmini aveva dichiarato “L’opposizione eviti il muro contro muro sulla riforma della Gelmini …”. L’ex ministro si rivolge al governo, ma anche al Pd: «Nel testo ci sono molte cose che abbiamo elaborato col centrosinistra che sarebbe sciocco disconoscere, non perdiamo quest’occasione per cambiare l’università”. Infatti si è visto: un bel capolavoro la riforma Gelmini!!!), ma è stata anche capace – in un batter d’occhio – di risolvere l’incresciosa situazione che ha visto l’università di Siena dissestata per una cifra che si aggira sui 270.000.000; e visto che il garante dei garanti è stato, giacché è indubbio il suo ruolo di musicologo di chiara fama, infinitamente superiore a chiunque sia uscito dai Conservatori italiani, insignito di un posto al MIUR, presidente del Comitato per l’apprendimento pratico della musica, si è deciso di insignire la Gelmini della cittadinanza onoraria di Stigliano.
E’ in effetti una occasione ghiottissima e la redazione di Fratello Illuminato non si può esimere dal consigliare alle autorità alcune procedure che andrebbero seguite per rendere l’evento magnificente come merita. Intanto la cittadinanza dovrebbe essere assegnata non dal Sindaco di Sovicille, ma – con dipensa speciale – dal Presidente della Provincia Bezzini ed alla presenza del Sindaco del capoluogo Ceccuzzi. Chiamare a Stigliano, quindi, anche tutta una serie di quelli che ingiustamente sono guardati come dissestatori e che invece hanno fatto il bene dell’Ateneo: quindi Tosi e tutti i tosiani, le bande armate di Medicina e Lettere, nonché tutti i berlingueriani che sono equamente sparsi in tutti i gangli dell’Ateneo (e non solo, per esempio sono sparsi anche nelle società partecipate oggi in liquidazione tipo l’Etruria Innovazione, vero Mauro Cresti?). Le chiavi di Stigliano dovrebbero essere consegnate dal genio di via Roma 56, questa volta davvero inghirlandato, che canta – accompagnandosi con la chitarra – l’ode a Tosi (attenzione a come la canta perché è di fronte ad un musicologo di chiarissima fama). La Gelmini dovrà essere omaggiata anche dei due poderosi volumi in onore del Sultano del luogo che, di riffa o di raffa, finiranno col pagare i contribuenti (giustamente perché se continuano a votare per questa gente non si meritano altro). Il tutto dovrà essere oggetto di un approfondito servizio fotografico fatto con l’iPhone da 862.50 euro personalmente di persona da Riccaboni che si premurerà di riprendere anche tutti gli astanti tipo le due amicone Jolanda Cei Semplici e Ines Fabbro.

Servizio fotografico di un evento che dovrà essere propalato a tutta la Provincia e a tutti Comuni, compito evidentemente di Lisa Cresti come portavoce del presidente della Provincia nonché titolare della Robespierre e quindi degli uffici stampa di pressoché tutti i Comuni della Provincia.

Insomma, vediamo di procurare che sia una bella festa, la Gelmini se la merita viste le sue indubbie capacità che al Sultano del luogo dovrebbero piacere moltissimo. L’unica cosa: notificatele che il pozzo artesiano c’è già e probabilmente qualche ente pubblico ha anche partecipato a costruirlo. Non vorremmo, vista la tendenza a scavare tunnel del ministro, che si mettesse a scavare qualche altra buca dalla gioia di una insperata cittadinanza onoraria. Di buche da queste parti ce ne sono già abbastanza, GRAZIE!

Le inchieste della Procura della Repubblica di Firenze (Magistrati che lavorano e si vede. E anche con celerità)

Aggiornamento in tempo reale dal Corriere della Sera del 17 ottobre 2011

Credito cooperativo, indagini chiuse. Coinvolto anche Marcello Dell’Utri
Per Verdini l’ipotesi di reato è passata all’associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita

FIRENZE – Cinquantacinque persone stanno ricevendo l’avviso di chiusura indagine relativa al filone dell’inchiesta sui Grandi Appalti, che ha analizzato la gestione della Banca Credito Cooperativo Fiorentino, di cui è stato presidente il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Fra gli indagati, oltre a Verdini, anche Marcello Dell’Utri.

Verdini è indagato da tempo, ma l’ipotesi di reato è passata dal mendacio bancario all’associazione per delinquere finalizzata, tra l’altro, all’appropriazione indebita. Dell’Utri è invece accusato di appropriazione indebita. L’accusa nei suoi confronti farebbe riferimento ad un affidamento con scoperto di conto che si aggirerebbe intorno ai 3 milioni di euro. Fra gli indagati gran parte dei vertici del Credito Cooperativo Fiorentino e della Btp, all’epoca presieduta da Riccardo Fusi.

La liquidazione della società “Etruria Innovazione”. Ricercate i responsabili e smettetela di sprecare soldi pubblici

La vicenda della società pubblica “Etruria Innovazione” non deve passare sotto silenzio e contemporaneamente oltre alle valutazioni di merito, altre valutazioni di carattere generale si rendono necessarie.

La prima fra tutte: gli enti locali e i partiti nella gestione delle risorse pubbliche dovrebbero prendere esempio dai richiami vaticani e iniziare ad usare il preservativo. Basta con lo spreco di danaro pubblico e basta con il proliferare di società, enti e strutture ad uso e consumo dei dirigenti di partito. Fra tutti non volevano razionalizzare le spese e riorganizzare gli enti e i sottoenti? Le occasioni e le motivazioni per farlo non mancano: quello che manca è solo la volontà e l’onestà intellettuale nel prendere atto degli errori e delle scelte clientelari fin qui operate.

“Etruria Innovazione” è una società pubblica con sede presso il rettorato dell’Università di Siena e infatti tra gli inventori di questa società nel 1997 c’era il capo dei dissestatori Piero Tosi. I soci della società come avevamo scritto sono Comune, Provincia e Camera di commercio delle tre provincie di Siena, Arezzo e Grosseto oltre all’università di Siena.

Oggi apprendiamo che i soci (gli enti locali) hanno deciso di mettere in liquidazione la società che tradotto significa: la società ha delle perdite rilevanti e gli enti non possono ricapitalizzarla, quindi meglio liquidarla. Ci chiediamo: dove sono i bilanci di questa società dal 1998 ad oggi? Come sono state utilizzate le risorse pubbliche in carico alla società? Quali sono stati i controlli da parte dei soci (ovvero gli enti pubblici) nella gestione della società? Come sono state fatte le assunzioni dei dipendenti della società? Di cosa si doveva occupare e di cosa si è occupata la società?

Stiamo parlando di soldi pubblici e quindi non occultate la vicenda e le responsabilità gestionali e politiche che hanno condotto la società Etruria Innovazione alla liquidazione. A tal proposito (vista l’assenza di dichiarazioni del presidente della provincia di Siena Simone Bezzini in merito ad Etruria) riteniamo utile citare le dichiarazioni della giunta provinciale di Grosseto. L’assessore grossetano Federico Balocchi ricorda che Grosseto aveva “deciso di uscire dalla società già nel 2009” e poi aggiunge che il “debito previsto al dicembre 2011 era di 361.000 euro” e conclude dicendo che “gli enti non possono ripianare i debiti delle socità”.

Ci preme ricordare che alla presidenza della società Etruria Innovazione c’era anche il professore universitario di Siena, il tosiano Mauro Cresti. Per la cronaca il padre della portavoce del presidente della provincia di Siena,Lisa Cresti(titolare della Robespierre Sas). A questo punto una bella verifica da parte di Bezzini sull’operato della società dal 1998 ad oggi è urgente e magari un bel comunicato o una voce portata sarebbero graditi dai cittadini che pagano le tasse.

Alla fine della fiera i tosiani e quel nanismo gestionale universitario lo ritroviamo anche in questo caso e a riprova scopriamo che tra le ultime iniziative della società Etruria Innovazione c’è stata questa

La teoria della mucca (l’Università di Siena): è stata spremuta con ingordigia, non le hanno dato nemmeno una palata d’erba e ora la mucca è moribonda

“Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l’iniquità, l’esercizio dell’iniquità, che lo legittima”.(Leonardo Sciascia)

Mungitori di mucche da latte pubblico, ingordi e furfanti. La “mucca” da mungere era ed è l’Università di Siena, il “latte” i soldi pubblici e i “mungitori” tutti coloro che hanno gestito dall’alto e dal basso, e alcuni continuano, la medesima università. Si sono attaccati alle mammelle della mucca piena di soldi e giu’ come fossero neonati a pocciare con foga e senza sosta dall’alba al tramonto. Sono andati avanti imperterriti, protetti e tutelati dal sistema; anche perché il sistema si serviva della mucca e con la mucca gestivano altri sistemi. I revisori dei conti complici e affiliati del medesimo gruppo non controllavano e ancor peggio avallavano qualsiasi irregolarità o porcheria contabile; i dirigenti degli uffici succubi e complici dei direttori amministrativi spendevano e spandevano all’interno di quello che si sta rivelando il “medesimo disegno criminoso” ai danni delle casse pubbliche e di un intera comunità, non solo scientifica e culturale ma morale e civile. In cima alla mangiatoia a mungere ad oltranza c’era il faraone dei faraoni, già vice sultano presso la facoltà di medicina, il ministro mancato Piero Tosi (anche banchiere se per questo!!). Avevano costituito un’associazione strutturata di mungitori di soldi pubblici che negli anni e sotto la copertura omertosa di tutti, hanno distrutto e dissestato un patrimonio della comunità : un bene pubblico e un centro di cultura e formazione scientifica di prestigio. Si sono ingozzati, abbeverati come alcolizzati e hanno praticato le peggiori truffe, falsificazioni di bilanci e sperpero di danaro pubblico. Si sentivano uno “Stato” dentro lo “Stato”, si autocelebravano e venivano celebrati e osannati come professoroni(alcuni addirittura senza una laurea, vedi il caso di Boldrini)e il giornalista amico gli dedicava articoli faziosi e bugiardi. Per anni hanno preso “per il culo” un’intera comunità, illuso dipendenti, professori onesti e tanti studenti: da un lato disegnavano fasti e illusioni e dall’altro dissestavano come quei banditi incappucciati che di notte svaligiano le casseforti.

I malfattori e i mungitori fraudolenti hanno nomi e cognomi facilmente identificati e “identificabili” dalla magistratura e sarebbe un danno ancora più elevato per la comunità se quest’ultima dovesse traccheggiare oltre il tempo massimo.

Il dramma collettivo (economico e morale) provocato da questi banditi e che rischia di sommarsi ad altri drammi economici, è stato sottovalutato anche dagli stessi dipendenti e professori onesti (salvo rare eccezioni) e dalle istituzioni senesi e dello Stato, in primis da quella incompetente del ministro Gelmini. I due neo-mungitori e pseudo immobiliaristi Riccaboni e Fabbro sono l’ultimo colpo di coda del sistema Tosi-Bigi-Boldrini-Angelaccio-Bruni-Coluccia-Gioffrè e nomenclatura a seguito. Pensate un po’: il gruppo dirigente di allora della CGIL che sulla carta doveva tutelare i lavoratori era in mano a Claudio Vigni e Diodato Angelaccio (ricordiamo che la carriera di Diodato è merito di Jolanda Cei Semplici). Claudio Vigni in amore e in sintonia con Piero Tosi dava il sostegno sindacale e politico alla gestione  e Diodato Angelaccio (alla faccia dei lavoratori onesti e che ora rischiano lo stipendio) dissestava e si faceva pagare finte missioni ai danni delle casse dell’ateneo. Questa è la storia  e non altro: i soldi dello stato utilizzati per farsi belli, gestire il consenso e favorire carriere personali. Basta pensare alla vicenda miserabile dei libri in onore del mentore di Piero Tosi, ovvero i volumi in onore di Luigi Berlinguer. Erano talmente abituati a non rispettare le regole che non hanno nemmeno regolarizzato la procedura per spendere 26.000 euro. Roba da pezzenti e da malati della truffa ai danni dello Stato. Era casa loro e si erano messi in testa di regnare fino all’ultimo sospiro dei “quattro mori”.

Che cosa resta di tutto questo lerciume? Tanta amarezza in chi ha lavorato dentro e fuori per rafforzare e dare prestigio all’Università; tanta brava gente che ha perso il posto di lavoro e rischia quello attuale perché dei miserabili hanno sperperato tutto e soprattutto resta un forte senso di smarrimento e di incertezza per le sorti future dell’ente pubblico e di chi ci lavora.

Cari magistrati senesi vi sembra che ci sia altro tempo da perdere? La mucca è moribonda ma non “lasciatela” morire. Si chiede GIUSTIZIA e non vendette. A casa Riccaboni e Fabbro e punizione esemplare per chi ha distrutto le speranze e il reddito personale di lavoratori, ricercatori, professori onesti e studenti e di un’intera comunità che necessità di chiudere definitivamente con la banda dei dissestatori. Domani è un altro giorno.

Anno Domini MMXI

Maestro James

Ma intervengano immediatamente le procure di Firenze e Siena

Ecco cosa viene pubblicato su il Mondo, supplemento al Corriere della Sera, a firma di Fabio Sottocornola:

Cielo sempre più pesante sopra l’università di Siena, gravata da un buco nei bilanci che ha superato di gran lunga i 200 milioni di euro. E dove ormai anche i rapporti tra i diversi protagonisti sono ai ferri corti. Nei giorni scorsi il collegio dei revisori dei conti ha bocciato, con parere unanime, l’ipotesi di una modifica al budget dell’ateneo che il rettore Angelo Riccaboni ha sottoposto al CdA lo scorso 29 settembre. Tra i punti contestati, maggiori spese per l’apertura di un asilo nido aziendale e per coprire i costi della pubblicazione di alcuni volumi in omaggio all’ex rettore (e ministro) Luigi Berlinguer. Il parere degli esperti contabili è arrivato poche settimane dopo la stroncatura su un’operazione di congelamento delle rate dei mutui, voluta a luglio dal Magnifico. Con lui è in rottura anche Riccardo Mussari, ordinario di economia aziendale e fratello di Giuseppe, presidente del Monte Paschi. A febbraio Riccaboni lo aveva inserito nella commissione per la revisione dello statuto con l’incarico di riscrivere il regolamento di contabilità. Prima delle vacanze, con lettera riservata non priva di critiche verso Riccaboni, Mussari ha lasciato. Ma dentro la sua facoltà di economia il rettore conserva buoni rapporti con alcuni docenti. Per esempio, Lorenzo Frediani, ordinario di economia degli intermediari finanziari, che sarebbe impegnato in un progetto per la gestione di parte degli immobili d’ateneo. Secondo voci che circolano nella città del Palio, potrebbe trattarsi di una fondazione o sgr da realizzare con qualche banca d’affari americana. Infine, in mano a Frediani c’è rischio che scoppi un caso di nepotismo. A fine settembre il figlio Andrea si è laureato nella stessa facoltà, corso, dipartimento (studi aziendali) del padre. Come relatore Michele Patanè, associato nella disciplina di Frediani. In ateneo ci si chiede se questo non sia in contraddizione con il codice etico, appena approvato.

Subito ripreso da Giovanni Grasso con ampio commento (http://ilsensodellamisura.com/2011/10/un-fondo-immobiliare-per-speculare-sull%E2%80%99universita-di-siena/#more-4474).

Ci chiediamo, in aggiunta a quanto dicono Giovanni Grasso e Fabio Sottocornola, se – in presenza di un’indagine sulla regolarità delle elezioni del rettore –  questo ultimo sia legittimato a comportarsi come se fosse il titolare della proprietà degli immobili, cosa che non sarebbe veritiera neanche se fosse stato correttamente eletto. Non ne parliamo vista la presenza di dubbi e indagini.

Intervengano LE PROCURE. BASTA TRACCHEGGI! Qui c’è qualcuno che intende utilizzare in modo privato beni pubblici ed indisponibili!!! FORZA!!!

Toh! Chi si rivede!!!

Ma guarda chi si rivede!!! Per curiosità che ci girellano in compagnia di Criccaboni i seguenti soggetti: Caporossi, Fausto Loré e Enrico Pinto? Cioè la crema dei tosiani? Non sarà che cercano di forzare la mossa e di impadronirsi in anticipo, cogliendo l’occasione delle manovre sullo statuto universitario e sui nuovi raccordi con l’Azienda, dei DAI in scadenza nl 2013? Siccome il Cricca aveva cercato di far nominare Setacci e altri tosiani, non riuscendoci, non vorremmo che ora tentasse la “mossa” …

Controllate un po’ per bene cosa combinano a medicina.

Ecco il piano di conservazione e di tutela messo in atto da Riccaboni. Una sorta di piano di galleggiamento finalizzato alla tutela dei dissestatori. La magistratura senese perché si è fermata?

Il quadro è palesemente chiaro dentro e fuori l’università. Il rettore subjudice Riccaboni e la rappresentante in ateneo di Jolanda Cei Semplici, ovvero Ines Fabbro, non stanno lavorando per risanare l’ateneo: non sono in grado e non hanno costruito nemmeno le condizioni per farlo.

Stanno galleggiando con un solo obiettivo: tutelare le posizioni di coloro che hanno partecipato al dissesto dell’università e quindi permettere la conservazione delle posizione di privilegio dei tosiani. Queste non sono supposizioni. Ci sono atti e comportamenti certificati da parte di questi due irresponsabili, Riccaboni e Fabbro, che dimostrano questo piano.

Ecco in sintesi lo schema.

1)Riccaboni e Fabbro su pressione del gruppo dei tosiani devono creare le condizioni interne e di perdita di tempo per tutelare le posizioni di Boldrini, Angelaccio, Goracci, Bigi e dei tosiani della facoltà di medicina e lettere.
2)Riccaboni e Fabbro da tempo hanno messo in atto un piano antisindacale e penalizzante per il personale tecnico amministrativo in modo da giustificare a dicembre o gennaio il piano di esuberi: secondo questi due per tutelare i baroni è preferibile sacrificare il personale tecnico-amministrativo.
3)Riccaboni e Fabbro in barba alle regole di trasparenza e senza il pieno coinvolgimento degli organi di ateneo da mesi intrattengono rapporti con la Sansedoni S.p.a e con la Cassa depositi e prestiti. E qui sorge spontanea la domanda: visto che l’ateneo è un ente pubblico,  Riccaboni con chi intrattiene rapporti e per quali motivi dentro la Sansedoni S.p.a e la Cassa depositi e prestiti?
4)Riccaboni da mesi (vedi anche lo scivolone della mancata, ma poi pagata rata del mutuo alla banca Mps) lascia intendere di avere rapporti con dirigenti della Banca MPS. Ma con chi parla  e si incontra il rettore subjudice Riccaboni dentro la banca?
5)Siccome il PD di Siena per leggerezza dei propri dirigenti e per pressioni da parte del gruppo vicino a Luigi Berlinguer è stato messo in un angolo da Riccaboni rispetto alle dinamiche dell’università, lo stesso Riccaboni da mesi gode del sostegno del partito di Verdini rappresentato a Siena da Marignani. Infatti fonti romane ci informano che lo stesso Marignani sta scavando un solco tra Siena e l’ufficio della Gelmini per chiedere un sostegno per Riccaboni.

In conclusione possiamo affermare che Riccaboni e Fabbro stanno demolendo definitivamente l’ateneo, macellando il personale tecnico-amministrativo e praticando azioni a tutela dei dissestatori con il sostegno del partito di Verdini.

Ma la magistratura senese che fa? 270.000.000 di euro di dissesto e tutto tace!!!

P.S. Non dimentichiamoci che in tutto questo quadro a difesa dei baroni e delle posizioni di privilegio ci rientra anche il giornalista Bisi. Infatti il giornalista europeo non solo è convinto di condizionare ancora la politica senese, ma addirittura quando dialoga con qualcuno, soprattutto a Firenze, lascia intendere di avere un rapporto diretto con il sindaco e i vertici della città e di avere tutte le porte aperte. Più che un giornalista sembra il coordinatore politico. Invece di continuare a fare il Presidente del collegio dei maestri venerabili del GOI Toscano potrebbe candidarsi alla presidenza della provincia e della regione.

Apologia del dissesto universitario. Le chicche del libro del “genio minore” di Via Roma 56, meglio classificato come il libro delle supercazzole … sbiriguda con scapellamento a destra: la semi-clandestinità dei comunicatori. Buona lettura alla magistratura senese e alla procura generale di Firenze!!!

Se sfogliate un qualsiasi dizionario della lingua italiana troverete per il termine “semi clandestinità”, più o meno lo stesso significato. Ad esempio sul Dizionario Aldo Gabrielli il termine “semi clandestinità” significa: “condizione, situazione di parziale clandestinità”. E sempre sullo stesso Dizionario il significato del termine “clandestinità”: “Condizione di chi, di ciò che è clandestino; vita da clandestino”. Precisiamo fin da subito che la semi-clandestinità non è riferita alle vicende drammatiche degli sbarchi dei clandestini o alle storie di quella povera gente che vive in quello stato giuridico di clandestino (http://www.youtube.com/watch?v=P7kZsCgE5lQ)

Da quanto abbiamo appreso i “semiclandestini” erano ben riposati e ben pagati.

Leggendo e rileggendo il libro curato dal “genio minore” di Via Roma 56, al secolo Alessandro Lovari, abbiamo scoperto che negli anni dell’avvento del grande comunicatore, nei secoli e nei secoli e per sempre, Maurizio Boldrini, questi poveri comunicatori hanno dovuto affrontare la condizione di “semi-clandestinità” all’interno dell’ente pubblico chiamato Università. Provate ad immaginarvi la situazione: la mattina entravano, si salutavano e poi per comunicare si aggiravano rasenti il muro dell’Università, nascosti sotto giubbe extralarge o gadget da design della “linea giovane”.

Il “genio minore” Lovari nel ricordare il famoso ufficio stampa dei tempi dei festeggiamenti del 750° anniversario con rettore Luigi Berlinguer (ufficio stampa coordinato da Maurizio Boldrini con lo staff composto da Guido Parigi, Antonio Socci e Pino Di Blasio e che “faceva da supporto alla segreteria del rettore) scrive nel libro:L’ingresso di un operatore professionista, proveniente dal giornalista militante (il riferimento al genio Boldrini è chiaro. Ma militante in che senso? Politica o militanza nella F.C. amatori di Stigliano o nelle giovani marmotte o nanotte?) nella gestione della comunicazione di un’università non rappresentò un processo semplice e indolore (aggiungiamo noi: vediamo se si svegliano e un bel processo riusciranno a celebrarlo in Viale Franci!!!). E ancora scrive le azioni venivano portate avanti in un clima di semiclandestinità, essendo l’attività comunicativa non formalizzata all’interno dell’organigramma dell’ateneo e considerata da molti un inutile orpello, oltre che uno spreco di risorse economiche”. Puttana Eva!!! Esclamerebbe uno qualsiasi: ma se non era formalizzata l’attività comunicativa sotto quale forma veniva pagata la medesima attività e quindi Boldrake e il suo staff? Per quando riguarda invece lo “spreco di risorse economiche” dobbiamo dare atto a coloro che avevano sollevato il problema che non si sbagliavano. Chiamare la storia della comunicazione universitaria sotto le grinfie di Boldrake “uno spreco di risorse” è troppo poco: possiamo affermare alla luce di quello che è venuto fuori che trattasi di un colossale spreco di soldi della comunità. Il meglio dalla lettura della supercazzola deve ancora arrivare (http://www.youtube.com/watch?v=_9MTJw5ctVE).

Il “genio minore”Lovari scrive:”Nella prima parte del lavoro (il libro) verrà brevemente illustrato il percorso compiuto dall’ateneo a partire dai primi anni Novanta, caratterizzato dalla presenza di una figura di addetto stampa fino all’istituzione nel 1998 del Centro comunicazione e marketing d’ateneo, una struttura riconosciuta come una delle best pratice all’interno del settore della comunicazione universitaria”. Il culto della personalità e la leccaculaggine è senza freni e confini: ma chi e quando ha riconosciuto alla succursale di casa Boldrini (ovvero il centro comunicazione) lo status di  una delle “best pratice”? Semmai uno dei peggiori esempi del best spreco e dilapidazione di denaro pubblico.

Sempre dalla lettura di questa supercazzola (il libro lovariano) ricordiamo cheIl Centro (comunicazione e marketing) è diretto (era) da Maurizio Boldrini”… “Il direttore ricopre, infatti, il ruolo di comunicatore strategico per il rettore e per la classe dirigente dell’ateneo, proponendo scenari e soluzioni innovative per gestire l’immagine e la reputazione dell’ateneo nei diversi contesti in cui si trova a operare”. Puttana Eva!!!! Esclamerebbe sempre quello. Ha lavorato da vero comunicatore questo Boldrini: bella reputazione la classe dirigente dell’ateneo e una bella immagine e scenari di dissesto. Un vero capolavoro del disgusto e della indecente e dissertatrice gestione dell’ateneo (forse è il caso ri ritirare questa supercazzola dalle biblioteche e dalla circolazione!!! La magistratura ne sequestri copia e chiami gli autori come persone informate sui fatti).

Leggete un po’ come era strutturato il Centro del Boldrini(sembra un ateneo dentro un ateneo): nemmeno la Casa Bianca o l’ONU ha o aveva una struttura del genere. Il Centro comunicazione è marketing: Il Direttore del centro (Boldrake), Ufficio marketing e promozione d’immagine, Servizio congressi, Relazioni esterne, Produzione culturale, Front office, Ufficio stampa Siena, Ufficio stampa Arezzo, On line, Area media, Comunicazione interna, Radio. Questa la struttura del centro:una miriade di uffici e una galassia di assunzioni e di soldi buttati al vento. E a tal proposito riconsigliamo la lettura di questo (http://shamael.noblogs.org/?p=155 )

Indovinate chi ha scritto la presentazione del libro in oggetto curato da Alessandro Lovari? L’immancabile dissestatore Loriano Bigi. E sentite cosa scrive questo personaggio da processo: “Al contempo, si è affermata la funzione della comunicazione, che ha avuto un ruolo attivo nel contribuire a scardinare le porte e abbattere le mura che nei secoli erano state erette a difesa dell’Università …”. Puttana Eva!!! Esclamerebbe sempre quello. Più che altro le porte e le mura dell’università sono state buttate giù da un’orda di banditi e dissestatori che hanno distrutto un patrimonio economico di oltre 270.000.000 di euro. Su alcuni aspetti (proprio per rendersi conto della supercazzola scritta) del dissesto il Lovari potrebbe chiedere delucidazioni alla collega e compagna di vita Laura Goracci, pupilla dell’ex direttore Bigi e dell’attuale Ines Fabbro. Una catena di aspetti e di affetti utile per ricostruire vicende del dissesto.

Le ultime chicche recuperate dalla supercazzola sono state scritte dal “genio maggiore”, Maurizio Boldrini. Scrive il giornalista militante: “La mia esperienza di comunicatore dell’università e poi anche di docente a contratto è per fortuna coincisa con la stagione dell’autonomia ...”. Ci pensiamo noi a spiegarvi questa frase. Boldrake voleva dire che la sua fortuna alle spalle della gente che lavora e di professori con la laurea è coincisa con il periodo in cui dentro l’università facevano come cazzo gli pareva. La spacciavano come autonomia  e nel contempo dissestavano anche i cessi (e non è una battuta visti i prezzi degli scopini). E aggiunge (sempre il genio maggiore):Ma qui si paga lo scotto di resistenze lobbistiche, fortemente presenti nel mondo universitario …“. Chi sarebbero state queste “resistenze lobbistiche”? Forse gli scopini dell’ikea che non volevano gli scopini da 60 euro cadauno? Forse la legge che obbligava il rispetto delle regole e delle procedure per l’acquisto dei volumi in onore di Luigi Berlinguer? Forse il fantasma dell’opera in vacanza in Via Roma 56? Forse i precari che hanno perso il posto di lavoro? Senti un po’ Boldrini: ma quando scrivevi queste supercazzole pensavi seriamente che la gente si sarebbe fatta prendere per i fondelli da te? La comunicazione spesso e volentieri produce gli stessi effetti della troppa esposizione solare: vaneggiamenti e perdite di lucidità.

Concludiamo le citazioni da questa supercazzola invitando il sig. Lovari a prendere atto che è un dipendente dell’università profilo tecnico-amministrativo (http://www.disco.unisi.it/ ) e non un docente della stessa (leggete un po’ che appare nell’elenco docenti http://docenti.lett.unisi.it/frontend/?rr=PP ).

Quindi datevi una calmata in quel dipartimento di scienze della comunicazione in Via Roma 56 e rispettate le leggi. E perciò Lovari rimuovi qualsiasi citazione di professore o docente riferibile alla tua figura. E ancora: ma il direttore del dipartimento, Gozzini, e i vertici dell’ateneo hanno presentato formale denuncia per l’attività abusiva della società IN.FACT srl presso la sede di Via Roma 56 (http://shamael.noblogs.org/?p=1245) o forse erano consci di questo abuso nel dipartimento? E come mai il sig. Boldrini dopo tutto quello che è successo continua ad avere un contratto con l’università di Siena (http://www.disco.unisi.it/)?

Poi vogliamo sapere chi ha pagato i libri scritti da Lovari, Orsini, Granchi e Boldrini e altri componenti della vecchia area comunicazione (edizioni Franco Angeli e altri editori). Non fate finta di niente.

Questo libro da noi citato, pur essendo una supercazzola, vi spiega benissimo da dove, come e con chi, è nato e cresciuto il dissesto dell’università di Siena. Una lunga catena di affetti e aspetti. E chi ha scritto e curato il libro pensava di autocelebrarsi e celebrare un sistema, nella convinzione che il faraone e il comunicatore genio sarebbero rimasti in eterno alla guida della catene degli affetti.

Ad maiora