Giugno 1st, 2011 — Note redazionali
Il dissesto finanziario dell’ateneo senese è il “frutto velenoso” di responsabilità ben precise che la magistratura (anche con tempi troppo lunghi) sta vagliando e su alcune posizioni non dovrebbero tardare decisioni dei giudici a seguito delle conclusioni di alcune inchieste. Quanto avvenuto nei confronti della gestione finanziaria dell’Ateneo è assimilabile a comportamenti “barbarici” e nel suo insieme possiamo definire il dissesto un insieme di comportamenti arroganti,autoreferenziali,corporativi e insultanti della gestione pubblica che poi sono sfociati in veri e propri reati da sanzionare senza sconti e senza remore di sorta.
Non si tratta di estremizzare la situazione e comunque non ci sono nemmeno le condizioni economiche per riportare il disastro dentro una sorta di “sanatoria”, come per dire: “chi è stato è stato … turiamoci il naso e ripartiamo come se niente fosse”. Qualcuno, anzi forse in troppi, speravano in questa soluzione, ma i tempi di certi sultanati son finiti cosi come “il silenzio della rassegnazione”.
Ammetto che la corporazione mista “professori e parte del personale” è ancora salda e non intende aprire gli occhi su quanto accaduto e in alcuni casi preferisce, per responsabilità personali, nascondersi nella solita e vergognosa “arroganza dell’autonomia dell’ente”.
Non funziona così. Qui si tratta di tutelare il “bene pubblico e la dignità delle istituzioni”. Basta con le corporazioni, il clientelismo di ritorno e i comportamenti restaurativi del modello tosiano.
I Cittadini nel loro insieme attendono delle risposte e le sanzioni doverose nei confronti di chi ha distrutto “un BENE PUBBLICO”. Ed è per questo che nessuno si può sottrarre dalle proprie responsabilità personali e istituzionali.
Mi permetto di evidenziare le azioni da portare avanti utili per rilanciare l’ateneo. E ricordatevi che senza un vero e proprio “repulisti del marcio e degli errori” i problemi strutturali non troveranno soluzioni.
1) PIENA LUCE SULL’INCHIESTA RELATIVA ALL’ELEZIONE DEL RETTORE RICCABONI;
2) COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEI CONFRONTI DEI RESPONSABILI DEL DISSESTO;
3) VERIFICHE DA PARTE DEGLI ORGANI E DELLE AUTORITA’ COMPETENTI IN MERITO ALL’UTILIZZO PASSATO E ODIERNO DELLE RISORSE ECONOMICHE DEI MASTER UNIVERSITARI;
4) PIENA LUCE SULLA POSIZIONE DELLA SOCIETA’ INFACT IN RELAZIONE AI RAPPORTI CON LE STRUTTURE E DOCENTI DELL’ATENEO;
5) PIENA LUCE SUI CONCORSI GIA’ OGGETTO DI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI IN CORSO;
6) VERIFICA SULL’UTILIZZO DELLE RISORSE ECONOMICHE DELLA VECCHIA AREA COMUNICAZIONE E MARKETING DELL’ATENEO;
7) RIMOZIONE IMMEDIATA DAI PROPRI INCARICHI DENTRO L’ATENEO DELLE PERSONE COINVOLTE NELLE INCHIESTE.
8) SEGNALAZIONE ALLA CORTE DEI CONTI IL RESPONSABILE DELLE SPESE PER I VOLUMI IN ONORE DI LUIGI BERLINGUER
Maggio 30th, 2011 — Note redazionali
Un’inchiesta o si archivia oppure produce dei risultati (reati e responsabili).
Son trascorsi troppi mesi e ancora nessuna notizia in merito all’inchiesta sull’elezione del rettore. Tutti sanno che ci sono degli indagati e tutti hanno ben capito che se non c’erano delle stranezze l’inchiesta sarebbe stata archiviata subito.
Cosi come non sarebbe sostenibile che su alcuni reati relativi all’inchiesta sul dissesto finanziario dell’ateneo arrivasse la prescrizione.
Noi siamo fiduciosi sull’operato della magistratura, anche perché in Italia esistono degli organi superiori che non solo verificano l’operato della stessa, ma possono intervenire a risolvere problematiche tanto care ai cittadini.
Nessuno pensi di fare delle “sanatorie” per via del risultato delle amministrative e nessuno pensi di cullarsi convinti che in certi uffici faranno passare altro tempo e allungheranno i tempi in modo da salvare coloro che hanno dissestato l’ateneo.
Maggio 28th, 2011 — Note redazionali

Come anticipato da Fratello Illuminato la Magistratura va avanti. Lo racconta la Nazione QN di oggi, sostenendo che per i nomi che qui erano stati già citati (sollevando immaginiamo querele che ora vorremo vedere che seguito avranno) il GIP ha negato gli arresti domiciliari, motivando che ormai è passato troppo tempo e non c’è più bisogno della custodia cautelare. Ora arriva il 415bis … Avanti! Avanti!
P.S. Se i 27 indagati fossero persone serie e degne si autosospenderebbero e, trattandosi di mala gestione di un ente pubblico, renderebbero loro stessi pubblici i propri nomi. Non ci aspettiamo tanto, ovviamente … Rimarranno, a parte qualcuno, attaccati alle proprie sedie finché non verranno a prenderli i Carabinieri per portarli alle udienze. Legittimo impedimento?
Maggio 25th, 2011 — Note redazionali

In attesa delle risultanze (non facciamo passare altro tempo, cortesemente) delle inchieste sul dissesto e sulle elezioni del rettore, proponiamo la lettura dell’articolo del Prof. Giovanni Grasso:
SIENA. C’è differenza tra il “piano di risanamento” di Focardi e quello di Riccaboni? No! Nessuno dei due rettori dell’Università degli Studi di Siena è stato in grado di predisporre, come obbliga la legge, iniziative idonee al rientro dal disavanzo d’amministrazione. Inoltre, puntando esclusivamente al prepensionamento indiscriminato dei docenti ed alle dismissioni immobiliari, non si riporterà in equilibrio la gestione finanziaria dell’ateneo senese neppure nel 2016. È per questo che il Ragioniere Generale dello Stato ha censurato il piano di risanamento di Focardi e, conseguentemente, quello di Riccaboni.
Allora, che senso ha che il rettore vada in giro ad illustrare alla comunità accademica un piano di risanamento, inefficace, dannoso e, per giunta, bocciato dai Ministeri competenti?
Sta di fatto che nel consiglio della Facoltà di Medicina – presente anche il personale tecnico ed amministrativo – rettore e direttore amministrativo hanno diffuso un ingiustificato ottimismo dichiarando che nel 2012 e 2013 ci potrebbero essere le condizioni per la presa di servizio dei docenti risultati idonei nei concorsi per professore associato ed ordinario. Peccato che tali edulcorate previsioni fossero smentite proprio dai dati che il magnifico faceva scorrere sullo schermo alle sue spalle!
È del tutto evidente che senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio e un ridimensionamento dell’ateneo non ci sarà futuro per la nostra università. Inoltre, la fuoriuscita naturale dei docenti, aggravata dalla politica scellerata dei prepensionamenti, pone, come dice il Cun, «un pesante problema di continuità culturale, scientifica, didattica e organizzativa» al nostro ateneo. Al punto che, in alcuni settori scientifico-disciplinari, sarebbe necessario incentivare la permanenza in servizio dei docenti e non il loro pensionamento. Tutto questo è così evidente che un rappresentante del personale tecnico ha chiesto: «ma come pensate di attrarre gli studenti, se mandate in pensione i docenti? Chi farà lezione?». Ebbene, la domanda è rimasta senza risposta mentre sullo schermo appariva il disavanzo di competenza cumulato al 2015: 23 milioni d’euro di deficit; a condizione, però, che il 60% dei docenti che ne ha i requisiti accetti il prepensionamento e che l’ateneo incameri 50 milioni d’euro con le dismissioni immobiliari. Altrimenti il disavanzo di competenza al 2015 sarà di 99,6 milioni d’euro. Che dire? Demagogia? Dilettantismo? Insipienza? Oppure i docenti sono considerati dei creduloni?
Inoltre proponiamo la lettura di due interessanti e molto pertinenti links:
http://ilcittadinoonline.it/news/137907/Flash_mob_di_DAS_per_protestare_contro__due_pesi_e_due_misure_.html
http://ilcittadinoonline.it/news/137844/Caro_Rettore__Le_scrivo_questa_mia___.html
Maggio 24th, 2011 — Note redazionali
Insomma sono mesi, se non anni che ci sono questi volumi in onore del Sultano di Stigliano la cui pubblicazione è costata 32000 euro fuori bilancio, spesi quindi senza seguire le corrette procedure dal soggetto in foto. Sarà il decimo CdA dell’Università che affronta la questione e alla fine sembra che l’Ateneo debba pagarli e poi denunciare immediatamente la cosa alla Corte dei Conti. Bene. Vogliamo procedere o si pensa che per proteggere il soggetto in foto ancora si debba aspettare molto? Ci deve pensare qualcun altro ad avvertire la Corte dei Conti?
Così per saperlo …
Maggio 12th, 2011 — Note redazionali

Ci sono tanti motivi per cui non votare Ceccuzzi e il candidato Davide Chiti, ma oggi vi vogliamo raccontare una storia vera che, a nostro avviso, è determinante per consolidare la convizione di non votare i due suddetti.
Ci risulta che tra i 27 nomi dei rinviati a giudizio firmati dal Procuratore Francesca Firrao compaiano i nomi di Viviani Paola e Viviani Stefania, titolari dell’appalto del bar sito all’interno della struttura universitaria di Via Roma 56. E le medesime sono rispettivamente moglie e cognata di David Chiti, fedelissimo di Franco Ceccuzzi, nonché candidato alla carica di consigliere comunale per il PD.
La storia: sembrerebbe che il responsabile dell’ufficio forniture e contratti d’appalto dell’Ateneo, il ceccuzziano Carlo Bruni, esponente della CGIL di Claudio Vigni e Angelaccio, avesse concesso in appalto senza gara e passaggio al Consiglio di Amministrazione il bar delle Facoltà di Ingegneria e Lettere alle due sunnominate parenti del Chiti. In seguito risulterebbe che fosse stata finalmente fatta una gara d’appalto che, bada caso, è stata vinta dalle parenti del ceccuzziano Chiti, che peraltro erano già lì.
Sembra che tutto questo, viste le richieste del Procuratore, sia più un fatto che un “sembrerebbe”.
Avete capito di cosa si tratta? Stiamo parlando della Cosa Pubblica, perché l’Università di Siena non è, come sembrerebbe finora, del PD, ma un ente pubblico e le leggi della Repubblica Italiana vanno rispettate perché altrimenti si incorre nell’infrazione PENALE.
Invece di pensare di applicare le Carte etiche agli altri, pensassero ad applicarle a sé stessi quelli del PD. E smettessero le coccole di farsele per sé invece che alla città. E non votate Ceccuzzi e chiedete al Chiti di ritirarsi dalla competizione!
Ufficio Legale di Fratello Illuminato
Maggio 4th, 2011 — Note redazionali



Leggete un po’ i risultati disastrosi della gestione dell’Ateneo da parte del partito di Ceccuzzi e di Alberto Monaci (dal Cittadino On Line)
SIENA. Nubi minacciose incombono sull’Università di Siena. Sebbene la situazione non sia affatto florida ormai da tempo, visti i debiti a bilancio che hanno costretto a tagli nelle borse di studio e negli assegni di ricerca, alla cessione del lavoro interinale, al blocco del turnover, c’è stato chi, nel piano di risanamento Unisi2015, aveva sperato di scorgere una qualche “luce fuori dal tunnel”.
Mentre si attende di conoscere dalla Magistratura i nomi dei 27 (pare) rinviati a giudizio per il dissesto (i documenti sarebbero già stati firmati dal Gip) ecco una nuova “tegola” sulla dirigenza dell’Ateneo.
Fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze riferiscono di una lettera giunta, per conoscenza, appena prima di Pasqua all’Università di Siena e rientrante in un carteggio tra dicasteri (quello delle Finanze, appunto, che scrive a quello dell’Istruzione) in cui si riferisce della situazione economica dell’Ateneo senese.
I conti presi in esame sono quelli relativi al Conto consuntivo 2009 ed il Verbale considerato è quello del Collegio dei Revisori del maggio 2010 nel quale si esprimeva parere “non favorevole” all’approvazione del documento contabile in quanto si osservava “la permamente e consolidata situazione di disequilibrio strutturale risalente nel tempo e in relazione alla quale non risultato adottate concrete misure strutturali per il ripristino dell’equilibrio economico finanziario della gestione”.
Le cause dello squilibrio finanziario, secondo quanto riferito dal Presidente del Collegio dei Revisori ai Ministeri competenti, era da attribuire al costo eccessivo del personale. Un disavanzo che “si tenta di fronteggiare” con “alienazioni patrimoniali mentre non si affronta vigorosamente lo squilibrio strutturale del bilancio reiteratamente segnalato dal Collegio”.
Nel Bilancio di previsione 2010 approvato – nonostante il parere sfavorevole del Collegio dei Revisori – si rimarcava che la spesa per il personale era stimata in 157milioni 718mila e 36euro, aumentata rispetto all’anno precedente e decisamente più di quanto “coperto” dal Fondo di finanziamento ordinario, previsto in 109 milioni di euro.
Ed ecco “la tegola”. Il Ministero delle Finanze invita a non proseguire nella politica di alienazione dei beni immobili per risanare i debiti. L’osservazione nasce dal fatto che queste alienazioni consentono delle entrate “considerate dalla Commissione Europea entrate “una tantum” e quindi non migliorative del deficit strutturale” mentre questo genere di entrate “dovrebbero essere utiizzate solo per finanziare spese aventi la medesima natura “una tantum””.
L’invito, dunque, è ad attivare iniziative strutturali di riduzione del disavanzo senza le quali si prevede una “crisi finanziaria non risolvibile attraverso gli ordinari strumenti legislativi, atteso, in particolare, che la quota del fondo di finanziamento ordinario assegnata all’Università senese, per il 2010, risente dell’anticipazione di 35 milioni di euro concessa alla fine dell’anno 2009”.
Da queste osservazioni è deducibile che il Ministero dell’Istruzione non consentirà alla dirigenza dell’Ateneo senese l’alienazione di altri “gioielli di famiglia”. Verrebbe dunque bloccata la vendita dalla Certosa di Pontignano, che è ancora in cerca di un compratore e la cui unica asta è andata deserta facendo temere in una operazione di “svalutazione” del bene.
Al freno posto su questa soluzione, contemplata nel piano Unisi2015, se ne pone anche un altro. Quello dei prestiti. “All’Ateneo – riferisce il Ministero delle Finanze – è preclusa la possiblità di ricorrere alla contrazione di prestiti e altre tipologie di indebitamento, tenuto conto che dette operazioni sono possibili solo per il finanziamento di interventi in conto capitale, così come definiti dall’art.3, comma 18 della legge n. 350/2003”.
Il piano di risanamento dell’Università, dunque, analizzato dal Ministero delle Finanze non appare risolutivo della situazione disastrosa dell’ateneo senese al punto da desumere che “l’Ateneo non riesce a garantire, autonomamente, il riequilibrio della gestione”. Una frase che pare aprire un varco alla possibilità di un commissariamento che, garantendo una “analisi esterna”, possa trovare soluzioni idonee ad una drastica riduzione dei costi strutturali dell’Università senese.
Infine il Ministero delle Finanze avvisa che “la relazione ispettiva è stata trasmessa alla competente Procura regionale della Corte dei Conti” per valutarne i responsi.
Aprile 15th, 2011 — Note redazionali
… HA FIRMATO I RINVII A GIUDIZIO PER I 27 INDAGATI SUL DISSESTO FINANZIARIO DELL’UNIVERSITA’ DI SIENA
Aprile 10th, 2011 — Note redazionali

Questi uffici leggono inorriditi le dichiarazioni di Ceccuzzi alla “convenscion” (parlate per bene che non si capisce nulla!!! Siamo in Italia!!!), soprattutto quelle inerenti alla crisi dell’Ateneo. Si chiedono perciò quando pensa di smetterla Ceccuzzi di menare per il naso i cittadini presupponendo che siano venuti tutti giù con la piena.
Ceccuzzi parte affermando che il progetto del PD è fatto da senesi per i senesi e già questa, visto che lui è chianino, è una menzogna bella e buona. Poi parla di partecipazione di studenti, docenti e dipendenti. Sui docenti non discutiamo, visto che proprio quelli teleguidati da lui hanno ridotto l’Ateneo in queste condizioni, ma sugli studenti e sui dipendenti abbiamo parecchi dubbi.
Dopodiché comincia a blaterare di patti e protocolli facendo finta di non sapere che sono quasi tre anni che le cosiddette istituzioni, da lui dirette sia pure mediatamente, se ne strafregano dell’Ateneo, dei dipendenti e degli studenti e in particolar modo dei precari.
Proprio lui parla, il sostenitore di Berlinguer e Tosi e di Riccaboni (questo ultimo d’accordo con il suo amico Verdini). Ha difeso in tutti i modi questi dissestatori e ora parla di precariato. Il precariato lo ha creato lui e la macelleria sociale che è seguita al dissesto è tutta colpa sua e dei suoi uomini. Uomini, si fa per dire, tipo Boldrini – iscritto al PD di Ceccuzzi e suo grande sponsor insieme ai nemici dei lavoratori Iantorno, Benocci e Cannamela.
E a proposito di rappresentanti delle istituzioni che “all’interno del consiglio di amministrazione sapranno rappresentare al meglio queste preoccupazioni così diffuse in città sulle condizioni imposte al personale tecnico amministrativo” e che ci immaginiamo dovrebbero essere i ceccuzziani Cucini e Morrocchi, come si fa a sperare che – dopo aver visto come si sono comportati sinora, votando sdraiati davanti ai dissestatori Riccaboni e Fabbro – d’un tratto si ravvedano e comincino a controllare seriamente?
E del ceccuzziano Montibello che quando hanno tagliato gli stipendi ai dipendenti ha asserito che i dipendenti avevano accettato di buon grado?
Ma Ceccuzzi parliamoci chiaro: ma quando la finisci di prendere in giro i Cittadini?
E voi Cittadini: MA COME SI FA A VOTARE CECCUZZI!!! Chiunque, ma non lui o il pasticcere verdiniano. Ci sono candidati seri, che hanno già preso posizioni ben più precise e coerenti di quelle di questo amico dei dissestatori!!!
Firmato
Cesare Mori
Aprile 1st, 2011 — Note redazionali
Riportiamo ancora una volta, visto che non c’è stata risposta, l’art. 35 (comma 3, let. e) del D.L. 165/2001) che così recita: «composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali.»?
Secondo questi uffici il concorso per EP del ceccuzziano Benocci è viziato dall’inosservanza del suesposto articolo di legge, visto che in commissione il presidente era il ceccuzziano Franco Belli, dirigente sindacale della FLC-CGIL esattamente come il candidato poi risultato vincitore. Questi uffici invitano il rettore Riccaboni, il direttore Fabbro (soprattutto lei visto che Benocci è designato a capo della divisione del Personale Tecnico Amministrativo) e l’ufficio legale dell’Ateneo ad accertare questa palese violazione di legge.
La legge è uguale per tutti o no?