Entries from Gennaio 2011 ↓
Gennaio 22nd, 2011 — Note redazionali

Crudelia De Mon / Crudelia de Mon
Farebbe paura / persino a un pumon!
Il significato del termine groviglio è rintracciabile in tutti i vocabolari della lingua italiana ed è un termine spesso usato nella rappresentazione di situazione non proprio edificanti. Spesso si legge o si sente dire “il groviglio giudiziario”, il “groviglio politico”, il “groviglio economico”, il “groviglio sentimentale” etc.etc., ma quasi mai, direi mai per descrivere comportamenti o situazioni o realtà pienamente positive. E se diamo un’occhiata veloce ai vocabolari della nostra lingua, il significato di groviglio descritto si alterna da “accozzaglia”, “situazione complessa, intricata”, “gruppo arruffato di fili” ad altri significati piu’ o meno di questo tenore. Concorderemo fra tutti che mai e poi mai utilizzeremo il termine groviglio per esaltare o descrivere qualcosa di positivo o di politicamente sostenibile. Naturalmente, pur supportati dai vocabolari della nostra lingua italiana e dall’uso negativo comune di questo termine, la mia o la nostra è pur sempre un’opinione criticabile o non condivisa da altri pensatori o cantori dei vari grovigli.
Ad esempio il giornalista Bisi rende noto a tutti che presenterà un suo libro “La carica dei 101” e che attraverso questo libro esalterà “Il sistema Siena”, concetto da lui coniato già da tempo. E lo stesso definisce questa sua idea-modello di “sistema Siena” come “un groviglio armonioso”. Probabilmente il termine “armonioso” rende piu’ digeribile il termine “ groviglio”, ma noi che riteniamo dannoso e fallimentare per la città “il sistema Siena”, cosi tanto esaltato ed egregiamente rappresentato dal Bisi, pur con quel termine “armonioso” non riusciamo a digerire “groviglio”.
Resta da capire se i personaggi inseriti nella “carica dei 101” sono o si sentono parte effettiva di un “groviglio” e se pensano di sentirsi gratificati di far parte del “sistema Siena” tanto amato dal Bisi e se ritengono che questo “sistema Siena” sia compatibile con la richiesta di cambiamento che viene dalla cittadinanza. Conoscendo il Bisi, la presentazione di “questo suo groviglio” non è finalizzata alla pubblicazione del libro, ma con molta probabilità intende ritornare sulla scena della politica per tentare di rilanciare il suo ruolo nella competizione elettorale per l’elezione del sindaco. Sono sicuro che saranno in tanti, tra politici e nominati in enti e banche, ad accorrere a questa celebrazione del “sistema” e già qualche esponente politico molto vicino al candidato del PD Franco Ceccuzzi come Davide Chiti dell’associazione NOI non ha perso tempo nel comunicare pubblicamente la propria partecipazione.
Avanti tutta e non prendete altri impegni: nessun protagonista deve mancare alla celebrazione “del groviglio armonioso”. Noi non ci saremo e a questo punto risulta anche facile affermare che il prossimo sindaco di Siena o sarà il rappresentante di questo “groviglio armonioso” oppure ed è quello che mi auguro, il rappresentante di tutti i cittadini di Siena, per chiudere anche questa parentesi del “sistema Siena” tanto amato dal Bisi.
Maestro James
Gennaio 22nd, 2011 — Note redazionali
Dopo le magliette ecco la nuova linea targata “1472 LUXURY FASHION” dedicata al Top Management. Già in produzione anche una variante all’esclusivissima linea di barche dal nome “LOLLIBOAT”.
Ricordiamo che quest’ultima promozione, però è per pochi, e non per tutti.
Affrettatevi a prenotarla perché va a ruba.
Gennaio 22nd, 2011 — Note redazionali

Nei giorni scorsi fu
Enrico Letta (vice segretario nazionale del PD), oggi è
Sergio Chiamparino a dire che il matrimonio (o quantomeno un rapporto stabile) con il Terzo Polo s’ha da fare.
Dalle colonne de La Stampa di ieri, l’autorevole quotidiano torinese, Sergio Chiamparino nella sua veste di dirigente del PD butta il sasso ancora più in là e arriva addirittura a proporre un “Governo di scopo tra PD-Lega e Terzo Polo“.
E’ ovvio che in un momento di liquidità politica come questo non può esserci spazio per una gretta ottusità che tenda a lasciare tutto così com’è senza sforzarsi di proiettare il proprio sguardo nel futuro prossimo.
E nel futuro prossimo mi pare abbastanza chiaro che gli schieramenti, le coalizioni, lo scenario politico in generale, saranno destinati a modificarsi forse anche abbastanza radicalmente.
In questo senso, senza strumentalizzazione alcuna, riecheggiano come importanti e sagge le parole pronunciate ieri dal Capo dello Stato Giorgio Napolitanoquando di fronte al busto di Dubcek, lo statista cecoslovacco che si oppose all’invasione russa del suo paese nel ’68, ha detto “L’Italia si riconosca in un insieme di valori comuni” atteggiamento che faciliterebbe il superamento delle “antiche contrapposizioni ideologiche”. Non potevano essere espresse parole più lucide e più adatte al particolare momento storico che il nostro paese sta vivendo.
Nei momenti di difficoltà se veramente si vuole bene ad un paese o anche ad una singola realtà, bisogna dimostrare che si è politici non solo a parole mettendo da parte gli egoismi inopportuni che impediscono di agire per il bene comune.
Superare i recinti dei personalismi delle piccole o grandi cerchie da mantenere e avere il coraggio di buttare il cuore al di là dell’ostacolo, imponendosi di essere maturi e responsabili.
Calandoci in terra senese, ancora una volta tutte queste affermazioni danno spunto per fare delle riflessioni in vista delle elezioni comunali.
Chiamparino ed il Terzo Polo. Oramai non passa giorno che autorevolissimi dirigenti nazionali del PD studino nuove possibilità e nuovi spazi in cui poter rilanciare l’azione del partito. Rilancio che passa dai programmi (ancora pochi, per la verità) ma che passa, necessariamente, anche dalle alleanze. Ed è chiaro che per allargare lo spettro delle possibilità servirebbe un accordo con l’area moderata rappresentata dal contenitore del Terzo Polo.
Ribadiamo, a livello centrale è un’ipotesi su cui il PD lavora costantemente, ma il PD(S) senese non l’ha ancora capito. O meglio. Può darsi che qualche sospetto lo possa anche avere avuto, ma non sa come fare.
Abbiamo già fatto, nei giorni passati, il nostro pronostico sui possibili scenari futuri.
E in quegli scenari abbiamo sostenuto che comunque vadano le elezioni amministrative il PD(S) si troverà isolato e costretto a rivedere la sua cerchia di alleanze, con la componente ex DS alle corde perché scavalcata a sinistra dagli altri partiti che all’accezione “sinistra” (a differenza loro) non hanno mai rinunciato e a destra impossibilitata a dialogare con il Terzo Polo perché comprendente l’API, il cui segretario Regionale è Pierluigi Piccini.
Bravi, grande strategia.
I DS sono arrivati al paradosso che il loro spauracchio Piccini ha una linea politica coincidente con i vertici nazionali del PD e il PD senese, invece, è contro. Avevamo scritto che Ceccuzzi sarebbe potuto diventare un candidato senza un partito alle spalle. Questa ipotesi sembra sempre più veritiera.
Chiudo questa chiaccherata con voi citando le dichiarazioni che il segretario nazionale del PD, Pier Luigi Bersani, ha fatto ieri in un’intervista su Republica “Mi rivolgo a tutti quelli che vogliono evitare la deriva plebiscitaria. Chiunque ragioni per me è un interlocutore. Quindi parlo anche al Terzo Polo“.
E’ un ragionamento politico che non fa una piega.
Ci chiediamo cosa ne pensi il candidato del PD(S) Ceccuzzi delle affermazioni del suo segretario nazionale.
Parlammo giorni fa del “voto inutile” ossia quel voto che potrebbe venir sprecato laddove andasse a chi non sarà nelle condizioni di garantire il mantenimento della medesima compagine di alleati per tutto il mandato.
Dopo la lettura dei quotidiani nazionali, non resta che confermare quanto detto.
Firmato
La Primula Rossa
Gennaio 22nd, 2011 — Note redazionali

Questi uffici ritengono che il centro destra senese e segnatamente il PD+L o partito di Verdini che dir si voglia sia in grande difficoltà date le scarse fortune dei propri uomini di riferimento che, bada caso, sono appena appena legati – come d’altro canto – gli uomini del PD meno L alla banca. Queste difficoltà si estrinsecano nella mancanza – ad oggi – di un candidato da opporre al non irresistibile Ceccuzzi (legato anch’esso ai destini della Banca con situazione rovesciata rispetto a qualche tempo fa in cui era la Banca legata al destino allora luminoso di Ceccuzzi). Ora che gli inquirenti arrivano al Prof. Andrea Pisaneschi, coinvolto insieme al fratello e a parecchia altra gente come Olivetti Rason, questi uffici – raccogliendo anche gli umori NON del PD o del PD+L, ma di quello schieramento politico che annovera fra le proprie fila tutti cloro i quali prendono le distante da PD e PD+L – questi uffici ritengono che il minimo sarebbe che Andrea Pisaneschi per tutelare l’immagine del gruppo bancario MPS e della Città di cui è espressione si autosospendesse da ogni incarico nel gruppo bancario. Il minimo. L’optimum sarebbe che si dimettesse proprio, suggerimento che questi uffici si sarebbero aspettati proveniente dal PD. Evidentemente o hanno la coscienza sporca anch’essi o devono ringraziare per la scarsa o nulla opposizione che hanno fatto gli uomini di Marignani (e Pisaneschi). Bravi davvero, fra tutti!!!
Firmato: Cesare Mori
Gennaio 21st, 2011 — Note redazionali

Da “Pensavo fosse amore invece era un calesse” a “pensavano fosse un puma invece forse è una lince.”
Anche oggi la mega inchiesta animalogica sulla ricerca delle tracce del puma condotta con dovizia di particolari dal Corrierino dei Piccoli conduce l’attenzione verso altre zone come Ginestreto.
C’è o non c’è il puma?
Forse si forse no … qualcuno afferma che si disseti nel torrente Sorra altri l’hanno visto fare una siesta in città al mitico Grattacielo. Insomma un mistero che consuma torrenti d’inchiostro nella famosa redazione del Corrierino.
Ma oggi la ricerca porta alla luce un interrogativo che potrebbe cambiare le sorti delle prossime elezioni amministrative. Qualcuno sostiene che forse non si tratta di un puma, ma di una lince. Fermi tutti, qui non si scherza … avviamo le primarie. Chi scegli tra i due: Il Puma o la Lince?
Gennaio 21st, 2011 — Note redazionali



La storia si ripete con le solite forme del passato e i soliti nomi, con l’aggiunta di Ines Fabbro. Forse a molti sfuggono, forse per pigrizia di analisi o forse per l’assenza di un momento di raccordo tra i diversi capitoli della vicenda universitaria senese, quali erano e quali sono gli accordi di potere e i vari gruppi di potere che gestivano nell’era pre-focardiana e che attualmente son ritornati a gestire, l’Università di Siena.
Un tempo l’avvicinamento e gli accordi politici tra il Partito Comunista di Enrico e la Democrazia Cristiana venne definito “il compromesso storico”. Termine riutilizzato e abusato ogni qualvolta i mass media o la gente comune descriveva gli accordi politici nazionali e locali tra settori della sinistra e ambienti cattolici o vicini ad essi. Naturalmente questa visione di compromesso,non sempre e penso a questo punto quasi mai,soprattutto all’interno di certe istituzioni sia servito al bene delle stesse e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Anzi, nel tempo più che un compromesso politico questo avvicinamento si è tramutato in mera gestione del potere e degli affari. Non a caso la lezione e la questione morale di Enrico Berlinguer è finita nel dimenticatoio più assoluto. Ma questa è un’altra storia.
Riprendendo la storia dell’Università di Siena ci accorgeremo, che il compromesso di potere dentro e sull’università voluto da un altro Berlinguer (nulla a che vedere con il grande Enrico) ossia Luigi, ben rappresentato da Piero Tosi e Jolanda Cei Semplici, non era altro che il compresso tra la Cgil berlingueriana e componenti cattoliche (chiamatele Comunione e Liberazione o gruppi di preghiera), e infatti leggendo i verbali dei CdA del 1994 con Tosi rettore e Cei Semplici D.A, vi accorgerete della presenza di Loriano Bigi (componente cattolica e in seguito direttore amministrativo) e Carlo Bruni (Cgil)
Questo compromesso è venuto meno con l’elezione del rettore Focardi. Ma attenzione, le due componenti del compromesso non hanno mai smesso di condividere il proprio potere e agguerriti più di prima anche perché irritati dall’apertura dell’inchiesta sul dissesto finanziario (di cui sono corresponsabili), si sono affidati al Riccaboni per ritornare prepotentemente alla ribalta e restaurare il loro “paradiso terrestre”. E per far questo al Riccaboni hanno affiancato l’amica di Jolanda Cei Semplici ovvero la signora Ines Fabbro.
Non a caso oggi e bastano i nomi per capirlo, la Fabbro disconoscendo il piano di risanamento di Antonio Barretta senza proporre niente di alternativo, intende imporre la propria visione gestionale dell’università con il sostegno della Cgil berlingueriana di Bruni, Semplici, Carmignani e della componente da sempre vicina all’ex direttore Loriano Bigi.
Insomma un compromesso di potere che possiamo definire: il Fabbromesso Tosico. Esattamente la condizione opposta di cui necessita un’istituzione importante come l’Ateneo senese,in preda ad un evidente declino e con un personale tecnico-amministrativo sfiduciato e sottoposto ad ingiuste decisioni verticistiche e unilaterali.
A mio avviso, questo gruppo di potere che costituisce il Fabbromesso Tosico, commette un grosso errore di valutazione, si muove e coltiva le proprie aspirazioni, senza tener conto delle inchieste della magistratura e senza considerare che nella società e dentro le varie articolazioni del potere pubblico sono minoritari.
E non bastano gruppi di preghiera o gite fuori porta per far dimenticare le inchieste della magistratura o pensare di annullarne gli esiti. Siamo in uno Stato di diritto e quando un livello locale funziona male c’è sempre un livello “superiore” che vigila e interviene. Pace e Bene e tanta Luce.
Maestro James
La storia si ripete con le solite forme del passato e i soliti nomi, con l’aggiunta di Ines Fabbro.
Forse ai molti sfuggono, forse per pigrizia di analisi o forse per l’assenza di un momento di raccordo tra i diversi capitoli della vicenda universitaria senese, quali erano e quali sono gli accordi di potere e i vari gruppi di potere che gestivano nell’era pre-focardiana e che attualmente son ritornati a gestire, l’università di Siena.
Un tempo l’avvicinamento e gli accordi politici tra il Partito Comunista di Enrico e la Democrazia Cristiana venne definito “il compromesso storico”. Termine riutilizzato e abusato ogni qualvolta i mass media o la gente comune descriveva gli accordi politici nazionali e locali tra settori della sinistra e ambienti cattolici o vicini ad essi. Naturalmente questa visione di compromesso,non sempre e penso a questo punto quasi mai,soprattutto all’interno di certe istituzioni sia servito al bene delle stesse e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Anzi , nel tempo piu’ che un compresso politico questo avvicinamento si è tramutato in mera gestione del potere e degli affari. Non a caso la lezione e la questione morale di Enrico Berlinguer è finita nel dimenticatoio piu’ assoluto. Ma questa è un’altra storia.
Riprendendo la storia dell’università di Siena ci accorgeremo, che il compromesso di potere dentro e sull’università voluto da un altro Berlinguer (nulla a che vedere con il grande Enrico) ossia Luigi,ben rappresentato da Piero Tosi e Jolanda Cei Semplici,non era altro che il compresso tra la Cgil berlingueriana e componenti cattoliche (chiamatele Comunione e Liberazione o gruppi di preghiera), e infatti leggendo i verbali dei cda del 1994 con Tosi rettore e Cei Semplici D.A, vi accorgerete della presenza di Loriano Bigi(compente cattolica e in seguito direttore amministrativo) e Carlo Bruni(Cgil)
Questo compromesso è venuto meno con l’elezione del rettore Focardi. Ma attenzione, le due componenti del compromesso non hanno mai smesso di condividere il proprio potere e agguerriti piu’ di prima anche perché irritati dall’apertura dell’inchiesta sul dissesto finanziario(di cui sono corresponsabili), si sono affidati al Riccaboni per ritornare prepotentemente alla ribalta e restaurare il loro “paradiso terrestre”.E per far questo al Riccaboni hanno affiancato l’amica di Jolanda Cei Semplici ovvero la signora Ines Fabbro.
Non a caso oggi e bastano i nomi per capirlo, la Fabbro disconoscendo il piano di risanamento di Antonio Barretta,senza proporre niente di alternativo, intende imporre la sua visione gestionale dell’università con il sostegno della Cgil berlingueriana di Bruni,Semplici, Carmignani e della componente da sempre vicina all’ex direttore Loriano Bigi.
Insomma un compromesso di potere che possiamo definire: Il Fabbromesso Tosico. Esattamente la condizione opposta di cui necessità un’istituzione importante come l’ateneo senese,in preda ad un evidente declino e con un personale tecnico-amministrativo sfiduciato e sottoposto ad ingiuste decisioni verticistiche e unilaterali.
A mio avviso,questo gruppo di potere che costituisce il Fabbromesso Tosico, commette un grosso errore di valutazione, si muove e coltiva le proprie aspirazione,senza tener conto ne delle inchieste della magistratura e senza considerare che nella società e dentro le varie articolazioni del potere pubblico sono minoritari.
E non bastano gruppi di preghiera o gite fuori porta per far dimenticare le inchieste della magistratura o pensare di annullarne gli esiti. Siamo in uno Stato di diritto e quando un livello locale funziona male c’è sempre un livello “superiore” che vigila e interviene. Pace e Bene e tanta Luce.
Maestro James
Gennaio 21st, 2011 — Note redazionali
Lettera di una donna di sinistra con famiglia e reddito basso
Sono demoralizzata e al tempo stesso consapevole che oltre ai partiti di massa sono finiti anche quegli spazi di rappresentanza politica come Rifondazione Comunista e SEL. Ma vi sembra accettabile che qui a Siena il partito di Rifondazione Comunista guidato da Alberto Benocci e Fiorino Iantorno sia il primo sostenitore della nomenclatura baronale universitaria e che gli stessi due esponenti politici sostengano il taglio degli stipendi ai lavoratori??? Non è accettabile ed è anche chiaro che il partito di Rifondazione Comunista di Siena garantisce i baroni e abbandona i lavoratori.
Gennaio 21st, 2011 — Note redazionali
L’appello lanciato dal PD (S) senese alla costruenda coalizione del centro sinistra è laplateale manifestazione della forte debolezza che da tempo lo stesso sta attraversando.
La domanda che sorge spontanea è: per quale motivo il PD (S) ha sentito l’esigenza di dare alle stampe il segno della propria difficoltà e non gestirlo all’interno delle sedi deputate alle trattative politiche?
Pensa forse, chi ha scritto il documento del PD(S), che dire pubblicamente alle altre forze politiche di sbrigarsi a scegliere il candidato di questa ectoplasmatica coalizione di centro sinistra possa costringerle a fare immediata retromarcia sulle proprie posizioni? O, piuttosto, può produrre l’effetto contrario e rafforzarle?
Credono, davvero, che politicamente sia stata una mossa azzeccata? O più semplicemente hanno messo in piazza il detto “il re è nudo”?
Sempre di più, anche a livello cittadino, sembra un partito messo all’angolo, costretto più che a trattare a doversi umiliare di fronte ad alleati che, avendone fiutato la debolezza, tatticamente lo stanno tenendo sulle corde da mesi.
Il partito di maggioranza relativa a Siena si è messo da solo nella condizione di subire, mediaticamente parlando, schiaffi e prese di distanza e di distinguo praticamente ogni giorno da aspiranti alleati (ma poi siamo sicuri che lo siano davvero, almeno alcuni?) che hanno fatto e continuano a fare di tutto per fargli abbassare la testa, in modo, giustamente, da aumentare il proprio peso politico.
Parliamoci chiaramente, se il PD(S) fosse stato, come si dice a Siena, “nei suoi cenci” e non negli stracci in cui è oggi anche le altre forze politiche orbitanti nel centro sinistra già da tempo non solo si sarebbero sedute al tavolo con uno spirito ed un approccio differente, ma, senza dubbio, a distanza di soli tre mesi dalle comunali il PD(S) sarebbe già stato immerso in una forte campagna elettorale.
Questa volta, invece, non è così. Oggi sono arrivati agli appelli, domani, se vanno avanti di questo passo, rischieranno di scendere direttamente alle suppliche.
Anche questa storia delle primarie di coalizione sta diventando un po’ come la novella dello stento, oggi le chiede uno e non le vuole un altro; domani si decide che non si fanno più; poi si rilanciano in pista di nuovo il giorno dopo.
Ma possibile che all’interno dei DS non esista qualcuno che si fermi un attimo a ragionare con lucidità su che punto sono arrivati e, soprattutto, dove stanno andando? Capiamo perfettamente che nessuno vorrebbe mai avere intorno persone non di stretta fiducia, ma anche circondarsi quasi esclusivamente di yes man, di collaboratori che (forse del tutto incoscientemente) non hanno alcun polso reale della città, specie in un momento politicamente “ballerino” come questo rischia di tracimare in una vera e propria disfatta.
E, sempre in uno spirito non di critica ma di analisi, forse questi stessi yes man non hanno neppure valutato fino in fondo se la candidatura di Ceccuzzi fosse stata quella più adeguata. Perché la cosa che a molti di loro forse spesso sfugge è che non è detto che se tra di loro, e all’interno delle stanze della Federazione, uno è più conosciuto e stimato di altri questa stessa percezione la si ritrovi identica anche oltrepassata quella soglia.
La classe dirigente non è necessariamente detto che debba essere selezionata solo in base alla più cieca fedeltà ed appartenenza.
A volte anche un po’ di professionalità potrebbe non essere del tutto inutile.
Firmato
La Primula Rossa
Gennaio 20th, 2011 — Note redazionali
Ricordiamo al Prof. Guerrini come agli altri professori dell’ Università di Siena, che l’università è un ente pubblico e in quante tale è soggetto all’ordinamento di leggi e regole dello Stato Italiano. E ancora: essendo un ente pubblico le vicende universitarie non sono di esclusivo interesse di chi si rifugia nella famosa autonomia berlingueriana, ma riguardano l’intera comunità e niente deve essere sottaciuto.
Mi domando e ci chiediamo il perchè dei silenzi del corpo docente mentre i vertici dell’Ateneo intraprendono iniziative contro il personale tecnico-amministrativo. E sono silenzi vergognosi e squalificanti.
Iniziamo con il porre alcune domande a quei docenti che hanno ruoli di governo dell’Ateneo. Partiamo dal Professor Guerrini.
1) Professor Guerrini cosa ci dice del dissesto finanziario dell’ateneo e secondo Lei chi sono i responsabili?
2) Professor Guerrini come mai Lei non si esprime per difendere il personale tecnico-amministrativo?
3) Professor Guerrini cosa ne pensa della gestione Riccaboni-Fabbro?
4) Professor Guerrini che idea si è fatta dell’indagine della magistratura relativa al voto per l’elezione del Rettore?
Sono domande semplici alle quali non è difficile rispondere. O sbaglio?
Maestro James
Gennaio 20th, 2011 — Note redazionali
Fritti più o meno misti…
Leggo una lettera, molto diretta, sull’ultimo numero di Zoom, che Eleonora Scricciolo ha indirizzato a Fiorino, ritenendolo, credo a ragione, autore della nota che la Federazione della Sinistra ha pubblicato relativamente all’Università di Siena. Devo dire subito che non ho avuto tempo di leggere nulla di precedente a questi due scritti, dato che sono stato “sequestrato” dal Consiglio Comunale sul Regolamento Urbanistico, ma sull’appellativo di “Fritto Misto” credo di poter dire qualcosa. Quando si usano certe espressioni, secondo me, lo si fa perché ci sentiamo, a torto o a ragione, in diritto di poter parlare a nome di tutti, e si tacciano tutti gli oppositori di un atteggiamento protestatario ritenendo che non abbiano nulla da condividere tra di loro se non il fatto di essere “contro”. Il problema è che spesso lo si fa perché chi si permette di “governare” lo fa senza stare a sentire chi la pensa diversamente. Ricordo ad esempio i tempi degli “opposti estremismi”, di democristiana memoria. Non sarebbe allora meglio entrare nel merito delle discussioni, e lasciare gli appellativi più o meno rispettosi a chi non ha argomenti? Oltretutto una aggregazione politica che si chiama “Federazione” richiama già nel nome la volontà di mettere insieme soggetti non proprio “uguali”, altrimenti non si capisce cosa dovrebbe federare. Chiudo dicendo che la CGIL, sindacato di tutto rispetto al quale sono stato iscritto per anni, ha già commesso in passato l’errore di sottovalutare il dissenso, ha contribuito alla nascita e al rafforzamento dei sindacati di base per il vizietto di sentirsi l’unico sindacato “rappresentativo”, e dovrebbe, sempre secondo me, stare un po’ più attenta a gettare discredito su chi cerca di rappresentare istanze diverse dalle proprie, ma che vengono dai lavoratori.
Francesco Andreini Consigliere comunale di Siena di Rifondazione Comunista