Conferenza stampa per gli Auguri di Buone Feste: quando le autorità dello Stato Italiano tollerano comportamenti e situazioni fuori dalle norme.Intrecci,omissioni e dissesti di un paese in declino. E a pagare sono sempre i cittadini che non hanno colpe. Uno scandalo a cielo aperto

Prima di addentrarci nei meandri di questa brutta pagina per lo Stato Italiano rivolgiamo i nostri migliori Auguri di Buone Feste a tutti colo che soffrono la crisi e i disagi dei disastri gestionali. Sinceri Auguri con la speranza di uscire da questa situazione recuperando quei valori e quelle certezze di una società civile.
Le cronache degli ultimi giorni ci raccontano degli aiuti dello Stato Italiano con i famosi Monti bond alla banca MPS. Una ex solida banca messa in ginocchio da una pessima gestione e dall’operazione Antonveneta http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/non-tornano-i-conti-sulla-sconsiderata-operazione-che-ha-portato-il-monte-dei-paschi-47895.htm . Una gestione operativa e politica sotto la guida di esponenti del PD come Mussari e Ceccuzzi. Di oggi poi la notizia dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario presso la sede di Antonveneta http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/1-immaginate-di-avere-un-paio-di-conti-correnti-immaginate-che-la-vostra-banca-48445.htm.
Ma ad anticipare il disastro gestionale di questa classe politica,ovviamente tollerata e in alcuni casi assecondata da istituzioni dello Stato, ci avevano pensato quelli che hanno dissestato l’ateneo senese per ben oltre 200 milioni di euro (significativoper capire gli atti banditeschi dentro un ente pubblico come l’università sono gli oltre 11 milioni di euro di spese non autorizzate). Che cosa caratterizza le vicende di MPS e dell’ateneo? Innanzitutto lo stesso gruppo politico e in secondo luogo, una gestione senza controllo e basata sull’assoluta intoccabilità. E infatti di fronte alle numerose denunce pubbliche durane i periodi dei dissesti, le autorità dello Stato erano assenti. Non sono congetture ma dati di fatto. Ci scusiamo fin da subito ma non possiamo essere brevi e quindi vi chiediamo la cortesia di leggere tutto con attenzione e senza fretta.
A tutt’oggi nessuno dei responsabili del dissesto dell’università e dei danni creati alla banca MPS sta pagando per gli atti compiuti. A pagare le colpe sono rimasti i dipendenti della banca e dell’università e ovviamente le due ex prestigiose istituzioni senesi. Eppurei reati erano e sono sotto gli occhi di tutti,dei magistrati in primis. E anche i tempi di eventuali interventi sono importanti; perchè più passa il tempo più pesanti e immorali sono i danni nei confronti di coloro che non hanno colpe. Questa è la situazione alla data del 21 dicembre 2012. Ancora una parentesi chiarificatrice sul come proseguono i vari intrecci come se niente fosse successo. I vertici dell’ateneo, ed esattamente il rettore eletto con elezioni irregolari (ma sempre al suo posto) e il direttore amministrativo con una condanna dalla Corte dei Conti per danno erariale (in uno Stato serio chi è che chiama una condannata per danno erariale per gestire un’università piena di reati per danno erariale?) non hanno nessun piano di risanamento e inoltre sono responsabili di alcuni reati e cattiva amministrazione. E tra i membri del cda dell’università c’era e c’è anche un membro in rappresentanza della banca MPS. Oggi che cosa si sono inventati in banca e nell’università? La banca MPS ha sottoscritto con i vertici dell’ateneo una convenzione per affidare agli esperti dell’ateneo la consulenza sulla due diligence. E nel contempo i vertici dell’ateneo stanno chiedendo il congelamento delle rate dei mutui con la banca MPS perchè sono senza liquidità. Avete capito? La banca che deve recuperare per i danni subiti dalla passata gestione firma una convenzione per la due diligence a coloro che non sono in grado di risanare un ente e infatti sono costretti a ricorrere al congelamento delle rate dei mutui. Ma qui come ha scritto ieri il professore Giovanni Grasso ci troviamo di fronte a un nuovo danno erariale per l’università come si evince qui http://ilsensodellamisura.com/2012/12/20/domani-il-cda-dellateneo-senese-approvera-un-altro-danno-erariale-di-sedici-milioni-deuro/ . Qui ci sono i numeri della situazione finanziaria dell’ateneo e ci chiediamo: la banca e a questo punto anche lo Stato tramite il governo come possono pensare di assecondare il fallimento gestionale di Riccaboni e Fabbro http://shamael.noblogs.org/?p=6598?
Non solo il MIUR guidata da Francesco Profumo aveva il dovere di annullare il decreto di nomina di Riccaboni, ma stante la situazione finanziaria correva l’obbligo del commissariamento. In quale paese normale si lascia gestire un ente pubblico che approva provvedimenti di natura finanziaria in presenza di parere negativo dei revisori dei conti? E come mai la magistatura non ha ancora provveduto a interdire i vertici dell’ateneo, Riccaboni e Fabbro?
E qui apriamo il capitolo degli intrecci e delle strane, non tanto, coincidenze. Nel 2010 Riccaboni parlando con un suo collega si lasciò andare a questa affermazione: “Le inchieste finiranno tutte in una bolla di sapone”. La signora Ines Fabbro in più occasione ha affermato: “Io sono intoccabile, ho amici potenti e sono amica di Piero Fassino, il quale frequentava spesso casa mia e io con queste amicizie posso arrivare dove mi pare, in Comune, in Provincia e anche dal Presidente Rossi a Firenze”. A parte che dal Presidente Rossi ci possiamo arrivare anche noi in autobus o in macchina o in treno da Siena a Firenze; ma a parte questo che discorsi sono questi? Riccaboni e Fabbro occupano dei ruoli in un ente pubblico e teoricamente ci sono delle leggi e delle procedure che regolano la vita in un ente pubblico. Ma siccome la condannata della Corte dei Conti insiste, allora approfondiamo le sue amicizie. Partiamo da quelle politiche per capire perchè la Fabbro è stata chiamata a Siena e poi parliamo della sua amicizia con Donato Firrao, docente del Politecnico di Torino, padre dell’ex sostituto procuratore di Siena Francesca Firrao. Senza dimenticarci che il ministro Profumo era rettore del Politecnico di Torino.
Il marito di Ines Fabbro si chiamava Pietro Verzelletti (scomparso prematuramente) ed era presidente della Banec, la banca della Lega delle Cooperative. Per questa vicenda vi riportiamo gli estratti di un articolo del 1992 del quotidiano La Repubblica: “Unifin, la finanziaria di controllo di Unipol e holding degli affari della Lega, ha accusato perdite per 28 miliardi e 600 milioni, Unipol che resta il gioiello di famiglia ed è in buon attivo avrà bisogno a breve di una ricapitalizzazione dopo quella già avvenuta nei mesi scorsi, Fincooper raccoglie tanti soldi ma ha utili risicati e infine è venuta la brutta batosta di Banec, la banca della Lega. Dopo quattro anni di stentata esistenza si trova con un buco nei conti che le stime più ottimistiche fanno assommare a 35 miliardi. In tempi di ristrettezze per tutto il sistema Lega (il presidente Giancarlo Pasquini è costretto ad annunciare tagli di personale nella struttura politico-sindacale nazionale perché i soldi non bastano a pagare gli stipendi a tutti i funzionari) non c’ è da stare allegri tant’ è che per la prossima settimana è già in programma a Roma una riunione ad altissimo livello e super riservata tra i dirigenti della Lega delle regioni dove le coop contano di più (Emilia, Toscana, Lazio) e i responsabili delle aziende finanziarie della galassia rossa. Ordine del giorno bartaliano: l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare. E da quel che si capisce lo scontro sulle faccende della finanza della Lega rischia di trasformarsi in un nuovo potente e sotterraneo braccio di ferro per il potere, quasi una riedizione della tormentata successione a Lanfranco Turci al termine della quale l’ ha spuntata Giancarlo Pasquini, uomo di finanza, in dispetto ad una parte delle potentissime coop di consumo (supermercati) che sono però anche l’ufficiale pagatore della Lega. E il canovaccio sul quale si recita il “dramma” della finanza è rimasto lo stesso: da una parte chi crede nella finanza come settore autonomo, dall’ altra chi la vuole come servizio. A riaccendere lo scontro è stata proprio la disavventura della Banec presieduta fin dalla fondazione, nell’ 87, da Pietro Verzelletti, già consigliere del San Paolo di Torino, intimo di Diego Novelli, esperto di finanza prima del Pci e poi del Pds dove è considerato uno dei “maitres a penser” dell’ ala migliorista, e soprattutto l’ ingegnere della finanza rossa in versione Turci. Verzelletti aveva promesso per la Banec un rapido sviluppo. A conti fatti la banca, che ha sede in un palazzo di proprietà Unipol davanti alla stazione di Bologna, si trova con 6 sportelli, 400 miliardi di raccolta indiretta, 135 miliardi di raccolta diretta, un utile (bilancio ‘ 91) di mezzo miliardo e ora ha un grande futuro dietro le spalle. La situazione è precipitata a giugno quando la dirigenza della banca si è accorta che con le operazioni in titoli effettuate continuava a perdere. Il rimedio è stato tentare operazioni d’ indebitamento in valuta per lucrare sul differenziale d’ interessi tra lira e marco. L’ ipertrofia della moneta tedesca ha finito per strangolare del tutto la banca. Risultato: il 14 ottobre scorso Pietro Verzelletti ha annunciato le dimissioni da presidente, con lui sono usciti il direttore generale Gilberto Sbrighi e il tesoriere Stefano Rivalta. Verzelletti ha fatto capire: me ne vado vittima innocente. In consiglio di amministrazione non ha trovato uno straccio di solidarietà, anzi è partita un’ ispezione per vedere se presidente, direttore generale e tesoriere non abbiano responsabilità che da semplice negligenza si siano trasformate in violazioni ai codici. I conti non sono ancora stati fatti del tutto ma si sa che solo a causa delle operazioni in titoli la banca dovrà accusare un passivo di 15-17 miliardi; per le operazioni in futures la perdita stimata va da altri 16 miliardi fino a possibili 30 miliardi. Un buco pesantissimo che costringerà la banca ad una ricapitalizzazione per 50 miliardi come minimo. E a corollario di tutto ciò si fa notare che le operazioni svolte dalla dirigenza Banec hanno travalicato di cinque, sei volte quanto autorizzato dal consiglio di amministrazione: 800 miliardi contro 140. Un consigliere d’ amministrazione in questi giorni fa notare: “Lì non poteva che finire così, gestivano la banca come una finanziaria: così non può durare”. Qui ci trovate l’articolo integrale http://shamael.noblogs.org/?p=4888.
Dalla lettura dell’articolo viene fuori che Pietro Verzelletti, già consigliere del San Paolo di Torino, intimo di Diego Novelli, esperto di finanza prima del Pci e poi del Pds dove è considerato uno dei “maitres a penser” dell’ ala migliorista”.
Ritorniamo nell’attualità e riprendiamo i personaggi che gravitano a Torino. Prima di essere nominato ministro,Francesco Profumo era rettore del Politecnico di Torino, dove tra i docenti figura Donato Firraohttp://www.swas.polito.it/rubrica/scheda_pers.asp?matricola=000438 .E il sindaco di Torino è Piero Fassino.Dal 1997 al 2000 Ines Fabbro è stata presidente del Nucleo di Valutazione del Politecnico di Torino e nel 2007 è stata indicata dalla Fondazione Bancaria Compagnia di San Paolo quale rappresentante nel Consiglio Direttivo della Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino. Il marito della Fabbro è stato consigliere del San Paolo di Torino. Poi la signora Fabbro ha ricoperto il ruolo di direttore amministrativo all’università di Bologna e in quel periodo si è beccata la condanna dalla Corte dei Conti. Fin qui sono chiari i rapporti con una certa area politica, con il ministro Profumo e con il docente Donato Firrao? Diciamo di sì.Ora ritorniamo a Siena e precisamente all’anno 2008. Nel 2008 presso la Procura della Repubblica di Siena c’era il procuratore Formisano ed è stato proprio lui ad avviare finalmente le indagini sul dissesto dell’università di Siena. Naturalmente bisogna ringraziare per l’ottimo lavoro i Carabinieri e la Guardia di Finanza. Il Dott. Formisano lavora incessantemente e dalle cronache dei giornali di quel periodo emergono notizie di 27 indagati per il buco dell’ateneo. Ma nel 2010 il dott. Formisano va via dalla Procura di Siena e le indagini passano nelle mani dell’ex sostituto procuratore Francesca Firrao (oggi giudice in Piemonte). E qui merita riportare la conversazione tra l’avvocato Vera Benini e il rettore Angelo Riccaboni;siamo nel 2010 e la Benini moglie di un docente dell’università di Siena dice: “L’Avv. VERA BENINI chiama Riccaboni e riprende il discorso interrotto poco prima. Gli rappresenta che, secondo lei, l’attivazione per contrastare la volontà della Ministra è da ricercare in un problema tipo la scuola dei Marescialli, relativa alla vendita di Pontignano. Il problema sarebbe che Focardi ha fatto una promessa, ovviamente senza scrivere nulla, che non può mantenere perché non è stato rieletto come rettore. Il commissario avrebbe invece potuto realizzare la promessa. Al Governo sostanzialmente non interessa nulla né di Focardi né dei debiti dell’Università di Siena. C’è poi l’indagine con 27 indagati tra i quali qualcuno potrebbe dire qualcosa che non deve dire.. Ha comunque fiducia nel P.M. che ha ereditato il fascicolo dal dr. Formisano (6 -11-2010)” http://shamael.noblogs.org/?p=4561.
Leggete attentamente la frase “C’è poi l’indagine con 27 indagati tra i quali qualcuno potrebbe dire qualcosa che non deve dire. Ha comunque fiducia nel P.M. che ha ereditato il fascicolo dal dr. Formisano (6 -11-2010)”. Il PM che aveva ereditato il fascicolo era Francesca Firrao figlia del docente del politecnico di Torino Donato Firrao. Per la cronaca gli indagati al 2012 per il buco del dissesto sono 18 e sono chiamati per la richiesta di rinvio a giudizio davanti il GUP il 6 marzo 2013. Quindi,con l’inchiesta iniziata nel 2008 ancora non ci sono i processi, ma solo dopo 5 anni l’udienza davanti al GUP e nel frattempo alcuni reati del dissesto finiranno in prescrizione. Nel frattempo l’ex direttore amministrativo dell’università di Siena Loriano Bigi che figura tra i 18 con pesanti responsabilità nel dissesto, lavora tanquillo al ministero del Lavoro e nel frattempo l’università di Siena (quindi l’ente danneggiato) ha corrisposto dei soldi con tanto di voto favorevole del cda proprio a Loriano Bigi. E non solo.Tra i 18 c’è anche il responsabile delle procedure delle gare d’appalto dell’università di Siena Carlo Bruni, finito nell’inchiesta proprio per irregolarità nelle gare di appalto. Secondo voi che fa oggi Carlo Bruni? La Fabbro e il Criccaboni l’hanno lasciato come responsabile delle gare d’appalto http://www3.unisi.it/v0/minisito.html?fld=2353

Che cosa accade invece 2011? Nel 2010 parte anche l’inchiesta sulle elezioni irregolari di Riccaboni e infatti l’ex ministro Gelmini ritarda la firma del decreto di nomina ma a un certo punto interviene l’ex rettore di Siena, ex ministro ed ex membro del CSM Luigi Berlinguer e convince la Gelmini a firmare il decreto di nomina. Ricordiamo che Luigi Berlinguer ricopre un ruolo presso il MIUR  http://www.cidim.it/cidim/content/314648?id=350005&nc=Comitato%20Nazionale%20per%20l%27apprendimento%20pratico%20della%20musica%20del%20Ministero%20dell%27Istruzione,%20dell%27Universit%C3%A0%20e%20della%20Ricerca
E infatti il 4 novembre 2011 la Gelmini firma. Poi successivamente interrogata dai magistrati proprio sulle elezioni di Riccaboni,la Gelmini dichiara “ se avessi saputo non avrei firmato”. Ma quando ha firmato il decreto di nomina,da ministro, quindi con un atto ufficiale, aveva messo nero su bianco che la nomina era sub-judice. Quindi valido fino a conclusione delle indagini. Le indagini si sono concluse con 10 richieste di rinvio a giudizio, ma il ministro Profumo non ha ancora annullato il decreto di nomina.E chissà perchè??
Nel 2011 Riccaboni  riceve una telefonata da un esponente del PD senese Gilberto Madioni (quindi lo stesso partito di Luigi Berlinguer, di Ceccuzzi e Piero Fassino) il quale “gli dice che la situazione si è sbloccata grazie all’intervento decisivo del Prefetto che fa parte dell’area governativa. Critica l’operato del precedente rettore che ha fatto intervenire la magistratura. Le cose andavano gestite all’interno”. In quel periodo il Prefetto di Siena era la Pantalone. Come andavano fatte dall’interno? Speriamo che dalla prefettura giunga velocemente una presa di distanza da questo Gilberto Madioni, anche perché non ci risulta essere il portavoce del Prefetto trasferita.
A rincarare il clima di strani intrallazzi ci pensa l’ex direttore del MIUR Tomasi con un’intercettazione degna di un romanzo criminale.Ecco cosa si dicevano Tomasi e Riccaboni: http://shamael.noblogs.org/?p=6228


Tomasi: Poi è chiaro che lei nel momento che ha l’investitura… provi a sentire, io francamente… lì in Procura dovete vedere voi perché oggi sa com’è. Qui … lì è tutto rischioso. Lì è diventato poco … poco


Riccaboni: No, no, no. Su questo la convocazione del Consiglio avverrà immediatamente in maniera tale che possa mettere a regime, diciamo… tutto quanto con la nomina da parte della Fabbro che il nostro Statuto dice previo parere del Consiglio di Amministrazione. Su questo dobbiamo passarci, insomma.


Tomasi: Sì, sì.


Riccaboni: E poi, niente…


Tomasi: Lì, penso, che se non prende in mano la gestione anche la Ines … lì non ne uscite! Perché tra l’altro, guardi: io ho visto quella nota che mi ha portato Focardi l’ultimo giorno sul discorso del Prefetto, dell’accessorio … A parte il fatto che io gli ho detto che io non darò nessun parere e che se dovessero chiedermi un parere, non può che essere contrario perché non è certo … dopo visto che sulla stampa lui dice che ha avuto rassicurazioni dai funzionari, francamente non so quali siano questi funzionari. Ma … lì la partita va presa in mano subito, capisce, dal direttore amministrativo. Se no lei si trova una valanga di … a non finire.


Riccaboni: No, no. Certo.


TomasiE questo non è il momento di cedere alle pressioni sindacali … questo è il momento di chiudere le fila e rimboccarsi le maniche, non c’è niente da fare.


Riccaboni: Qui c’è solamente bisogno di questo. C’è bisogno di dare un senso di continuità, di dare tranquillità e andare avanti. Questa vertenza, anche, dell’ateneo è stata gestita molto male perché era già chiusa. Poi è stata ritirata fuori, per motivi demagogici e quindi ha provocato questo ambaradan. Ma insomma… questa è già chiusa, non c’è problema. E comunque con il Direttore Amministrativo questa cosa verrà affrontata in un modo migliore sicuramente.


Tomasi: Sì e poi anche il discorso lì di quella partita … il Prefetto … I prefetti ragionano in un altro modo. Il prefetto ragiona per evitare che la gente vada in piazza. Però, sul piano della sostanza c’hai contro tutti … i colleghi … devi recuperare … non è che puoi … quindi … quell’ipotesi lì è veramente… Comunque, secondo me, adesso dovete avere lo spazio per operare poi speriamo… insomma…”


Che cosa voleva dire Tomasi con quel “li in procura dovete vedere voi…”? E sempre al telefono Tomasi e Riccaboni concordavano di togliere il salario accessorio al personale tecnico amministrativo dell’università. Cosa che poi Riccaboni e Fabbro hanno fatto; caso unico in tutta Italia. E anche qui nessuno interviene?
Arriviamo alla nomina di Ines Fabbro alla direzione dell’università di Siena. L’università aveva bandito una selezione. Poi il fascicolo della selezione è stato sequestrato dalla magistratura. Ma la Fabbro viene nominata su base fiduciaria, pur in presenza del fascicolo sequestrato. E la nomina proprio il rettore Riccaboni che ricopriva il ruolo di presidente della commissione esaminatrice (prima di diventare rettore) della selezione sequestrata alla quale aveva partecipato come concorrente proprio la Fabbro. Solo in Italia possono accadere queste cose. In altre parti d’Europa erano già in galera. A proposito che fine ha fatto quel fascicolo sequestrato?
Ricordiamo che presso la procura di Arezzo è giacente un esposto relativo ai ruoli che Riccaboni ricopriva durante il periodo del dissesto;ruoli di primo piano e inerenti alla gestione finanziaria dell’ateneo (era il controllore).
E del contratto e specificatamente dell’importo del contratto della Fabbro che fine ha fatto l’esposto? E della lettera firmata da Riccaboni e Fabbro per favorire il docente Lorenzo Frediani;lettera piena di abuso d’ufficio, che fine ha fatto l’esposto? Ricordiamo i rapporti tra Frediani e Riccaboni e di quando Frediani (socio di una società privata denominata Astrea) invitava Riccaboni ha fissare appuntamenti con il presidente di MPS Mussari e il vice direttore Antonio Marino. Leggete qui http://shamael.noblogs.org/?p=6404 e leggete qui http://ilsensodellamisura.com/2011/12/31/quando-lo-sciacallaggio-parte-dai-vertici/ e leggete qui http://shamael.noblogs.org/?p=5958.

7 comments ↓

#1 Fratello Illuminato – Il blog » Conferenza stampa per gli Auguri di Buone Feste: quando le autorità dello Stato Italiano tollerano comportamenti e situazioni fuori dalle norme.Intrecci,omissioni e ... | Monte dei Paschi ... di Siena ? | on 12.21.12 at 19:38

[…] Fratello Illuminato – Il blog – Liberté Egalité Fraternité  […]

#2 Bastardo Senza Gloria on 12.21.12 at 21:20

Per molto, ma molto meno, un cittadino qualunque passerebbe sotto le forche caudine. L’idea che uno stato possa essere debole con le cricche e furioso giustiziere con il singolo indifeso ruba polli, può generare pericolose dinamiche.
Auguro dei felici giorni di festa a tutti coloro che leggono il blog.
La speranza resta sempre l’ultima a morire.
Ad maiora.

#3 altra notizia sui rapporti tra Fassino e Verzelletti on 12.23.12 at 17:41

http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/09/24/Economia/SACE-PRONTO-IL-NUOVO-CDA-VERZELLETTI-VICE-DI-DRAGHI_172600.php

#4 tomasi e fabbro on 12.23.12 at 17:51

http://www.mip.polimi.it/mip/it/Corporate/sum.html

#5 L'ateneo del neo-ministro è stato, insomma, il laboratorio d'avanguardia per l'attuazione della legge Gelmini, il modello a cui la riforma si è ispirata. A chi ha giovato tutto questo? Potremmo chiederlo al Dott. Marco Tomasi che, uomo di fiducia di on 12.23.12 at 17:56

http://www.infoaut.org/index.php/blog/saperi/item/3381-profumo-di-privati

Il nuovo esecutivo guidato da Mario Monti ha riscosso immediatamente fiducia da parte della società civile, soprattutto grazie all’infaticabile propaganda dei media (e del partito di Repubblica-La7 in particolare) che li ha presentati come i tecnici capaci che ci traghetteranno fuori dalla crisi, opponendoli agli incapaci politici che ci hanno fatto sprofondare in essa. Una delle figure maggiormente idealizzate è stata certamente quella del nuovo ministro del MIUR (Istruzione, Università, Ricerca) Francesco Profumo, ex-rettore del Politecnico di Torino. Ed è proprio sulla sua figura che intendiamo fare alcune riflessioni, basate sulla politica che il neo ministro ha attuato in questi anni di rettorato nel nostro ateneo.

Rettore dall’ottobre del 2005 fino alla recente nomina a ministro, in questi anni di governo Profumo ha trasformato il Politecnico in un’università-azienda, anticipando in gran parte gli effetti della tanto contestata (non da lui) riforma Gelmini, favorendo l’ingresso dei privati nel CdA e rincorrendo collaborazioni ed accordi con aziende di mezzo mondo: dalla FIAT a GM, da Eni a Google, da Motorola a Pirelli. La scelta di indirizzare in questo senso le politiche di ateneo è sempre stata motivata dalla garanzia di reperire nuove risorse per il Politecnico e dalla maggior facilità di inserimento degli studenti nel mondo del lavoro. In realtà conosciamo bene le storie di molti studenti appena laureati al Politecnico ed inseriti in queste grandi aziende, storie basate sulla solita dinamica di sfruttamento e precarietà senza alcun tipo di garanzie per il futuro. D’altra parte l’ingerenza dei privati nella gestione dell’ateneo non ha fatto altro che rendere tanto la ricerca quanto la didattica, degli strumenti utili all’acquisire conoscenze dirette ad incrementare il profitto privato, perdendo completamente di vista quello che, secondo noi, dovrebbe essere il ruolo di un’università: garantire una conoscenza libera finalizzata alla formazione individuale degli studenti ed una ricerca al servizio della società.

L’ateneo del neo-ministro è stato, insomma, il laboratorio d’avanguardia per l’attuazione della legge Gelmini, il modello a cui la riforma si è ispirata. A chi ha giovato tutto questo? Potremmo chiederlo al Dott. Marco Tomasi che, uomo di fiducia di Profumo e direttore tecnico dell’ateneo, è stato velocemente promosso a direttore generale del MIUR, o a Profumo stesso che ha recentemente ricevuto l’incarico di direttore del CNR. Di certo il ministro Gelmini che ha voluto premiare le loro “grandi capacità” del tutto affini al suo modello universitario. Già nel 2007, sotto la loro guida, l’Ateneo si impegnava ad investire nella ricerca applicata, attirando finanziamenti privati che attualmente superano per entità quelli pubblici, aprendo il CdA a membri esterni, chiudendo sedi decentrate, sopprimendo interi corsi di laurea ed imponendo una gestione aziendalistica che rappresenta il vero succo della Legge Gelmini. Questo processo è stato portato avanti ignorando la fortissima contestazione da parte di studenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo che si è ulteriormente inasprita l’anno scorso durante la mobilitazione nazionale contro la legge Gelmini. Proprio in questa occasione si è palesata tutta l’ipocrisia di un Profumo che, in difficoltà per l’inaspettata reazione soprattutto da parte della componente studentesca, non ha mai preso posizione in maniera chiara sulla riforma, sostenendola però nei fatti, negandosi al confronto con le altre componenti dell’ateneo, ostacolando noi studenti nel fare informazione in un momento così critico per l’università pubblica ed infine implementando la legge a tempo di record attraverso una commissione statuto costituita ad hoc, eliminando rappresentanti “scomodi”, benché democraticamente eletti, mantenendo i lavori nella più completa segretezza e approvando il nuovo statuto che non sarebbe mai passato se non grazie ad un infame pesatura dei voti (servivano 7 tecnici per pareggiare un ordinario).

L’idea di università di Profumo ha sempre ricalcato quella di Confindustria e delle grandi multinazionali e, del resto, lo stesso ex-rettore durante il suo mandato sedeva contemporaneamente nei CdA di Unicredit, Fidia, Telecom, Sole24Ore, Pirelli. Al discorso di apertura all’Aspen Institute (un istituto fondato da Rockefeller che si pone come obiettivo “l’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese”, utilizzando un “metodo Aspen [che] privilegia il confronto ed il dibattito a porte chiuse e favorisce le relazioni interpersonali”) Profumo ha illustrato il suo modello di università: una rete di poche “university-research”, che offrono una formazione di eccellenza a costi impossibili per molti giovani, e una miriade di piccoli centri universitari, declassati ad istituti superiori, per la formazione di massa. Chi meglio di Profumo potrebbe essere ministro in questo governo tenico? Di certo un uomo di scienza che eviterà gaffe su neutrini che attraversano fantomatici tunnel, ma che sarà efficientemente in grado di attuare il modello gelmini-confindustria in tutti gli atenei italiani.

Ecco perché la sua nomina ci preoccupa molto per il futuro dell’università pubblica: perché il modello-Profumo mira a separare una formazione d’élite da una di massa, concentrando le scarse risorse su pochi centri di eccellenza, scelti secondo criteri di merito non ben definiti, rendendo sempre più pesanti i finanziamenti, e quindi le ingerenze, dei privati, aumentando le tasse universitarie (il Poli è uno degli atenei che illecitamente eccede il limite del 20% del FFO), trasformando le università pubbliche in “fabbriche della conoscenza” alla mercé della grande imprenditoria.

Nell’ultimo anno lo abbiamo ascoltato più volte affermare che “la crisi è una grande opportunità perché ci obbliga a cercare nuove soluzioni per il progresso”: già, ma il progresso di chi? Di Unicredit, Telecom, Fiat; di chi durante il G8 university summit del 2009, mentre noi studenti venivamo manganellati per il solo motivo di avere un’idea diversa di università, era blindato assieme a lui a progettare questo meraviglioso (per loro) e distruttivo (per noi) futuro che ora diventerà un presente sempre più concreto.

Profumo prima di dimettersi come rettore ha inviato a tutti gli studenti una lettera di saluto e ringranziamento che a nostro avviso non può che far incazzare tutti gli studenti che, durante le mobilitazioni dello scorso anno, hanno provato inutilmente ad avere un dialogo con lui. Ci ha scritto di avere la “consapevolezza che gli studenti debbano essere ascoltati per poter cogliere le loro aspirazione e difficoltà. Nel tempo trascorso alla guida dell’Ateneo spero di aver avuto questa capacita’ di confronto e di ascolto”, ma nei fatti è sempre andato nella direzione contraria, ignorando tutto quello che avevamo da dire e soprattutto senza aver mai considerato lo studente un individuo con il diritto (forse più di altri) di prendere parte ai processi decisionali dell’ateneo. Profumo continua ancora “[spero di essere riuscito a] rendere il campus un luogo stimolante e piacevole in cui si formano giovani preparati e pronti per accedere al mondo del lavoro ma soprattutto cittadini del mondo.” In realtà il suo Politecnico, come tutte le aziende, alimenta una competizione sfrenata tra gli studenti che spesso imparano tra i banchi di questo ateneo a scavalcare ed ostacolare i proprio compagni per riuscire ad emergere: un modello che di certo non forma cittadini del mondo. Al contrario è durante i mesi di mobilitazione che abbiamo imparato tra di noi l’importanza della collaborazione, l’importanza del rendere il nostro ateneo un reale luogo di scambio di idee, un luogo dove la nostra conoscenza si è arricchita, discutendo non più soltanto dei nostri argomenti di studio ma della società intera. Solo così possiamo crescere come cittadini ed essere ingegneri e architetti migliori.

Col.Po – Collettivo Politecnico – Torino – http://www.colpo.org

#6 i musicologi on 12.23.12 at 17:58

http://focusmusica.com/programma/

introduzione

Marco TOMASI Dirigente Generale Dipartimento Istruzione Università e Ricerca della Provincia autonoma di Trento

Luigi BERLINGUER Parlamentare Europeo – Presidente del Comitato Nazionale per l’Apprendimento pratico della Musica MIUR

#7 Fidelio on 12.26.12 at 18:12

Si muoverà mai qualcosa? A Siena, nei palazzi bancari, universitari, giudiziari (non parliamo del gran partito!) tutti nelle alte sfere hanno da decenni la faccia come il c***. La Bulgaria anni cinquanta? Erano dei dilettanti! Tanto il popolino spaventato segue sempre. Ma ogni tanto ci si ricordi che l’URSS è crollata in pochi mesi, quando nessuno se l’aspettava…