Marzo 4th, 2011 — Note redazionali

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, scritto quando correva l’anno 1957, è un giallo ambientato a Roma e il protagonista è il commissario Francesco Ingravallo. Qui invece, mentre corre l’anno 2011, prende forma un altro giallo “Quer pasticciaccio brutto di Via Roma 56” e il protagonista è il cane Paco (laureato a Oxford). Entrambi, Ingravallo e il cane Paco, indagano e svelano misteri, interrogandosi sulle cose degli umani, tra un salto filosofico e un salto della sbarra che conduce verso il numero civico 56 non di “Roma” ma di “Via Roma 56.”
Ma quale “giallo” alberga in Via Roma 56? Alchimisti e improvvisati maghi radio-televisivi, svilupperebbero tesi suggestive sulle apparizioni e sparizioni di numeri civici e addirittura di un intero edificio o di un’intera via. Nel nostro giallo non ci sono alchimisti o maghi: basta e avanza il fiuto canino di Paco (il laureato Oxfordiano).
Rendicontiamo ai lettori gli sviluppi del “giallo” di Via Roma 56 subito dopo un breve riassunto dei capitoli precedenti.
CAPITOLO I – PACO LEGGE LA RASSEGNA STAMPA
Il tenerello Paco impegnato nella ricerca di articoli di giornali della primavera 2010 si imbatte in due ritagli della Nazione di Siena e scopre l’esistenza di una società, la IN.FACT srl. La lettura di questi ritagli disorienta Paco e lo stesso si pone questa domanda: come mai una società srl a tutti gli effetti ha come sede operativa uffici di un’ente pubblico (in questo caso i locali dell’università di Siena)? E da una lettura più approfondita dei ritagli scorge nelle dichiarazioni di due personaggi tal docente Antonio Rizzo e l’onnipresente Maurizio Boldrini l’asse portante del “giallo”. Ecco le dichiarazioni dei due in merito alla societa’ IN.FACT.
Antonio Rizzo dichiarava:” I ragazzi da parte loro hanno contribuito alla crescita del dipartimento realizzando il sito e sperimentando i nuovi servizi. Sono state avviate le procedure di spin off anche se credo che le condizioni attuali, poste dall’università non siano accettabili. Al di là di questi aspetti, che in un modo o nell’altro si risolveranno, come docenti li ho sempre sostenuti …”
L’onnipresente Boldrini dichiarava: “Esiste già uno spin off all’interno dell’Ateneo ma il loro è un modello diverso trattandosi di un’azienda vera e propria. Lo spin off richiede tempi lunghi per affrontare il mercato mentre oggi è importante fare impresa nel più breve tempo possibile. Importante, poi, che inizino a produrre mantenendo un profondo legame con l’Università: le aziende devono rivolgersi a consulenze esterne mentre loro hanno a disposizione attrezzature e professionalità in un luogo dove già si produce ricerca”.
CAPITOLO II-IL SITO INTERNET DELLA SOCIETA’ IN.FACT
Il giorno stesso in cui Paco mette in evidenza il “giallo” della presenza di una società srl dentro la sede universitaria e dopo aver verificato sul sito della stessa università che tal società non rientra nell’elenco degli spin off, come per magia dal sito internet della società IN.FACT scompare dalla sezione contact la dicitura “Via Roma 56”. E da questo punto in poi il giallo si infittisce.Anche se nella mente di Paco la soluzione è ben definita.Considerando che in altri luoghi del web la dicitura “Via Roma 56” risalta adeguatamente nelle schede pubblicitarie di IN.FACT srl.
CAPITOLO III-LA SPUTTANATA GENERALE
La pubblicazione dei primi capitoli del libro genera agitazione,indignazione e pone non pochi interrogativi sull’uso privatistico dell’università da parte di taluni personaggi. Nel totale disprezzo delle regole piu’ elementari e alla faccia degli ignari cittadini. Quale mente geniale si è spinta fino a queste assurde e sfacciate iniziative? Come mai gli organi dell’ateneo, il direttore del dipartimento di scienze della comunicazione e altri soggetti interessati non si sono mai interrogati sulla presenza della società IN.FACT srl nei locali dell’ateneo e come mai non sono mai intervenuti per denunciare simile situazione? Chi ha autorizzato l’uso dei locali e delle attrezzature del dipartimento di scienze della comunicazione da parte di una società privata? Dei ricavi dei lavori eseguiti dalla società IN.FACT l’università ne ha tratto utili in termini economici? Chi ha autorizzato Rizzo e Boldrini ha rilasciare quelle dichiarazioni e soprattutto come mai gli organi dell’ateneo non si sono interrogati dopo averle lette sulle pagine dei giornali? Come mai i cittadini comuni per costituire una srl spendono soldi non solo per la costituzione, ma anche per trovarsi una sede e comprarsi attrezzature e qui invece “i protetti del genio Boldrini” guadagnano lavorando negli uffici dell’università? Via Roma 56 è una “Via” dello Stato Italiano o per caso è un “via” del fantastico mondo della comunicazione boldriniana?
Ora tutti sono a conoscenza degli episodi di questo giallo e quindi sono richieste veloci inizitiative (senza abbuiamenti o magheggi) per verificare la situazione e sanzionare duramente chi eventualmente ha commesso reati o abusi: in barba ai santi e alla decenza civile.
Il tenerello Paco attende fiducioso per completare il capitolo e chiudere in via definitiva questo “brutto pasticciaccio di Via Roma 56”.
Marzo 3rd, 2011 — Note redazionali
VENERDI 4 MARZO ORE 14:30: UN GIORNO PER LA GIUSTIZIA E IL BENE COMUNE
Questi uffici ritengono che tutti i Cittadini che hanno a cuore il bene comune domani debbano essere presenti alla manifestazione organizzata dai dipendenti dell’Ateneo. Tutti a chiedere la VERITA’ per la quale anche questi uffici lottano tutti i giorni!

Delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Università di Siena hanno organizzato per Venerdi 4 marzo alle ore 14:30 UN’INIZIATIVA GIUSTA PER CHIEDERE GIUSTIZIA E RISPOSTE NON SOLO PER IL PROPRIO FUTURO MA ANCHE PER RIDARE UN FUTURO ALLA STESSA UNIVERSITA’.
Si ritrovano davanti l’ingresso del rettorato per poi proseguire per le vie cittadini diretti come destinazione finale davanti al TRIBUNALE DI SIENA.
Da cittadini al di la dell’appartenenza politica di ognuno di noi, dobbiamo raccogliere l’APPELLO di queste persone semplici e desiderose di trovare una via d’uscita alla disastrosa situazione in cui si trova l’Ateneo.
Il prestigioso Ateneo senese, dissestato per oltre 250.000.000 euro,necessità di un rinnovata gestione e per questo occorre piena luce sui responsabili di questo dissesto pauroso e incivile.
Non è piu’ rinviabile il cambio di passo rispetto alla gestione dei dissestatori e non sono piu’ giustificabili i ritardi nel far emergere LE RESPONSABILITA’.
BASTA NASCONDERSI PER PIGRIZIA O FINTE PAURE E DA CITTADINI ADERIAMO ALLA RICHIESTA DI PRETENDERE RISPETTO E GIUSTIZIA.
Marzo 3rd, 2011 — Note redazionali
Dopo aver appurato dallo stesso sito ufficiale dell’università di Siena che la società IN.FACT srl non compare nell’elenco degli spin-off come da stampa dell’elenco del 28 febbraio 2011( che conserviamo); e dopo aver assistito alla modifica del sito internet della stessa IN.FACT come rilevato sul nostro blog http://shamael.noblogs.org/post/2011/03/01/via-roma-56-ora-basta-intervengano/, segnaliamo quanto segue:
1) Il docente Antonio Rizzo sulle pagine del quotidiano La Nazione in merito alla società IN.FACT srl dichiarava :”I ragazzi da parte loro hanno contribuito alla crescita del dipartimento realizzando il sito e sperimentando i nuovi servizi.Sono state avviate le procedure di spin off anche se credo che le condizioni attuali, poste dall’università non siano accettabili. Al di la di questi aspetti, che in un modo o nell’altro si risolveranno, come docenti li ho sempre sostenuti…”
2) Il sig. Boldrini Maurizio (docente a contratto in Via Roma 56) sempre sulle pagine della Nazione dichiarava:” Esiste già uno spin off all’interno dell’Ateneo ma il loro è un modello diverso trattandosi di un’azienda vera e propria. Lo spin off richiede tempi lunghi per affrontare il mercato mentre oggi è importante fare impresa nel più breve tempo possibile. Importante, poi, che inizino a produrre mantenendo un profondo legame con l’Università: le aziende devono rivolgersi a consulenze esterne mentre loro hanno a disposizione attrezzature e professionalità in un luogo dove già si produce ricerca.”
A questo punto emergono questi interrogativi:
1) Gli organi dell’ateneo hanno verificato la posizione di questa società IN.FACT srl e quindi hanno provveduto con le dovute segnalazioni agli organi competenti?
2) Che cosa intendevano affermare ,se prendiamo come riferimento le leggi dello Stato italiano e le regole interne dell’università di Siena, il docente Antonio Rizzo e il sig. Boldrini Maurizio con le loro dichiarazioni al quotdiano La Nazione?
Noi riteniamo che le dichiarazioni di Rizzo e Boldrini siano sufficienti per far avviare un dovuta e giustificata inchiesta.
Marzo 2nd, 2011 — Note redazionali

Aggirandoci per i tristi e bui corridoi del nostro povero (sic!) Ateneo, infestati dagli spettri dei dissestatori, ormai ci eravamo abituati a vedere all’opera prestigiatori e illusionisti di ogni
sorta, in grado di ribaltare il vero e farlo apparire falso, di far passare per buono e giusto ciò che è male e corrotto, ma sopratutto specializzati in apparizioni (di debiti) e sparizioni (di quattrini).
Tuttavia è con somma sorpresa che apprendiamo della presenza di un vero incantatore, di unautentico mago di Primo Ordine: Sua Altezza Maurizio Boldrini!!!
O, come pare si faccia adesso chiamare, Lord Boldremort!!! Uno stregone dalle arti assai elevate (e dagli arti un po’ meno…), che è riuscito in ciò che tutti ritenevano impossibile, ovvero far sparire un intero edificio!!!
Ebbene sì, in fatti (anzi In.Fact) a quanto pare in quel di “Via Roma, 56 – 53100 Siena” avevano messo tende, armi e bagagli alcuni fidi accoliti di Sua Altezza, rifugiandosi lontani dagli sguardi e dalle attenzioni della temutissima “Commissione tecnica di Ateneo per la costituzione di aziende Spin-off“.
Questo manipolo di prodi, che con gran sprezzo del pericolo, seguendo le orme dei coraggiosi membri dell’Ordine della Fenice, continuavano a diffondere il proprio libero pensiero, su blog, social network e quant’altro.
Ma poteva forse Lord Boldremort esporre a tali e tanti pericoli i propri fidi? Mai!
Ecco che allora, per non essere da meno del collega Albus Silente, il Nostro ha lanciato un potentissimo incantesimo di occultamento su “Via Roma, 56 – 53100 Siena” nascondendo alla vista dei comuni mortali la Sede Operativa di In.Fact Srl e, rullo di tamburi, squillo di trombe, sostituendola con una illusione, così a chiunque avesse la ventura di trovarsi in tal loco sembrerebbe di avere davanti la sede della Facoltà di Scienze della Comunicazione.
Meraviglia delle meraviglie! E come Harry Potter può attraversare il binario Nove e Tre Quarti, così chiunque abbia fiducia nella magica arte di Sua Altezza, potrà lanciarsi di corsa, testa in avanti, contro un muro dell’edificio, ritrovandosi dopo dall’altra parte nel reame incantato, dove non esistono norme e regolamenti e ognuno è libero di fare un po’ il cazzo che gli pare.
Insomma, un altro regalo del sig. Maurizio Boldrini alla secolare tradizione del nostro Ateneo, che da oggi non ha più nulla da invidiare neppure alla blasonata Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts!
P.S.: se a qualcuno fosse venuto il dubbio leggendo questo articolo…
NO, A HOGWARTS NON C’E’ UNA SEDE DISTACCATA DELL’UNIVERSITA’ DI SIENA (per ora).
di FitzChevalier Lungavista
Marzo 1st, 2011 — Note redazionali

“Ah, vedere un Genio che si avvicina a Tosi, con le chiome inghirlandate di molli corone! Che scena meravigliosa (per la parte del Genio, avevo pensato a Maurizio Boldrini) Purtroppo però non ho potuto far niente del genere. E non perché Piero non si meritasse un’elegia di Tibullo, o perché Boldrini recalcitrasse all’idea di impersonare la parte del Genio. Figurarsi se recalcitrava! E quando gli ricapita, nella vita, di fare il Genio?” (http://shamael.noblogs.org/post/2011/01/17/lode-al-capo-dei-dissestatori-i-puntata/). Con queste parole e richiami antichi, il prof. Maurizio Bettini inseriva negli scaffali della letteratura moderna il testo augurale “IN LODE DI PIERO TOSI”.
Ed è rispondendo alla domanda che si poneva Bettini che prende forma questo mio umile scritto(da non inserire in scaffali o compilation letterarie). “E quando gli ricapita, nella vita, di fare il Genio?”. Caro prof. Bettini, forse il momento è arrivato e sicuramente,anche se Genio non sarà, siamo in presenza di una genialata. Per noi umili cittadini che paghiamo le tasse e non riceviamo “LODI AUGURALI”, alzarsi dal divano di casa dopo aver visto il remake del Genio della lampada in versione cartoon (http://www.youtube.com/watch?v=1NN_lzExAwo) per poi percorrere le strade che conducono in Via Roma 56, mentre il passo si somma ad altro passo, diventa suggestiva l’idea di toccare con piede il camminamento di un ipotetico Genio. E poi come si suol dre: tutte le strade conducono a Roma, in questo caso in Via Roma 56. Ma sì, ammettiamolo, Maurizio Boldrini è un Genio, con la Giiiiiiii maiuscola. E’ un Genio della comunicazione! E’ un Genio della politica! E’ un Genio in fatto di editoria! E’ un Genio in materia di avviamento di società Srl! Insomma è un Genio. Punto e basta.
E’ stato un Genio nell’era universitaria Berlingueriana-Tosiana: chi mai sarebbe potuto diventare, se non un Genio, senza laurea e altri titoli accademici, responsabile dell’Area Comunicazione dell’Università di Siena, docente universitario, coordinatore commissione comunicazione CRUI. Chi e sottolineo Chi? La risposta è semplice: solo un Genio, con o senza chiome.
Purtroppo dopo tante “parole e musiche” il Genio è stato colpito nel suo “tesoro”, ovvero quel cattivone di Focardi gli ha soppresso l’Area Comunicazione. Ma pensa un po’, che cattivone questo Focardi: privare di un simile “tesoro” il nostro Genio. Naturalmente, e qui il Genio mi scuserà, spero chi di dovere, proprio per non disperdere “quel tesoro”, controlli e verifichi attentamente l’uso del “tesoro” stesso da parte del nostro non chiomato Genio. Perché in quell’Area Comunicazione oltre alle “parole e musiche” c’erano i soldini pubblici dell’ateneo. E noi contribuenti, ogni tanto pretendiamo di sapere come sono stati spesi i soldi pubblici. Così per caso: senza colpi di genio.
Comunque non disperiamo, il Genio non si è mai arreso e dopo le cattiverie di Focardi, rieccolo apparire trionfante sul carro di un altro genio, il rettore Riccaboni. E quindi la nostra strada che conduce verso Via Roma 56 rivive l’onore di essere calpestata nuovamente dal Genio. Non più responsabile dell’Area Comunicazione, ma solo docente a contratto nel dipartimento di scienze della comunicazione e tessitore di lodi della società Srl IN.FACT.
( http://shamael.noblogs.org/post/2011/03/01/via-roma-56-ora-basta-intervengano/)
Forse non sarà un Genio questo Boldrini, ma “innovazione e fantasia” certo non gli mancano e anche qualche colpo di genio. Chissà se noi umili cittadini, non potendo aspirare al ruolo di Genio, colti da improvvisa illuminazione ci togliamo di dosso i panni “dei soliti coglioni”.
Ad maiora
Maestro James
Marzo 1st, 2011 — Note redazionali

http://www.linkedin.com/company/in.fact
Dopo la nostra segnalazione quelli di IN.FACT hanno cancellato dal loro sito la dicitura “Via Roma 56” ma si sono dimenticati di cancellare la pubblicità su linkedin.
Ora basta!!!
Febbraio 28th, 2011 — Note redazionali
Via Roma 56-53100 è la via e numero civico della sede del Dipartimento di scienze della comunicazione di Siena http://www.disco.unisi.it/.
Via Roma 56-53100 è la via e numero civico della sede del Dipartimento di scienze della comunicazione di Siena presso il quale risulta in qualità di Personale Docente che collabora alle attività del Dipartimento Maurizio Boldrini
http://www.disco.unisi.it/.
Sul blog di un giornalista Stefano Tesi
http://blog.stefanotesi.it/?p=572 un rappresentante della società IN.FACT scrive:
“Gentile dott. Tesi,
mi chiamo Simone Tiberi, responsabile commerciale di In.Fact srl, l’azienda che si è occupata di realizzare per conto di MPS l’ebook e l’applicazione del libro “MIti di Città”. Ho letto con piacere l’articolo sul suo blog e mi piacerebbe invitarla a vedere personalmente il lavoro effettuato e a conoscere la nostra realtà. Siamo un’azienda di 6 ragazzi neolaureati di scienze della comunicazione ed ingegneria dell’Università di Siena. Abbiamo come sede operativa il dipartimento di scienze della comunicazione di Siena e come referenti scientifici il prof. Antonio Rizzo ed il prof. Maurizio Boldrini.
Nel ringraziarla in anticipo per la risposta le porgo cordiali saluti e le faccio tanti auguri di Buon Natale e felice anno nuovo.”
Sul blog Fratello Illuminato venivano poste alcune domande sulla società Srl IN.FACT, visto che sul sito della stessa nella sezione contatti veniva indicata come via ” Via Roma 56-53100″ successivamente scomparsa da questo sito
http://shamael.noblogs.org/post/2011/02/28/e-ora-intervenga-chi-deve-intervenire/.
Dalle verifiche la società IN.FACT non risulta tra gli spin-off dell’università di Siena
http://www.unisi.it/liaison/.
Sempre sul blog Fratello Illuminato erano state formulate domande e osservazioni
http://shamael.noblogs.org/post/2011/02/28/ancora-su-una-certa-societa/.
DOMANDA: Ma in Via Roma 56-53100 non sarà il caso di fare delle urgenti e dovute verifiche senza omissioni da parte di nessuno? E nel contempo verificare anche il ruolo di alcune docenti e le eventuali autorizzazioni tenuto conto che l’ UNIVERSITA’ E’ UN ENTE PUBBLICO?
Febbraio 28th, 2011 — Note redazionali
Questa è la schermata del sito di In Fact alle ore 9.38.17 CET

Questa è la stessa schermata alle 13.44.46 CET:

Chi deve intervenire intervenga. Manca qualcosa, se non ve ne siete accorti.
Febbraio 28th, 2011 — Note redazionali

Come già rilevato su questo blog, risulta che una società di nome In.Fact s.r.l. (
http://www.interactionfactory.net/) sia domicialiata in Via Roma, 56 ovvero presso l’edificio dell’Università che ospita, tra le varie, la Facoltà di Scienze della Comunicazione e che la stessa società risulta legata al sig. Maurizio Boldrini, accreditato come docente presso la medesima facoltà.
La stranezza non sta tanto nel fatto che una società privata abbia sede presso il nostro Ateneo e vi operino docenti e collaboratori dello stesso, il punto è che questo genere di società dovrebbero appartenere ad una specifica categoria, si tratta infatti delle cosidette spin-off!!!
Le spin-off, tanto care al nostro Buon Rettore, sono un fenomeno relativamente nuovo in Italia, trattasi di imprese, solitamente dal contenuto fortemente innovative, che nascono e vengono incubate all’interno di un Ateneo per poi, si spera, spiccare il volo nel mercato portando benefici economici anche all’Ateneo stesso.
Nessun problema dunque? Peccato che In.Fact NON sia una spin-off dell’Ateneo, infatti non risulta nell’elenco delle stesse consultabile su
http://www.unisi.it/liaison/ (cliccando sul link “Spin-off” nel menù a sinistra).
Ora, per l’Università di Siena le spin-off sono appositamente regolate da un documento normativo (
http://www.liaison.unisi.it/liaison/downloads/RegSpinOffUnisi.pdf) che definisce chiaramente i requisiti per poter stabilire con l’Ateneo questo genere di relazione e le regole e i principi che la devono guidare, ma si sa che norme, leggi e regolamenti non sono particolarmente graditi ad alcune delle figure più amene che si aggirano infestando i corridoi della nostra sventurata Università.
Intanto il regolamento sulle spin-off (o più italianamente “Regolamento per la partecipazione dell’Università degli Studi di Siena in aziende di diritto privato”) prevede che la proposta di costituzione di una spin-off debba essere opportunamente esaminata e valutata da apposita commissione presieduta da un delegato del Rettore e composta da un rappresentante del
Liaison Office (la struttura individuata nell’Ateneo per il seguimento delle spin-off), da tre esperti nel campo oggetto della proposta, individuati e convocati dal delegato del Rettore sulla base delle specifiche competenze necessarie per la valutazione della proposta di Spin-off da esaminare.
Proseguendo nella lettura del regolamento si apprende che “L’Università può rendere disponibili agli Spin-off una serie di servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo. La competenza su tali decisioni spetta al Consiglio di Amministrazione, sentito il parere della
Commissione tecnica di Ateneo per la costituzione di aziende Spin-off”.
Vengono inoltre opportunamente regolate la possibilità per l’Università di partecipare al capitale sociela dell’impresa, di tutelarsi richiedendo la sottoscrizione di appositi patti parasociali, nonchè la possibilità di avere diritto di prelazione sulle quote della società in caso di variazioni strutturali singificative, oltre a poter richiedere che “la remunerazione per l’attività a qualunque titolo prestata dal socio a favore della società non possa eccedere quanto praticato usualmente sul mercato in situazioni analoghe, né possa costituire strumento per l’attribuzione ai soci di vantaggi diretti o indiretti derivanti dal controllo della società o comunque strumento di discriminazione o di pregiudizio”
Naturalmente vengono anche chiariti gli aspetti economico-giuridici relativi all’attività nella spin-off prestata da dipendenti dell’Università, per cui:
“Il personale docente a tempo pieno e il personale tecnico e amministrativo possono prestare la propria opera per le attività previste dall’oggetto di impresa degli Spin- off sulla base della vigente normativa in materia di personale dipendente e sulla base di quanto previsto dal “Regolamento per il rilascio di autorizzazioni relative al conferimento di incarichi retribuiti al personale docente a tempo pieno” e dal “Regolamento per il conferimento di incarichi retribuiti al personale tecnico ed amministrativo”.”
inoltre:
“E’ fatto espresso divieto allo Spin-off, al personale docente e al personale tecnico e amministrativo che partecipano all’iniziativa aziendale, di svolgere attività in concorrenza con quella di consulenza e di ricerca per conto terzi di cui all’art. 2 del “Regolamento delle somme introitate dall’Università degli Studi di Siena per prestazioni in conto terzi e atti di liberalità” svolta dalle strutture di ricerca dell’Università in favore di enti pubblici o privati qualora si tratti di attività avviate da queste ultime precedentemente alla costituzione dello Spin-off. Il brevetto o qualsiasi altro risultato acquisito dallo Spin-off per effetto di un’attività concorrente vietata comporta responsabilità, anche disciplinare, a carico del personale universitario che l’ha
posta in essere.”
L’Università può fornire servizi e supporto, anche logistico, alla nuova spin-off, tuttavia ciò è subordinato alla valutazione di:
“a) delibera della struttura di ricerca ospitante e/o, in mancanza di richiesta di spazi all’Ateneo, della struttura di afferenza dei proponenti che certifichi l’assenza di conflitti di interesse tra le proprie attività istituzionali e le attività oggetto d’impresa;
b) studio del nuovo prodotto o servizio che si intende realizzare e proporre al mercato;
c) studio del mercato;
d) studio del processo per la fabbricazione e produzione del prodotto o l’erogazione del servizio;
e) studio tecnico, economico e finanziario dei servizi accessori necessari per la fabbricazione e produzione del prodotto o l’erogazione del servizio;
f) studio economico dell’iniziativa con valutazione della redditività dell’investimento attraverso
l’esplicitazione del “business plan” e la definizione della potenzialità produttiva del nuovo prodotto o servizio da realizzare sulla base delle prospettive di mercato.”
Dunque l’Università può anche ospitare nei propri spazi la sede di una spin-off, concedere l’uso di strutture, apparecchiature e qaunt’altro, ma il tutto solo a seguito di una opportuna valutazione e comunque attraverso la sottoscrizione di un accordo dedicato tra Università e spin-off, infatti, sempre nel regolamento citato, leggiamo che:
“I rapporti tra l’Università e gli Spin-off accademici sono disciplinati da apposita convenzione, da sottoporre all’approvazione del Consiglio di Amministrazione, sentito il parere della Commissione Spin-off.
La Convenzione dovrà indicare un referente per l’azienda Spin-off e un referente per l’Università che sarà espresso dalla struttura ospitante o, in mancanza di richiesta di spazi all’Università, dalle strutture di afferenza dei proponenti. Il referente per l’Università non potrà in ogni caso svolgere attività per l’azienda Spin-off e possedere azioni o quote della società; egli è tenuto a monitorare costantemente la corretta applicazione di tutte le condizioni previste dalla convenzione, redigendo una relazione annuale sullo stato delle attività dello Spin-off accademico, evidenziando eventuali problemi o conflitti di interesse tra le attività istituzionali dell’Università e le attività della società. el caso in cui il referente rilevi violazioni degli obblighi previsti nella convenzione, ovvero conflitti di interesse, dovrà darne immediata comunicazione scritta al Rettore che provvederà ad informare il Consiglio di Amministrazione dell’Università per l’adozione dei provvedimenti di competenza.”
E andando ancora più nel dettaglio, tanto per non lasciare spazio a dubbi:
“La Convenzione dovrà prevedere altresì:
a) le modalità di concessione dei locali e dell’uso di attrezzature, stabilendone l’eventuale prezzo e/o gli oneri derivanti dall’utilizzo;
b) l’indicazione delle spese di funzionamento (acqua, energia elettrica, telefono, gas, riscaldamento, pulizie, etc.) che gli Spin-off dovranno rimborsare all’Università a fronte dell’utilizzo delle strutture;
c) i servizi che l’Università riterrà opportuno erogare come supporto agli Spin-off, specificandone l’onere economico;
d) l’eventuale obbligo di assicurazione per responsabilità civile degli Spin-off per danni a persone e cose dell’Università;
e) le modalità d’uso del marchio “Azienda Spin-off dell’Università degli Studi di Siena” prevedendo altresì la garanzia a mantenere indenne l’Università da ogni responsabilità derivante dall’utilizzo del logo;
f) le modalità di partecipazione dell’Università al capitale sociale degli Spin-off;
g) l’obbligo da parte dello Spin-off di fornire all’Università tutte le notizie utili sull’attività della società per una corretta valutazione delle incompatibilità tra le attività sociali e gli scopi istituzionali dell’Università medesima.”
Non manca poi certamente una forma di controllo e supervisione ai massimi livelli, poichè:
“Il Rettore, sulla base della relazione di cui all’art 7, comma 2, riferirà ogni anno al Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Siena sulle attività di ogni singolo Spin-off.”
Sottolineiamo inoltre che l’intero regolamento è da considerarsi retro-attivo, infatti:
“Le disposizioni del presente regolamento si applicano anche agli Spin-off già costituiti. Essi devono adeguare i propri statuti e patti parasociali a quanto qui previsto nel termine di sei mesi dall’entrata in vigore del presente regolamento. Ove ciò non sia possibile, la Commissione Spin-off potrà proporre, d’intesa con gli interessati, soluzioni ad hoc.”
Dunque appare evidente che non siamo certo in presenza di un vuoto normativo, anzi, il regolamento sulle spin-off è molto dettagliato e copre, in maniera equilibrata, anche gli aspetti più delicati della relazione tra l’Ateneo e questo genere di imprese.
Allora ci viene un dubbio… forse istituzionalizzare l’attività di In.Fact riconducendola, come sarebbe legittimo aspettarsi, allo status di spin-off avrebbe forse legato troppo le mani ai suoi diretti e indiretti promotori?
Sembrava magari molto più pratico, comodo e snello operare al di fuori e al di sopra delle norme vigenti?
E’ sembrato opportuno, pur in presenza di un regolamento molto chiaro e che poco spazio lascia all’interpretazione, agire al di fuori delle disposizioni vigenti?
Avanziamo il dubbio che, forse, una società come In.Fact non sarebbe mai stata approvabile come spin-off?
Ma allora, se, come visto, di spin-off non si tratta, perchè di fatto la società in questione usufruisce del nome e degli spazi dell’Ateneo, delle risorse e della collaborazione delle persone?
Insomma dal punto di vista di In.Fact sembrerebbe preferibile “fare un po’ il cazzo che ci pare” piuttosto che seguire delle linee guida appositamente tracciate dagli Organi dell’Ateneo?
Allergia alle leggi? Urticaria da regolamento?
Ci verrebbe anche da domandarci come mai tutte le altre società private che usufruiscono di apposite convenzioni con l’Ateneo debbano invece sobbarcarsi una serie di adempimenti, vincoli e controlli per operare legittimamente nel contesto delineato dal regolamento per le spin-off… sono meno furbi? C’hanno scritto “giocondo” sulla fronte?
Ma magari ci stiamo sbagliando, forse l’elenco delle spin-off sul sito del Liaison Office è incompleto e In.Fact, contrariamente ad ogni evidenza, rientra nel contesto delle spin-off… bene, può darsi, ma allora sicuramente esisterà traccia della valutazione espressa da apposita commissione dell’Ateneo per l’inizio delle attività, ci sarà un testo firmato di convenzione per l’uso di spazi e servizi dell’Ateneo e sopratutto coloro che gravitano intorno a In.Fact staranno sicuramente agendo in piena conformità con le norme per quanto riguarda la prestazione di opera nella stessa, il conflitto di interesse (magari per la contemporanea collaborazione con In.Fact e Protagon).
Sicuramente sarà tutto perfettamente limpido e chiaro… ma, come si dice, a pensar male si fa peccato… ma alle volte…
di FitzChevalier Lungavista
Febbraio 27th, 2011 — Note redazionali

“Il pozzo di San Patrizio”. Così è stata giustamente – e purtroppo – definita l’Università senese in un bell’articolo a firma di Stefano Cecchi su La Nazione di sabato.
Debiti che scappano fuori da ogni anfratto rappresentando ogni giorno di più la cifra che ha contraddistinto una certa gestione. L’ultima matassa da dover districare riguarda la vicenda di un debito extra bilancio di circa 26.000 euro riguardante una pubblicazione (anche senza la quale, ci viene da pensare, il mondo della ricerca accademica poteva ugualmente andare avanti) intitolata “Studi in onore di Luigi Berlinguer”, edito dalla casa editrice Rubbettino e il cui costo a copia, da come riportato anche sulla stampa, ammontava a ben 87,3 euro, non proprio economico direi. Ma, davanti a cotanta novità scientifica non si poteva certo badare a spese.
Ma ciò che è veramente degno di essere reso noto a tutti (perché qui, caro Ceccuzzi, non si tratta di fare speculazione come detto dallo stesso, ma si tratta di far sapere a tutti come è stata gestita una parte non insignificante di Siena in alcuni anni, anni in cui lo stesso Ceccuzzi, peraltro, ricopriva incarichi politici di primissimo piano in questa stessa realtà) non è tanto il disquisire o meno sull’utilità di tale pubblicazione, quanto le modalità con cui la stessa venne fatta.
Perché, cari lettori, per tale pubblicazione non fu mai stato assunto nessun impegno di spesa nel bilancio dell’Ateno senese.
Così oggi l’Università di Siena si trova sul groppone a dover pagare anche roba che non aveva previsto a bilancio, e anche se l’importo, all’interno della razzia generale delle casse dell’Ateneo, può sembrare una cifra contenuta rimane la non legittimità del modo con cui è stata fatta.
Sempre dalla stampa si apprende (anche se qualche voce di corridoio era da un bel po’ che era trapelata in giro) che la spesa che impegnò l’Università venne fatta per il tramite dell’allora suo centro comunicazione e marketing, il quale provvide all’acquisto nel gennaio del 2006, sotto il Rettore Piero Tosi.
Sempre da ciò che viene scritto nei quotidiani si apprende anche un’altra cosa totalmente non condivisibile. Ossia che il Cda dell’Università sta pensando di provvedere a ratificare il pagamento del debito fuori bilancio. Saremo curiosi di sapere se e laddove portasse avanti questa decisione, il Cda non pensi anche che sia il caso di rivalersi verso chi impegnò l’Università con una spesa che non era prevista a bilancio?
Perché è l’ora di farla finita di mettere sempre pezze sugli errori di certa gente. Sarà populistico dirlo, ma è arrivato il momento che chi ha sbagliato paghi. Dato che, ad oggi, per colpa di comportamenti irresponsabili e disinvolti ci sono dipendenti che stanno subendo sui propri salari i frutti del libertinaggio economico.
Si legge, ancora, che il Cda dell’Università dovrà per forza prendere una decisione entro il 15 marzo, data che rappresenta la scadenza del termine concordato con il legale della Rubbettino per il pagamento.
Sarà il caso di cominciare a dare segnali di buon esempio? Sarà forse il caso di dimostrare con i fatti che non si agisce in regime di due pesi e due misure e quindi, se tagli ci sono stati agli stipendi del personale del tutto innocente verso tale buco, tagli ci dovranno essere anche nei confronti di chi a parte del buco ha contribuito? Perché qui non si tratta solo di pagare o meno un debito extra bilancio. Qui si tratta anche di assumersi una responsabilità morale, nel caso il buco di quella spesa venisse tappato senza rivalersi verso chi lo ha fatto. E L’Università, culla del sapere e dell’insegnamento, è tenuta ad insegnare anche la disciplina dell’assunzione delle proprie responsabilità, quella disciplina che impone, appunto, l’applicazione del vecchio motto che dice “chi sbaglia, paga”.
Firmato
La Primula Rossa