Per risanare l’ateneo (si fa per dire) hanno nominato una direttrice condannata dalla corte dei conti per danno erariale. E la pagano addirittura 177.027,62 euro

Lo schema è semplice (anzi Semplici): il giornalista europeo Stefano Bisi in largo anticipo aveva divulgato il nome di Ines Fabbro come futuro direttore amministrativo dell’università di Siena; appena nominata su base fiduciaria dall’ex responsabile del Cresco e attuale rettore pro tempore (la sua elezione è al vaglio della magistratura) la signora pensionata e condannata dalla Corte dei conti ricordava alla giornalista l’amicizia di lunga data con Jolanda Cei Semplici (ex direttore amministrativo e madre di un dipendente dell’università di Siena che sotto la guida della pensionata condannata ha avuto un incarico che altrimenti non avrebbe mai avuto). E non dimentichiamoci che a suo tempo lo stesso Bisi tifava sia per Jolanda Cei Semplici che per l’ex magnifico Piero Tosi.

Riformuliamo tre domande che non hanno ottenuto ancora risposte:
1) Come faceva il giornalista europeo Bisi a sapere del nominativo della pensionata Ines Fabbro?

2) Come mai il rettore ha nominato la pensionata solo su base fiduciaria e non in base alla selezione che era stata attivata?

3) E’ vero o no che la signora Fabbro è stata a cena insieme a Jolanda Cei Semplici(madre del dipendente incaricato a danno di gente sicuramente più competente di lui) e a Marcello Rustici (altro nome noto all’università)?

Si afferma da più parti che la pensionata sia molto vicina alla CGIL e infatti gode del sostegno massimo di questo sindacato. Quello che appare strano è questo: come mai un sindacato come la CGIL che ha organizzato uno sciopero a difesa dei lavoratori e contro i privilegi, qui a Siena, invece, sostiene un direttore amministrativo che da quando è arrivato non solo non risana nulla ma addirittura applica provvedimenti e iniziative lesive dei diritti dei lavoratori? Come mai? Come mai?

E ancora: come mai la pensionata condannata dalla corte dei conti percepisce uno stipendio di euro 177.027,62? Siete sicuri che il compenso sia conforme alla legge? E come mai non gli è stato assegnato uno stipendio di minore entità vista la situazione drammatica dell’ateneo?

Ma poi vi sembra una scelta coerente ed eticamente sostenibile affidare a una condannata per danno erariale il compito di risanare un ateneo dissestato anche per numerosi danni erariali commessi dai dissestatori famosi?
La pensionata, da quello che riusciamo a sapere dall’ateneo, si atteggia a baronessa unta da chissà quale entità e dai risultati che sono sotto gli occhi di tutti è evidente che lo stipendio che prende sia largamente immeritato. E l’aspetto ancora più indigesto del modus operandi della pensionata è la difesa ad oltranza della vecchia nomenclatura e di soggetti palesemente indagati per il dissesto, e mai rimossi dai loro incarichi, come risulta dalle notizie di stampa.

Ne parlavo di recente e in modo fraterno con dei conoscenti di Bologna e gli stessi mi dicevano: da quando la Fabbro non è più all’università di Bologna la stessa è svettata in cima alle classifiche come ottima università; e sempre gli stessi si chiedevano come mai a Siena abbiano optato per dare l’incarico a una pensionata.
Il doppiopesismo e la doppia morale praticati della politica senese non partoriranno mai una posizione netta contro i dissestatori e non chiederanno mai alla pensionata di levar le tende dall’ateneo: attendiamo solo il giusto peso della magistratura senese. Meglio tardi che mai!!!

Nel frattempo mentre rileggerò la nobile storia di  Luigi Zamboni e G.B. De Rolandis, tanto cara a un bolognese famoso e nostra fonte di ispirazione di questioni universitarie, spero che la pensionata Fabbro decida autonomamente di  mollare la presa. Ritorni a fare la pensionata: per il bene dell’ateneo.

P.S. Domanda a latere per il giornalista europeo Stefano Bisi: come mai caro Bisi, visto che ti sei scandalizzato per la nomina di quel mantovano Ezio Zani (fermato nel 2004 in stato di ebbrezza) nel cda della banca Antonveneta, non ti sei scandalizzato fortemente (anzi hai tifato per lei) quando il tuo caro rettore Riccaboni ha nominato direttore di un ente dissestato Ines Fabbro, già condannata dalla corte dei conti? Come mai?

 

 

 

Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 4: scopini, amici degli amici e gente che piace alla gente piace

Notato l’enorme successo del manuale del dissestatore di ateneo e, soprattutto, degli scopini da cesso del valore ineguagliabile di euro 60 + IVA l’uno per un totale di 60 unità, andiamo avanti ad indagare. D’altro canto per genii della comunicazione e semiologi di fama internazionale 67 euro per uno scopino non sono niente. E vogliamo parlare del fatto che servono anche per dei culi IN.FACT assolutamente speciali.

Della medesima fornitura, comunque, risultano essere dispenser per le salviette di carta in acciao satinato che fanno pendant con scopino e portascopino. Questi ultimi costano, toh!, meno degli scopini (64 euro IVA inclusa). In compenso sono il doppio (120). Poi anche i mobili da cucina con lavello e piano cottura al costo di oltre 4400 euro non sono male. Fra l’altro chiediamo ai NON genii che risiedono in Via Roma 56: le cucine ci sono? Perché il bar c’è, da quanto si capisce, ma le cucine …? Qualche domanda: ma un controllo inventariale è mai stato fatto? Non è che per caso questa roba così costosa non è dove dovrebbe essere? No, così per saperlo … siccome l’intera fornitura è per un importo di quasi 400.000 euro ci interessebbe. Inoltre immaginiamo che sia stata fatta, almeno per questi materiali una gara di assegnazione. E che la Tecno SpA di Milano (la provincia di cui era presidente Penati, nella quale si trova Sesto San Giovanni di cui Penati era sindaco. L’avete presente?) abbia vinto questa gara, anziché le aziende senesi e della provincia di Siena che notoriamente uno scopino da cesso in sessanta esemplari lo danno via a oltre 68-70 euro. Perché Ceccuzzi e Bezzini non chiedono conto di queste piccole stranezze invece che parlare della cittadinanza studentesca? E a proposito di amministratori pubblici: ma le fatture chi le ha firmate? Forse l’ufficio tecnico nella persona dell’assessore di Buonconvento geom. Meconcelli?

Perché, a proposito degli amici degli amici, per dissestare bene basta amministrare nel borgo più bello d’Italia, poi prendere – per fare un esempio – un bell’asilo in stile liberty (chiaramente dei contribuenti) e darlo in comodato all’Ateneo prospiciente dove, per caso, “lavora” – come “collega” del medesimo assessore – un dirigente della CGIL universitaria con tessera dello stesso partito rigorosamente in tasca. Questo ultimo, senza – come per gli scopini e come per i libri in onore dei sultani stiglianesi nonché garanti che sospendono chi si è già autosospeso – interessarne affatto il cda dell’Ateneo da dissestare, ci crea un ottimo laboratorio di accessibilità universale, ci schiaffa un po’ di gente a lavorare dopo aver riattato il tutto a spese dell’Ateneo. Et voilà! Il dissesto va ad aggiungersi a quello dei libri e degli scopini.

Basta avere gli amici giusti. Facile no? Poi, se si vede la mala parata, si va a farsi pagare lo stipendio da un’altra amministrazione pubblica, tanto sono tutte controllate da altri amici e se non sono amici c’è sempre un sultano stiglianese che ci ha fatto qualche patto scellerato a suo tempo (e infatti il direttore amministrativo e di capo dell’ufficio ragioneria, nonché i parenti stretti di costoro sono tutti di una certa area di Comunione e Liberazione) e il gioco è fatto. Ancora una magistrale esecuzione dell’orchestra del dissesto!

Mettiamo anche questa roba nel nostro archivio CARTACEO. Sia chiaro a tutti che noi abbiamo una pazienza limitata: diciamo che abbiamo pazienza sino al 20 di settembre. Dopodiché questo bel faldone di merda, siccome evidentemente non interessa a Siena, lo portiamo alla Procura generale di Firenze, di Genova, magari la mandiamo anche al CSM e alla Procura della Corte dei conti regionale. Vediamo se loro sono interessati.

Una domanda alla direttrice di fiducia del rettore pro-tempore Riccaboni

La curiosità da sempre appartiene alla donne: ma anche noi della redazione di Fratello Illuminato scherziamo poco in tal senso. La nostra però è limitata solo alle questioni inerenti il BENE COMUNE.

A tal proposito abbiamo una domanda da porre innanzitutto alla sig.ra Ines Fabbro direttrice di fiducia del rettore pro tempore Riccaboni (in attesa degli esiti dell’inchiesta sulla sua elezione) ma alla quale potrebbero rispondere i sindacati universitari e le istituzioni presenti al famoso tavolo che si occupa di università. Volendo potrebbe rispondere anche il tavolo: forse è meno duro di alcuni protagonisti.

Ai nostri uffici risulta che al Ministero diretto dall’avvocatessa bresciana, ma con esame di procuratore passato a Catanzaro Gelmini ci sono state delle ipotesi circa alcuni “piani pilota per le università dissestate”. Per la trasparenza e il BENE COMUNE sarebbe importante sapere se la signora Fabbro è in possesso di corrispondenza scritta con il Ministero inerente questi “piani pilota sul dissesto”: se la risposta è sì come mai la comunità senese non viene informata? Ci risponda signora Fabbro e gli altri soggetti interessati si informino e se trovano i documenti sarebbe il caso di renderli pubblici. Si tratta di ente pubblico in fin dei conti: anche se nel passato è stato gestito come un affare privato e per certi versi le cose non sono cambiate.

Rispondete … rispondete!!!

Gli “indignados” alla rovescia

I movimenti di protesta degli utimi mesi che scendono in piazza nelle varie capitali del mondo sono stati appropriatamente denominati “Indignados”. Sono tutti coloro che rivendicano giustizia sociale e riforme democratiche: gruppi spontanei civili e non ideologici. E infatti si indignano per i guasti provocati dai governi e dalla cattiva gestione dell’economia. Rovistando negli archivi delle vicende universitarie senesi abbiamo scoperto (WOOOWW!!!) che nel 2008 a Siena era  sorto uno strano movimento di “indignados”: un movimento alla rovescia. Praticamente questi valorosi indignados alla rovescia si indignavano perché ritenevano vergognose le accuse di dissesto rivolte alle gestioni universitarie. Avete capito bene: un gruppo di scienziati e luminari dell’università capeggiati dall’indignados capo ovvero il semiologo Omar Calabrese (quello che accusava i barbari di aver trafugato il tetto dell’Abbazia di San Galgano) che irritati e non poco manifestavano il proprio scandalo nei confronti di chi accusava la nomenklatura universitaria di aver dissanguato le casse dell’ateneo. Per l’esattezza caro semiologo il dissesto è di oltre 270.000.000 di euro.

Tra gli indignados alla rovescia primeggiavano inoltre: i baroni della Facoltà di medicina, Noè Battistini e Mariano Giacchi. Stranamente, però, questi due non si sono indignados quando veniva condannata la loro collega Anna Coluccia “perché apparecchiava i concorsi” o quando beccavano l’altro dissestatore di medicina Walter Gioffrè e nemmeno quando interdivano Piero Tosi. Poi c’era il cantore dell’Ode a Piero Tosi nonché marito di un’altra docente ovvero Maurizio Bettini; poi Gabriella Piccinni, colei che nel famoso cda dell’università quando il rettore Focardi annunciò lo spianamento dell’area comunicazione e marketing, alzò le barricate con tanta passione per difendere quel pozzo senza fondo che era appunto l’area comunicazione e marketing gestita dal genio degli scopini da 60 euro cadauno; e poi altre facce toste e di bronzo.

Questi luminari erano scesi in piazza per difendere l’ateneo contro (udite udite la vomitevole affermazione) “le caricature dei media e per dimostrare che non è una palude di sprechi”. A questo punto un vaffanculo spontaneo ci sta bene. Per la precisione le dichiarazioni vergognose e disgustose di questi corresponsabili politici e sostenitori di Piero Tosi sono state pubblicate dal Corriere di Siena il 3 novembre 2008.

Visto che questi luminari (molto oscuri a dir la verità) erano all’epoca così sicuri e così pronti a difendersi e a difendere la gestione dei dissestatori, perché non iniziano a dare un contributo in denaro per risanare l’ateneo e poi gentilmente si ritirano dalla vita accademica e culturale della città? Perché dovrebbero solo vergognarsi per quelle parole indecorose e vigliacche e che dimostrano in pieno la loro corresponsabilità nella gestione tosiana.

Al semiologo che a quel tempo degli “indignados alla rovescia” citava come immobile di prestigio la Certosa di Pontignano vogliamo ricordare che grazie ai dissestatori la stessa Certosa è stata messa all’asta proprio per risanare i conti dissestati. Tra scopini da 60 euro  e bilanci truccati e aree comunicazione vi siete divorati un prestigioso ateneo. Come dei barbari mai sazi.

Venerabili culi

Voglio rassicurare fin da subito i Fratelli e i Maestri che questo intervento non affronterà questioni inerenti la massoneria e soprattutto mi preme rassicurare le Sorelle, le amiche e tutte le nostre lettrici che non si tratta di un disquisizione erotica sulla piacevole prospettiva femminile. Quello che di seguito leggerete è qualcosa di vomitevole, disgustoso e inqualificabile: una delle tante manifestazioni di brutale distruzione dell’etica pubblica e della solidità economica di un ente pubblico. Il presente intervento potrebbe essere catalogato come “Trattato sulla nanologia dissestatrice applicata alla defecazione”: una sorta di neoliberalismo del cesso. Perchè i dissestatori di ateneo oltre ad aver saccheggiato barbaramente l’ente, hanno dimostrato che esistono defecazioni per ricchi e per poveri. Anzi: defecazioni per privilegiati e per cittadini comuni. Altrimenti non si spiega l’acquisto di scopini da cesso di euro 60,00 cadauno da collocare nei cessi delle strutture universitarie. Nemmeno nei cessi dei piani alti della banca o di altri palazzi storici e di prestigio della nostra città troverete scopini di questa portata: perché è da dissociati totali (per quanto riguarda gli uffici pubblici, a casa sua ognuno spende quanto gli pare) acquistare oggetti simili, visto che lo scopino serve solo per agevolare la pulizia del cesso durante il flusso di acqua provocato dal gesto eroico del “tiro lo sciacquone”. Forse i dissestatori erano talmente dopati di megalomania, oltre ad aver dopato di brutto i bilanci dell’ateneo, o forse defecavano solo caviale, da aver confuso il gabinetto (meglio detto il cesso) con il gabinetto (inteso come ufficio). E quindi convinti di arredare il gabinetto del rettore o dei geni o assimilabili ai geni, si son detti: perché no? I nostri culi sono venerati quando son seduti sulle poltrone e coerentemente meritano altrettanta venerazione nel momento della defecazione: uno scopino di pochi euro è offensivo per i nostri culi, noi dissestatori meritiamo di più. Giù come tori con le spese folli e disparate alla faccia dei culi dei cittadini e dei lavoratori. Per ammortizzare la spesa dello scopino più che aprire un’area comunicazione e marketing, dovevano aprire un’area riciclaggio e stoccaggio del defecato e venderlo come concime: sarebbe stata una genialata da premio Nobel. Questo ramo d’azienda al genio è sfuggito.

Chissà se a qualcuno dei dissestatori dopo aver tirato lo sciacquone, mentre con la mano agitava il prezioso scopino, sarà balenato nella mente questo pensiero: “Sono proprio una merdaccia e più che un venerabile culo sono una faccia di culo”.

Esatto! Vergognatevi oltremodo e consideratevi in eterno delle merdacce per aver distrutto barbaramente un BENE PUBBLICO COSI’ PREZIOSO PER LA CULTURA E PER L’ECONOMIA.

P.S. In merito all’acquisto degli scopini e di altri oggetti costosi avrete modo di approfondire nel dettaglio la questione nella prossima puntata del “Manuale del dissestatore di atenei”.

http://www.youtube.com/watch?v=rtVBemG9la0

 

Il garante della “scala dei valori” e della “musica approfondita”: Luigi Berlinguer

Sono rimasto colpito positivamente da una riflessione matura e adeguata che ho letto casualmente sulla bacheca facebook del garante Luigi Berlinguer. Scrive un signore e cito testualmente: “Premesso che sono 40 anni che aspettiamo che il Partito o i Partiti ci dimostrino con i fatti e non con le parole che vogliono e sono capaci di rigenerarsi e cambiare … Molti di noi sono un po’ stufi di votare gente che crediamo onesta e poi dobbiamo leggere sui giornali che sono peggio di quelli che vogliamo combattere … Sappiamo benissimo che le mele marce stanno dapertutto!! Ma siamo altrettanto stanchi di questi culi di piombo che non sanno mai ritirarsi e dare spazio ai giovani… Anche lei Signor Berlinguer con tutto il rispetto e la stima!
Non sarebbe ora che si facesse da parte? E’ da quando ho avevo 10 anni che la leggo sui giornali e TV … (ne ho 47) anche questo sarebbe un piccolo segnale no??????”

Caro signore, i culi di piombo sono difficili da spostare come tante facce toste che pretendono di elevarsi a moralizzatori, pur avendo alle spalle vicende poco edificanti per una società civile e moderna.

Ma ancora più preoccupanti e scandalose  sono le dichiarazioni del garante Luigi Berlinguer (da non confondere con l’uomo  e politico serio Enrico Berlinguer) rilasciate sulla vicenda Penati: “Bisogna essere più corretti di un cittadino comune. Sono contro l’idea della diversità biologica. Ma sono dell’idea che noi abbiamo una scala di valori diversa da quella praticata, se non declamata, da quella degli altri partiti e amministratori”.

Strano concetto quello espresso dal garante:si dimentica che i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge e non importa il ruolo o il ceto e di certo non è facendo a gara tra chi è più bello o bravo che si risolve la degenerazione della politica. Del tipo “siamo più belli e bravi noi o Verdini e Cosentino?”. Spiegatemi la differenza se l’indagato si chiama Verdini oppure Penati: forse uno usa la “scala a soletta rampante” e l’altro quella “a gradini a sbalzo”?

Ma veniamo alla scala dei valori del garante Luigi Berlinguer e per comprenderla vi basta leggere questi due link : http://shamael.noblogs.org/?p=3065 ; http://shamael.noblogs.org/?p=3039 .

Prima di affrontare il caso Penati, il PD per dare un segnale forte ai cittadini, dovrebbe fare un passo indietro e praticare quel taglio definitivo con i soliti politici e quindi mandare un segnale di rinnovamento: con tanti dirigenti e politici di valore e giovani e di esperienza presenti nello stesso PD, possibile che il presidente della commissione di garanzia sia ancora l’ottantenne Luigi Berlinguer? Colui che da anni passa da un incarico all’altro e ancora non abbiamo capito i lasciti e le idee positive della sua carriera politico-istituzionale, al popolo italiano, fatta salva, una delle peggiori riforme della scuola e dell’università?

Colui che nel contempo, largo ai giovani, è parlamentare europeo, dirigente nazionale del PD e udite udite, Presidente del Comitato per l’Apprendimento pratico della Musica del  MIUR (il ministero diretto dal ministro Gelmini).

Ma insomma che fa il PD: giustamente contesta quella brutta e inutile riforma della Gelmini e poi il presidente  della commissione dei garanti del PD ricopre un ruolo nel ministero della Gelmini (ruolo di nomina ministeriale)? Vi sembra un segnale serio nei confronti dei cittadini?

Ecco perché il garante Luigi Berlinguer sulla riforma Gelmini aveva dichiarato “L’opposizione eviti il muro contro muro sulla riforma della Gelmini …”. L’ex ministro si rivolge al governo, ma anche al Pd: «Nel testo ci sono molte cose che abbiamo elaborato col centrosinistra che sarebbe sciocco disconoscere, non perdiamo quest’occasione per cambiare l’università”. Infatti si è visto: un bel capolavoro la riforma Gelmini!!!

Del resto un barone universitario come Luigi Berlinguer non poteva negare l’appoggio a una riforma che scimmiotta quella che lui stesso aveva elaborato: par condicio e poltrone bipartisan.

E siccome in politica  e nelle nomine in banca contano i curricula e non se si è figli di padri parlamentari e dirigenti dello stesso partito che esprime le nomine: il figlio di Luigi Berlinguer è stato nominato su indicazione del PD senese, membro del cda della banca Antonveneta. Appunto.

Il rinnovamento in politica può attendere: ma almeno risparmiateci la “scala dei valori”!!!

Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 3: l’edilizia

Finora abbiamo visto che con mogli, figli,. mariti e clientes vari si dissesta proprio bene. E difatti abbiamo già accumulato un pesante debito di svariati milioni l’anno per il personale. Ma come con l’edilizia le ciambelle non vengono col buco (di bilancio). E allora il nostro Pierino, che all’epoca il Bisi – affascinato dalla sua brama di emularlo – chiamava il rettore muratore, cominciò a comprare palazzi, a costruirne e ad affittarne. Gli istituti biologici di San Miniato, il San Niccolò (poi arredato grazie anche ai suggerimenti del “genio dalle chiome inghirlandate” con scopini da cesso dal costo di oltre 60 euro) e, per completare l’opera di dissesto anche di parte delle mura della città nonché per sciattarne il profilo, nonché per contrarre dei sostanziosi mutui ed infine per soddisfare le voglie dissestatrici del delfino (poi trombato) Cardini, il cosiddetto “ramarro”, il complesso di Via Mattioli. Questo ultimo ha la particolarità di guardare a Stigliano cosicché, come nel Signore degli Anelli il regno poteva essere tenuto sotto controllo coi palantìri, in tutti questi complessi una pietra, un palantìr, posta da Tosi comunicava direttamente col sultano stiglianese.

Ma la specialità di Tosi e dei suoi fidi, si sa, è il falso in bilancio. Come coniugare il falso in bilancio con l’edilizia? E’ presto detto: nei primi anni 2000 il Ministero promise di erogare un contributo di 8.000.000 di euro di supporto all’edilizia. 8.000.000 per tutta Italia. Ma ecco il genio finanziario! Si mettono in bilancio, si spendono (ovviamente) e si riportano di anno in anno come residuo attivo. Va da sé che quei soldi non sono mai arrivati. Il dissesto, invece, sì. Tutto questo è naturalmente documentato, in particolare dalla poderosa ricognizione dei residui attivi e passivi del 2009.

Ci sentiamo di fare un avvertenza: non provate a fare tutto questo a casa! Ciò che viene descritto è stato fatto da dei professionisti! Alla prossima puntata …

 

 

 

 

 

 

 

 

Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 2: mogli, mariti, figli e comunicatori

** E siamo giunti al secondo capitolo. Come si fa a dissestare gravemente un Ateneo? Abbiamo visto che con le mogli un colpetto gli si dà, ma è magra cosa e poi la prima puntata parlava solo di docenti. Per dissestare ammodino bisogna allargare il malcostume senza fare distinzioni di genere e di classe. Quindi per esempio si può, col consenso del rettore pro tempore, mettere tutto in mano a un paio di sindacati, possibilmenti vicino al partito dominante nella città in cui si trova l’Ateneo da dissestare. In questo modo per esempio si può affidare un intero palazzo a Buonconvento per farci il Laboratorio di Accessibilità Universale e, contestualmente, affidare un incarico sine cura alla moglie del sindacalista. Oppure si può sollevare la biblioteca comunale dal peso dello stipendio del marito di un’altra nota sindacalista e assumerlo nell’Ateneo a fare non si sa bene cosa riguardo alla comunicazione. Ma il colpo da maestro del dissestatore professionista è quello di prendere un genio, inghirlandarne le chiome, pagarlo come un dirigente in barba a qualsiasi regola e dotarlo di un’Area comunicazione e marketing che riscuota successi clamorosi in CdA. Costui si sentirà autorizzato a assumere più di 50 persone, a creare una radio ed una serie di eventi denominati Parole & Musica, a fondare un giornalino di Ateneo, insomma a spendere un botto di quattrini PUBBLICI per attività del tutto insensate. Qui sì che si rivela appieno il vero dissestatore. Fra l’altro, oltre a varii clientes (amici degli amici, gente che piace alla gente che piace), si può assumere la propria figlia, che in.fact è proprio brava nella comunicazione*. E recuperare mariti dalle biblioteche comunali come dicevamo sopra. In più, per la rassegna Parole & Musica, si può assegnare consulenze pagate profumatamente a qualche magnifica moglie. Insomma, qui si va sul peso nel dissestare perché tutto questo armamentario, del quale poi non riesci più a liberarti e quindi grava sul fondo di finanziamento ordinario (gonfiato ad arte con voci inesistenti), costa moltissimo, diciamo almeno un paio di milioni l’anno se non di più. Milioni che, non avendoli in cassa, tocca creare artificiosamente commettendo tre o quattro reati alla volta, il più eclatante dei quali è il falso in bilancio che, contrariamente a quanto riporta la vulgata, non è depenalizzato proprio per niente, tanto meno negli enti pubblici. Il tutto nella certezza, per ora confermata, che nessuno ti faccia niente e che, al più, non ti rinnovino i contratti di insegnamento che – per giunta – ti avevano assegnato e ti pagavano pure, di giunta al contratto da dirigente (povero genio!).

Ciliegiona sulla torta, sempre Pierino consenziente e auspicante, potete ordinare 300 volumi di studi in onore del presidente del comitato stiglianese di garanzia del PD (nonché musicologo di chiara fama, ma ne riparleremo). Anche lì tanto avete la certezza che non ci sarà cristo di farveli riportare per riparare ad una infinitesimale frazione del dissesto cataclismico che avete contribuito a creare, mettendo in ginocchio (mica da soli, ci mancherebbe) un’antichissima e prestigiosa università. Ottimo e abbondante.

Nelle prossime puntate: vai con l’edilizia (lì sì che si fa danno serio).

* Salvo, vista la mala parata, grazie evidentemente ad amicizie con faraoni e sultani stiglianesi, dirottarla ad altra amministrazione, fortuna che capita, diciamo, al 5% degli interessati.

** Nella foto: il genio fra i suoi due mentori

 

 

 

 

 

 

Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 1 bis: dispositivi tecnologici

A proposito di sperperi e dissesti, la redazione viene a chiedersi, e chiede ai soggetti istituzionali come Ceccuzzi, Bezzini, i sindacati, i magistrati e chi più ne ha ne metta, come sia possibile – mentre si prepensiona la gente, si mandano a casa i precari, si continua a tagliare sulle persone – che dalla Direttora Amministrativa, gli atti della selezione della quale sono ancora sotto sequestro e sullo stipendio della quale ci sono ancora gravi dubbi, vengano consentiti gli acquisti su fondi di ricerca da parte dei docenti di dispositivi quali l’iPad che costano quanto lo stipendio mensile di un precario o di un assegnista di ricerca o di un dottorando. Bella moralizzazione sì! Con l’Ateneo in crisi di liquidità spaventosa, grazie al dissesto, ecco un nuovo modo per dissestare ulteriormente: comprare oggetti costosissimi e lasciare, per fare un esempio, i medici senza reagenti.

Ancora una grandiosa idea, innovativa e tecnologica, di dissestare!!! Nelle prossime puntate torneremo su quanto già annunciato.

Nuova iniziativa! Il manuale del dissestatore di atenei. Prima puntata: le mogli

La redazione di Fratello Illuminato ha deciso di proporre una serie di iniziative “curturali” a beneficio di chi non è capace di fare quasi niente. Cominciamo quindi con un manuale, in comode puntate, di dissesto degli Atenei. La prima puntata analizza come si possa dare un contributo importante per il dissesto di un Ateneo con l’assunzione e/o la chiamata delle mogli di ordinari in servizio nell’Ateneo da dissestare. E leggiamoci una storiella.

Il MiUR ci dice che al 31 dicembre 2003 Mariotti Maria Alessandra è professore associato confermato di Matematiche complementari (MAT/04) presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa. Vi chiederete: e allora? Si dà il caso che nel 2004, ci informa sempre il Ministero, la professoressa non è più a Pisa, ma è a Siena. Come mai? Nel 2004, a Siena mancavano i matematici? Vediamo un po’: sempre il MiUR ci dice che c’erano 34 matematici e che nel settore della Mariotti ce n’erano 8. Strano! Allora, perché l’Università di Siena si sobbarca una spesa come quella corrispondente allo stipendio di un professore associato confermato se non ne ha necessità e in un periodo in cui il deficit era già presente e venivano manomessi i bilanci? Perché stiamo parlando della moglie del Prof. Maurizio Bettini (candidato per le sue opere letterarie al premio Nobel, soprattutto per l’ode a Piero Tosi), il docente che scriveva i discorsi al rettore Piero Tosi (altro motivo per dargli il Nobel) e faceva parte da sempre degli uomini fidatissimi di Luigi Berlinguer (i Berlinguer Boys, fedelissimi ascari del Sultanato di Stigliano). Si poteva lasciare inevasa la richiesta di Maurizio? No! Per la verità, ci furono molte resistenze e la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali di Siena non si prestò, anche per non penalizzare i propri giovani (che si sarebbero visti passare avanti sol per il fatto che fosse cotanta moglie una che aveva già il posto fisso a Pisa). Ma non ci fu niente da fare: Tosi gettò tutto il proprio peso nella vicenda e, con la promessa che il Ministero avrebbe pagato il budget, convinse la Facoltà di Farmacia di Siena ad accogliere la professoressa. Va da sé che i soldi del Ministero non sono mai arrivati esattamente come quelli per un altro centinaio di ricercatori a tempo determinato che sono rimasti sul groppone (mica è colpa loro sia chiaro) dell’Ateneo contribuendo non poco a dissestarlo.

Vi anticipiamo che le prossime puntate avranno ad oggetto almeno i seguenti argomenti: i figli, l’edilizia, i pensionati, gli amici degli amici, la gente che piace alla gente che piace. Intanto abbiamo fatto un passo avanti per imparare da gente che ne sa come dissestare gli Atenei.