Marzo 21st, 2011 — Note redazionali
Visto che lo storico Catoni è così appassionato di valori risorgimentali ed è arrivato addirittura a convocare tutti i servitori della ex piccola Oxford berlingueriana-tosiana, grazie anche all’impegno giornalistico del mitico Bisi, a questo punto siamo curiosi di conoscere il giudizio del medesimo storico Catoni su questo aspetto: come si possono conciliare i grandi valori risorgimentali con il gruppo che ha contribuito se non ha fatto addirittura da protagonista nel dissesto finanziario dell’Ateneo? La domanda ci sorge spontanea perché al cospetto del megafono erano presenti alcuni dissestatori e sostenitori di questi ultimi ben noti a quest’ufficio. In prima fila apparivano il genio Boldrini, l’invisibile assessore alla cultura Marcello Flores e il tosiano Fiorino Iantorno. D’ora in poi il megafono sarebbe bene usarlo per mettere in luce le nefandezze che hanno ridotto in ginocchio l’Ateneo così come i valori risorgimentali bisognerebbe ricordarseli 365 giorni l’anno e non per ostentare una condivisione del tutto evanescente e non sostanziale.
Perché certo se il grande Garibaldi fosse stato ancora vivo i Mille li avrebbe mandati dentro all’Ateneo per liberlo dai dissestatori!
Marzo 18th, 2011 — Note redazionali
Al di là della assoluta mancanza di senso dell’opportunità di alcuni psichiatri di invitare alla settimana del cervello Boldrini aka Boldrake (al centro da settimane di polemica sulla gestione allegra dell’Università tosiana e berlingueriana), questi uffici osservano che il titolo del Corrierino dei Piccoli diretto dall’ineffabile Stefano Bisi sull’evento è estendibile e di molto: I dottori parlino chiaro! Bene! Parlino chiaro però anche i dissestatori e i dissestaTOSI, nonché Riccaboni e Fabbro. La frase da dire chiaramente è: “Boldrini ti preghiamo di staccare un assegno per ricoprire il debito fuori bilancio che hai causato con l’accquisto dei libri in onore del Sultano di Stigliano” oppure “Boldrini puoi chiarire per cortesia il ruolo tuo, di Rizzo, di tua figlia e di tuo genero nell’affaire In.Fact?”. Se poi i vertici dell’Ateneo, cioè il rettore pro minor tempo possibile Riccaboni e il direttore amministrativo pro minor tempo possibile Ines Fabbro, nonché il consiglio di amministrazione volessero far chiedere tali chiarimenti da un paio di Carabinieri di stanza in San Francesco sarebbe anche meglio.
Tutto salvo che far pagare al posto dei dissestatori e dei dissestaTOSI i contribuenti.
Firmato: Cesare Mori
Marzo 17th, 2011 — Note redazionali
“Sono una vittima del sistema…. ce l’hanno con me … io non c’entro nulla … qualcuno mi aiuti e mi difenda dagli attacchi di Fratello Illuminato etc. etc. …”. Molti di voi nel leggere queste frasi azzarderebbero questo riferimento: Fratello Illuminato ha attaccato Silvio Berlusconi. E invece no. Le frasi teoricamente sono riconducibili alla prassi berlusconiana del “sono la vittima di un sistema che ce l’ha con me”; una musica a cui il Silvio nazionale ci ha abituato da sempre. Ma in questo caso “la povera vittima” non è Silvio, bensì Maurizio Boldrini.
Poverello lui e cattivoni noi. Per colpa nostra il genio di Via Roma 56 è finito sotto la lente d’ingrandimento, come nella famosa “parabola del microscopio” in cui il ricercatore inverte il suo ruolo: da ricercatore si trasforma in ricercato. O meglio , nel nostro caso specifico, da “comunicatore” si trasforma in un “comunicato stampa continuo” (oltre alla trasformazione in razzo missile). Per il Boldrini (ex responsabile tosiano dell’area comunicazione dell’università, ex rettore ombra, ex braccio destro e sinistro della nomenclatura berlingueriana-tosiana) i numerosi interventi apparsi sul Blog Fratello Illuminato rappresentano la fine del suo “impero della comunicazione” fatto di allievi sparsi un po’ ovunque, di giornali amici e di coperture politiche ben note, che vanno da Franco Ceccuzzi, Marzucchi Mauro fino a Lorenzo Rosso. Esatto, avete capito bene:è finito l’impero della comunicazione boldriniana.
Procurategli degli specchi nuovi perché Boldrini in questi giorni a forza di arrampicate ne ha consumati a camionate. I politici non gli rispondono e non lo “proteggono”; sui giornali nessuno scrive più “belle parole” per il grande genio, ma soprattutto non esiste più la “grande università” tosiana dove potersi nascondere e fare il bello e il cattivo tempo. Pero’ il genio non dispera: con qualche insistenza in più potrebbe convincere il suo amico Stefano Bisi a scendere in pista a difesa, con la stessa passione con cui quest ultimo sponsorizzava il rettore Riccaboni. Il Bisi vorrebbe aiutare il genio, in questi però è impegnato , non nella ricerca di “colpo di genio” ma in un “gran colpo da maestro”.
Speriamo che i “colpi” a forza di aumentarli non vadano ad infrangere definitivamente gli specchi a cui tentano di arrampicarsi entrambi.
Marzo 10th, 2011 — Note redazionali

Questi uffici rilevano che in Via Roma 57 è sito il Centro Interdipartimentale presieduto da Bettini. Tutto questo nella villetta del Glicine. Osservano questi uffici che il numero 57 è assai vicino al numero 56, già sede operativa di una poco chiara SrL. Si potevano esimere, considerato che l’affitto del Glicine costa all’Ateneo, cioè ai contribuenti, qualcosa come € 46.500,00 l’anno, dall’osservare che il Bettini è anche il vate che ha cantato le lodi del dissestore Piero Tosi e del genio a lui fedele, sito in via Roma 56, Maurizio Boldrini meglio noto alle cronache marziane come Boldrake? No!!! La risposta è evidente!!! Visto che l’Ateneo ha approvato un piano di razionalizzazione degli spazi e vista la contiguità fra via Roma 56 e 57, non si potrebbe buttare fuori la InFact dall’Ateneo insieme al genio Boldrake e lì schiaffarci il vate dissestatore e il suo Centro? Così risparmierebbe un monte di quadrini. O no?
Firmato: Cesare Mori
Marzo 1st, 2011 — Note redazionali

“Ah, vedere un Genio che si avvicina a Tosi, con le chiome inghirlandate di molli corone! Che scena meravigliosa (per la parte del Genio, avevo pensato a Maurizio Boldrini) Purtroppo però non ho potuto far niente del genere. E non perché Piero non si meritasse un’elegia di Tibullo, o perché Boldrini recalcitrasse all’idea di impersonare la parte del Genio. Figurarsi se recalcitrava! E quando gli ricapita, nella vita, di fare il Genio?” (http://shamael.noblogs.org/post/2011/01/17/lode-al-capo-dei-dissestatori-i-puntata/). Con queste parole e richiami antichi, il prof. Maurizio Bettini inseriva negli scaffali della letteratura moderna il testo augurale “IN LODE DI PIERO TOSI”.
Ed è rispondendo alla domanda che si poneva Bettini che prende forma questo mio umile scritto(da non inserire in scaffali o compilation letterarie). “E quando gli ricapita, nella vita, di fare il Genio?”. Caro prof. Bettini, forse il momento è arrivato e sicuramente,anche se Genio non sarà, siamo in presenza di una genialata. Per noi umili cittadini che paghiamo le tasse e non riceviamo “LODI AUGURALI”, alzarsi dal divano di casa dopo aver visto il remake del Genio della lampada in versione cartoon (http://www.youtube.com/watch?v=1NN_lzExAwo) per poi percorrere le strade che conducono in Via Roma 56, mentre il passo si somma ad altro passo, diventa suggestiva l’idea di toccare con piede il camminamento di un ipotetico Genio. E poi come si suol dre: tutte le strade conducono a Roma, in questo caso in Via Roma 56. Ma sì, ammettiamolo, Maurizio Boldrini è un Genio, con la Giiiiiiii maiuscola. E’ un Genio della comunicazione! E’ un Genio della politica! E’ un Genio in fatto di editoria! E’ un Genio in materia di avviamento di società Srl! Insomma è un Genio. Punto e basta.
E’ stato un Genio nell’era universitaria Berlingueriana-Tosiana: chi mai sarebbe potuto diventare, se non un Genio, senza laurea e altri titoli accademici, responsabile dell’Area Comunicazione dell’Università di Siena, docente universitario, coordinatore commissione comunicazione CRUI. Chi e sottolineo Chi? La risposta è semplice: solo un Genio, con o senza chiome.
Purtroppo dopo tante “parole e musiche” il Genio è stato colpito nel suo “tesoro”, ovvero quel cattivone di Focardi gli ha soppresso l’Area Comunicazione. Ma pensa un po’, che cattivone questo Focardi: privare di un simile “tesoro” il nostro Genio. Naturalmente, e qui il Genio mi scuserà, spero chi di dovere, proprio per non disperdere “quel tesoro”, controlli e verifichi attentamente l’uso del “tesoro” stesso da parte del nostro non chiomato Genio. Perché in quell’Area Comunicazione oltre alle “parole e musiche” c’erano i soldini pubblici dell’ateneo. E noi contribuenti, ogni tanto pretendiamo di sapere come sono stati spesi i soldi pubblici. Così per caso: senza colpi di genio.
Comunque non disperiamo, il Genio non si è mai arreso e dopo le cattiverie di Focardi, rieccolo apparire trionfante sul carro di un altro genio, il rettore Riccaboni. E quindi la nostra strada che conduce verso Via Roma 56 rivive l’onore di essere calpestata nuovamente dal Genio. Non più responsabile dell’Area Comunicazione, ma solo docente a contratto nel dipartimento di scienze della comunicazione e tessitore di lodi della società Srl IN.FACT.
( http://shamael.noblogs.org/post/2011/03/01/via-roma-56-ora-basta-intervengano/)
Forse non sarà un Genio questo Boldrini, ma “innovazione e fantasia” certo non gli mancano e anche qualche colpo di genio. Chissà se noi umili cittadini, non potendo aspirare al ruolo di Genio, colti da improvvisa illuminazione ci togliamo di dosso i panni “dei soliti coglioni”.
Ad maiora
Maestro James
Febbraio 27th, 2011 — Note redazionali

“Il pozzo di San Patrizio”. Così è stata giustamente – e purtroppo – definita l’Università senese in un bell’articolo a firma di Stefano Cecchi su La Nazione di sabato.
Debiti che scappano fuori da ogni anfratto rappresentando ogni giorno di più la cifra che ha contraddistinto una certa gestione. L’ultima matassa da dover districare riguarda la vicenda di un debito extra bilancio di circa 26.000 euro riguardante una pubblicazione (anche senza la quale, ci viene da pensare, il mondo della ricerca accademica poteva ugualmente andare avanti) intitolata “Studi in onore di Luigi Berlinguer”, edito dalla casa editrice Rubbettino e il cui costo a copia, da come riportato anche sulla stampa, ammontava a ben 87,3 euro, non proprio economico direi. Ma, davanti a cotanta novità scientifica non si poteva certo badare a spese.
Ma ciò che è veramente degno di essere reso noto a tutti (perché qui, caro Ceccuzzi, non si tratta di fare speculazione come detto dallo stesso, ma si tratta di far sapere a tutti come è stata gestita una parte non insignificante di Siena in alcuni anni, anni in cui lo stesso Ceccuzzi, peraltro, ricopriva incarichi politici di primissimo piano in questa stessa realtà) non è tanto il disquisire o meno sull’utilità di tale pubblicazione, quanto le modalità con cui la stessa venne fatta.
Perché, cari lettori, per tale pubblicazione non fu mai stato assunto nessun impegno di spesa nel bilancio dell’Ateno senese.
Così oggi l’Università di Siena si trova sul groppone a dover pagare anche roba che non aveva previsto a bilancio, e anche se l’importo, all’interno della razzia generale delle casse dell’Ateneo, può sembrare una cifra contenuta rimane la non legittimità del modo con cui è stata fatta.
Sempre dalla stampa si apprende (anche se qualche voce di corridoio era da un bel po’ che era trapelata in giro) che la spesa che impegnò l’Università venne fatta per il tramite dell’allora suo centro comunicazione e marketing, il quale provvide all’acquisto nel gennaio del 2006, sotto il Rettore Piero Tosi.
Sempre da ciò che viene scritto nei quotidiani si apprende anche un’altra cosa totalmente non condivisibile. Ossia che il Cda dell’Università sta pensando di provvedere a ratificare il pagamento del debito fuori bilancio. Saremo curiosi di sapere se e laddove portasse avanti questa decisione, il Cda non pensi anche che sia il caso di rivalersi verso chi impegnò l’Università con una spesa che non era prevista a bilancio?
Perché è l’ora di farla finita di mettere sempre pezze sugli errori di certa gente. Sarà populistico dirlo, ma è arrivato il momento che chi ha sbagliato paghi. Dato che, ad oggi, per colpa di comportamenti irresponsabili e disinvolti ci sono dipendenti che stanno subendo sui propri salari i frutti del libertinaggio economico.
Si legge, ancora, che il Cda dell’Università dovrà per forza prendere una decisione entro il 15 marzo, data che rappresenta la scadenza del termine concordato con il legale della Rubbettino per il pagamento.
Sarà il caso di cominciare a dare segnali di buon esempio? Sarà forse il caso di dimostrare con i fatti che non si agisce in regime di due pesi e due misure e quindi, se tagli ci sono stati agli stipendi del personale del tutto innocente verso tale buco, tagli ci dovranno essere anche nei confronti di chi a parte del buco ha contribuito? Perché qui non si tratta solo di pagare o meno un debito extra bilancio. Qui si tratta anche di assumersi una responsabilità morale, nel caso il buco di quella spesa venisse tappato senza rivalersi verso chi lo ha fatto. E L’Università, culla del sapere e dell’insegnamento, è tenuta ad insegnare anche la disciplina dell’assunzione delle proprie responsabilità, quella disciplina che impone, appunto, l’applicazione del vecchio motto che dice “chi sbaglia, paga”.
Firmato
La Primula Rossa
Febbraio 26th, 2011 — Note redazionali




Questi uffici rilevando che in più giornali vengono messe in rilievo alcune situazioni di gravità inaudita, tipo qui
http://ilcittadinoonline.it/news/134573/Pensierini_di_un_dipendente_dell_Ateneo___Proprio_un__magnifico__cellulare__.html
http://www.lanazione.it/siena/cronaca/2011/02/26/465371-siena_ateneo_crac_sperpera_soldi_paga.shtml
hanno da porre alcune domande. La prima è: come è possibile che Maestro James e Obama hanno un cellulare da 247 euro e Riccaboni, il cui Ateneo non ha una lira per farne due, ne spende 807,6 per il cellulare di servizio?
La seconda è: ma quando lo chiamano il Boldrini a rispondere delle infinite porcherie che ha commesso con l’appoggio di Tosi e della sua cricca ai danni dell’Ateneo? Perché li devono pagare i contribuenti, salvo il recupero della Corte dei Conti, i 26.000 euro per i volumi in onore dell’altro capo cricca Berlinguer che oltre ad iniziare il dissesto della propria Università (ce lo ricordiamo il 750 anniversario e le spese gonfiate a dismisura?) ha da ministro distrutto completamente l’Università italiano con autonomie insensate e un riordino della didattica che ha portato la laurea a non valere neanche la carta su cui è stampata?
Ci piacerebbe proprio saperlo. Chiamate il dissestatore Boldrini a rispondere e a pagare e il dissestatore Riccaboni, ad oggi vicinissimo al partito di Verdini, a smettere di spendere a capocchia.
Di questi uffici
Cesare Mori

Febbraio 21st, 2011 — Note redazionali


SIENA. Era il lontano 12 novembre 2008. Con un secco comunicato stampa l’Università di Siena annunciava le dimissioni del direttore Amministrativo, Loriano Bigi. Era stato lo stesso Bigi a dare notizia delle sue dimissioni dopo che l’allora rettore, Silvano Focardi, gli aveva chiesto di fare un passo indietro per dare un chiaro segnale di discontinuità.
Il pauroso buco dell’ateneo era già venuto fuori e, ogni giorno, si aggiungevano tasselli ad un quadro decisamente scoraggiante. Loriano Bigi, assiema a Silvano Focardi a Piero Tosi e ad altri funzionari dell’ateneo aveva ricevuto un avviso di garanzia per falso in atto pubblico. L’atmosfera era pesante e non era certo facile tenere la posizione di fronte a responsabilità sempre più eclatanti. L’uscita di scena di Bigi, però, non era definitiva.
Di qualche giorno fa la notizia di un Decreto Ingiuntivo datato 3 febbraio 2011 presentato dall’ex direttore amministrativo al Tribunale del Lavoro di Siena. Bigi chiede, in sostanza, 102.131,37 euro quale indennità di mancato preavviso (pari a 9 mensilità) a cui aggiunge 1.400, 00 euro per rivalutazione monetaria e spese di procedura. Tutto questo Iva e Cap escluse. Il procedimento ha la caratteristica di “provvisoria esecutività” e questo ha obbligato l’Ateneo ad agire rapidamente per presentare una opposizione.
Incaricati di difendere l’Università in questa causa sono gli avvocati Ilaria d’Amelio e Alessandra Bassiato. La decisione verrà ratificata nella prossima seduta del Consiglio di Amministrazione.
Cda che sarà chiamato anche ad autorizzare una variazione al Bilancio di previsione.
La spesa fuori bilancio risale al 2006 e riguarda l’acquisto di 300 copie del volume “Tra diritto e stroria. Studi in onore di Luigi Berlinguer”, scaturito da uno studio realizzato in collaborazione tra l’Università di Siena e quella di Sassari. Una spesa “esigua” se si considera il buco dell’ateneo, ma indicativa della gestione “pomposa” che ha portato al dissesto finanziario.
I volumi erano stati ordinati alla casa editrice Rubettino dal professor Maurizio Boldrini, responsabile del centro Comunicazione e Marketing. Un acquisto che, all’epoca, non aveva allegato alcun impegno di spesa da parte dell’Università ma una lettera del professor Boldrini che assicurava il consenso da parte dell’allora rettore Piero Tosi. La consegna dei libri è avvenuta nel 2009 ed ora la casa editrice chiede che gli venga saldata la fattura.
Anche qui avvocati e minacce di causa che, all’Università di Siena, proprio non fanno bene. Al punto che, in questo caso, si è deciso di superare l’impasse e di pagare subito la fattura, chiedendo al cda di approvare una variazione al Bilancio.
Febbraio 18th, 2011 — Note redazionali
Ma quale emerito!!! Ma stiamo scherzando? Che venga subito istituita una commissione di inchiesta a Medicina visto che oltre ai concorsi truccati ci sono illegalità diffuse fra cui quella di un chirurgo con un occhio solo. E bsta con questa tarantella della “fiducia nella magistratura” e dell'”attesa della conclusione delle indagini”. Gli enti pubblici devono agire in autotutela e sospendere tutti coloro i quali siano inquisiti per illiceità. Altro che fiducia! Ne abbiamo avuta anche troppa e nelle persone sbagliate, evidentemente, come dimostrano i 77 indagati del sistema Siena.
Febbraio 16th, 2011 — Note redazionali

Apprendiamo che Fiorino Iantorno, consigliere comunale di Siena uscente per RC, pur avendo contro gran parte del suo partito, si è schierato a sostegno della candidatura di Franco Ceccuzzi. Uno schieramento naturale per Iantorno, visto che prima di approdare a Rifondazione prima era iscritto al vecchio PDS e visto che era ed è un sostenitore della nomenklatura tosiana-riccaboniana. Siccome il sig. Iantorno si presenta come futuro amministratore di questa città sarebbe opportuno che lo stesso spiegasse alla cittadinanza il suo ruolo di ex membro del CdA presieduto dal dissestatore Tosi. Ricordiamo che Fiorino Iantorno è stato membro del CdA dal 1999 al 2002 e quindi sarebbe opportuno che desse pubblicamente la sua valutazione sull’operato del Rettore Tosi e visto che ci siamo, in considerazione del fatot che lui si dichiara “comunista”, perché non esprime una posizione politica sul taglio agli stipendi dei dipendenti e sul dissesto dell’università in generale?