Purtroppo …
Dicembre 17th, 2010 — Note redazionali
Chiamate Otto … non recupera neanche un centesimo di marco …
Dicembre 16th, 2010 — Note redazionali
Cari amici,giungono echi fino in Germania dei vostri problemi e della vostra opposizione all’intenzione dell’Amministrazione di procedere al recupero delle somme che, in passato, sarebbero state stanziate senza copertura finanziaria. Mi chiedete un parere? L’argomento è ostico è quindi dovrò essere necessariamente tecnico e, pertanto, palloso (anche più palloso del solito) …
L’art. 40 c. 3-quinquies del DPR 165/2001 recita, nella sua parte finale: “In caso di accertato superamento di vincoli finanziari da parte delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, del Dipartimento della funzione pubblica o del Ministero dell’economia e delle finanze è fatto altresì obbligo di recupero nell’ambito della sessione negoziale successiva. Le disposizioni del presente comma trovano applicazione a decorrere dai contratti sottoscritti successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”
Ne derivano pertanto due considerazioni:- sembra necessario l’accertamento definitivo (il definitivo l’ho aggiunto io) da parte del MEF. Chi ha letto la relazione pervenuta all’Ateneo è certo che vi sono inserite incisi dubitativi sulle risultanze finali.- la disposizione non è retroattiva (non sembra applicarsi ai contratti già stipulati, anche se stipulati in violazione dei vincoli finanziari).
A chi poi invoca l’esistenza di circolari del Ministero della Funzione pubblica vale la pena ricordare che una circolare:- è un atto interpretativo e non normativo e che pertanto non può modificare una legge.- vincola solo i soggetti che dipendono gerarchicamente dall’Autorità emanante.
Mi è giunta voce che Martedì si approva il bilancio preventivo. Un consiglio a voi amici dell’Università di Siena, che vi ho tra le anime più care: chiamate Otto … non recupera neppure un centesimo di marco…
Otto der Kommissar und seine Freunde
Una dedica speciale ai dipendenti dell’Università
Dicembre 15th, 2010 — Note redazionali
Care dipendenti e Cari dipendenti dell’Università di Siena,
seguiamo con interesse e rinnovata e fraterna vicinanza la situazione difficile dell’ateneo e soprattutto la Vostra condizione di incertezza e la messa in discussione dei diritti sacrosanti dei lavoratori.Situazione che si aggrava sempre piu’ per colpa di un’insostenibile mancanza di chiarezza da parte dei vertici dell’ateneo e per via di un clima di instabilità determinato dalle scelte padronali del rettore e del direttore amministrativo.
Dall’esterno seguiamo attentamente l’evolversi delle vicende universitarie e nel prendere conoscenza dell’ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori portato avanti dalla coppia Riccaboni-Fabbro con la complicità silenziosa della CGIL, dei baroni del senato e dei politicanti di questa città, siamo qui ad esprimerVi FRATERNA solidarietà.
Non siete soli, anzi sono in tanti dall’esterno che Vi sono vicini e quindi non cedete alle lusinghe e ai falsi appelli o sirene filo vertici rettorali (sono ingannevoli). Difendete i vostri diritti fino in fondo e fate sentire la vostra voce nel rispetto del contratto del lavoro e delle leggi che regolano la vita dentro la vostra istituzione pubblica.
La giustizia farà il proprio corso per ripristinare regole e certezze del diritto. E ricordiamoci,ricordatevi e ricordate ai vertici rettorali che noi tutti abbiamo come riferimento l’ordinamento giuridico e legislativo dello Stato Italiano e non quello di Stigliano.
Speriamo di trascorrere tutti un sereno Natale e arrivare a queste festività con maggiore tranquillità lavorativa e tanta LUCE per il futuro.
Con rispetto e Fraternità
Maestro James Anderson
Uriel David
Otto der Kommissar prepara le valigie
Dicembre 15th, 2010 — Note redazionali
La fiducia confermata da Camera (risicatissima) e Senato (un po’ più larga) al Governo Berlusconi rende nuovamente di piena attualità la discussione del DDL Gelmini ormai approdato al Senato della Repubblica. L’inizio della discussione è già calendarizzato per martedi 21 dicembre e la consistente maggioranza parlamentare (oltre al possibile appoggio di FLI) ne rende probabile la sollecita approvazione definitiva.
Tra le norme licenziate dalla Camera dei Deputati (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=00513824&part=doc_dc-articolato_ddlbtiba1ppidrba2oeaiduba3fefdaerdofbtiba4fpimba5dimdiplqeledsuba6sgdpedrdrba7nimdmdpedrba8rdtedpedruba9fplpba10cdba11ipplusba12unslrba13mplqdsuba14ddrdcbtiba15scessdba16idasnbia17iba17cdpbia19iba18vtpplsdpdrbia21iba19adrba20cpadiba21ratdba22cardpedrba23ddldsba24adsbia28iba25ntef&parse=no) c’è quella che prevede la possibilità di meccanismi di commissariamento in caso di dissesto finanziario degli atenei.
Giubilo !!! Iniziamo a fare le valigie per tornare nella nostra amata Siena !
Otto der Kommissar und seine Freunde
Qualche domanda ad Alessandro Piccini
Dicembre 14th, 2010 — Note redazionali
Vorremmo fare un paio di domande al Presidente del Consiglio Comunale e esponente di spicco del PD Alessandro Piccini. Visto che alla fine degli anni 90 e agli inizi degli anni 2000 era rappresentante del personale tecnico amministrativo nel CdA di Tosi, cosa ne pensa retrospettivamente della gestione Berlinguer-Tosi dell’Ateneo? E poi, ancora: c’entrerà qualcosa questa carica che ha avuto col suo pronto trasferimento ad altra amministrazione (ASL) dall’Ateneo, una volta vista la malaparata? E se sì, si sente un po’ in colpa per aver “forzato la mossa” visto che la sua mobilità intercompartimentale è avvenuta prima della stesura di un piano di mobilità, anticipando in questo modo diversi colleghi forse anche più titolati di lui? E visto anche che è in aspettativa politica da dieci anni?
E una piccola coda: in che rapporti è l’attuale Presidente del Consiglio comunale con Maurizio Boldrini. No perché ci risultano ultimamente piuttosto buoni anche se francamente avere buoni rapporti con uno dei responsabili berlingueriani di ferro del dissesto finanziario dell’Ateneo (di cui abbiamo ricordato Piccini è stato Consigliere d’Aministrazione) non è buon segno. I collegamenti fateli voi …
Il valzer dei finanziamenti europei
Dicembre 13th, 2010 — Note redazionali
Riproponiamo una saga, quella dei finanziamenti europei, musica e parole di Fratello Illuminato e Paco!
Per quanto riguarda i finanziamenti europei c’è da assistere ad amenità da avanspettacolo, come ad esempio il finanziamento per la costruzione del pozzo artesiano per il giardino della casa di campagna del Prof. ordinario, acquisto di impianto dolby sorround 5.1 con televisore al plasma da 52 polici e casse acustiche a cono con interno in radica della Bose per il salotto di casa, svariati pc portatili (ok sì in quel caso l’uso è borderline … difficile dimostrare che non servano per il lavoro … poi sono portatili … ma una XBox come si giustifica?). Sottolineiamo che i lavoratori quando prendono tanto prendono 1300 euro al mese che non sarebbero sufficienti neanche a comprare la pompa del pozzo artesiano. Intanto riflettete su questo. A presto la seconda puntata, ancora più avvincente.
Siamo arrivati a farsi il pozzo artesiano, l’impianto stereo e la Xbox.
E fin qui tutto abbastanza regolare (si fa per dire)… perchè uno dei punti più alti dell’ingegno umano (a livello di arte liberale) si raggiunge invece con il famosissimo “valzer dei fondi europei”.
Il problemi dei fondi europei (VI e VII programma quadro) è che sono un po’ rognosi da intascare, perchè guarda caso quei birboni a Bruxelles, vogliono una dettagliata rendicontazione delle spese … allo stesso tempo sono anche belli cospicui … quindi come si fa a mettersi in tasca un giusto obolo per chi ha sacrificato gli anni della gioventù dietro una cattedra (invece che più appropriatamente con una zappa e una vanga in mano)?
Sale la suspence e quindi domani arriveremo alla terza puntata. Tenetevi le coronarie a posto perché qui si parla di cifre assai imponenti e di veri e propri malfattori (dell’umanità).
Eravamo rimasti alla domanda di come fare per intascarsi i fondi europei nonostante l’obbligo di rendicontazione.
Semplice, siccome nei progetti europei tipicamente occorre aggregare più partner, preferibilmente anche industriali, si colgono due piccioni con una fava… un docente particolarmente illuminato mette insieme un gruppettino di peones suoi allievi e fa loro costituire una società (solitamente una spin-off di ateneo così costa anche meno e possono usare gli ambienti dell’università e anche questa delle spin-off è una porcata che puzza di truffa lontano un miglio), che viene inserita come partner industriale nel progetto europeo che ha come co-partecipante o anche come capofila il docente in questione. Il finale magnificente lo saprete nella prossima ed ultima puntata.
Abbiamo visto il giochino dei finanziamenti e delle spin-off e per tre puntate vi abbiamo tenuto il fiato sospeso, ne siamo convinti. Come finisce?
Il gioco è facile: con i fondi europei il docente finanzia qualche assegno di ricerca o contratto di collaborazione extra con cui sussidiare i suoi allievi, che così portano avanti il lavoro fatturandolo due volte (una come spin-off/azienda, l’altro come titolari di assegni di ricerca), naturalmente il buon docente riceverà una fetta consistente (spesso il 100%) di quanto finanziato alla spin-off dai fondi europei, sottoforma di contratto di consulenza (su un progetto fittizio diverso da quello europeo per non destar sospetti) erogato al docente dalla spin-off dei suoi allievi.
Et voilà!!! Abbiamo munto la mucca europea senza mai averle dato neanche una forcata di fieno e ci siamo riempiti le tasche di quattrini noi e tutti i nostri “amici” e “sottoposti”. Facile no?
Il Maestro James Anderson indica la strada al risanamento dell’Ateneo
Dicembre 13th, 2010 — Note redazionali
Maestro James Anderson (Anno domini MMX, die quinque mensis decembris). L’Università di Siena il 23 settembre 2008 viene a conoscenza, ma molti indizi e qualche voce isolata avevano già avvisato ed era stata trattata da Cassandra, di un buco di bilancio da oltre 200.000.000 di euro (l’economista Prof. Frediani ad un certo punto è giunto a sostenere che il buco era di quasi 300 milioni). L’allora Rettore Focardi portò i libri contabili e una memoria in tribunale e questo causò l’apertura di una serie di indagini coordinate prima dal Procuratore Formisano ora passate nelle mani di Francesca Firrao. A luglio scorso Focardi ha perso le elezioni a vantaggio di Angelo Riccaboni (di soli 16 voti e con un’inchiesta aperta sul voto) il quale si è affrettato a far fuori il precedente direttore amministrativo Antonio Barretta e, picchia e mena, è riuscito a nominare Ines Fabbro, ex direttore amministrativo di Bologna condannata dalla Corte dei Conti per danno erariale. Nel frattempo, avendo venduto due palazzi per un totale di 180 milioni di euro, il buco in sé per sé è in buona parte coperto, ma il disavanzo strutturale annuo rimane a livelli mostruosi e può essere quantificato in più di 30.000.000 annui il che rende inutile qualsiasi risanamento visto che il debito si moltiplica continuamente.
Come si fa a mantenere alto (ammesso che lo sia) il livello di didattica, ricerca ed amministrazione e risparmiare 30.000.000 annui? A questa domanda in realtà, a parte il solo Barretta e poche altre persone esterne all’Ateneo, nessuno ha mai risposto o, peggio, non ha mai voluto neanche provare a rispondere. Il perché è presto detto: l’Università di Siena in realtà ha perso da tempo la propria primaria funzione di alta scuola e alto istituto di formazione ed è divenuto il campo di battaglia, al pari dell’altra grande istituzione senese, la Banca, di scontri e compromessi politici, tutti sotto l’egida del partito di maggioranza che si è impadronito di tutto.
Quindi affrontare il problema summenzionato comporta approfondire non solamente le responsabilità penali e civili (che pure ci sono e per acclarare le quali la Magistratura sta impiegando troppo tempo), ma soprattutto quelle accademiche, amministrative e politiche e qui si casca male perché significa pestare piedi importanti, in particolar modo quelli dell’ex Rettore ed ex Ministro Luigi Berlinguer (cui la Repubblica Italiana deve il completamento della distruzione dell’Università), del suo amico Piero Tosi, ex Rettore sollevato dalla Magistratura dal suo incarico e degli organi di governo e dei vertici amministrativi che si sono succeduti a partire dall’ultimo mandato Berlinguer e che ora tornano prepotentemente alla carica.
Primo passo. Dopo una serie di conti e di madonne, alla fine individuiamo che l’Università di Siena ha sei, dicansi sei, sedi distaccate che però niente aggiungono a quanto viene insegnato e ricercato nella sede principale. Si tratta di doppioni o di sciocche proliferazioni che niente aggiungono e molto tolgono perché ovviamente se del caso fanno il bene del posto dove sono site e non certo quello di Siena che ci rimette, ovviamente, una marea di quattrini. Arezzo (Lettere, Economia), Grosseto (Economia, Giurisprudenza e Lettere), Colle di Valdelsa (Scienze), San Giovanni Valdarno e Montevarchi (Scienze), Follonica (Scienze) e Buonconvento (Laboratorio di Accessibilità Universale). Tutta questa crisi, fin da prima che scoppiasse, è stata seguita e commentata da uno sparuto gruppo di bloggers capitanati dal Prof. Giovanni Grasso, di Anatomia, su il senso della misura dove, tra i molti post e commenti che comunque fanno luce su una serie di aspetti non secondari della crisi e della sua lenta preparazione durante il lungo rettorato Tosi, qualche tempo fa è apparsa una proposta di dismissione del polo esterno più grande che è quello di Arezzo. A conti fatti, e ancora da smentire, tale dismissione abbatterebbe il debito strutturale annuo di 15 milioni di euro, vale a dire che lo dimezzerebbe. Se per analogia fossero dismessi tutti i poli esterni è presumibile che si potrebbe tranquillamente arrivare a risparmiare, all’anno, 22-23 milioni di euro, portando lo sbilanciamento a -8 (-7) milioni. Va da sé che l’attuale amministrazione non ha neanche preso in considerazione questa ipotesi perché ha degli interessi, in particolare il Rettore la cui Facoltà di provenienza è presente a Siena, Arezzo e Grosseto. Ci vorrebbe un discreto gruppo di docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo che chiedesse esplicitamente questo, con forza ed insistenza, al Rettore ed agli organi di governo. Il tutto sarebbe semplificato da un eventuale sollevamento dai propri incarichi dei soggetti indicati da parte della Magistratura, come si è detto poco sopra.
Secondo passo. Con il mio ragionamento Siamo giunti ad un disavanzo strutturale da 7/8 milioni l’anno, ma non ci basta. Vogliamo andare a zero (che poi è quello che prevede la legge). Abbiamo un altro problema o almeno un altro problema molto sentito: troppo personale. Però questo personale sarà troppo, ma ci sono molte strutture che sono in sofferenza. Di altre invece non se ne sa niente, ma è un silenzio che parla. Da anni ormai la gestione del personale tecnico amministrativo è nelle mani di cooptati all’interno e che sono saliti alla gloria del posto di dirigente per ragioni sindacali o di corrente di pensiero baronale. Anche durante i due anni di crisi si è visto chiaramente che mentre una certa percentuale di personale si è rimboccato le maniche e ha continuato a mandare avanti la macchina, pur in mezzo alle difficoltà e ai sacrifici, mettendoci anche la buona volontà di spostarsi in altra amministrazione per alleggerire il carico sugli stipendi e magari andare a lavorare in un posto di maggiore soddisfazione, altri hanno continuato a gozzovigliare senza curarsi troppo della cosa e, grazie ai loro ammanigliamenti, se del caso sono passati ad altra amministrazione sopravanzando magari persone più capaci e competenti. In tutto questo naturalmente spicca la responsabilità dei docenti che considerano il personale tecnico amministrativo una pletora di sottoposti e schiavi al proprio servizio, quando la legge dice esattamente il contrario. Un grande risparmio sarebbe dato dal fatto che l’Amministrazione, nella persona del Direttore Amministrativo che dovrebbe avere le mani libere da Rettore e organi di governo, procedesse ad un’organizzazione del lavoro (in tempi rapidissimi resi a questo punto impossibili dalla presenza di un Direttore Amministrativo evidentemente fuori luogo visto che a un mese dalla sua nomina non ha ancora combinato nulla) stanando tutti gli imboscati e riequilibrando gli uffici mediante trasferimenti d’ufficio basati sulle effettive capacità delle persone (che sono ovviamente certificabili basta che lo si voglia) e mettendo a tacere non i sindacati nella loro interezza, visto che molte sigle hanno adottato in questi anni comportamenti ragionevoli, rispettosi e di grande collaborazione pur nel rispetto dei ruoli e nel massimo rigore, ma soprattutto la CGIL universitaria che, come dimostrano anche le vicende giudiziarie di alcuni dei suoi vertici, è pienamente corresponsabile del dissesto, avendo appoggiato in toto le politiche dissennate dei precedenti Rettori (Berlinguer e Tosi), Direttori Amministrativi (Cei Semplici, Caronna e Bigi) e avendone ottenuti non pochi vantaggi (dei 50 EP più della metà sono della CGIL, dei dirigenti a tempo determinato uno solo non è della CGIL e così via).