La redazione di Fratello Illuminato ha un suggerimento da dare alla Fondazione

Vedendo i contributi assegnati nell’anno 2010 dalla Fondazione MPS (e che saranno anche fra gli ultimi come è noto) ci siamo resi conto che 20.000 euro sono erogati al Dip. di Studi Classici per la realizzazione di un atlante antropologico della mitologia greca e romana, cioè a Maurizio Bettini e al suo Centro che ha sede in Via Roma 57 nella Villetta del Glicine (che è forse l’infiorescenza con cui il compositore dell’epocale ode al dissestatore Tosi voleva inghirlandare il genio Maurizio Boldrini) che, fra l’altro, già costa al contribuente (cioè a noi tutti) la bella sommetta di 46.500 euro l’anno fino al 2014. Notiamo anche che è il secondo anno che viene finanziato questo magnificente progetto.

Quindi siamo a 40.000 euro. Dopo aver notato che con questi soldi forse ci si risolveva questo problema qui e dopo aver analizzato l’utilizzo spregiudicato che certi personaggi fanno del denaro pubblico (leggi qui) ci sentiamo di chiedere a Gabriello Mancini e ai membri della Fondazione che mandino urgentemente un’ispezione per controllare l’uso di quel denaro perché non vorremmo che il caro Bettini lo avesse speso per comprare un’altro po’ di materiale di cancelleria in questo noto magazzino di gomme da cancellare, lapis, carta e penne stilografiche.

Ancorché questo atlante sia stato prodotto, comunque un controllino è bene farlo perché 40.000 euro per fare un atlante antropologico del mondo antico ci ricorda ancora una volta questa scena.

Ben svegliato Brenci. Dai dai si è accorto che per stare in certi posti ci vogliono le professionalità: ma allora perché si è candidato col Ceccuzzi?

E bravo Lorenzo Brenci. Finalmente, dopo un lungo periodo di militanza nella corrente di Starnini (ossia quella che voleva Paolo Mazzini al posto di Ceccuzzi come candidato) sembra essere stato assoldato dai ceccuzziani con il grado di fedele soldatino. Complimenti, bella carriera dopo essere stato segretario comunale dei DS.

Non è dato sapere se l’ultima lettera che ha scritto per lasciare ai posteri il suo “pensiero” sia opera sua o della solita agenzia di “comunicazione” che scrive asetticamente i comunicati per tutti i candidati del PD e dintorni e poi li distribuisce a seconda della necessità.
Ma cosa dice il Brenci? Critica, ma soprattutto ironizza, su chi ha espresso le proprie opinioni sull’operazione Antonveneta. Non è nostra intenzione entrare nei dettagli di un qualcosa di così articolato e quindi non esprimiamo giudizi, ma una cosa a Brenci va ricordata. Dovete sapere che la nuova strategia della federazione del PD, vedendo che il suo candidato Ceccuzzi è in caduta libera, consiste nell’attaccare la sinistra di Laura Vigni per cercare di arginare il disastro. E allora Brenci, o chi per lui, si scaglia contro la candidata della lista Sinistra per Siena, Antonella Buscalferri, accusandola – in quanto medico – di non avere le competenze professionali per poter parlare di economia. Ottima mossa davvero, Brenci. Allora, vediamo un pò. E’ proprio sicuro Lorenzo Brenci che tutti i nominati dal suo partito stiano nei ruoli in base ai titoli di studio che hanno conseguito? Ci può mettere la mano sul fuoco? Per esempio, il loro candidato alla presidenza della banca, Alessandro Piazzi, con la sua laurea in filosofia (così come riportato nel sito della Fondazione MPS di cui è consigliere) pensa sia il titolo di studio più adatto per stare nel cda di una Fondazione bancaria? Ma proseguiamo. Brenci, sul famoso “esperto comunicatore” del PD, il “professor” Maurizio Boldrini, pensa sia normale che da una vita passi come docente di riferimento a Scienze della Comunicazione tenendo corsi di laurea benché il primo a doversi ancora laureare sia proprio lui? Ma l’elenco, caro Brenci, potrebbe essere ancora molto lungo.
Ma stiamo ancora al ragionamento di Brenci. In una città la cui principale trazione economica deriva dalla banca, sarebbe allora necessario che chi si candida a fare il sindaco abbia dimestichezza con la materia per capirne meglio le dinamiche e contribuire, in tal modo, a salvaguardare questa risorsa indispensabile per Siena pur in uno scenario economico e in un panorama bancario in forte movimento. Bravo Brenci, condividiamo il tuo ragionamento. E lo sa il Brenci qual è l’unico candidato a sindaco che, con i fatti e non a chiacchere, può vantare un tale curriculum professionale per aver fatto il dirigente del Monte dei Paschi per una vita? No? Allora gli rinfreschiamo la memoria. Gabriele Corradi.
Bravo Brenci, ottimo intervento apprezziamo che anche tu ti sia finalmente accorto che è arrivata l’ora che si privilegino le professionalità e le competenze alle carriere fatte a forza di calci in culo del partito; e concordiamo che con il tuo ragionamento (e non solo) Ceccuzzi non ha uno straccio di esperienza nel suo “curriculum” che dia garanzie di sapere in cosa consista la gestione della banca (oddio, stando al suo curriculum ci potrebbero essere discrete lacune anche su altro). E siccome a Siena la banca è il motore di tutto, serve un candidato che la conosca e l’unico che c’è cresciuto dentro, per l’appunto, è proprio Gabriele Corradi.
Firmato
La Primula Rossa

Riceviamo la segnalazione …

… di questo articolo di Penati che fa luce su tutta una serie di aspetti della gestione della banca MPS su cui, nella propria presentazione al Santa Maria della Scala, Ceccuzzi si è guardato bene dal pronunciarsi. Aggiungiamo l’osservazione che sull’Università e il suo dissesto Ceccuzzi ha detto tre parole tre, sul MPS neanche quelle tre e comunque non ha parlato di tutto quanto segue. Ci sorge spontanea la domanda: ma di che cacchio ha parlato Ceccuzzi? Del nulla più assoluto, supponiamo.

LE SCELTE DI MPS PESANO SUI CLIENTI

15 gennaio 2011 —   pagina 28   sezione: ECONOMIA

DAL 2007, il Monte Paschi di Siena (Mps) ha perso quasi l’ 80% del proprio valore: quasi il doppio del settore in Europa. Eppure Mps dovrebbe essere il prototipo di banca radicata sul territorio: poco rischiosa, virtuosa e redditizia. Ma, purtroppo, legare la propria attività a un’ economia destinata alla stagnazione significa sofferenze in aumento e clienti sempre meno redditizi. Per Mps si aggiungono la lentezza nel tagliare i costi operativi; il peso di acquisizioni a prezzi inflazionati proprio alla vigilia della crisi, e una patrimonializzazione tra le più basse in Europa. La crescita esigua degli utili non basta a ricostruire rapidamente il patrimonio, senza tener conto dei quasi 2 miliardi di Tremonti bond da ripagare, e dei dividendi che il socio Fondazione esige. La via dell’ aumento di capitale sembrerebbe obbligata. E qui cominciano i problemi. La Fondazione che controlla la banca col 55% del capitale sociale (e il 46% dei diritti di voto) non vuole farsi diluire, ma non ha risorse per la ricapitalizzazione: la partecipazione nella banca (80% del suo patrimonio) è immobilizzata per evitare una minusvalenza da 1,6 miliardi; c’ è poi un altro miliardo di investimenti immobilizzati (private equity e similari). Rimangono meno di 500 milioni di attività liquide; troppo poco. Così, scatta la caccia alla plusvalenza (contabile) per rimpolpare gli utili (contabili) di Mps. Nel 2009, 220 milioni di utili netti ne scontano 292 di plusvalenza dalla cessione dell’ asset management; altri 200 da cessioni nei primi 9 mesi del 2010 (utile netto di 357). Ma per chiudere l’ anno in bellezza (contabile) servivano i 430 milioni di plusvalenza, ottenuti cedendo i propri sportelli, con affitto garantito per 24 anni, a un Consorzio appositamente costituito (da Mps, Mediobanca, e alcune società di servizi). Il Consorzio, con 55 milioni di capitale, compra gli immobili di Mps per 1,674 miliardi, grazie a un mutuo di 1,673 miliardi erogato da Mps. Un’ esagerazione, anche per gli standard delle banche italiane: come si possono considerare veritieri prezzo e transazione, visto che l’ acquirente è interamente finanziato dal venditore? Quindi, per non apparire creditore del Consorzio, Mps finanzia una Stichting olandese (forma di fondazione poco trasparente, senza patrimonio e quindi soci espliciti) che utilizza il prestito per costituire Casaforte, una srl italiana da 100 mila euro di capitale; che acquista da Mps il credito nei confronti del Consorzio.A sua volta il Consorzio riversa gli affitti degli sportelli a Casaforte per sostenere l’ onere del debito. Qualche giorno prima di Natale, giusto in tempo per la chiusura del bilancio, il cerchio si chiude con il collocamento di 1,536 miliardi di obbligazioni Casaforte presso il pubblico (e 133 milioni presso istituzionali). Si tratta di obbligazioni a lungo termine (scadenza 2040; stimata effettiva 2030) prive di garanzia esplicita da parte di Mps, che pagano il 3% e, dal 2012, l’ Euribor +1,05% (maè 1,755% lo spread che l’ emittente, in una nota del prospetto da 332 pagine, definisce congruo col proprio rischio), con possibilità di rimborso anticipato dal 2020, non quotate, illiquide e quindi cedibili prima della scadenza solo a Mps (che si impegna a riacquistarle, valutandole però sulla base di uno spread fisso aumentato a 1,46%) e gravate da quasi 6% di commissioni e costi vari. È lo stesso emittente a stimare che il bond, illiquido e rischioso, nell’ 89% dei casi renderà, alla scadenza, quanto un titolo liquido e privo di rischio; e addirittura meno, nell’ 8% dei casi. Chi mai vorrebbe comperarlo? I risparmiatori clienti di Mps, naturalmente. Chissà se hanno capito che l’ emittente nonè la banca.O che la banca sta scaricando su di loro il rischio di una transazione immobiliare fatta solo per riportare una plusvalenza contabile a fine anno? Ma non è finita. Dal 2020 Mps ha il diritto di riscattare tutte le azioni degli altri soci del Consorzio; e nella stessa data Casaforte può rimborsare anticipatamente tutto il debito. Insomma, fra 10 anni Mps può smontare tutto, riprendersi gli immobili a prezzo di perizia, e lasciare gli investitori con un pugno di mosche. Ma la contabilizzazione dell’ agognata plusvalenza è assicurata. Ai risparmiatori clienti di Mps, un sentito grazie. –ALESSANDRO PENATI

Vincenzo Pinto = Mario Ascheri

Questi uffici rilevano con amarezza che Vincenzo Pinto, quello che le spara grosse sul blog “Il Santo” altri non è che Mario Ascheri, vale a dire il prossimo responsabile dei fondi per i Beni Culturali della Fondazione MPS su nomina dei berlingueriani.

Grazie Riccaboni!