Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 5: arredamenti di design a tutta randa

* Scioccati evidentemente dalla calata piuttosto recente dei barbari a San Galgano, i raffinati abitatori del San Niccolò hanno provveduto, nel 2005 (anni in cui imperava il Faraone Dissestatore Piero I e ultimo col ciambellano di corte nonché genio inghirlandato e comunicatore massimo Boldrini), ad evitare di fare il tetto d’oro e l’oro l’hanno nascosto nei cessi e negli uffici, sotto mentite spoglie di oggetti di design.
La fornitura del 2005, infatti, pervenuta (?) per il solo San Niccolò alla modica cifra di 330.870,00 +IVA per un totale di 397.044,00 euro constava della seguente oggettistica. Facciamo alcuni esempi di cui almeno uno già noto al grande pubblico: lo scopino da cesso che all’Ateneo (cioè al contribuente) è costato 60 euro + IVA mentre se ci fosse rivolti ad una ditta di livello come la Alessi avrebbe comportato, per un oggetto di design dall’accattivante ed appropriato nome di “merdolino”, la modica cifra di euro 34.00 (rivalutati al 2011).
Ma non ci si poteva fermare agli scopini e ai distributori di salviette di design. Valeva bene la pena di spendere 85.00 euro + IVA per 128 cestini portacarte in acciaio ignifugo antigraffio, esattamente come quelli che si possono acquistare comodamente all’Ikea al prezzo di ben 4.99 euro IVA inclusa ciascuno. Dal che si evince che con la spesa di un solo cestino di design (come quelli del Baiocchi: http://www.youtube.com/watch?v=DjeuTeE19tI) ce ne veniva esattamente 20. Il tutto, per renderlo più sicuro, in locali ben ombreggiati da 750 tende a rullo con comando ad argano ed asta di manovra e, per i 73 più fortunati, con tende ombreggianti aggiuntive per un importo totale di 73620 euro IVA inclusa.
Questa cosa dei fortunati torna ad angustiarci quando vediamo che sono stati spesi 3600 euro + IVA per ben 4 cassettiere speciali modello Susta e contemporaneamente apprendiamo con sconcerto che ci sono 3000 stanze al San Niccolò, visto che sono state acquistate per l’appunto 3000 marcastanze per un totale di 39000 euro + IVA. Siccome poi tutte le genialate vanno comunicate per tempo al popolo ed al comune mediante ostensione in bacheca, si è correttamente provveduto ad acquisirne 90, di bacheche, per un totale di euro 40500 + IVA.
Peccato che non si sia ornato il giardino antistante con Biancaneve ed annessi nani perché sennò avrebbero potuto ispirarsi a questa nota scena: http://www.youtube.com/watch?v=ca20NEt4VSQ (dal min. 2 al min. 4). Peccato davvero! Ci sarebbero stati proprio bene.

A questo punto, dopo alcuni esempi di acquisto magnificente, tornano alla mente le parole pronunciate da un noto semiologo antibarbaro che il 3 novembre 2008 si faceva latore di una lettera, firmata da altri scienziati illustri (già candidati al nobel come Maurizio Bettini, Mariano Giacchi, Noè Battistini, Giulio Cianferotti ed altri stiglianesi), con queste parole dette al Corriere di Siena dell’amico Bisi: Non siamo la banda del buco e non è l’università degli sprechi. No no! Poco no! E poi non è un buco; è una voragine senza fondo.

A questo punto poniamo delle domande che consegnamo anche alla magistratura della Repubblica italiana:

1) Ma il bando di gara per questa fornitura a quante aziende è stato spedito? E quante sono state le offerte ricevute?

2) Il Consiglio di Amministrazione le ha approvate o no queste spese?

3) Chi è che ha segnalato all’ateneo la ditta Tecno SpA e perché, avendo la sede centrale a Milano ed una filiale a Firenze in Lungarno Vespucci l’acquisto è avvenuto presso la filiale di Bologna?

4) E ancora: ma l’inventario al momento della consegna di tutta questa roba è stato fatto? Si trova tutta al San Niccolò questa fornitura? E se sì in quale delle 3000 stanze che lo compongono?

Ora, cari scienziati che avete partecipato ed avete in buona parte ideato questo scempio, ce lo fate un favore? Andatevene! Lasciato morire in pace l’Ateneo!

P.S. Prima di abbandonare la scena, sarebbe carino da parte del genio riportare quei 26.210 euro + IVA per gli studi in onore del Sultano di Stigliano senza far scomodare ulteriormente la magistrature nonché finire di prosciugare le casse, già disastrate, dell’Ateneo.

* Nelle foto: lo scopino “Merdolino” della ditta Alessi e il cestino “Dokument” della ditta Ikea.

Per risanare l’ateneo (si fa per dire) hanno nominato una direttrice condannata dalla corte dei conti per danno erariale. E la pagano addirittura 177.027,62 euro

Lo schema è semplice (anzi Semplici): il giornalista europeo Stefano Bisi in largo anticipo aveva divulgato il nome di Ines Fabbro come futuro direttore amministrativo dell’università di Siena; appena nominata su base fiduciaria dall’ex responsabile del Cresco e attuale rettore pro tempore (la sua elezione è al vaglio della magistratura) la signora pensionata e condannata dalla Corte dei conti ricordava alla giornalista l’amicizia di lunga data con Jolanda Cei Semplici (ex direttore amministrativo e madre di un dipendente dell’università di Siena che sotto la guida della pensionata condannata ha avuto un incarico che altrimenti non avrebbe mai avuto). E non dimentichiamoci che a suo tempo lo stesso Bisi tifava sia per Jolanda Cei Semplici che per l’ex magnifico Piero Tosi.

Riformuliamo tre domande che non hanno ottenuto ancora risposte:
1) Come faceva il giornalista europeo Bisi a sapere del nominativo della pensionata Ines Fabbro?

2) Come mai il rettore ha nominato la pensionata solo su base fiduciaria e non in base alla selezione che era stata attivata?

3) E’ vero o no che la signora Fabbro è stata a cena insieme a Jolanda Cei Semplici(madre del dipendente incaricato a danno di gente sicuramente più competente di lui) e a Marcello Rustici (altro nome noto all’università)?

Si afferma da più parti che la pensionata sia molto vicina alla CGIL e infatti gode del sostegno massimo di questo sindacato. Quello che appare strano è questo: come mai un sindacato come la CGIL che ha organizzato uno sciopero a difesa dei lavoratori e contro i privilegi, qui a Siena, invece, sostiene un direttore amministrativo che da quando è arrivato non solo non risana nulla ma addirittura applica provvedimenti e iniziative lesive dei diritti dei lavoratori? Come mai? Come mai?

E ancora: come mai la pensionata condannata dalla corte dei conti percepisce uno stipendio di euro 177.027,62? Siete sicuri che il compenso sia conforme alla legge? E come mai non gli è stato assegnato uno stipendio di minore entità vista la situazione drammatica dell’ateneo?

Ma poi vi sembra una scelta coerente ed eticamente sostenibile affidare a una condannata per danno erariale il compito di risanare un ateneo dissestato anche per numerosi danni erariali commessi dai dissestatori famosi?
La pensionata, da quello che riusciamo a sapere dall’ateneo, si atteggia a baronessa unta da chissà quale entità e dai risultati che sono sotto gli occhi di tutti è evidente che lo stipendio che prende sia largamente immeritato. E l’aspetto ancora più indigesto del modus operandi della pensionata è la difesa ad oltranza della vecchia nomenclatura e di soggetti palesemente indagati per il dissesto, e mai rimossi dai loro incarichi, come risulta dalle notizie di stampa.

Ne parlavo di recente e in modo fraterno con dei conoscenti di Bologna e gli stessi mi dicevano: da quando la Fabbro non è più all’università di Bologna la stessa è svettata in cima alle classifiche come ottima università; e sempre gli stessi si chiedevano come mai a Siena abbiano optato per dare l’incarico a una pensionata.
Il doppiopesismo e la doppia morale praticati della politica senese non partoriranno mai una posizione netta contro i dissestatori e non chiederanno mai alla pensionata di levar le tende dall’ateneo: attendiamo solo il giusto peso della magistratura senese. Meglio tardi che mai!!!

Nel frattempo mentre rileggerò la nobile storia di  Luigi Zamboni e G.B. De Rolandis, tanto cara a un bolognese famoso e nostra fonte di ispirazione di questioni universitarie, spero che la pensionata Fabbro decida autonomamente di  mollare la presa. Ritorni a fare la pensionata: per il bene dell’ateneo.

P.S. Domanda a latere per il giornalista europeo Stefano Bisi: come mai caro Bisi, visto che ti sei scandalizzato per la nomina di quel mantovano Ezio Zani (fermato nel 2004 in stato di ebbrezza) nel cda della banca Antonveneta, non ti sei scandalizzato fortemente (anzi hai tifato per lei) quando il tuo caro rettore Riccaboni ha nominato direttore di un ente dissestato Ines Fabbro, già condannata dalla corte dei conti? Come mai?

 

 

 

Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 4: scopini, amici degli amici e gente che piace alla gente piace

Notato l’enorme successo del manuale del dissestatore di ateneo e, soprattutto, degli scopini da cesso del valore ineguagliabile di euro 60 + IVA l’uno per un totale di 60 unità, andiamo avanti ad indagare. D’altro canto per genii della comunicazione e semiologi di fama internazionale 67 euro per uno scopino non sono niente. E vogliamo parlare del fatto che servono anche per dei culi IN.FACT assolutamente speciali.

Della medesima fornitura, comunque, risultano essere dispenser per le salviette di carta in acciao satinato che fanno pendant con scopino e portascopino. Questi ultimi costano, toh!, meno degli scopini (64 euro IVA inclusa). In compenso sono il doppio (120). Poi anche i mobili da cucina con lavello e piano cottura al costo di oltre 4400 euro non sono male. Fra l’altro chiediamo ai NON genii che risiedono in Via Roma 56: le cucine ci sono? Perché il bar c’è, da quanto si capisce, ma le cucine …? Qualche domanda: ma un controllo inventariale è mai stato fatto? Non è che per caso questa roba così costosa non è dove dovrebbe essere? No, così per saperlo … siccome l’intera fornitura è per un importo di quasi 400.000 euro ci interessebbe. Inoltre immaginiamo che sia stata fatta, almeno per questi materiali una gara di assegnazione. E che la Tecno SpA di Milano (la provincia di cui era presidente Penati, nella quale si trova Sesto San Giovanni di cui Penati era sindaco. L’avete presente?) abbia vinto questa gara, anziché le aziende senesi e della provincia di Siena che notoriamente uno scopino da cesso in sessanta esemplari lo danno via a oltre 68-70 euro. Perché Ceccuzzi e Bezzini non chiedono conto di queste piccole stranezze invece che parlare della cittadinanza studentesca? E a proposito di amministratori pubblici: ma le fatture chi le ha firmate? Forse l’ufficio tecnico nella persona dell’assessore di Buonconvento geom. Meconcelli?

Perché, a proposito degli amici degli amici, per dissestare bene basta amministrare nel borgo più bello d’Italia, poi prendere – per fare un esempio – un bell’asilo in stile liberty (chiaramente dei contribuenti) e darlo in comodato all’Ateneo prospiciente dove, per caso, “lavora” – come “collega” del medesimo assessore – un dirigente della CGIL universitaria con tessera dello stesso partito rigorosamente in tasca. Questo ultimo, senza – come per gli scopini e come per i libri in onore dei sultani stiglianesi nonché garanti che sospendono chi si è già autosospeso – interessarne affatto il cda dell’Ateneo da dissestare, ci crea un ottimo laboratorio di accessibilità universale, ci schiaffa un po’ di gente a lavorare dopo aver riattato il tutto a spese dell’Ateneo. Et voilà! Il dissesto va ad aggiungersi a quello dei libri e degli scopini.

Basta avere gli amici giusti. Facile no? Poi, se si vede la mala parata, si va a farsi pagare lo stipendio da un’altra amministrazione pubblica, tanto sono tutte controllate da altri amici e se non sono amici c’è sempre un sultano stiglianese che ci ha fatto qualche patto scellerato a suo tempo (e infatti il direttore amministrativo e di capo dell’ufficio ragioneria, nonché i parenti stretti di costoro sono tutti di una certa area di Comunione e Liberazione) e il gioco è fatto. Ancora una magistrale esecuzione dell’orchestra del dissesto!

Mettiamo anche questa roba nel nostro archivio CARTACEO. Sia chiaro a tutti che noi abbiamo una pazienza limitata: diciamo che abbiamo pazienza sino al 20 di settembre. Dopodiché questo bel faldone di merda, siccome evidentemente non interessa a Siena, lo portiamo alla Procura generale di Firenze, di Genova, magari la mandiamo anche al CSM e alla Procura della Corte dei conti regionale. Vediamo se loro sono interessati.

Gli “indignados” alla rovescia

I movimenti di protesta degli utimi mesi che scendono in piazza nelle varie capitali del mondo sono stati appropriatamente denominati “Indignados”. Sono tutti coloro che rivendicano giustizia sociale e riforme democratiche: gruppi spontanei civili e non ideologici. E infatti si indignano per i guasti provocati dai governi e dalla cattiva gestione dell’economia. Rovistando negli archivi delle vicende universitarie senesi abbiamo scoperto (WOOOWW!!!) che nel 2008 a Siena era  sorto uno strano movimento di “indignados”: un movimento alla rovescia. Praticamente questi valorosi indignados alla rovescia si indignavano perché ritenevano vergognose le accuse di dissesto rivolte alle gestioni universitarie. Avete capito bene: un gruppo di scienziati e luminari dell’università capeggiati dall’indignados capo ovvero il semiologo Omar Calabrese (quello che accusava i barbari di aver trafugato il tetto dell’Abbazia di San Galgano) che irritati e non poco manifestavano il proprio scandalo nei confronti di chi accusava la nomenklatura universitaria di aver dissanguato le casse dell’ateneo. Per l’esattezza caro semiologo il dissesto è di oltre 270.000.000 di euro.

Tra gli indignados alla rovescia primeggiavano inoltre: i baroni della Facoltà di medicina, Noè Battistini e Mariano Giacchi. Stranamente, però, questi due non si sono indignados quando veniva condannata la loro collega Anna Coluccia “perché apparecchiava i concorsi” o quando beccavano l’altro dissestatore di medicina Walter Gioffrè e nemmeno quando interdivano Piero Tosi. Poi c’era il cantore dell’Ode a Piero Tosi nonché marito di un’altra docente ovvero Maurizio Bettini; poi Gabriella Piccinni, colei che nel famoso cda dell’università quando il rettore Focardi annunciò lo spianamento dell’area comunicazione e marketing, alzò le barricate con tanta passione per difendere quel pozzo senza fondo che era appunto l’area comunicazione e marketing gestita dal genio degli scopini da 60 euro cadauno; e poi altre facce toste e di bronzo.

Questi luminari erano scesi in piazza per difendere l’ateneo contro (udite udite la vomitevole affermazione) “le caricature dei media e per dimostrare che non è una palude di sprechi”. A questo punto un vaffanculo spontaneo ci sta bene. Per la precisione le dichiarazioni vergognose e disgustose di questi corresponsabili politici e sostenitori di Piero Tosi sono state pubblicate dal Corriere di Siena il 3 novembre 2008.

Visto che questi luminari (molto oscuri a dir la verità) erano all’epoca così sicuri e così pronti a difendersi e a difendere la gestione dei dissestatori, perché non iniziano a dare un contributo in denaro per risanare l’ateneo e poi gentilmente si ritirano dalla vita accademica e culturale della città? Perché dovrebbero solo vergognarsi per quelle parole indecorose e vigliacche e che dimostrano in pieno la loro corresponsabilità nella gestione tosiana.

Al semiologo che a quel tempo degli “indignados alla rovescia” citava come immobile di prestigio la Certosa di Pontignano vogliamo ricordare che grazie ai dissestatori la stessa Certosa è stata messa all’asta proprio per risanare i conti dissestati. Tra scopini da 60 euro  e bilanci truccati e aree comunicazione vi siete divorati un prestigioso ateneo. Come dei barbari mai sazi.

Lettera aperta al presidente della Banca Monte dei Paschi Giuseppe Mussari

Egregio Presidente Giuseppe Mussari,

Le scrivo su mandato del cdr di Fratello Illuminato per interessarLa di situazioni e problematiche che inevitabilmente coinvolgono l’Istituto da Lei presieduto.

Non è nostro compito o interesse interferire con le competenze della Banca; così come manteniamo la nostra autonomia dalle discussioni inerenti la governance della stessa: ci limitiamo solo alla pubblicazione di notizie e rumours attinenti alla funzione di libera informazione.

Allo stato attuale Lei è il presidente della Banca e, se la nanologia applicata non tira fuori sorprese dal cilindro, con molta probabilità anche nel futuro dovrebbe ricoprire il medesimo ruolo. Ed è a tal proposito che il cdr di Fratello Illuminato mi ha conferito il mandato per evidenziarLe quanto segue e quindi chiederLe di assumere inziative, se le riterrà opportune, per risolvere situazioni che rischiano di coinvolgere impropriamente la banca MPS.

Come in Sua conoscenza, la banca esprime un membro del Cda dell’Università di Siena e come Lei ben sa, la stessa si trova in una drammatica condizione di dissesto finanziario per colpa di gestioni precedenti. In queste gestioni rientra a pieno titolo la vicenda dell’area comunicazione e marketing che gestiva il sig. Maurizio Boldrini.

Come avrà letto, e nel caso non fosse informato può sempre consultare i nostri archivi, il sig. Boldrini è coinvolto nella questione dei debiti fuori bilancio dell’università in merito all’acquisto(non autorizzato) dei volumi in onore di Luigi Berlinguer. Prima o poi (forse prima) inevitabilmente l’Ateneo sarà obbligato a chiedere al sig. Boldrini e ad altri soggetti la restituzione delle somme per tali acquisti. E siccome tra i membri del cda è presente il rappresentante della banca, riteniamo che la stessa banca dovrebbe provvedere a risolvere qualsiasi tipo di sponsorizzazione nei confronti di attività del sig. Boldrini: perché non appare per niente opportuno, nel caso si dovesse aprire un contenzioso tra l’Ateneo e lo stesso Boldrini, che questo ultimo risulti beneficiario di appalti o sponsorizzazioni di uno o anche di altri enti che nominano i membri del cda dell’Università.

Confidiamo nel Suo ruolo di presidente del terzo gruppo bancario italiano, affinché queste situazioni trovino risoluzione immediata; anche perché non è stato un bel messaggio aver conferito ad esponenti della nomenclatura universitaria che sostenevano Piero Tosi,in primis Boldrini, la preparazione della Strenna di Natale. Senza riaprire polemiche, ad oggi sterili, auspichiamo l’accoglimento del nostro “messaggio” teso a rivendicare il ruolo degli enti nominanti a favore di coloro che hanno subìto e pagano i danni del dissesto di oltre 270.000.000 di euro. Perché non è sostenibile, mentre tanti lavoratori fanno fatica ad arrivare a fine mese, assistere alla disinvoltura con cui taluni personaggi responsabili di quel dissesto universitario godono di sostegni da enti e banche del territorio. Questo dovrebbe essere una messaggio già acquisito tanto dalla banca quanto da altri enti del territorio.

Con parsimonia, Maestro James

 

 

Manuale del dissestatore di ateneo. Capitolo 3: l’edilizia

Finora abbiamo visto che con mogli, figli,. mariti e clientes vari si dissesta proprio bene. E difatti abbiamo già accumulato un pesante debito di svariati milioni l’anno per il personale. Ma come con l’edilizia le ciambelle non vengono col buco (di bilancio). E allora il nostro Pierino, che all’epoca il Bisi – affascinato dalla sua brama di emularlo – chiamava il rettore muratore, cominciò a comprare palazzi, a costruirne e ad affittarne. Gli istituti biologici di San Miniato, il San Niccolò (poi arredato grazie anche ai suggerimenti del “genio dalle chiome inghirlandate” con scopini da cesso dal costo di oltre 60 euro) e, per completare l’opera di dissesto anche di parte delle mura della città nonché per sciattarne il profilo, nonché per contrarre dei sostanziosi mutui ed infine per soddisfare le voglie dissestatrici del delfino (poi trombato) Cardini, il cosiddetto “ramarro”, il complesso di Via Mattioli. Questo ultimo ha la particolarità di guardare a Stigliano cosicché, come nel Signore degli Anelli il regno poteva essere tenuto sotto controllo coi palantìri, in tutti questi complessi una pietra, un palantìr, posta da Tosi comunicava direttamente col sultano stiglianese.

Ma la specialità di Tosi e dei suoi fidi, si sa, è il falso in bilancio. Come coniugare il falso in bilancio con l’edilizia? E’ presto detto: nei primi anni 2000 il Ministero promise di erogare un contributo di 8.000.000 di euro di supporto all’edilizia. 8.000.000 per tutta Italia. Ma ecco il genio finanziario! Si mettono in bilancio, si spendono (ovviamente) e si riportano di anno in anno come residuo attivo. Va da sé che quei soldi non sono mai arrivati. Il dissesto, invece, sì. Tutto questo è naturalmente documentato, in particolare dalla poderosa ricognizione dei residui attivi e passivi del 2009.

Ci sentiamo di fare un avvertenza: non provate a fare tutto questo a casa! Ciò che viene descritto è stato fatto da dei professionisti! Alla prossima puntata …

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando Ceccuzzi esprimeva la sua stima a Piero Tosi

Dal sito dei DS del 9 settembre 2006:

“Fummo tra i primi a rimproverare ed a spronare al miglioramento l’allora
Rettore Piero Tosi, al quale vogliamo manifestare ancora oggi la nostra
stima.”

Franco Ceccuzzi è il nuovo della politica senese? Ma basta con queste affermazioni ridicole!!!

Franco Ceccuzzi è il nuovo della politica senese? Ma basta con queste
affermazioni ridicole!!!Ceccuzzi addirittura nel 2005 inviava la lettera di
sostegno a Piero Tosi e insieme gestivano il potere in città.Leggete con i
vostri occhi.

Dal sito dei DS di Siena del 14 novembre 2005:

“Un sincero e sentito apprezzamento è stato espresso in una lettera, inviata
oggi lunedì 14 novembre da Franco Ceccuzzi, segretario provinciale dei Ds a
Piero Tosi in merito all’intervento con il quale il rettore dell’Università
degli Studi di Siena ha aperto il nuovo anno accedemico. “Condivido pienamente
– afferma il segretario provinciale della Quercia senese – la visione dell’
Università come servizio pubblico, produttore di conoscenza ad accesso aperto e
privo di autoreferenzialità. In questi anni i Democratici di Sinistra si sono
sempre battuti per contrastare il modello “Ateneo – azienda” voluto dal
centrodestra e per portare avanti un’idea di Università intesa come luogo di
compresenza della formazione, del sapere, della ricerca e dell’avvio dei
talenti migliori all’insegnamento. La ricerca e la didattica a tutto campo
rappresentano alcuni dei valori per promuovere una cultura dello sviluppo e per
formare cittadini capaci di leggere e interpretare i cambiamenti della società.
L’Università ha, inoltre, bisogno di innovazione: un sistema di istruzione e
conoscenza senza forza propulsiva non è, infatti, in grado di contribuire allo
sviluppo del Paese”. “Tosi nella sua relazione – continua Ceccuzzi – ha parlato
della responsabilità sociale che ha l’Università nei confronti dei giovani e
della società. Le Università devono essere infatti pilastri e palestre del
sapere e della democrazia. A Siena l’Ateneo ha sempre cercato di assolvere a
questo impegno, cercando la collaborazione di tutte le istituzioni, da quelle
regionali a quelle locali, per creare nuovi motori di sviluppo come il Parco
delle Scienze della Vita e per confrontarsi, anche di fronte a voci
discordanti, su alcuni temi “annosi” come il “caro – casa”, il rapporto tra
studenti e senesi e la vivibilità. Sul fronte degli affitti alcuni passi in
avanti sono stati fatti grazie al Patto dell’Abitare, che nei prossimi cinque
anni porterà alla realizzazione di 800 posti letto come residenze per gli
studenti e di altri 1500 grazie alla formunla del canone concordato”. “Apertura
e internazionalizzazione – afferma Franco Ceccuzzi – sono alcune delle parole
chiave per lo sviluppo futuro della nostra città, già forte di un’identità
importante ma che non deve essere intesa come limite e come incapacità di
valorizzare le identità altrui. In quest’ottica risulta fondamentale il
rafforzamento delle relazioni del sistema senese con l’esterno, intese come
scambio di conoscenze con altri centri di produzione di cultura e di scienza, a
partire dagli altri atenei toscani. In questo senso la costituzione della
Fondazione delle scienze della vita, che vede la partecipazione della Regione e
di tutte e tre le università toscane, dà finalmente avvio al parco scientifico,
perseguendo finalità di ricerca, favorendo l’insediamento sul territorio di
imprese, enti di ricerca pubblici e privati, sino alla creazione di un vero e
proprio polo tecnologico”. “La nostra città – dichiara Ceccuzzi – come ha detto
anche il rettore, è, oggi, chiamata ad aprirsi a una nuova stagione di
cambiamenti e di rinnovamenti, avviando e portando avanti grandi progetti
innovativi come l’elaborazione del Piano strutturale del Comune, la
riqualificazione del turismo di massa, il potenziamento delle infrastrutture e
il Patto per lo sviluppo locale della Provincia di Siena”. “Vorrei inoltre
ringraziare – conclude Ceccuzzi – Piero Tosi e tutta l’Università per l’
attenzione che hanno rivolto alle questioni sollevate dal nostro partito
durante il congresso provinciale dei Democratici di Sinistra e, in particolare,
sul tema del legame importantissimo tra ricerca e sviluppo economico ed
industriale. In quest’ottica ben si inserisce, infatti, l’incontro che si terrà
nel prossimo mese di ottobre, promosso congiuntamente dalla Conferenza dei
Rettori e dalla Fondazione Monte dei Paschi per parlare dei processi che
consentono alla ricerca di tradursi in fattori di innovazione per il nostro
sistema industriale. Un appuntamento importante e particolarmente significativo
che darà ulteriolmente lustro al nostro Ateneo e a tutta la città”.

14 Novembre 2005

Dal fantastico mondo di Amélie al magico mondo di Via Roma 56

Così lontNano, così Vicino! Ecco cosa ci sentiamo di dire. Dal cappello del genio e da altri cappelli provengono una miriade di fantastiche idee per ravvivare Via Roma 56.

C’è da trovare la sede per una SrL? C’è Via Roma 56.

C’è da piazzare un Centro Interdipartimentale? C’è Via Roma 56 e 57

E la casetta dei nani dove la mettiamo? In Via Roma 56

E la biblioteca di Lettere? In Via Roma 56

E il Centro di Calcolo? Ma in Via Roma 56

C’è da fare un’associazione Università Libera? C’è Via Roma 56, of course!

Ma visto che vogliono liberare l’Università perché non cominciano a levarsi loro da tre passi dai coglioni così magari l’Università è libera davvero? Basta con queste buffonate!!! Appena si sente odore di elezioni del rettore spuntano ambigui personaggi che si circondano di stiglianesi e derivati! I genii impazzano per il San Niccolò!

I dissestatori e i dissestaTOSI devono andarsene!!!

Una love story stiglianese