Editoriale del Maestro James. Apologia anticipata del dissesto e letteratura del culto dei dissestatori. Un libro come prova testimoniale sul come hanno depredato l’ateneo senese. Un contributo alle indagini dei magistrati e un ausilio agli organi d’informazione

Care lettrici e cari lettori, motivi di “salute pubblica” mi costringono ad anticipare il mio consueto editoriale della Domenica: la lettura di un libro mi obbliga a rendere partecipi tutti che esiste la testimonianza “letteraria anticipata” di come hanno depredato l’ateneo senese. Una sorta di apologia dei dissestatori. Gli allievi che narrano le gesta dei faraoni e dei comunicatori dissestatori.

La lettura di questo libro è imbarazzante, vomitevole  e contemporaneamente dipana su carta le memorie di chi ha partecipato, avuto gratificazione e carriera, vissuto la nascita e l’evolversi del sistema del dissesto della prestigiosa università senese. Il mio editoriale si rivolge a tutti i lettori con particolare dedica alla magistratura senese che spero sequestri copia del libro e trasmetta avviso di comparizione in tribunale agli autori dello stesso libro in qualità di persone informate sui fatti. Mi sono letto anche un altro libro, ma le citazioni estrapolate da questo secondo testo vomitevole servono per dare l’incipit al resto dell’editoriale. Naturalmente la prima domanda che rivolgo ai soggetti interessati (magistratura e amministrazione dell’ateneo) è la seguente: con quali soldi sono stati stampati i libri in questione e quante copie sono state comprate dall’ateneo?

Il genio di Via Roma 56 ovvero Maurizio Boldrini nel libro “Un’idea di Università- Edizioni Franco Angeli” con Introduzione di Piero Tosi, nella Parte Prima, capitolo “Università, la reputazione oltre l’immagine” si poneva questa domanda: “Una idea o una ikea di Università?”. A parte la puttanata di domanda, la risposta se la son data quelli che invece di comprare gli oggetti all’Ikea, senza badare a spese hanno comprato scopini di design a 60 euro cadauno. Correva l’anno 2005 proprio gli anni in cui Boldrake era responsabile dell’area comunicazione e marketing. Bella reputazione dentro e oltre l’immagine.  Sempre nel libro, il genio, nel Capitolo (dal titolo altrettanto demenziale) “Autonomia, un ponte per le torri d’avorio” (e aggiungo che forse si era confuso con le torri di Stigliano) scrive: “Se prima, infatti, le Università erano distanti perché opache, oggi potrebbero diventare incomprensibili perché troppo dinamiche …”. Sì caro genio, prima forse erano troppo opache, ma da quando siete arrivati voi il problema non si è più posto: a partire dalle casse dell’ateneo anche tutto il resto è diventato invisibile con dinamicità spaziale. Evito di citare altre puttanate simili dal libro per non tediarvi e quindi arrivo al vero motivo dell’editoriale: il libro “testimonianza anticipata” del dissesto.

Si tratta del libro “La Comunicazione utile” sottotitolo: “Il caso dell’università di Siena- Edizioni Franco Angeli, anno 2005” a cura di due luminari della letteratura boldriniana Alessandro Lovari e Davide Orsini (le persone informate sui fatti da chiamare dal tribunale). Gli autori che per me sono degli emeriti sconosciuti, dopo una ricerca tramite il Web 2.0, almeno per quanto riguarda uno degli autori, il boldriniano Alessandro Lovari, risulta aver appreso in pieno gli insegnamenti del genio e i vizi scomposti e abusati di Via Roma 56. Perché ho scoperto che il Lovari lavora all’università di Siena come personale tecnico amministrativo in Via Roma 56: la sede di scienze della comunicazione (o casa Boldrini) dove si erano insediati abusivamente con la sede operativa quelli di In.Fact (o forse son sempre li?, società del genero del genio. Non si era mai accorto il Lovari di questa presenza abusiva? Figuriamoci se si poneva il problema uno che su youtube  e non, si spaccia come “professore e docente”. Il Lovari è dipendente dell’università di Siena in qualità di personale tecnico-amministrativo: quindi vediamo di volare bassi e smetterla di definirsi professore o docente (http://www.youtube.com/watch?v=6bgifFPgqAw). Forse da piccino il Lovari sentendo chiamare professore il Boldrini si sarà detto: se chiamano professore uno che non è laureato, io che ho una laurea sono professore al quadrato. In Via Roma 56 di geni ce ne sono due da oggi.

Ma veniamo alle memorie della nascita e dell’evolversi del dissesto. Dal libro del secondo genio di Via Roma 56 apprendiamo che “Con il decreto rettorale n. 122/1987-1988(rettore il garante dei garanti Luigi Berlinguer) viene istituita una Commissione tecnico-scientifica per lo studio delle iniziative legate al 750° anno di vita dell’ateneo senese”. Tra i componenti della commissione spiccano i nomi di Giuliano Catoni e del “primo dirigente dell’ateneo, Marcello Merolli”. E poi: “Ma è in occasione dei festeggiamenti per i 750 anni dell’università che viene istituito un ufficio stampa per informare sulle varie iniziative culturali in programma … nella seduta del 19 dicembre del Consiglio di amministrazione dell’Università di Siena il rettore informa che verrà costituito un ufficio stampa. Presenta in tal senso un articolato progetto predisposto dal giornalista professionista Maurizio Boldrini, che ha già svolto il ruolo di coordinatore dell’ufficio stampa con ottimi risultati, in occasione del convegno Il Futuro ha un cuore antico?, coadiuvato da Guido Parigi, Antonio Socci e Pino di Blasio”. In pratica dal libro si scopre che ai tempi del rettore Luigi Berlinguer, il genio Boldrini era il coordinatore di un ufficio stampa e il suo staff era composto dai “giornalisti professionisti Guido Parigi e Antonio Socci, oltre che dal “pubblicista” Pino di Blasio”.

Prima domanda: quanto sono costati al contribuente i festeggiamenti del 750° anniversario dell’Università e nello specifico l’ufficio stampa e lo staff del Boldrini?

Seconda domanda: i tre giornalisti Parigi, Socci e Di Blasio come mai non scrivono un bel pezzo giornalistico sulla loro esperienza al fianco dell’amico Boldrini e nel contempo non illustrano ai loro lettori la vicenda del dissesto spaventoso di oltre 270.000.000 di euro e dei famosi libri non autorizzati voluti da Boldrini per onorare il garante Luigi Berlinguer?

Sempre dal libro scopriamo (ma questo è risaputo) che dall’ufficio stampa nasce la famosa area comunicazione e marketing. E sempre dal libro ricordiamo chi faceva parte di questa mega area comunicazione (quanti soldi buttati via). Eccoli in fila i più fedeli boldriniani dell’area comunicazione e marketing: Alessandro Lovari (autore del libro), Davide Orsini (autore del libro), Monica Granchi (su questo nome ci ritorno subito dopo), Angela Caronna (figlia del direttore amministrativo di Unisi Antonio Caronna), Anna Gorini (attuale responsabile ufficio stampa università), Mario De Gregorio, Valentina Tinacci e tanti altri ancora senza dimenticare Sonia Boldrini (figlia di Maurizio) e Sabrina Pozzi (moglie di Angelaccio). Dal libro scopriamo che Monica Granchi (che non risulta mai essere stata dipendente dell’università) “dirigeva l’ufficio Produzione culturale all’interno del Centro comunicazione e marketing dell’Università di Siena: era direttore artistico di una rassegna di spettacoli e concerti agli studenti universitari e di un’etichetta musicale indipendente”. Insomma dentro l’area comunicazione e marketing il genio aveva raccolto a se la catena degli affetti di sangue e non. A questo punto chiediamo: quanto è costato al contribuente l’incarico di Monica Granchi e che tipo di incarico aveva e chi l’aveva deliberato?

Sempre nel libro, il secondo genio di Via Roma 56 ci ricorda il famoso UNISISHOP (l’altra puttanata per sputtanare soldi del contribuente) e in particolar modo ci ricorda che nell’anno accademico 2001/2002 nasce la “Linea giovane dell’ateneo” (facevano anche gli stilisti i dissestatori!!!) e “il settore marketing del Centro comunicazione e marketing d’Ateneo decise allora di attivare una gara tra 7 studi grafici per la realizzazione di questa nuova linea … Al termine della gara le diverse proposte vennero vagliate da una specifica commissione (domanda: dov’è quel bando di gara e chi erano i membri della commissione?), anche sulla base di una valutazione che teneva conto della spesa grafica e dell’originalità creativa: fu la società MILC di Siena ad aggiudicarsi la gara e a realizzare così con il Centro comunicazione e marketing la nuova linea giovane del merchandising”. Ma te pensa, la gara l’aveva vinta la MILC!!! Chi è la MILC? Su questo risponderemo in un intervento specifico: come quello fatto sulla Robespierre.

Avete capito? Con i soldi pubblici facevano gli stilisti, gli oggetti grafici: ma all’università si studiava o si cazzeggiava con le puttanate inventate dal Boldrini?

Concludo l’editoriale con una citazione dal libro del secondo genio di Via Roma che supera forse anche la disgustosa Ode a Piero Tosi scritta da Maurizio Bettini. La genia Monica Granchi nel libro del Lovari scrive: “Le parole di Einstein sembrano riecheggiare in quelle della terza relazione sullo stato delle Università italiane(20 settembre 2005) allorquando Piero Tosi, Presidente della Conferenza dei Rettori, introduce il concetto di nuovo umanesimo.” Cara Granchi (a parte una deprecazione pesante per l’apologia del Tosi) ma quali parole di Einstein e quale umanesino? Tosi e company hanno introdotto le parole di Attila e il concetto di dissestantesimo e LEI CARA MONICA GRANCHI insieme ad altri seguaci del “genio capo” ha ottenuto benefici dalla gestione Tosi-Boldrini dell’università: alla faccia di Einstein, dell’umanesimo, dei soldi dei contribuenti e della decenza civile.

In attesa di sentire riecheggiare gli avvisi della magistratura, nel frattempo cari geni e luminari (oltre a vergognarvi dei vostri giochi meschini e delle vostre ripetute opere di distruzione) avvicinate l’orecchio fuori dalla finestra cosi sentirete riecheggiare questo (http://www.youtube.com/watch?v=pQ0Pz3sOhH8).

W L’Italia liberata, la democrazia e la Giustizia.

Maestro James

270.000.000 di euro di dissesto all’università di Siena e ripetiamo: 270.000.000 di euro di dissesto; da un anno (altro che controllo) è aperta l’inchiesta sull’elezione del rettore e cosa succede? Niente!!!Intervenga la Procura generale di Firenze e il CSM

Piena fiducia e rispetto per la magistratura: ma qui qualcosa non funziona. Carenza di organico, errori nelle indagini, forse nessun colpevole? Tre anni di indagini sbagliate o i 270.000.000 di euro se li son portati via gli Ufo??? Insomma qualcosa non torna e a pagare sono sempre i soliti per colpa dei dissestatori e i responsabili del disastro sono tranquillamente ai loro posti.
Da un anno è stata aperta l’inchiesta sull’elezione del rettore, hanno interrogato addirittura la scienziata della Gelmini e cosa sappiamo? Nulla e poi nulla.
Hanno sequestrato e depositato in tribunale la documentazione sulla selezione del direttore amministrativo dell’università e cosa sappiamo? Nulla e poi nulla.
Qui si corre il rischio della prescrizione e come se niente fosse uno dei principali dissestatori dell’ateneo, ovvero Loriano Bigi, con la faccia di bronzo si rivolge al tribunale per essere risarcito dall’ateneo che ha dissestato. In nessun paese civile succedono questi paradossi e questi ritardi nel tutelare il patrimonio pubblico e sanzionare i responsabili di un dissesto banditesco di oltre 270.000.000 di euro.
Nessuno chiede interventi straordinari: solo il rispetto dei tempi e la doverosa giustizia per i continui atti e comportamenti illegali. Chi si assume la responsabilità di far finta di niente???? La legge è uguale per tutti: anche per chi deve farla rispettare!!! Sennò prendano il coraggio a quattro mani e archivino tutto, mettendolo in tasca a migliaia di persone e ad un’intera città che è stata turlupinata da una cricca di dissestatori della sua più prestigiosa istituzione.
Dalla ricostruzione delle indagini attraverso gli articoli stampa dobbiamo dare atto alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri che hanno lavorato con professionalità e tempestività. Ci chiediamo quindi: dove si sono fermate le inchieste????

A proposito: abbiamo anche scoperto che all’Università esiste un Ufficio per le Relazioni Internazionali. Potrebbero almeno loro fare delle indagini negli altri Paesi del mondo se, quando in un ente pubblico si ciulano 270.000.000 di euro, falsificando i bilanci e commettendo una filza lunghissima di reati, anche lì rimangono impuniti o addirittura li fanno andare in prescrizione? E sempre come indagine a parte: ma quando brogliano alle elezioni, ci mettono così tanto a verificare?

I due immobiliaristi e il mistero dello scannafosso dimenticato

Le leggende, che alla fin fine sono delle amare realtà, susseguitesi nel tempo nei dintorni di Via Roma 56-53100 Siena, ci riportano alla mente il mistero dello scannafosso dimenticato. Si vocifera che durante la fine dell’impero tosiano, presi dalla furia (aveva ragione Italo Calvino quando scriveva che bisognava valorizzare la lentezza) di chiudere i lavori per permettere al faraone di sfoggiare il doppiopetto inaugurale, ops… ops, lo scannafosso previsto dal progetto non sia stato realizzato( che volete che sia: se non salti la finestra mangi lo scannafosso!!).

Sarà vero? E’ solo una leggenda o come si suol dire “qui gatta ci cova”? Le alternative sono due: o gli uffici preposti lasciano riposare le gambe della sedia e si recano in Via Roma oppure Angelo Riccaboni prende il telefono, chiama il giornalista d’inchiesta Stefano Bisi e gli chiede di avviare una mega inchiesta giornalistica sul mistero dello scannafosso. In assenza di un puma spenna galline, anche uno scannafosso genera un fascino giornalisticamente seducente. Immagino già la locandina del Bisi: “Lo scannafosso lascia la presidenza e in Via Roma è scomparso dal progetto l’avvocato”. In attesa che qualcuno sveli il mistero dello scannafosso, spostiamoci da Via Roma e soffermiamoci in Via Banchi di Sotto 55.

Forse non ne siete a conoscenza,  ma in questa via oltre ad esserci la sede del rettorato, all’interno dello stesso, ci sono due virtuosi personaggi da noi tutti discriminati e sottovalutati. Solo il coraggioso Bisi si era accorto delle doti virtuose del direttore amministrativo Angelo Riccaboni e del magnifico rettore Ines Fabbro (pardon i ruoli sono invertiti, ma che volete: è la sostanza che conta). Questi due virtuosi sono mesi che girano girano, scrivono scrivono, elaborano elaborano, pontificano pontificano, tagliano aggiungono, cambiano ricambiano, ma purtroppo per la nostra amata università, all’infuori che galleggiare e ballare come sul famoso Titanic, non hanno partorito nemmeno una proposta strutturale utile per risanare l’ateneo e per ridare fiducia al personale, agli studenti e a quei professori(forse pochi) che da anni invocano scelte credibili e trasparenti. Sono lì con il finto sorriso d’ordinanza in attesa di un miracolo (alla Kazzenger per intendersi) o di un colpo di culo improvviso. Loro si baloccano e vengono baloccati dal solito gruppetto residuale dell’impero tosiano e intanto l’ateneo lentamente scivola verso la terra dei morti viventi. Chi se ne frega mi replicherà qualcuno e forse aggiungerà un “fatti i cazzi tuoi”: i baroni di medicina sono sempre più baroni, il figlio di Jolanda Semplici(amica di Ines) ha fatto carriera, il LAU non è stato chiuso, il personale è sottoposto a macellazione economica. Praticamente il leit motiv dell’era tosiana del “si fa come cazzo ci pare” non ha mai cessato di albergare nel modus operandi dei vertici attuali. Dimenticavo altre due cosette su cui dovrei farmi “i cazzi miei”: probabilmente aumenteranno le tasse universitarie e forse dopo l’estate spunterà una sorta di piano degli esuberi. Ma su questo non vi scomponete: non interessano a nessuno queste cosette; gli studenti (chissà le loro famiglie) sono contenti per l’aumento delle tasse e coloro che potrebbero essere esuberati son lì tranquilli, ridono e assistono dormienti ai balocchi dei due virtuosi.

In conclusione, riprendo la tematica edilizia e immobiliare anticipata con lo scannafosso, per evidenziare l’ulteriore genialata virtuosa dei due virtuosi tanto cari al Bisi. Pur avendo ricevuto una valutazione negativa dai revisori dei conti( “chi se ne frega … perchè devono rompere le balle questi revisori”) in merito all’ipotesi di “sperare” di risanare l’ateneo con le dismissioni immobiliari, i due virtuosi ribattezzati “i due immobiliaristi” a testa bassa sembrano intenzionati a perseguire la strada delle dismissioni degli immobili. Non abbiamo ancora capito se attraverso delle cartolarizzazioni, delle aste o se i due metteranno dei cartelli “vendesi” alle facciate degli stessi immobili. Non è  ancora chiara per noi questa vicenda. Chi di dovere due salti in Via Banchi di Sotto 55 dovrebbe farli, così per scrupolo e per comprendere come  mai i revisori dei conti si sono espressi con valutazioni negative. Ricordatevi che si tratta di immobili di un ente pubblico e non di proprietà privata. Ma su questo son sicuro che i membri del consiglio di amministrazione dell’università (ben coscienti delle responsabilità che il loro ruolo comporta) da domani mattina saranno i primi a chiedere chiarimenti ai due virtuosi. Nel frattempo ricordiamo a chi di dovere che ci sono delle inchieste giudiziare che difficilmente possono essere dimenticate così come avvenuto per lo scannafosso.