Barack Obama attacca le banche; in Italia i partiti si “attaccano” alle banche: dalla crisi morale al sindacalismo allineato

Dopo il crollo finanziario del 2008 Barack Obama ha voluto una task force  per individuare le cause che hanno generato la crisi finanziaria globale. L’iniziativa di Obama ha costituito un precedente politico contro il primato delle banche ed è stato un segnale di incoraggiamento per l’opera di controllo della magistratura americana. Nella giornata di ieri abbiamo appreso che il procuratore generale di New York ha citato in giudizio la JP Morgan con l’accusa di aver frodato i suoi investitori con i mutui subprime. In Italia,invece, ci sono dei banchieri che per anni hanno spacciato titoli tossici che non solo non hanno subito ripercussioni, anzi, sono stati premiati dalla politica. Il PD, senza porsi problema alcuno, ha dirottato alla presidenza di banca MPS l’indagato Alessandro Profumo successivamente rinviato a giudizio. Lo stupore è aumentando anche per il via libera alla nomina da parte del leader di SEL Vendola. Una nomina quella di Profumo che “letta” con occhi anglosassoni ha il sapore della sfida alle inchieste della magistratura e non sarebbe una novità, se consideriamo la mole di indagati e condannati presenti nel parlamento italiano. Probabilmente la caratteristica meritocratica,in Italia, per sedersi ai vertici dei gruppi finanziari è quella di possedere o una condanna o un rinvio a giudizio. Una  crisi morale diffusa e tollerata, con stupore da parte nostra, anche dagli eredi politici di Enrico Berlinguer. Stessa responsabilità pesa come un macigno sul famoso capitalismo italiano che negli ultimi anni si è adeguato sempre più alla speculazione finanziaria, all’affarismo e al malcostume. Corpi e anticorpi in simbiosi dentro un meccanismo contorto che ha messo in ginocchio l’intero sistema economico e produttivo. Tangentopoli è stata una barzelletta rispetto al sistema che ancora regna. Cosi gira il sistema e chissà se cambierà?Tante belle parole, codici etici e leggi contro l’evasione fiscale ma alla fine la politica ha optato per nominare alla presidenza di una banca un rinviato a giudizio per presunta frode fiscale. Effettivamente l’America è dall’altra parte dell’oceano. E il sindacalismo italiano? Non nutro grandi simpatie per i sindacati in generale ma bisogna ammettere che in certi passaggi storici la funzione del sindacato è servita per migliorare la vita delle persone e nel contempo ha contribuito a frenare le tentazioni speculative dei “capitalisti” italiani. Da quando collaboro con questo blog seguo con attenzione le dinamiche politiche e sindacali che ruotano dentro e intorno alla banca MPS e sinceramente la bilancia delle responsabilità per i disastri compiuti risulta in equilibrio tra quelle deli vertici del sindacato e quelle della gestione Mussari-Vigni. Un’ambiguità e un collateralismo politico che ancora regna nei vertici dei sindacati confederali senesi e dalla lettura dei comunicati dei segretari di CGIL e CISL Guggiari e Coppi si evince la cinghia di trasmissione tra Profumo-Ceccuzzi e i due sindacalisti: con un gioco di parole i due sindacalisti, gioco di parole politicante, di fatto danno il via libera a Profumo; una sorta ci copertura sindacale alle posizioni del Ceccuzzi. Ma la realtà è un’altra: il sindacato nel suo insieme ha perso, consegnando ai vertici della banca carta bianca e l’arma dell’arroganza. E il sindacato ha perso perché tra la tutela trasparente dei lavorati e il collateralismo con Ceccuzzi hanno scelto la seconda strada. Ancora una volta i disastri dei “padroni” ricadono sui lavoratori, con buona pace di Di Vittorio e Enrico Berlinguer e della cultura liberale. E se la cultura liberale è rappresentata dai banchieri come Profumo forse conviene invocare il maoismo. Almeno la richiesta di un’azione di responsabilità potevano avanzarla i due sindacalisti o no?Il compito di difendersi dall’arroganza di Profumo e Dall Riva è tutto nelle mani dei dipendenti della banca e di quei sindacalisti bancari che non prendono ordini dal PD.

 Albus Silente