Editoriale del Maestro James. Il canto del cigno

Sgombriamo fin da subito eventuali equivoci: nessun riferimento ai cigni della Lizza. L’espressione “canto del cigno” deriva da un’antica credenza: si racconta che  il “Cygnus olor” (cigno muto) per l’incapacità di emettere suoni, appena prima di morire fosse in grado di cantare una bellissima canzone. Nell’uso corrente l’espressione “il canto del cigno” si utilizza per evidenziare il declino di una carriera o di un sistema. Trovo appropriata, senza commettere abuso, l’espressione per catalogare la tanto chiacchierata intervista del sindaco Ceccuzzi con la quale invocava “discontinuità” sulla Fondazione e Banca MPS. Una bella intervista, parole evocative, slogan capaci di attrarre le simpatie degli anti-casta e delle opposizioni: tutto bello e suggestivo ma nella sostanza pura demagogia e propaganda. Come se all’improvviso Putin rivolgendosi al popolo russo chiedesse “discontinuità” dal regime di questi ultimi anni. La prima cosa che l’ultimo dei russi senza titolo di studio esclamerebbe sarebbe più o meno di questo tenore: grazie Putin, da quello che dici dobbiamo prendere atto che ti discontinui e quindi ti ritiri dalla vita politica. Ceccuzzi non è Putin e i Senesi non sono i Russi ma per analogia la stessa cosa vale per la “discontinuità ceccuzziana”. Le parole hanno il loro significato e il peso che ne deriva: dopo i pronunciamenti, la coerenza pretenderebbe  fatti e le necessarie assunzioni di responsabilità. In questo caso Ceccuzzi non ha alternative, o cambia le parole oppure si assume le proprie responsabilità  e rassegna le dimissioni. Fino a prova contraria il capo politico di questi ultimi anni che decideva e nel contempo condivideva tutto sulla gestione delle istituzioni senesi ha un nome e un cognome (senza omonimia): Franco Ceccuzzi. Un sano pragmatismo e un alto senso del bene comune avrebbero dovuto spingere Ceccuzzi ad affermare altro, più o meno così: “Cari senesi, vi chiedo scusa per gli errori commessi in questi anni e per le scelte che insieme agli altri protagonisti abbiamo preso erroneamente e in taluni casi volutamente. La situazione odierna è difficile, siamo nella cacca e quindi con molta umiltà chiedo consigli e mi adeguo alle soluzioni migliori per uscire dal tunnel per il bene della nostra comunità”. Invece Ceccuzzi,nella convinzione miope che la gestione della politica e della città passi attraverso l’accordo con Luigi Berlinguer-Mazzoni della Stella-Brandani, l’agenzia Robespierre, l’economista Giulio “Guido” Carli e il pentapoltronato Alessandro Piazzi, si è immedesimato nel ruolo che meno gli si addice: quello del discontinuatore. Più che di un  sindaco l’intervista del Ceccuzzi sembra quella del segretario del partito. I segretari del partito sulla carta però sono altri e un sindaco per determinare la propria volontà non utilizza i giornali, ma gli atti formali dell’ente che rappresenta. Gli atti formali non si sono visti: si scorge solo una strategia, perdente, ma ben precisa. Quelli dell’opposizione si sono fatti ammaliare dalle “belle parole” e dall’interno del PD e dai partiti di maggioranza solo “strani silenzi”. Il rumore e gli scontri sono tutti sotterranei e passano attraverso “dico dico e non dico” e riunioni di correnti in contrapposizione perenne. Ma quale discontinuità. Ci crede solo il consigliere di opposizione Corradi e forse lo stesso aveva già intuito prima del voto elettorale che il suo destino sarebbe stato quello del “co-discontinuatore” insieme al Ceccuzzi e quindi non era necessario ottenere un buon risultato elettorale. In questo momento è in atto uno scontro tutto politico per sopravvivere sotto le macerie facendo soccombere altri. Di questo si tratta: il sistema è fallito e il risultato sono solo disastri, perdita di credibilità e crisi economica strutturale. La città non ha bisogno di guerre tra bande ma di una sana e urgente presa di coscienza da parte di chi guida le istituzioni per ricostruire un tessuto connettivo tra tutti gli attori della vita politica,culturale ed economica della città e della provincia. I sogni di gloria del Ceccuzzi e le mire restauratrici del gruppo dei fedelissimi di Luigi Berlinguer sono in antitesi con il bene supremo della comunità. Fermatevi e interrompete questo gioco al massacro sula pelle dei cittadini: chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità. E non fate finta che le inchieste giudiziarie non esistano. Ceccuzzi ha un bel modo di discontinuare. Erano mesi che discuteva con Mussari e Mancini sulla nomina dell’amministratore delegato: dovevano nominarlo subito, ma il piano non ha funzionato. Per nominare subito l’amministratore delegato si doveva dimettere un membro del cda della banca proprio per lasciare il posto nel consiglio all’amministratore; però il consigliere di amministrazione che secondo le “volontà” del Ceccuzzi si doveva dimettere non ha accolto l’invito. Quindi la nomina dell’amministratore delegato è rinviata alla scadenza di primavera. Un vero piano di “discontinuazione”!! Così come di “discontinuazione” è stato l’impegno dello stesso Ceccuzzi per far nominare Pieri alla carica di Provveditore della fondazione MPS; una nomina che Ceccuzzi ha deciso insieme a Enrico Totaro (ex Fisac, già direttore Mps a Firenze e amico dello stesso Pieri).E a tal proposito, un gossip natalizio, ci dice che per il futuro cda della banca il Ceccuzzi intende far nominare lo stesso Enrico Totaro al posto dell’uscente Fabio Borghi. Sempre per la famosa legge della “discontinuità”. Del resto la “discontinuità ceccuzziana” consiste nel riempire le caselle di fedelissimi senza nessun cambio di rotta o strategie positive per rilanciare la città e le sue istituzioni. La fretta ceccuzziana di mandare via Mancini dalla fondazione è determinata da due necessità politiche: consegnare al vice sindaco Marzucchi e a Luigi Berlinguer la “testa” dei fratelli Monaci e prendere in mano la fondazione subito in modo da decidere le nomine della banca per la scadenza di primavera. Questa è tutta la “discontinuità” del Ceccuzzi. In parole povere: il canto del cigno.

A proposito di discontinuità e rigore gestionale: il Ceccuzzi in campagna elettorale aveva dichiarato che “la massoneria è moralmente ed eticamente incompatibile con l’iscrizione al partito”. Mentre per il Ceccuzzi, l’indagato David Chiti, il rettore irregolare Riccaboni e il pensare di nominare Andrea Milani (già responsabile di un forum della campagna elettorale del Ceccuzzi e fondatore di un’associazione insieme all’assessore alla cultura Cresti) alla presidenza della Fondazione del Santa Maria della Scala, rientrano nella piena moralità e nel segno della discontinuità. Canta che ti passa.

Maestro James

3 comments ↓

#1 pittore on 01.09.12 at 16:14

… questo articolo merita solo applausi.. cmq in città persone che si sono arricchite con il sistema Siena (ex dirigenti della banca nonchè ex allenatori di basket che non sanno neanche se lavorare è un verbo, un pronome o un aggettivo.. capaci solo di bestemmiare!) stanno sparando su tutto e su tutti per come è diventata e come diventerà Siena… il classico italiano prima tutti fascisti, dopo l’8 settembre partigiani! ahahahah.. ne abbiamo piene le scatole di voi siete ridicoli!

#2 Virginia on 01.09.12 at 17:15

Il Ceccuzzi prima dice che Mancini deve andar via..poi convoca la riunione dei capigruppo consilari alla presenza di mancini….forza ragazzi!!!

#3 Cosi per ricordare on 01.09.12 at 18:17

http://www.ilcittadinoonline.it/news/144098/Durissimo_atto_d_accusa_di_Gabriello_Mancini.html

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