Ceccuzzi e il suo scollegamento con la realtà senese. I senesi non sono solo quelli che vivono di gettoni dei Consigli di Amministrazione

Dopo Iacoboni (a proposito, non abbiamo letto più suoi interventi sulla stampa, che fine ha fatto?) che attaccava certi blog, ora è la volta di Franco  Ceccuzzi che se la prende con i nickname (ci chiediamo quanti degli elettori storici, vecchi piddiessini, abbiano capito a cosa alludesse Ceccuzzi e non perché queste persone non siano in grado, ma solamente perché la vecchia base elettorale diessina – che numericamente rappresenta la maggior parte degli elettori di Ceccuzzi – viene da una generazione che non ha confidenza con questo linguaggio. E, ancora una volta, ciò la dice lunga sulle capacità di taluni consulenti di comunicazione).

Ceccuzzi si rifugia in queste scuse, dicendo che non risponde alle domande poste da questinickname, dimenticando però, che un politico che voglia fregiarsi di tale titolo più che preoccuparsi di chi è che pone le domande dovrebbe preoccuparsi di rispondere alle stesse.

Nel suo intervento in cui autolancia la sua candidatura se la prende con chi specula sull’Università. Forse Ceccuzzi dimentica un fattore non proprio secondario. Se non ci fosse stato qualcuno(forse anche qualche due o tre) che ha saccheggiato le casse e prodotto un buco da centinaia e centinaia di miliardi delle vecchie lire, forse non sarebbe esistita la necessità di “speculare” come dice Ceccuzzi.

L’unico dettaglio però, caro Ceccuzzi, è che qui non si tratta di “speculare”; qui si tratta di trovare tutte le forme possibili per far sapere a tutta la città (e non solo) che l’Ateneo senese è stato letteralmente depredato, dato che il buco ha raggiunto quelle enormi cifre.

E se l’opinione pubblica, in tutto questo tempo, aspettava che questo gigantesco casino accaduto all’interno dell’Università lo tirasse fuori Ceccuzzi aspettava un bel pezzo. Pensa forse, Ceccuzzi, che un tale disastro non interessi affatto ai senesi?

Ora, capiamo che Ceccuzzi – e molti dei suoi più fedeli e stretti collaboratori – Siena non è che la conoscano poi così tanto.

Vada in giro, e non negli ambienti protetti in cui sono presenti solo gli yes men, e senta il senese medio cosa ne pensa di questa situazione.

Usciamo per un attimo dal diretto coinvolgimento dei dipendenti dell’Ateneo e dai tagli agli stipendi dagli stessi subiti (e non accettati, come ha scritto Donato Montibello, responsabile provinciale Università del PD) e andiamo in giro a sentire cosa ne pensa Siena del disastro alle casse dell’Università.

Facciamo un esempio pratico. Molti senesi, o hanno ereditato le case dei nonni oppure alcuni di essi a suo tempo, quando di soldini in giro ce n’erano un pò di più, hanno preso il loro bel mutuo trentennale al Monte e questo stesso mutuo lo pagavano affittando le case a chi veniva a studiare a Siena (e per favore, si eviti il discorso degli affitti in nero e delle case topaia perché quelli che si sono comportati così è giusto che vengano perseguiti nei modi di legge; tanto Ceccuzzi ha capito senza dubbio cosa intendiamo dire).

non stiamo parlando caro Ceccuzzi, di palazzinari. No. Qui stiamo parlando della famiglia media con due figli, con tutti e due i genitori che (per fortuna) lavorano e con gli stessi figli di 24-25 anni che ancora o studiano o hanno piccoli lavoretti a tempo determinato e, quindi, non per loro colpa ma gravano ancora economicamente sulle spalle dei genitori.

E le spalle economiche, Ceccuzzi, anche a Siena sono sempre più deboli e con l’affitto del piccolo appartamento di 35 mq. in centro, ereditato dal nonno che è venuto a mancare, non ci si fa la bella vita, ci si pagano le bollette o magari si allungano 30 euro in più ai figlioli per andare a mangiarci una pizza. Perché la vita a Siena, caro Ceccuzzi, non è fatta solo di amici e compagni con barche e ville grazie a numerosi e lauti gettoni provenienti dai consigli di amministrazione. La vita a Siena è soprattutto altro.

Oggi quelle stesse persone, quel famoso ceto medio senese a cui Ceccuzzi dimostra di non sapersi rivolgere (forse perché non lo conosce) si chiede cosa potrebbe accadere all’Ateneo di Siena e, soprattutto, si chiede chi siano stati quegli irresponsabili ed egoisti che lo hanno ridotto così. Perché la cattiva immagine che a livello nazionale è uscita fuori per colpa di questa gente rischia di produrre ripercussioni nelle tasche di tutti, dipendenti e non.

Ancora una volta Ceccuzzi e i suoi esperti di comunicazione hanno dimostrato di avere il polso non di Siena, ma solo il loro. Un po’ poco per chi ambirebbe ad amministrarla.

Il tempo degli slogan e del “contrordine compagni” è finito da un pezzo.

p.s. a proposito, ci pare di non aver ancora letto nessuna dichiarazione da parte di Ceccuzzi sui 29 indagati in Provincia, tra cui anche la sua compagna di partito, l’assessore Anna Betti: semplice dimenticanza o siamo di fronte alla solita doppia morale?

Firmato

La Primula Rossa