{"id":5700,"date":"2012-08-31T13:05:45","date_gmt":"2012-08-31T11:05:45","guid":{"rendered":"http:\/\/shamael.noblogs.org\/?p=5700"},"modified":"2012-08-31T13:05:45","modified_gmt":"2012-08-31T11:05:45","slug":"da-leggere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/shamael.noblogs.org\/?p=5700","title":{"rendered":"Da leggere"},"content":{"rendered":"<p><span>La nuova grana di Mps: la gestione del risparmio<\/span><\/p>\n<p><span>di Lorenzo Dilena<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Mentre perde soldi sull\u2019attivit\u00e0 bancaria tradizionale, Montepaschi \u00e8 costretta a garantire ricavi e margini a una partecipata, la societ\u00e0 di gestione Anima. In sostanza, trasferisce i soldi che non ha a una societ\u00e0 terza. Colpa di una clausola del contratto di vendita delle societ\u00e0 di gestione del gruppo al fondo Clessidra, nel 2008. E intanto si scopre che, in occasione di quella cessione realizzata per finanziare l\u2019acquisto di Antonveneta, la banca senese finanzi\u00f2 il compratore per una cifra pari a quella incassata.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nell\u2019ultimo consiglio di amministrazione del Montepaschi di Siena, persino uno piuttosto pacato come l\u2019amministratore delegato Fabrizio Viola \u00e8 sbottato. Non passa giorno che non venga fuori una magagna, un prestito deteriorato pi\u00f9 del previsto, una partecipazione da svalutare, o un dettaglio contrattuale che fa balenare il rischio di un aumento delle passivit\u00e0.<br \/>\n<strong>Succede anche che, mentre la banca non fa soldi<\/strong>,\u00a0<strong>\u00e8 obbligata per contratto a garantire ricavi e margini<\/strong>\u00a0a una societ\u00e0 partecipata al 22%, Anima Sgr, che invece chiude utile ed \u00e8 grado di pagare lauti bonus ai propri dirigenti e gestori (circa 150 mila euro il costo medio per dipendenti). I dettagli degli accordi non sono pubblici, ma fonti vicine alla societ\u00e0 di gestione del risparmio confermano l\u2019esistenza di un doppio accordo contrattuale. Uno di durata ventennale relativo alla distribuzione dei prodotti Anima sulla rete bancaria Mps, e un secondo patto, detto\u00a0<em>price adjustment,\u00a0<\/em>che impegna la banca a garantire alla partecipata determinati livelli di flussi commissionali netti. In concreto, in caso di mancato raggiungimento dei\u00a0<em>budget<\/em>concordati per il collocamento di prodotti gestiti (fondi comuni di investimento, gestioni patrimoniali, etc.), e quindi di insufficienza dei flussi netti di commissioni verso Anima, Montepaschi deve versare la differenza alla Sgr. In una fase di fuga degli investitori dai prodotti di risparmio gestito, questo significa che l\u2019esborso di Mps potenzialmente \u00e8 destinato a crescere. A meno che la rete del gruppo non riesca a invertire la tendenza e a piazzare quanti pi\u00f9 prodotti possibili alla clientela. A giugno, i volumi di risparmio gestito del gruppo Mps sono scesi a 44 miliardi (-3,1% rispetto a marzo) sia a causa di \u00a0disinvestimenti netti (circa 700 milioni nel trimestre) sia per l\u2019effetto mercato negativo (700 milioni). Nello stesso trimestre, fondi comuni di investimento e sicav hanno subito deflussi per 272 milioni a 15,4 miliardi, e anche le gestioni patrimoniali vedono un calo delle masse gestite.<br \/>\n<strong>Per comprendere come si sia arrivati a questo punto<\/strong>\u00a0occorre fare un passo indietro. Alla fine 2008. Per finanziare la costosa acquisizione di Antonveneta (10 miliardi di euro), risalente \u00a0giusto un anno prima, l\u2019allora presidente Giuseppe Mussari aveva confezionato un imponente piano di dismissioni. Fra queste c\u2019era Montepaschi Asset Management Sgr e AAA Sgr (controllata di Antonveneta). L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 trovare un\u2019alleanza con un gestore internazionale, affiancato da un fondo di private equity. Alla fine il partner industriale, l\u2019inglese Frm, si defila, e rimane solo il fondo italiano Clessidra. Le due Sgr, che all\u2019epoca gestiscono circa 23 miliardi di euro, vengono valutate 570 milioni, compreso 170 milioni\u00a0di capitale in eccesso che viene incamerato da Mps prima della cessione. La banca realizza una plusvalenza netta di 187,7 milioni.<br \/>\n<strong>Il prestito alle societ\u00e0 vendute<\/strong>. A prima vista sembra una buona operazione, tanto pi\u00f9 che l\u2019accordo viene firmato a ottobre 2008, dopo lo scoppio del crac della Lehman Brothers. Ma la cessione realizzata da Mussari riserva alcune particolarit\u00e0. Innanzitutto, il patto di ferro che garantisce l\u2019acquirente da eventuali deflussi delle masse di risparmio in gestione. Quindi, la stessa Mps entra nell\u2019azionariato di Prima Sgr). Nel dare conto delle operazioni con parti correlate, per\u00f2, il bilancio 2009 segnala un \u00abrinnovo della linea di credito finanziaria fino al 30 giugno 2010 per Euro\/mila 420.000 a favore di Prima Sgr\u00bb. Dunque, una linea di credito di 420 milioni a una societ\u00e0 che ha appena pagato 400 milioni per comprare due societ\u00e0 della banca. E se si tratta di rinnovo, datato novembre 2009, quand\u2019\u00e8 che \u00e8 stata concessa la linea di credito, visto che la vendita si era perfezionata pochi mesi prima, a marzo?\u00a0Il finanziamento, peraltro, \u00e8 rimasto in essere se \u00e8 vero che ancora nel bilancio 2011 si segnala che la controllata Mps Capital Services ha concesso \u00abuna linea di credito di complessivi 400 milioni di euro a favore delle societ\u00e0 Prima Sgr , Prima Funds ed Anima Sgr, appartenenti al gruppo AM Holding\u00bb.<br \/>\n<strong>Nel frattempo, a fine 2010, c\u2019\u00e8 stato un nuovo rimescolamento di carte<\/strong>: la Banca popolare di Milano \u00e8 entrata nel polo del risparmio gestito, apportandovi la sua societ\u00e0 di gestione Anima, che ha poi dato il marchio al nuovo gruppo. Adesso, Anima Sgr \u00e8 controllata al 100% da AM Holding, dove gli azionisti principali sono Clessidra al 40%, Mps al 22,24% e Bpm al 36%, mentre Banca Etruria e Banca Finnat hanno delle piccole quote. Ufficialmente, Anima si presenta come una societ\u00e0 di gestione indipendente dalle banche, ma in concreto le banche azioniste ne garantiscono gran parte della raccolta. E, nel caso del Montepaschi, anche i margini. Una situazione paradossale per una banca che \u00abperde quattrini dal punto di vista operativo\u00bb, per usare le parole del presidente Alessandro Profumo (\u00e8 uno degli 80 soci de Linkiesta). Il secondo trimestre si \u00e8 chiuso con una perdita di 1,7 miliardi, causa svalutazione dell\u2019avviamento, ma il rosso emerge gi\u00e0 a livello di gestione caratteristica. D\u2019altra parte, i contratti vanno onorati. A meno che i legali che all\u2019epoca asistettero la banca siano stati abili a sufficienza da mettere per iscritto adeguate clausole di protezione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\">(dal giornale online Linkiesta\u00a0<a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/mps-anima\" target=\"_blank\">http:\/\/www.linkiesta.it\/mps-<wbr>anima<\/wbr><\/a>\u00a0)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova grana di Mps: la gestione del risparmio di Lorenzo Dilena Mentre perde soldi sull\u2019attivit\u00e0 bancaria tradizionale, Montepaschi \u00e8 costretta a garantire ricavi e margini a una partecipata, la societ\u00e0 di gestione Anima. In sostanza, trasferisce i soldi che non ha a una societ\u00e0 terza. 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