{"id":2690,"date":"2011-05-28T20:14:50","date_gmt":"2011-05-28T18:14:50","guid":{"rendered":"http:\/\/shamael.noblogs.org\/?p=2690"},"modified":"2011-05-28T20:14:50","modified_gmt":"2011-05-28T18:14:50","slug":"riproponiamo-fedelmente-larticolo-pubblicato-sul-blog-di-daniela-ovadia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/shamael.noblogs.org\/?p=2690","title":{"rendered":"Riproponiamo fedelmente l&#8217;articolo pubblicato sul Blog di Daniela Ovadia"},"content":{"rendered":"<p><strong>La rinuncia ai sogni<br \/>\n<\/strong><br \/>\nStamattina sono un po\u2019 di corsa, ma ci tenevo a condividere alcune riflessioni suscitate da\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/cronaca\/2011\/04\/08\/news\/netturbini_con_laurea-14651595\/?ref=HREC1-4\" target=\"_blank\"><strong>questo articolo<\/strong><\/a> uscito su La Repubblica. I dati sono impressionanti: 47 per cento dei laureati, in Italia, fa un lavoro sottoqualificato. E cos\u00ec c\u2019\u00e8 chi, pur di avere il posto fisso, rinuncia a fare ci\u00f2 per cui ha studiato e accetta, per esempio, di fare il netturbino, o il custode in un museo.<\/p>\n<p>Le domande che mi pongo, e che giro a voi perch\u00e9 non ho una vera risposta, sono le seguenti:<br \/>\n1. \u00c8 possibile che la paura del precariato porti alla rinuncia totale alle proprie ambizioni personali? E quanto sta accadendo in Italia nel mondo del lavoro sta creando una generazione di rinunciatari?<br \/>\n2. Il precariato esiste anche in altri paesi, come gli Stati Uniti, dove il fenomeno della sottoqualificazione \u00e8 meno diffuso. Perch\u00e9? \u00c8 una questione di mentalit\u00e0? O \u00e8 una questione di valore degli studi (le lauree americane valgono di pi\u00f9 delle nostre dal punto di vista formativo?)? O, ancora, il precariato in altri Paesi \u00e8 meno \u201cprecario\u201d che da noi e quindi pesa meno psicologicamente sulle spalle dei giovani?<br \/>\n3. \u00c8 possibile essere felici e soddisfatti solo perch\u00e9 si porta a casa uno stipendio fisso? La stabilit\u00e0 del guadagno consente forse ad alcune persone di essere sufficientemente serene da sviluppare solo nel tempo libero gli interessi personali e culturali che non possono portare avanti sul lavoro? Oppure con la rinuncia alle proprie ambizioni si verifica anche una sorta di involuzione della persona?<\/p>\n<p>Ho un gran rispetto per qualsiasi tipo di lavoro e ho fatto di tutto, dalla cameriera alla tata, dalle pulizie in casa d\u2019altri ai lavori agricoli. Ma era una fase della mia vita in cui il solo fatto di lavorare era un valore, per me: intanto, per\u00f2, studiavo per un futuro diverso, per fare ci\u00f2 che davvero mi interessava.<\/p>\n<p>Oggi, se non trovassi altro e dovessi mantenere la famiglia, credo che farei la netturbina senza nessuna remora, ma certamente preferirei un lavoro pi\u00f9 faticoso e precario ma pi\u00f9 vicino alle mie aspirazioni intellettuali. Inoltre leggo sempre questi articoli con un pensiero alle mie figlie e si rafforza in me l\u2019idea che l\u2019obiettivo della loro educazione \u00e8 di farle sentire cittadine del mondo, capaci di star bene dovunque si offra loro un contesto adatto alla loro realizzazione personale. Forse questi sono i pensieri di una persona che considera la soddisfazione sul lavoro una parte sostanziale della propria felicit\u00e0. Per alcuni di voi potrebbe non essere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Permettetemi un\u2019ultima considerazione, che esula dalle questioni sociologiche e psicologiche. Ho provato un moto di tristezza leggendo la storia dei custodi con la laurea in archeologia che non possono sfruttare le loro conoscenze facendo da guida al pubblico perch\u00e9 i sindacati considerano ci\u00f2 un privilegio inaccettabile. Mi pare impossibile, ma sto cercando conferma della notizia. E mi pare che questa sia semplicemente l\u2019altra faccia di un sistema economico e imprenditoriale che chiede ai propri giovani di usare il cervello il meno possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rinuncia ai sogni Stamattina sono un po\u2019 di corsa, ma ci tenevo a condividere alcune riflessioni suscitate da\u00a0\u00a0questo articolo uscito su La Repubblica. I dati sono impressionanti: 47 per cento dei laureati, in Italia, fa un lavoro sottoqualificato. 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