Entries from Aprile 2011 ↓
Aprile 26th, 2011 — Note redazionali





Era l’ottobre 2010 quando il segretario provinciale del PD Elisa Meloni e quello comunale Mugnaioli addebitavano le responsabilità della crisi dell’ateneo senese alla gestione Berlinguer-Tosi; era il novembre del 2011 quando Franco Ceccuzzi in merito al dissesto dell’università dichiarava “una delle cause principali che hanno portato al dissesto è certamente l’irresponsabilità nei confronti del patrimonio pubblico, alimentata da un vorace egoismo corporativo”. Era l’ottobre … era il novembre … e quelle frasi erano soltanto propaganda e fumo negli occhi: il valzer dell’ipocrisia e il balbettio di un gruppo dirigente carico di responsabilità politiche. E sapete perché? Ceccuzzi è da sempre alleato con la nomenclatura universitaria berlingueriana-tosiana ed oggi con l’ufficializzazione del comitato elettorale a sostegno dello stesso Ceccuzzi, abbiamo la prova provata di quel legame storico e di quella condivisione gestionale della cosa pubblica. Ecco le truppe berlingueriane-tosiane dell’università schierate dentro il comitato elettorale di Ceccuzzi: Aldo Berlinguer (figlio di quel Luigi ex rettore), Omar Calabrese, Mauro Cresti, Romano Dallai, Marco Galeazzi, Alessandro Rossi, Marcello Flores d’Arcais, Stefano Maggi, Fabio Semplici (figlio di Jolanda Cei Semplici), Roberto Venuti e infine il berlingueriano storico in rappresentanza della sua corrente dentro il PD (oggi però è quasi solo) Alessandro Starnini. Praticamente Ceccuzzi è il candidato sindaco di fiducia di Piero Tosi e di Luigi Berlinguer e il garante di questo accordo è lo stesso presidente del comitato elettorale l’ex rettore Mauro Barni che alcuni continuano a descrivere come “un esempio” o “un uomo sopra le parti”, mentre da sempre è schierato con la nomenclatura berlingueriana-tosiana e con il “sistema Siena” tanto caro a Stefano Bisi. Le truppe non sono finite: per marcare la coalizione i berlingueriani si sono impadroniti dell’IDV e dopo il teatrino”siamo fuori siamo dentro la coalizione”, grazie alla vecchia amicizia tra Luigi Berlinguer e il dipietrista Evangelisti, anche l’IDV sostiene Ceccuzzi. Infatti basta leggersi i nomi dei candidati e il gioco è ancor più chiaro: dal berlingueriano di sempre Luciano Peccianti a Bernardo Giorgi alla Di Simplicio. Naturalmente non manca il sostegno di Maurizio Boldrini (sempre presente alle iniziative di Ceccuzzi) che oltre ad avere “tanti allievi comunicatori” fedeli a Ceccuzzi, è ben rappresentato nella coalizione da Fiorino Iantorno e da Cannamela. Questo sarebbe il nuovo tanto sbandierato da Ceccuzzi e dai suoi comunicatori? Ma quale nuovo e quale discontinuità: siamo in presenza della peggiore restaurazione di intrecci e metodi gestionali corporativi e dannosi per le istituzioni; e il dissesto dell’università racconta più di tante parole i risultati gestionali della nomenclatura berlingueriana-tosiana che oggi sponsorizza il chianino Ceccuzzi verso la carica di sindaco. All’interno di questi equilibri si scompongono e si ricompongono altri equilibri che vedono tra i protagonisti il giornalista Stefano Bisi che ricopre anche la carica di Presidente del collegio dei Maestri Venerabili della Toscana del Goi. Tutti ricorderete che fino a un anno fa il Bisi era un diretto sostenitore di Ceccuzzi e del PD, poi all’improvviso qualcosa è cambiato e quel rapporto è mutato, quasi sparito. Dal rapporto idilliaco tra il Pd senese e il Bisi siamo arrivati ad un rapporto di chiusura (almeno sulla “carta”). Un raffreddamento tale da indurre Ceccuzzi nel settembre 2010 ad affermare che “ ritengo moralmente ed eticamente incompatibile l’affiliazione alla massoneria con l’iscrizione ad un partito, anche quando lo Statuto lasciasse spazio a diverse interpretazioni.” Non contenti quelli del PD si sono inventati la famosa quanto inutile “carta dei valori” che di fatto si scaglia contro la massoneria. E qui apro una mia personale parentesi: la massoneria è un’associazione legale ed è meglio essere massoni che dei dissestatori di università (chiusa parentesi personale). Che fa il Bisi di fronte a tutto questo? Niente, anzi continua con le sue solite furbate giornalistiche. Rimane taciturno per un un paio di mesi e all’improvviso colto da “nostalgie socialiste” intraprende una personale polemica con Martelli e qui mette in campo l’ennesima furbata. Per riaccreditarsi come il difensore del “sistema Siena” scarica tutto il suo livore contro la coalizione che sostiene Corradi, pubblica un fantasioso sondaggio, e per dimostrare al resto del mondo (Perugia-Firenze-Roma) che ancora conta qualcosa a Siena, chiama a sostegno delle sue tesi un altro furbetto della politica Mauro Marzucchi e sulle pagine del Corriere di Siena oltre a pubblicare gli attacchi di Marzucchi a Martelli pubblica allo stesso una dichiarazione contro la “carta dei valori” sottoscritta anche dallo stesso Marzucchi. Niente di più ridicolo caro Bisi. Come minimo per coerenza rispetto alla carica di Presidente del Collegio dovresti prendere una posizione altrettanto coerente e non continuare a sostenere e fare da megafono a coloro che additano la tua associazione come “moralmente ed eticamente incompatibile”. Ma su questo son convinto che altri da un grado più alto affronteranno nelle sedi associative la tua incoerenza anche rispetto al giuramento dato.
Ma le virate del Bisi non sono finite. In questa solitaria battaglia contro tutti e nel vano tentativo di riprendersi un ruolo, il giornalista Bisi abbandona anche il suo vecchio amico Mussari e infatti pubblica integralmente sul suo giornale il famoso attacco contro i vertici della Banca Mps scritto da Fiorino Iantorno in rappresentanza di tutta la coalizione del Ceccuzzi, senza alcun commento critico o di difesa dei vertici della banca (un tempo Bisi era sempre pronto a difendere i vertici della banca). Tutte queste virate perché? Perché anche Bisi si sta inserendo nel tentativo di restaurazione berlingueriana-tosiana e forse spera che dopo gli attacchi del PD senese a Caltagirone socio privato della banca MPS le voci messe in giro dai ceccuzziani che “annunciano la fine di Mussari” diventino realtà e quindi Bisi “scende da un carro e monta sull’altro”. In sintesi, l’accordo tra i berlingueriani e Ceccuzzi prevede questo schema: Ceccuzzi sindaco, Alessandro Piazzi (uomo di sintesi tra le due componenti) alla presidenza della banca MPS e l’università sempre in mano alla solita nomenclatura.
Vi sembra uno scenario sostenibile per Siena? Io credo proprio di no. Votare Ceccuzzi significherebbe consegnare la città alla nomenclatura berlingueriana-tosiana e la banca MPS a Berlusconi. Oggi il PD senese attacca Caltagirone socio privato di MPS perché lo stesso imprenditore fa parte della cordata finanziaria opposta a Berlusconi e siccome Ceccuzzi è in sintonia con Denis Verdini (braccio destro di Berlusconi) risulta evidente chi verrebbe favorito dall’esclusione di Caltagirone dall’assetto societario della banca.
Nessun dorma …
Maestro James
Aprile 24th, 2011 — Note redazionali
Aprile 23rd, 2011 — Note redazionali
Giorni fa questi uffici e Maestro James sono andati a fare un sopralluogo in quel singolare edificio sito in Via Roma 56 e hanno deciso di prendere un camparino al BAR del San Niccolò, proprio sotto la sede operativa della InFact. Presi da curiosità sugli appalti dei bar ci siamo chiesti, visto che l’appalto del bar è stato assegnato alla signora del ceccuzziano Chiti, sostenitore del ceccuzziano Ceccuzzi, secondo quali procedure di gara sicuramente gestite dal ceccuzziano Carlo Bruni visto che i locali erano dell’Università ed ora comunque sono sempre nella disposizione dell’Ateneo dacché questo ultimo paga per il San Niccolò un cospicuo affitto, secondo quali procedure, dicevamo, è stato assegnato l’appalto. Risulta a questi uffici che l’appalto fosse stato assegnato tempo fa e poi sia stato rinnovato abbastanza recentemente. Con queste domande in testa, dopo il camparino, ci siamo nettati la bocca con un fazzolettino di carta ETICA e riflettendo sulle stranezze che avvengono in via Roma 56 (nonché in Banchi di Sotto 55 nonché in Piazza del Campo, anche) siamo tornati a casa.
Ha tutta la Pasqua per pensare a come rispondere il ceccuzziano Chiti. Le domande ci pare siano chiare.
Ad maiora.
Cesare Mori e Maestro James
Aprile 22nd, 2011 — Note redazionali


Sono mesi che lo diciamo e ora, con l’uscita dei primi cento nomi a sostegno del ceccuzziano Ceccuzzi ne abbiamo e ne avete la conferma: il Ceccuzzi è Berlinguer & Tosi 2.0. Ecco cosa voleva dire con quel 2.0: la seconda release della nomenclatura universitaria dei dissestatori che infatti si ripropone pienamente nella lista e che Ceccuzzi ha sempre e costantemente appoggiato.
And the winner is ….
Aldo Berlinguer
seguito dai seguenti esponenti di punta della nomenclatura berlingueriana – tosiana – riccaboniana:
Omar Calabrese (sul quale torneremo presto con gustosi aneddoti)
Mauro Cresti
Alessandro Rossi
Marcello Flores d’Arcais
Claudio Vigni
Alessandro Starnini (e anche su lui torneremo)
Alessandro Piazzi
Roberto Venuti
Romano Dallai
Alessandro Orlandini
Fabio Semplici (pargolo della Jolanda Cei Semplici)
Stefano Maggi (allievo di Antonio Cardini)
Questi, dopo aver partecipato e/o condiviso il dissesto universitario, ora sostengono Ceccuzzi.
Cari Senesi, vogliamo dissestare tutta la città?
Aprile 22nd, 2011 — Note redazionali
Come in ogni classe politica che si rispetti è giusto che venga allevato un vivaio di forze fresche che, formatesi nell’arco di un pò di anni, garantiscano la continuità di una classe dirigente.
Ovviamente, e per non rischiare di farsi travolgere dalla rischiosissima deriva del peggior populistico giovanilismo, queste giovani leve dovrebbero formarsi accanto a chi ha fatto dei capelli bianchi la cifra della sua esperienza e saggezza.
Ma questo presuppone che alla base ci sia una dote difficilmente acquisibile senza i giusti strumenti intellettivi: e questa dote si chiama umiltà. E cosa potrebbe accadere, invece, se un gruppetto di giovanotti senza alcun tipo di reale esperienza né professionale né politica una bella mattina venisse investito del comando assoluto del partito con una tale enfasi da far loro credere che tutto d’un botto sanno cosa vuol dire fare politica (che non è scrivere quattro puttanate in un manifestino con cui fare volantinaggio)?
Semplice, accadrebbe il caos. Ed è quello che infatti sta accadendo nel PD senese. Seguite il ragionamento perché capiamo che può sembrare paradossale. Improvvisamente al segretario comunale del PD, il mite Mugnaioli, fanno firmare un comunicato con cui viene attaccato il solito Piccini (e che palle, su, almeno per una volta cercate di essere un pò più originali..). Ma fino a qui niente di nuovo. No, i comunicatori Ceccuzziani hanno voluto strafare e, già che c’erano, hanno attaccato anche il vice presidente della Banca Monte dei Paschi, l’Ing. Gaetano Caltagirone.
E, non ancora paghi, cosa hanno fatto? Hanno fatto scendere a sostegno delle loro tesi l’artiglieria pesante. E chi sarà mai, penserete voi. Quale alto professionista avranno assoldato per contrastare il vice presidente del Monte dei Paschi nonché vice presidente di Generali (che come hanno scritto peraltro anche loro, rappresenta uno degli uomini più potenti che ci sono in Italia e che nel Monte c’ha investito diversi soldini)?
Quale “potente” avranno smosso per dare il segnale che il PD senese conta ancora qualcosa e non è fuori da tutti i tavoli che contano davvero? Il Sellato Cannamela. E’ chiaro? A quando il PD sgancerà anche l’altra arma segreta, ossia Fiorino Iantorno? E poi i comunicatori ceccuzziani si stupiscono che anche sulle colonne dei maggiori quotidiani nazionali si cominci insistentemente a parlare di ballottaggio a Siena tra Gabriele Corradi (sostenuto da Piccini e da Martelli) e Ceccuzzi (sostenuto da Cannamela e da Iantorno).
I ragazzotti di Ceccuzzi (l’unica classe dirigente che gli è rimasta e anche gli unici che gli stanno facendo campagna elettorale, dato che non se lo sta filando più nessuno neppure tra i suoi compagni di partito) non capiscono perché sulla scena politica nazionale nessuno veda Ceccuzzi come in grado di prendere le redini di Siena in questo delicato momento.
Ma che strano … con un “delfinario” così nutrito (Perugini, Persi, Cannamela, Iantorno, Carli, Montibello) da cui Ceccuzzi può attingere per gestire le sorti della Banca, della Fondazione, dell’Università, dell’Ospedale, chissà come mai la gente in giro per Siena sta dicendo che
non lo vota … eh si, davvero un bel mistero …
p.s. a proposito, il PD ha già chiesto ai suoi consiglieri di amministrazione presenti nel Monte di dimettersi?
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 21st, 2011 — Note redazionali
“O nini ‘un ti ci si vole, e se ‘un ti va sai che fai, pigli il tu’ traicche e ti levi da tre passi“.
Questo l’incipit del raffinato discorso che i comunicatori ceccuzziani potrebbero preparare
per far confrontare i “dirigenti” del PD (accompagnati dal Rifondarolo Iantorno e dal Sellato Cannamela) con i soci privati in merito alle strategie industriali della Banca Monte dei Paschi. “Perché al circolo arci del Ruffolo si parla così e Caltagirone è bene s’adegui, ovvia” (il tutto, magari, accompagnato da un bel moccolo a chiudere il ragionamento).
L’assurdità di quanto fatto firmare a Mugnaioli – oltre a confermare tutto lo scollamento dalla realtà di cui è vittima il PD – porta ad un ragionamento che non è tanto quello di dire chi è sostenuto da chi (come se, peraltro, per i puristi Diessini il concetto di raccomandazione e di padrini politici fosse una novità) quanto dall’aver ufficialmente schierato politicamente un socio così importante della Banca. Ora, va detta una cosa, che l’Ing. Caltagirone (simpatie o antipatie a parte, parentele o meno) nessuno di noi lo ha mai visto in cortei o manifestazioni di questo o quel partito. E pensiamo che i ragionamenti ai livelli e negli ambienti in cui si muove non seguano le logiche delle simpatie o antipatie che, invece, dominano le scelte della federazione di via Rosi (sede del PD).
Quindi i soliti Diessini colti da un fanatismo che li impedisce di vedere e analizzare le cose per come sono, hanno fatto un bel miscelone al cui interno hanno buttatto di tutto. Con l’unico risultato che invece di essere un comunicato politico è sembrata più la prefazione ad un libro di Dan Brown, l’autore del Codice da Vinci.
Quindi, secondo il Mugnaioli pensiero – architettato da qualche mente illuminata con lampadine a basso voltaggio – *la sintesi sarebbe questa: a Siena chi sta col PD è contro i soci privati della banca*, il che equivale a dire (dato il capitale non indifferente che questi rappresentano) che chi sta col PD è contro la Banca.
Complimenti. Ancora una altro geniale colpo da maestro degli strateghi della federazione e dei raffinati comunicatori ceccuzziani. Ma prima di far schierare in questo modo il PD, si sono confrontati con i consiglieri di amministrazione che lo stesso PD ha mandato nel cda del Monte (e non vengano a dirci la menata che loro con le nomine non c’entrano niente, per cortesia) perché, per coerenza, dovrebbe chiedere loro di dimettersi per dare il segno tangibile della presa di distanza dal socio privato attaccato da Mugnaioli. Dunque, vediamo un pò. Fabio Borghi, Alfredo Monaci, Ernesto Rabizzi, tutti tesserati al PD. Secondo il ragionamento del segretario comunale del PD senese avrebbero solo due strade: o chiedere le dimissioni di Caltagirone dal cda del Monte o darle loro per protesta.
Ma in un momento in cui si sta trattando una cosa così importante e delicata come l’aumento di capitale della Banca Monte dei Paschi (che Mugnaioli e i suoi – in primis Ceccuzzi – che al di là di qualunque considerazione sul management dovrebbero capire bene a quanti senesi dà lavoro, prima di avventurarsi ad attaccare a caso) pensano di aver fatto un gesto responsabile a lanciare un messaggio del genere dato che potrebbe andare ben oltre le mura di Siena ed essere recapitato anche alla comunità finanziaria?
Capiamo che questa gente è convinta che la Banca possa essere amministrata con le stesse regole che loro adottano per la gestione della cassa del circolo arci di Sant’Andrea, ma con tutto rispetto, chiunque capirebbe che non è così. Chiunque, tranne loro. Pensate in che mani andrebbe Siena se venisse affidata a chi si muove con questa superficialità.
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 21st, 2011 — Note redazionali
“Malizia Profumo d’Intesa“. Vi ricordate la musichina del vecchio spot televisivo? Pare proprio che la sua fragranza, con l’avvicinarsi di ogni tornata elettorale, riprenda a circolare in alcune stanze tra Siena e Firenze.
E’ davvero singolare, infatti, che sia nelle colonne de L’Unità
Toscana che su quelle del berlusconiano Il Giornale della Toscana (il cui editore è Denis Verdini) si trovi lo stesso identico taglio politico. A corredo di generici articoli in cui viene fatto l’elenco dei candidati che corrono alla carica di sindaco a Siena, in entrambi i quotidiani vengono messe due belle foto, una di Ceccuzzi e una di Nannini promuovendo la logica oramai stantìa che o voti da una parte o da un’altra come se l’offerta politica a Siena finisse lì.
Ai ragazzotti del PD senese che in un estremo tentativo tra l’arrogante ed il disperato hanno cercato di assimilare gli altri due candidati che corrono invece separatamente, può tranquillamente rispondersi che la vera ditta a Siena è un’altra, quella che porta l’insegna Ceccuzzi & Nannini.
Casualmente questi ultimi giapponesi del bipolarismo ad orologeria (PD e PD+L) si trovano “stranamente” concordi a intralciare la strada ad altri soggetti, inquinando in tal modo la campagna elettorale. Ma che strano. Come mai, dato che dicono che o c’è la destra o c’è la sinistra, Ceccuzzi e i suoi prodi non attaccano Nannini e si concentrano solo su Corradi e su Laura Vigni?
Non sono nemmeno originali, ogni volta viene ripreso dal cassetto il vecchio copione e fatto recitare agli attori di turno. Qualcuno di voi si ricorda negli ultimi anni che il partito di Verdini a Siena abbia fatto una strenua opposizione contro i DS prima e il PD poi? No? Neanche noi.
Nei resoconti sulla stampa che descrivevavno la conferenza di presentazione del candidato pasticcere abbiamo avuto modo di leggere che questo, forse colto da un eccesso di verve politica mai avuta fino ad oggi, ha voluto strafare facendo un accenno alle drammatiche vicende di politica internazionale che vedono scenari di guerra alle porte dell’Italia.
Peccato, però, che il pasticcere nell’occasione confuse – sotto lo sguardo spaesato di chi lo ascoltava – la Libia con il Libano e, forse rendendosi conto dagli occhi di chi lo guardava che forse aveva detto una cazzata atomica, si riprese con un tecnicissimo “Si, insomma, dove c’è Gheddafi”. Sulla vicenda, qualche giornale riportando la macroscopica cavolata, ironicamente scrisse che il pasticcere tanto non si candidava a fare il Ministro degli Esteri.
Ora, anche se è vero che Nannini non corre per ricoprire il prestigioso incarico alla Farnesina è pur vero che in quell’affermazione ha dimostrato che il mondo della politica e della macchina amministrativa (ossia come si amministra e si manda avanti una città) gli è del tutto oscuro. Pensateci bene cari amici, e secondo voi un partito (quello di Verdini) che dovrebbe mirare a vincere fa scendere in pista una persona che forse a tutt’oggi ancora non ha la benché minima idea in cosa consista il ruolo per cui si è candidato? Via via, non prendiamoci in giro. E’ la riedizione del solito giochino, i Diessini vogliono un candidato debole per il Pdl che però nobilitano cercando di usarlo in funzione di contenimento di coloro che, invece, si pongono come alternativa vera, ossia la Laura Vigni per il popolo della sinistra di base e il Corradi per tutta l’area di centro e per quella moderata, non a caso è sostenuto oltre che dalla società civile tramite le Liste Civiche anche da partiti quali API-UDC-FLI.
Cari Diessini, prima di andare a lanciare chissà quali alchimie, guardate in casa vostra che la ditta Ceccuzzi & Nannini (o per meglio dire Verdini) èda quel dì che a Siena ha la sua sede legale.
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 21st, 2011 — Note redazionali
Sono stati in molti a porre alla redazione di Radio Lastra questa domanda: ma che fine hanno fatto Simone Bezzini e Elisa Meloni, peraltro segretaria provinciale del partito di Ceccuzzi? I due esponenti del PD senese sono stranamente spariti in questa campagna elettorale e, di fatto, sembra proprio che non si stiano consumando la
suola delle scarpe per fare la campagna elettorale al loro candidato.
Come mai? Sulle lastre si dice, sempre più insistentemente, che è in atto una bella spaccatura tra il partito provinciale e quello comunale e che i ceccuzziani stiano già preparando le valige alla segretaria per farla sloggiare.
Che sia questo il motivo di tutto questo strano silenzio da parte soprattutto della Meloni?
Ci sa tanto che Ceccuzzi, se vuole avere una mano dal partito provinciale, gli convenga andare a cercarli a “Chi l’ha visto”.
Aprile 20th, 2011 — Note redazionali
Il macrocosmo della galassia di Ceccuzzi è composto al suo interno da tanti microcosmi ognuno dei quali, o quasi, sembra andare abbondantemente per conto suo.
Il PD senese, internamente alla sua coalizione, è passato da rappresentare una monarchia assoluta in cui interpretava la figura del dominus unico, ad una monarchia anarchica in cui lo stesso PD in teoria dovrebbe essere il partito centrale della coalizione, in pratica ogni alleato sta già facendo allegramente i cavoli suoi andando in tutte le direzioni possibili purché il risultato finale sia quello di dare una bella ridimensionata a Ceccuzzi.
I ceccuzziani hanno fatto la voce grossa dicendo che la cosa più importante al mondo era la carta etica? Ed ecco gli alleati dargli ragione così si zittano. *Poi una volta che le liste sono state depositate è stato rinfrescato il detto “ognun per sé e Dio per tutti“. Ebbene sì, era
indubbio che un’accozzaglia di idee e posizioni così opposte tra di loro (dal democristianissimo Fiorenzani al Rifondarolo Iantorno passando per i giustizialisti ad oltranza dell’IDV) non fossero destinate ad andare d’amore e d’accordo. Anzi. Impossibile che abbiano un punto in comune e, in una stravagante prospettiva amministrativa, vivrebbero costantemente sotto veti e ricatti icrociati. Producendo una cosa sola: un immobilismo totale per la città di Siena.
Infatti, per trovare un’apparente unità ognuno ha dovuto temporaneamente snaturare se stesso, il che non corrisponde propriamente al concetto di sintesi politica. Avevamo già evidenziato come Ceccuzzi fosse riuscito nel non facile compito di esportare nella coalizione tutte le contraddizioni e le inconguenza che hanno contraddistinto il suo partito (PD) fin dalla nascita e che, proprio a causa di queste, lo stanno portando verso una inesorabile fine (stanti così gli scenari e senza rischi di andare ad elezioni politiche anticipate, mica penserete che il PD abbia ancora vita lunga?). La cosa singolare, infatti, è che una parte degli alleati di Ceccuzzi vedono lui e la sua componente come arrogante, ma non forte. Anzi. Alcuni vecchi volponi sono lì sulla riva del fiume che lo aspettano perché tanto sanno che da solo non va nessuna parte.
Ed ecco allora partire il valzer dei riposizionamenti e dei distinguo. Diciamocelo chiaramente, a parte giovanotti alle prime armi come il Sellato Cannamela, i primi a non volere Franco Ceccuzzi sono proprio i suoi alleati. Alleati che è bastato lo start della campagna elettorale a fargli aprire bene gli occhi e guardarsi intorno. Come recita lo slogan di Bersani “Oltre” a Siena molti alleati della coalizione del centro sinistra lo hanno già declinato come “Oltre Ceccuzzi”.
Al via le danze, il valzer sta già suonando. E Ceccuzzi non si è accorto che dalle partite che contano è già abbondantemente fuori.
Firmato
La Primula Rossa
Aprile 19th, 2011 — Note redazionali


Martedi 17 maggio 2011 dopo il primo caffè della giornata i senesi conosceranno l’esito del voto per l’elezione del sindaco e i risultati della composizione del consiglio comunale.A differenza delle alle altre competizioni elettorali, oggi, è difficile fare delle previsioni attendibili o accertabili perché la situazione in città e nelle forze politiche è radicalmente mutata rispetto al 2006. Sono mutati gli equilibri e le tendenze nel corpo elettorale ed è mutato l’equilibrio nei poteri.Chi nel 2006 aveva previsto la vittoria di Maurizio Cenni, in questo momento non è in grado nemmeno di garantire la compattezza dell’elettorato dello stesso Cenni. Cosi come,allo stato attuale, gli attori della politica locale ,per pigrizia mentale o per troppa arroganza, si sono chiamati fuori(salvo tentare di fare il solito gioco delle poltrone) dai processi di cambiamento che interessano la banca MPS. Forse qualcuno spera o pretende di dialogare con i soggetti istituzionali e i soci privati (sempre nel rispetto dei ruoli) che hanno la titolarità sulla governance della banca,mandando avanti Iantorno a gettare fango sui vertici della banca o altri a proiettare il tutto con il chiodo fisso di decapitare i vertici della banca;forse qualcuno pensa questo e sbaglia per due ordini di motivi:destabilizza la banca dentro il sistema finanziario e favorisce il gioco delle poltrone dell’apparato ceccuzziano.Nessuno nega certe criticità e alcuni risultati negativi nella gestione della banca ma il cambio di passo in città si ottiene solo con la sconfitta del blocco di potere composto da Ceccuzzi,Piero Tosi,Luigi Berlinguer,famiglia Monaci e Denis Verdini. Altrimenti perdendo di vista il “vero problema” che blocca le potenzialità e le energie di Siena si rischia di non scardinare questo blocco di potere e di ottenere una mera rivalsa sui vertici della banca consegnando al sopracitato blocco di potere anche la gestione futura della banca che “cambia”.Perchè solo chi dorme fino alle 10 di mattina non ha capito che Ceccuzzi ha fatto tre operazioni di apparato: ha rifatto l’accordo con il gruppo capitano da Alessandro Starnini(infatti l’IDV è un partito composto da esponenti del gruppo storico legato a Luigi Berlinguer e Iantorno e Cannamela seguono gli umori di Maurizio Boldrini),ha consolidato il patto con la famiglia Monaci(sicuramente con Alberto) e ha ottenuto da Verdini un candidato debole e l’annullamento della Lega Nord.
A questo punto la domanda che ci poniamo è la seguente: esiste un’alternativa per il governo della città e che si faccia garante degli interessi dei senesi nei processi di cambiamento che interessano soprattutto la banca MPS? A mio avviso esiste e merita di essere sostenuta non per rivalse politiche ma nell’esclusivo interesse dei cittadini senesi e per garantirci un modello di amministrazione non piu’ appaltata ai funzionari di partito. L’alternativa è ben rappresentata da Gabriele Corradi,cosi come la presenza di Laura Vigni non puo’ che rappresentare egregiamente lo stimolo per recuperare una classe dirigente della sinistra credibile e costruttiva e non zerbina al blocco di potere. Senza sondaggi e senza facili entusiasmi mi prefiguro già la mattinata del 17 maggio 2011 dopo il primo caffè: il ballottaggio tra Gabriele Corradi e Franco Ceccuzzi.
Da oggi fino al 15 maggio sempre per il bene dei senesi coloro che intendono fare politica anche alta ma comunque legata al territorio non perdano tempo in uno scontro da “basso impero”(cosi anche certi giornalisti non ricomincino con le solite livorosita’) ma si concentrino sul risultato che ho prefigurato per il 17 mattina.
Maestro James