Il partito di Verdini e della “delegittimazione della magistratura” a sostegno di Riccaboni e company. E anche Bisi e Marignani al fianco del loro caro Angelo

Quella del Conte Mascetti  con lo scorrere del  tempo va a finire che diventa una supercazzola minore rispetto a quelle contemporanee. Per non smentirsi gli autori di nuove supercazzole giganti gareggiano a ruota libera.

Cercavate la prova provata che il rettore subjudice Riccaboni è in mano al PDL di Verdini e al giornalista europeo Stefano Bisi? Riposate la mente e fermate le ricerche: oggi il verdiniano Marig(nani) scende in pista sul giornale vicino a Verdini (http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/2011/10/19/603145-illecito_finanziamento.shtml )per comunicare a tutti che il PDL è al fianco di Riccaboni. E lo fa in modo scomposto e ridicolo e naturalmente il Marig(nani) stesso svela il ruolo del PDL presso il ministero della Gelmini. Alla faccia delle formalità e del rispetto dei rapporti istituzionali. Scrive il Marignani: “ A tal proposito il PDL saprà assicurare tutti i supporti politici necessari a partire dagli opportuni interventi di sostegno a livello ministeriali”. Ci sorge spontanea la domanda, ma Marig(nani) con chi parla al Ministero: con la Gelmini o con il musicologo di chiara fama? E di cosa parlano al ministero: di come evitare il commissariamento e di come nascondere l’incapacità gestionale di Riccaboni? Ci raccomandiamo con Marig(nani): cortesemente non ti fermare, continua a far pressioni sul ministero e tra una chiaccherata e l’altra rileggiti questo articolo di giornale (http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/18/Associazione_delinquere_nuova_accusa_Verdini_co_8_111018017.shtml ).

Ma il Marig(nani) dà il meglio di sé quando scrive riferendosi all’università (roba da vergognarsi!!!): “..nonostante le peripezie economiche degli anni passati, dovute a gestioni non condivisibili”. Ecco che con queste parole emerge tutto il disegno bisiano e verdiniano sull’università: negare il dissesto, coprire i responsabili e applicare il modello Brunetta nella gestione dei lavoratori. Quali “peripezie” e “gestioni non condivisibili” caro Marig(nani): la colpa del deficit è di una brancata di dissestatori  che hanno dissanguato le casse dell’ateneo e a tutt’oggi mancano le risorse,  e visto che parli fitto fitto con il Riccaboni perché non ti fai spiegare gli ulteriori “debiti da pagare” e non pubblichi questo famoso piano di risanamento di cui tanto parli. A proposito caro Marig(nani) è vero che mesi fa il rettore è venuto nella sede del PDL per illustrarvi questo famoso risanamento? A noi risulta di sì. Quello che non risulta è proprio il piano di risanamento.

Insomma cari lavoratori dell’università, cari cittadini senesi, cari sindacati, care Istituzioni della città e regionali e cari magistrati senesi, oggi il PDL di Verdini comunica a tutti che all’università il dissesto non è mai esistito (erano solo peripezie) e che il Riccaboni è protetto e sostenuto dal PDL di Verdini e dal gruppo editoriale del Corriere di Siena.

All’inaugurazione dell’anno accademico (ci sarà???!!) gira voce che ai presenti proporranno questa colonna sonora di apertura della cerimonia  http://www.youtube.com/watch?v=pUsBjw9G2Io&feature=related

P.s. A proposito ma il Marig(nani) e il Bisi due righe sull’inchiesta che coinvolge l’esponente del PDL senese Andrea Pisaneschi non le scrivono????

Ecco i 55 nomi dell’inchiesta di Verdini

Ecco l’elenco dei 55 indagati per l’affaire Verdini. Noi non aggiungiamo commenti. Solo una cosa: ci riconoscete qualcuno di noto a Siena? E se sì, chi? Aspettiamo ansiosi i vostri commenti.

Ad majora

 

Aggiornamento sull’inchiesta che coinvolge Denis Verdini (la magistratura di Firenze lavora e non traccheggia)

Notizia dal quotidiano il Corriere della Sera.

“LA RELAZIONE DEI COMMISSARI DI BANKITALIA – L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros di Firenze, si è alimentata con le 15 mila pagine della relazione dei commissari di Bankitalia che tuttora gestiscono l’istituto e con la rilettura delle intercettazioni della cricca. Nel mirino degli investigatori anche un finanziamento da 150 milioni concesso da un pool di banche alla Btp e ottenuto, secondo i pm, anche grazie a un’attività di lobbying in favore di Btp svolta da Andrea Pisaneschi (ex presidente banca Antonveneta e componente del cda di Mps). “

Il feudo del Credito Cooperativo
Anche Dell’Utri tra i 55 indagati

Per Verdini l’ipotesi di reato è passata all’associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita

FIRENZE – Nella veste di presidente della banca Credito Cooperativo Fiorentino, il coordinatore del Pdl Denis Verdini «dirigeva e organizzava» un’associazione a delinquere responsabile di una trentina di appropriazioni indebite, in un paio di occasioni da 12 milioni di euro. Secondo i magistrati fiorentini, tutto ciò era possibile perchè l’istituto era una sorta di feudo: Verdini al vertice e sotto un cda e sindaci revisori «meri esecutori» delle sue richieste. Il ritratto emerge dall’avviso chiusura indagini di un filone d’inchiesta sulla cricca e i Grandi Eventi, quello, appunto, sulla gestione della banca di Campi Bisenzio (Firenze), presieduta da Verdini fino al 23 luglio 2010 e commissariata pochi giorni dopo.

TRA GLI INDAGATI ANCHE VERDINI – Cinquantacinque gli indagati, fra cui il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, accusato di appropriazione indebita, perchè destinatario di uno dei 34 finanziamenti concessi, secondo i magistrati, senza credenziali. Verdini è accusato, assieme ai vertici della banca, anche di falso in bilancio e, in qualità di esponente politico, di finanziamento illecito: secondo gli investigatori avrebbe ricevuto da una serie di imprenditori circa 700 mila euro in cambio di consulenze fittizie giustificate con false fatture. Indagati anche la moglie, il fratello e la nipote di Verdini: la prima per un’appropriazione indebita da 2,5 milioni e gli altri due per un finanziamento da 3 milioni concesso alla loro azienda.

GLI EPISODI CONTESTATI – Fra i 34 episodi contestati dai pm fiorentini Giulio Monferini, Luca Turco e Giuseppina Mione, 27 riguardano finanziamenti – secondo i pm talvolta indiretti – al gruppo edile Btp, all’epoca presieduto da Riccardo Fusi. I magistrati sospettano che fra l’imprenditore e Verdini ci fossero «interessi diretti e occulti». Sempre per filoni dell’inchiesta sulla cricca, entrambi sono anche a processo a Roma, mentre pochi giorni fa sono stati prosciolti a L’Aquila. Il parlamentare del Pdl Marcello Dell’Utri è indagato per quella che gli investigatori ritengono un’appropriazione indebita sotto forma di «affidamento nella forma dello scoperto di conto corrente» per oltre 3 milioni di euro. Anche i rapporti fra Verdini, Dell’Utri e il Credito Cooperativo fiorentino hanno interessato altre procure: sono stati al vaglio dei magistrati di Roma per l’inchiesta sul business dell’eolico in Sardegna. «Assistiamo al deposito di atti che si fondano unicamente su un teorema, di cui evidentemente taluni pubblici ministeri sono innamorati al punto da darmi l’idea di una guerra personale», ha commentato Verdini, che ha ricevuto la solidarietà del segretario Pdl Angelino Alfano, e che si difende con un «fatto inoppugnabile: circa la metà delle decine di posizioni (affidamenti) che vengono contestate» hanno «già riportato i soldi in banca» mentre «per l’altra metà, sono state e sono al 90% erogazioni deliberate con congrue garanzie reali».

LA RELAZIONE DEI COMMISSARI DI BANKITALIA – L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros di Firenze, si è alimentata con le 15 mila pagine della relazione dei commissari di Bankitalia che tuttora gestiscono l’istituto e con la rilettura delle intercettazioni della cricca. Nel mirino degli investigatori anche un finanziamento da 150 milioni concesso da un pool di banche alla Btp e ottenuto, secondo i pm, anche grazie a un’attività di lobbying in favore di Btp svolta da Andrea Pisaneschi (ex presidente banca Antonveneta e componente del cda di Mps).

Ecco il piano di conservazione e di tutela messo in atto da Riccaboni. Una sorta di piano di galleggiamento finalizzato alla tutela dei dissestatori. La magistratura senese perché si è fermata?

Il quadro è palesemente chiaro dentro e fuori l’università. Il rettore subjudice Riccaboni e la rappresentante in ateneo di Jolanda Cei Semplici, ovvero Ines Fabbro, non stanno lavorando per risanare l’ateneo: non sono in grado e non hanno costruito nemmeno le condizioni per farlo.

Stanno galleggiando con un solo obiettivo: tutelare le posizioni di coloro che hanno partecipato al dissesto dell’università e quindi permettere la conservazione delle posizione di privilegio dei tosiani. Queste non sono supposizioni. Ci sono atti e comportamenti certificati da parte di questi due irresponsabili, Riccaboni e Fabbro, che dimostrano questo piano.

Ecco in sintesi lo schema.

1)Riccaboni e Fabbro su pressione del gruppo dei tosiani devono creare le condizioni interne e di perdita di tempo per tutelare le posizioni di Boldrini, Angelaccio, Goracci, Bigi e dei tosiani della facoltà di medicina e lettere.
2)Riccaboni e Fabbro da tempo hanno messo in atto un piano antisindacale e penalizzante per il personale tecnico amministrativo in modo da giustificare a dicembre o gennaio il piano di esuberi: secondo questi due per tutelare i baroni è preferibile sacrificare il personale tecnico-amministrativo.
3)Riccaboni e Fabbro in barba alle regole di trasparenza e senza il pieno coinvolgimento degli organi di ateneo da mesi intrattengono rapporti con la Sansedoni S.p.a e con la Cassa depositi e prestiti. E qui sorge spontanea la domanda: visto che l’ateneo è un ente pubblico,  Riccaboni con chi intrattiene rapporti e per quali motivi dentro la Sansedoni S.p.a e la Cassa depositi e prestiti?
4)Riccaboni da mesi (vedi anche lo scivolone della mancata, ma poi pagata rata del mutuo alla banca Mps) lascia intendere di avere rapporti con dirigenti della Banca MPS. Ma con chi parla  e si incontra il rettore subjudice Riccaboni dentro la banca?
5)Siccome il PD di Siena per leggerezza dei propri dirigenti e per pressioni da parte del gruppo vicino a Luigi Berlinguer è stato messo in un angolo da Riccaboni rispetto alle dinamiche dell’università, lo stesso Riccaboni da mesi gode del sostegno del partito di Verdini rappresentato a Siena da Marignani. Infatti fonti romane ci informano che lo stesso Marignani sta scavando un solco tra Siena e l’ufficio della Gelmini per chiedere un sostegno per Riccaboni.

In conclusione possiamo affermare che Riccaboni e Fabbro stanno demolendo definitivamente l’ateneo, macellando il personale tecnico-amministrativo e praticando azioni a tutela dei dissestatori con il sostegno del partito di Verdini.

Ma la magistratura senese che fa? 270.000.000 di euro di dissesto e tutto tace!!!

P.S. Non dimentichiamoci che in tutto questo quadro a difesa dei baroni e delle posizioni di privilegio ci rientra anche il giornalista Bisi. Infatti il giornalista europeo non solo è convinto di condizionare ancora la politica senese, ma addirittura quando dialoga con qualcuno, soprattutto a Firenze, lascia intendere di avere un rapporto diretto con il sindaco e i vertici della città e di avere tutte le porte aperte. Più che un giornalista sembra il coordinatore politico. Invece di continuare a fare il Presidente del collegio dei maestri venerabili del GOI Toscano potrebbe candidarsi alla presidenza della provincia e della regione.

Questioni di “salute pubblica” e i quattro valorosi elementi

Che la situazione politica senese sia caratterizzata da movimenti tellurici registrati dai maggiori sismografi del pianeta è dimostrato dalle vicissitudini dei quattro elementi cardine della Terra che sono il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra. Infatti qui su Siena questi quattro elementi possiamo identificarli con quattro protagonisti che sono autori e sono al centro di questi movimenti tellurici.
Ci riferiamo esattamente all’inventore del groviglio Stefano Bisi, al rappresentante locale del partito di Verdini e Girlanda il mitico Marignani, al rettore pro tempore poco magnifico Riccaboni e all’avvocato superbanchiere Giuseppe Mussari. Ciò che stupisce, e infatti non possiamo che definire Stefano Bisi l’elemento acqua, è appunto l’alluvione di critiche e di attacchi continui che lo stesso Bisi sta proponendo nei confronti del suo amato sistema. Praticamente in pochi giorni Bisi è riuscito ad invertire il proprio ruolo: da grande mentore del groviglio senese è passato ad essere un vero “maestro” di opposizione dura al medesimo sistema. Le spiegazioni per questa repentina conversione potrebbero essere due: il groviglio sta finendo e di conseguenza finisce lo stesso ruolo del Bisi; oppure il Bisi è diventato a tutti gli effetti il portavoce giornalistico del partito di Verdini e Girlanda che probabilmente hanno deciso di rompere la pace armata col PD e quindi attaccano il governo di centro sinistra locale.
L’altro elemento, il fuoco, è degnamente rappresentato dal rettore di fiducia del Bisi Angelo Riccaboni che, non contento del grave dissesto in cui si trova l’Università, proprio con le caratteristiche del fuoco continua imperterrito a bruciarla del tutto.
L’elemento terra è rappresentato dal superbanchiere Mussari che in questi anni ha dimostrato, e qui gli va riconosciuto, di tenere al guinzaglio tutti i politicanti e le varie correnti politiche di Siena e si è costruito una carriera fulminante. Il problema, a nostro avviso, che vive Mussari oggi, è che quella terra che si era costruito sotto i piedi si è rivelata male amalgamata e i cavalieri della finanza, che si sono mossi al galoppo con cavalli molto più prestanti di quelli del Mussari, stanno disintegrando la terra dove lo stesso Mussari poggia i piedi.
E infine l’aria magnificamente rappresentata dal portatore di proposte politiche fatte solo d’aria Claudio Marignani che oggi sulle pagine del giornale diretto dal l’elemento acqua ci propone due chicche che gridano vendetta al cielo. Il Marignani si azzarda a proporre un “governo di salute pubblica” e qui ci viene spontaneo dire che nel caso in cui questa battuta ironica dovesse essere presa in considerazione, noi personalmente ci mettiamo una mano sulle palle e una sul culo e nel contempo non possiamo che allertare l’ARPAT. Ve lo immaginate un governo di salute pubblica col partito di Verdini? Tocca chiamare il 118.
L’altra chicca del Marignani è quando afferma che l’altra priorità di Siena è l’aeroporto di Ampugnano. Qui Marignani ha raggiunto il massimo, però siamo d’accordo con lui: in considerazione della mega inchiesta sull’ENAC, che ha visto anche degli arresti, invitiamo la Magistratura a a dare priorità oltre che all’inchiesta sull’Università, anche all’inchiesta su Ampugnano. In effetti sono due priorità.
In conclusione e in attesa che i quattro elementi si diano una regolata azzardiamo noi alcune ipotesi per levare completamente di torno il groviglio e per dare un respiro normale (e per normalità non intendiamo quella di D’Alema) a questa bella città. Innanzi tutto per rilanciare il ruolo e la credibilità della Fondazione riteniamo come atto dovuto che sia Mussari sia Parlangeli lascino i loro incarichi. E siccome noi non siamo populisti non ci lanciamo nella richiesta inutile del “tutti a casa”. Qui serve un segnale ben preciso: Mussari e Parlangeli devono lasciare i loro incarichi e naturalmente servono in loro sostituzione delle figure manageriale riconoscibili e quindi invitiamo ad escludere recisamente l’ipotesi di Alessandro Piazzi al posto di Mussari. Ora gfodiamoci tutti il palio e nel salutarvi auguriamo tanta, ma tanta buona fortuna al Bisi e al Marignani per questa loro battaglia campale contro il loro stesso sistema.

Ceccuzzi è il candidato sostenuto da Piero Tosi e Luigi Berlinguer

Era l’ottobre 2010 quando il segretario provinciale del PD Elisa Meloni e quello comunale Mugnaioli addebitavano le responsabilità della crisi dell’ateneo senese alla gestione Berlinguer-Tosi; era il novembre del 2011 quando Franco Ceccuzzi in merito al dissesto dell’università dichiarava “una delle cause principali che hanno portato al dissesto è certamente l’irresponsabilità nei confronti del patrimonio pubblico, alimentata da un vorace egoismo corporativo”. Era l’ottobre … era il novembre … e quelle frasi erano soltanto propaganda e fumo negli occhi: il valzer dell’ipocrisia e il balbettio di un gruppo dirigente carico di responsabilità politiche. E sapete perché? Ceccuzzi è da sempre alleato con la nomenclatura universitaria berlingueriana-tosiana ed oggi con l’ufficializzazione del comitato elettorale a sostegno dello stesso Ceccuzzi, abbiamo la prova provata di quel legame storico e di quella condivisione gestionale della cosa pubblica. Ecco  le truppe berlingueriane-tosiane dell’università schierate dentro il comitato elettorale di Ceccuzzi: Aldo Berlinguer (figlio di quel Luigi ex rettore), Omar Calabrese, Mauro Cresti, Romano Dallai, Marco Galeazzi, Alessandro Rossi, Marcello Flores d’Arcais, Stefano Maggi, Fabio Semplici (figlio di Jolanda Cei Semplici), Roberto Venuti e infine il berlingueriano storico in rappresentanza della sua corrente dentro il PD (oggi però è quasi solo) Alessandro Starnini. Praticamente Ceccuzzi è il candidato sindaco di fiducia di Piero Tosi e di Luigi Berlinguer e il garante di questo accordo è lo stesso presidente del comitato elettorale l’ex rettore Mauro Barni che alcuni continuano a descrivere come “un esempio” o “un uomo sopra le parti”, mentre da sempre è schierato con la nomenclatura berlingueriana-tosiana e con il “sistema Siena” tanto caro a Stefano Bisi. Le truppe non sono finite: per marcare la coalizione i berlingueriani si sono impadroniti dell’IDV e dopo il teatrino”siamo fuori siamo dentro la coalizione”, grazie alla vecchia amicizia tra Luigi Berlinguer e il dipietrista Evangelisti, anche l’IDV sostiene Ceccuzzi. Infatti basta leggersi i nomi dei candidati e il gioco è ancor più chiaro: dal berlingueriano di sempre Luciano Peccianti a Bernardo Giorgi alla Di Simplicio. Naturalmente non manca il sostegno di Maurizio Boldrini (sempre presente alle iniziative di Ceccuzzi) che oltre ad avere “tanti allievi comunicatori” fedeli a Ceccuzzi, è ben rappresentato nella coalizione da Fiorino Iantorno e da Cannamela. Questo sarebbe il nuovo tanto sbandierato da Ceccuzzi e dai suoi comunicatori? Ma quale nuovo e quale discontinuità: siamo in presenza della peggiore restaurazione di intrecci e metodi gestionali corporativi e dannosi per le istituzioni; e il dissesto dell’università racconta più di tante parole i risultati gestionali della nomenclatura berlingueriana-tosiana che oggi sponsorizza il chianino Ceccuzzi verso la carica di sindaco. All’interno di questi equilibri si scompongono e si ricompongono altri equilibri che vedono tra i protagonisti il giornalista Stefano Bisi che ricopre anche la carica di Presidente del collegio dei Maestri Venerabili della Toscana del Goi. Tutti ricorderete che fino a un anno fa il Bisi era un diretto sostenitore di Ceccuzzi e del PD, poi all’improvviso qualcosa è cambiato e quel rapporto è mutato, quasi sparito. Dal rapporto idilliaco tra il Pd senese e il Bisi siamo arrivati ad un rapporto di chiusura (almeno sulla “carta”). Un raffreddamento tale da  indurre Ceccuzzi nel settembre 2010 ad affermare che “ ritengo moralmente ed eticamente incompatibile l’affiliazione alla massoneria con l’iscrizione ad un partito, anche quando lo Statuto lasciasse spazio a diverse interpretazioni.” Non contenti quelli del PD si sono inventati la famosa quanto inutile “carta dei valori” che di fatto si scaglia contro la massoneria. E qui apro una mia personale parentesi: la massoneria è un’associazione legale ed è meglio essere massoni che dei dissestatori di università (chiusa parentesi personale). Che fa il Bisi di fronte a tutto questo? Niente, anzi continua con le sue solite furbate giornalistiche. Rimane taciturno per un un paio di mesi e all’improvviso colto da “nostalgie socialiste” intraprende una personale polemica con Martelli e qui mette in campo l’ennesima furbata. Per riaccreditarsi come il difensore del “sistema Siena” scarica tutto il suo livore contro la coalizione che sostiene Corradi, pubblica un fantasioso sondaggio, e per dimostrare al resto del mondo (Perugia-Firenze-Roma) che ancora conta qualcosa a Siena, chiama a sostegno delle sue tesi un altro furbetto della politica Mauro Marzucchi e sulle pagine del Corriere di Siena oltre a pubblicare gli attacchi di Marzucchi a Martelli pubblica allo stesso una dichiarazione contro la “carta dei valori” sottoscritta anche dallo stesso Marzucchi. Niente di più ridicolo caro Bisi. Come minimo per coerenza rispetto alla carica di Presidente del Collegio dovresti prendere una posizione altrettanto coerente e non continuare a sostenere e  fare da megafono a coloro che additano la tua associazione come “moralmente ed eticamente incompatibile”. Ma su questo son convinto che altri da un grado più alto affronteranno nelle sedi associative la tua incoerenza anche rispetto al giuramento dato.

Ma le virate del Bisi non sono finite. In questa solitaria battaglia contro tutti e nel vano tentativo di riprendersi un ruolo, il giornalista Bisi abbandona anche il suo vecchio amico Mussari e infatti pubblica integralmente sul suo giornale il famoso attacco contro i vertici della Banca Mps scritto da Fiorino Iantorno in rappresentanza di tutta la coalizione del Ceccuzzi, senza alcun commento critico o di difesa dei vertici della banca (un tempo Bisi era sempre pronto a difendere i vertici della banca). Tutte queste virate perché? Perché anche Bisi  si sta inserendo nel tentativo di restaurazione berlingueriana-tosiana e forse spera che dopo gli attacchi del PD senese a Caltagirone socio privato della banca MPS le voci messe in giro dai ceccuzziani che “annunciano la fine di Mussari” diventino realtà  e quindi Bisi “scende da un carro e monta sull’altro”. In sintesi, l’accordo tra i berlingueriani e Ceccuzzi prevede questo schema: Ceccuzzi sindaco, Alessandro Piazzi (uomo di sintesi tra le due componenti) alla presidenza della banca MPS e l’università sempre in mano alla solita nomenclatura.

Vi sembra uno scenario sostenibile per Siena? Io credo proprio di no. Votare Ceccuzzi significherebbe consegnare la città alla nomenclatura berlingueriana-tosiana e la banca MPS a Berlusconi. Oggi il PD senese attacca Caltagirone socio privato di MPS perché lo stesso imprenditore fa parte della cordata finanziaria opposta a Berlusconi e siccome Ceccuzzi è in sintonia con Denis Verdini (braccio destro di Berlusconi) risulta evidente chi verrebbe favorito dall’esclusione di Caltagirone dall’assetto societario della banca.

Nessun dorma …

Maestro James

E vai col doppiopesismo e con un pretenzioso e vacuo moralismo

Questi uffici osservano con disgusto la pantomima che l’Italia dei (dis)Valori ha messo in scena per riuscire a sedersi a quel tavolo del centro-sinistra capitanato da Ceccuzzi dal quale ritengono poter ottenere un po’ di seggiole su cui sedersi. Complimenti per davvero! Dopo che l’IdV locale aveva resistito, è arrivato l’evangelico Evangelista e questo è il risultato: una stomachevole conferenza stampa dove si sono sbaciucchiati dandosi del nuovo vicendevolmente (e anche di 2.0 che vuol dire evidentemente secondo).  Nel frattempo escono queste belle lettere qui: http://www.iltribuno.com/articoli/201101/litalia-dei-veri-valori-chiede-scusa-agli-eletto.php.

La stessa infame tarantella che ha fatto Ceccuzzi con l’IdV, alla fine facendola commissariare de facto, l’ha fatta il suo amico, di Ceccuzzi, Verdini con la Lega, dimostrando ancora una volta la comunità di intenti e mezzi ai limiti e oltre i limiti della decenza e della legalità.

Altrove, sulla bacheca Facebook del ceccuzziano Simone Bezzini, del quale stiamo ancora aspettando le dichiarazioni in merito agli sbirillamenti di macchine in Pian dei Mantellini compiuti dal suo direttore generale Tommy Stufano nonché in merito agli innumerevoli cadaveri di cinghiali dell’affaire Cinghialopoli, si sta svolgendo una simpatica discussione sulla Massoneria cui partecipa anche la ceccuzziana Lucia Coccheri e alla quale questi uffici hanno aggiunto un commento:

Come si può ben vedere non è stato neanche considerato, anzi hanno continuato a chiacchierare come niente fosse.

Questi uffici, nonostante abbiano tre dita di pelo sullo stomaco, rimangono esterrefatti dall’incredibile prepotenza, arroganza e infamia dell’atteggiamento di certi politic(ant)i locali e invitano per ciò i Cittadini a votare qualsiasi altra cosa che non sia il PD e il PD+L.

Di questi domenicali uffici

Cesare Mori

Dissestatori di colori pastello

Questi uffici sono a rilevare come i dissestatori (e i dissestaTosi) non si limitano a dissestare Atenei, ma – grazie al partito di Verdini e del bunga bunga – anche le banche e vari altri enti. Si vede che la scuola è buona. Vi propongono perciò la lettura di questo articolo

Grandi appalti, perquisiti avvocati per le consulenze a Verdini

con speciale attenzione al passo sotto riportato

Tra le figure che compaiono nelle indagini c’è il professor Andrea Pisaneschi, uno dei due più illustri collaboratori dello studio Olivetti Rason (l’altro è il professor onorevole Pdl Gaetano Pecorella, uno dei numerosi avvocati del premier Silvio Berlusconi). Pisaneschi è titolare della cattedra di diritto costituzionale alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Siena. All’epoca del contratto di mutuo era consigliere di Mps di nomina Forza Italia. Due mesi più tardi, il 22 dicembre 2008, è stato designato presidente di Banca Antonveneta, dopo la acquisizione dell’istituto da parte di Mps. Anche il fratello Niccolò è docente a Siena.