La “cricca dei fondi europei”. Indagini avviate dalla sezione accertamenti danni erariali della Guardia di Finanza di Genova. Queste cricche dei fondi europei esistono solo in Liguria?

Dal giornale ligure online “Savona News” (http://www.savonanews.it/2011/09/12/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/la-cricca-ligure-dei-fondi-ue-il-dispositivo-integrale-della-guardia-di-finanza-e-le-300-pagine-di.html) da non confondere con Siena News (il giornale del “tutto il mondo è fantastico e di quanto è bravo Riccaboni”) apprendiamo una notizia che stimola la nostra memoria cartacea sui vari scandali relativi alle truffe sui fondi europei. La Guardia di Finanza di Genova ha scoperto una vera e propria “cricca ligure dei fondi europei”.

Ma queste cricche specializzate nelle truffe sui fondi europei sono presenti solo in Liguria?

In attesa di trovare delle risposte alla nostra domanda, siamo a chiederci che fine hanno fatto le inchieste della magistratura senese in merito ai brogli sull’elezione del rettore pro tempore Riccaboni e sul disgustoso dissesto dell’università di Siena. O forse bisogna rivolgersi alla Procura della Repubblica di Genova????

Tre storie di inciviltà e la legalità perduta

Le cinque vittime del crollo del maglificio di Barletta

La bambina Maria Cinquepalmi, Tina Ceci (37 anni), Antonella Zaza (36 anni), Matilde Doronzo (32 anni), Giovanna Sardaro (30 anni). Cinque vite unite nella morte: una morte che non è ammissibile in uno Stato civile e moderno. Erano cinque operaie (anche la bambina!?!) di un maglificio che evidentemente, visto il crollo, non era nelle condizioni di poter svolgere attività. Chi doveva controllare forse era distratto e ha lasciato che quel luogo diventasse la tomba di cinque giovani vite. Vogliamo ricordarle come monito per la politica becera e inetta che ha abbandonato la via dello sviluppo e delle regole per occuparsi di “puttane” e “arricchimenti personali durante la gestione degli enti nazionali e locali”. Con il lavoro si dovrebbe vivere, invece in Italia spesso, anzi troppo spesso, di lavoro si muore.

L’aggressione  indecente alla parlamentare del Pd, Lucia Codurelli

Che il parlamento italiano sia popolato da inquisiti, bifolchi e perditempo non suona nuovo. Che oltre a questi ogni tanto emergano anche degli incivili e dei privi di educazione civica conferma la necessità di una consistente bonifica delle aule parlamentari. L’ultimo episodio di mancanza di civiltà si è manifestato in forma indecente e lesiva della dignità nei confronti della parlamentare del PD, Lucia Codurelli. Un deputato della Lega (che andrebbe espulso immediatamente dal parlamento) si è rivolto alla parlamentare con questa frase squallida  che citiamo proprio per ricordare a tutti noi lo stato di inciviltà che assume sempre più toni preoccupanti. Ecco la frase disgustosa rivolta nei confronti della parlamentare: “Vai a farti scopare, che è meglio”. La redazione di Fratello Illuminato esprima piena solidarietà e vicinanza alla parlamentare Lucia Codurelli.

La storia di un ragazzo che ha perso il lavoro

Esisteva un tempo, fino agli anni ’80, una prestigiosa università: L’Università degli Studi di Siena. Oggi è una delle università più dissestate del mondo per colpa di bande di dissestatori e banditi veri e propri. Non sappiamo come definirli altrimenti questi vigliacchi e predoni che hanno messo in ginocchio una prestigiosa istituzione e centinaia di lavoratori. Hanno dissestato per oltre 270.000.000 di euro: vi rendete conto della portata della cifra del dissesto? Sono ancora impuniti, i responsabili, e sono ancora ai propri posti. La magistratura senese si sta assumendo una grossa responsabilità nel non chiudere le indagini sul dissesto e sui brogli per l’elezione del rettore e a questo punto speriamo nell’intervento del CSM o nella Procura generale di Firenze. Come mai questi ritardi della magistratura senese? Nel caso di un ragazzo (come di altre persone) che è rimasto senza lavoro per via del dissesto il tempo non è stato così clemente. I dissestatori sono sempre ai propri posti e la gente (che ha famiglia e deve pagare i mutui) paga sulla propria pelle il banditismo di un ristretto numero di dissestatori. Colpevoli sono anche i silenzi della politica senese che, distratta nella corsa alle poltrone sulla Fondazione e sulla Banca MPS, non si rende conto che la situazione dell’università, se non viene risolta, porterà tutta l’economia senese nella crisi non solo economica, ma anche morale e della tenuta della percezione della legalità da parte dei cittadini. Come mai la magistratura senese non si muove? Meditate e non perdetevi di vista.

Qualche domandina di ordine giuridico all’amministrazione universitaria

Domanda numero 1.

E’ vero o non è vero che il 4 ottobre di fronte al giudice del lavoro di Siena verrà discussa l’opposizione al decreto ingiuntivo proposto da Loriano Bigi (lo ricordiamo coinvolto a pieno titolo nello scandalo del SUM con cui l’ateneo senese ha avuto ed ha rapporti piuttosto stretti al contrario di quanto sostiene Riccaboni) per l’escussione di oltre 100.000 euro secondo lui dovutigli? E’ vero o non è vero fra l’altro che Ines Fabbro ha sostenuto in più sedi che il Bigi, noto dissestatore conclamato e sotto indagine per due dissesti (ciù is megl che uan), aveva ragione ad esigere queste cifre? Ora vediamo se il giudice prende le parti dell’Ateneo o dei dissestatori.

Domanda numero 2.

E’ vero o non è vero che in data odierna si laurea Andrea Leonardo Frediani nel corso di laurea in “Economia dei Mercati Finanziari” con relatore Michele Patanè (Associato di “Economia degli intermediari finanziari) e con una commissione così composta:

Di Pietra Roberto (ordinario, Presidente), Bertelli Ruggero (Associato),Maraghini Maria Pia (Ricercatrice), Patanè Michele (Associato), Pierani Pierpaolo (Ricercatore), Pasquale Ruggero (Ricercatore), Barnabè Federico (Associato)? Vale a dire che il figlio di Lorenzo Frediani, consigliere finanziario del rettore e professore di “Economia degli intermediari finanziari” si laurea:

1) Nella stessa Università del padre;
2) Nella stessa Facoltà del padre
3) Nello stesso Corso di Laurea del padre;
4) Nello stesso Dipartimento del padre (Studi Aziendali e Sociali);
5) Nella stessa disciplina del padre;
6) Con un associato dello stesso settore del padre.
E se sì, come si concilia tutto questo con il Codice etico appena approvato dall’Ateneo, in particolar modo con l’art. 3 che recita:
(Doveri di lealtà e di collaborazione reciproca)
Ciascuno è tenuto, secondo il proprio ruolo, ad osservare la massima lealtà e correttezza, prestando altresì piena collaborazione allo svolgimento dei compiti dell’Ateneo. Sono inammissibili gli abusi di potere, le resistenze burocratiche, i comportamenti non trasparenti, i favoritismi e le richieste di favoritismi.
E’ vietata ogni forma di nepotismo, nonché di accordo volto a condizionare indebitamente la vita della comunità universitaria.

I vincitori del premio “Lo scopino d’oro”

La redazione di Fratello Illuminato il giorno 8 settembre 2011 sulla pagina facebook aveva bandito il premio “Lo scopino d’oro” da assegnare per queste categorie:

1) Miglior portavoce che porta le voci dentro e fuori gli enti pubblici;

2) Miglior dissestatore di atenei;

3) Miglior poeta classico del Novecento;

4) Miglior detentore di doppi e più incarichi.

Ci sono giunte 387 segnalazioni,sempre sul profilo facebook, e dopo il vaglio ottemperato dalla commissione di garanzia del premio presieduta da Cesari Mori sono risultati vincitori:

1) Per il premio “Lo scopino d’oro” categoria “Miglior portavoce che porta le voci dentro e fuori gli enti pubblici” vince la dott.ssa Lisa Cresti titolare della Robespierre Sas e attuale portavoce di Simone Bezzini presidente dell’amministrazione provinciale di Siena. Per poter ritirare il premio la vincitrice deve far divulgare il seguente comunicato stampa al presidente Bezzini: “Caro Boldrini, in qualità di presidente di uno degli enti che eprimono un membro del cda dell’università ti invito velocemente a riportare i soldi per i libri in onore di Luigi Berlinguer, visto che non è regolare farli pagare ai contribuenti”. Appena esce questo comunicato, una delegazione del cdr di Fratello Illuminato consegnerà direttamente alla vincitrice il premio. Per smistare certe dichiarazioni uno scopino d’oro è utilissimo.

2) Per il premio “Lo scopino d’oro” categoria “Miglior dissestatore di atenei” vince quel fenomeno che ha ordinato gli scopini da 60,00 euro cadauno. Il premio può ritirarlo direttamente in uno dei cessi di Via Roma 56.

3) Per il premio “Lo scopino d’oro” categoria “Miglior poeta classico del novecento” vince Maurizio Bettini autore di quella indigesta e vergognosa Ode a Piero Tosi. Anche lui per ritirare il premio può passare da uno dei cessi di Via Roma 56 (gli basta attraversare la strada e così potrà dotare i cessi della villetta del Glicine di uno scopino di pregio) oppure citofonare Boldrini.

4) Per il premio “Lo scopino d’oro” categoria “Miglior detentore di doppi e più incarichi” vince Alessandro Piazzi, esponente del PD senese, che ricopre contemporaneamente il ruolo di: membro della Fondazione MPS, amministratore delegato di Intesa Spa e amministratore delegato di Estra Spa. Tre incarichi son pochi: urge il quarto incarico e con lo scopino d’oro riuscirà a smistare gli impegni tra un incarico e l’altro. Per ritirare il premio rivolgersi al compagno di partito Maurizio Boldrini, genio inghirlandato di Via Roma 56.

15 giorni a Taiwan

Hong Kong, Macao, Taiwan: sono luoghi visitati in compagnia della mia amata ex e successivamente insieme al mio “cugino” di Macao. Dei tre luoghi visitati, e vi assicuro che il viaggio è stato sorprendente e spiazzante per un Protestante come me, affiorano delle piacevoli e contrastanti ricordanze di Taiwan: la flora, la fauna, un genio di “avvistamenti cinesi di minifigure” e una notte di alta tensione erotica all’ombra di una pallidissima luna asiatica. Conservo ancora le foto, scattate con una vecchia macchina fotografica Braun, con cui ho immortalato un cipresso di Formosa, l’abete di Taiwan, un fagiano di Swinhoii, il cervo sika di Formosa, una ragazza che correva scalza sulla riva del fiume Keelung, due aborigeni taiwanesi piuttosto infastiditi dalle mie scarpe di color acciaio e frammenti urbani delle città di Taipei, Taichung e Fengshan, e la foto di uno dei tanti “ristoranti a tema”.Io sono rimasto colpito dal ristorante a “tema toilette”.(come da foto allegata)

La ragione del mio viaggio a Taiwan era semplicemente il viaggio: il soggiorno taiwanese invece si è srotolato senza noia in quindici giorni di viandanti curiosi in estremo oriente.

Il settimo giorno,  dopo il risveglio dalla pennichella pomeridiana, mezzo assonnato, scendo le 17 scale del mio alloggio privato e raggiungo  mio “cugino” seduto insieme a due tipi appartenenti ad alla “Compagnia degli avvistamenti cinesi di minifigure”. Mi alloggio sull’ultima e precaria sedia dalla forma indistinta e ascolto,si fa per dire, la conversazione orientale dei tre astanti. Improvvisamente i toni della conversazione tra i tre assumono livelli feroci e uno dei due della compagnia tira fuori dalla tasca sinistra un foglio con la scritta(come quella dei film western) “Wanted” e la foto di un tipo alto piu’ o meno  un metro e 56 cm.

Appena solo con mio “cugino” chiedo allo stesso lumi di quella feroce tenzone asiatica e il “cugino” con fare da agente segreto mi dice “zitto zitto non fare domande e dimentica quella foto”. Chi sarà mai, come mai questa riservatezza e perché tanta preoccupazione? Il “cugino” mi risponde con frasi sussurrate nell’orecchio destro: “il tipo nella foto è ricercato dalla polizia di Taiwan per crimini contro il patrimonio artistico e culturale e per molestie ai danni di due orsi neri di Formosa. E’ un tipo pericoloso e fa parte della banda che ruba le minifigure cinesi e che si occupa di spaccio di saponette usate e libri trafugati alla biblioteca di Pechino. Lo chiamano il “genio di Taiwan” ed è ricercato da circa tre anni”.

Vi racconto questa storia perché Venerdi durante la telefonata con il mio “cugino” di Macao, siamo rientrati nella vicenda del genio di Taiwan e quando gli ho chiesto se la polizia era riuscita ad arrestarlo, mio “cugino” con voce decisa mi risponde che il genio di Taiwan con la complicità di due spacciatori di libri in cirillico ha varcato i confini di Taiwan e la polizia sospetta che si sia rifugiato in qualche paese europeo.

Chiudo la conversazione e grattandomi il capo con agitazione penso fino a farmi uscire due gocce di sangue dal naso: non sarà mica il solito che stiamo cercando noi? Per sollevarmi da altri dubbi decido di avvertire l’Interpool. Visto che sia in entrata che in uscita da Taiwan è caccia aperta.

P.S. Ogni riferimento ad altri geni famosi è puramente casuale e accidentale. Anzi: occidentale.

Ora finisce i’ ricreativo e principia i’ curturale: lezioni di diritto penale applicate al dissesto

Art. 48

Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche se l’errore sul fatto che costituisce il reato è determinato dall’altrui inganno; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l’ha determinata a commetterlo.

 

Art. 81
– Concorso formale. Reato continuato –
È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge.
Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.
Nei casi preveduti da quest’articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti.
Articolo così sostituito dal D.L. 11 aprile 1974, n. 99.

Capo III: DEL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO
Art. 110
– Pena per coloro che concorrono nel reato –
Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti.

Art. 476.
Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni.

Art. 479.
Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Il pubblico ufficiale, che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell’articolo 476.