Ecco a chi il contribuente eroga 177.000 euro l’anno: a una condannata dalla Corte dei Conti che se li guadagna mancando agli appuntamenti fondamentali

Apriamo un capitolo a parte per fare il bilancio di un anno di direzione amministrativa della nota condannata dalla Corte dei Conti nonché amica della nota dissestatrice di vari enti pubblici Jolanda Cei Semplici. La signora in questione corona un anno costellato da un fallimento dietro l’altro in materia di amministrazione, contabilità, gestione del personale e così via con la clamorosa assenza a due appuntamenti nodali, uno col Sindaco Ceccuzzi (che evidentemente legge Fratello Illuminato e di conseguenza l’ha annullato all’ultimo momento) e uno con dirigenti di istituti di credito ben noti in questa città, al quale ha inviato invece insieme al rettore un funzionario. Come mai ieri il contribuente ha pagato 484 euro a questa signora? Per preoccuparsi dell’Ateneo che doveva risanare? No! Per andare in commissione di concorso presso l’altro Ateneo dissestato in parte da dissestatori che conosciamo bene (Loriano Bigi, altro amico della condannata dalla Corte dei Conti) e in parte da amici del garante dei garanti nonché musicologo di chiara fama, tipo Aldo Schiavone: il SUM.
Voi direte: beh, un giorno … E negli altri 364 cosa ha prodotto la signora, a parte un massacro del personale tecnico amministrativo, l’arricchimento indebito di una nota ditta di traslochi senese, la cessione a titolo gratuito della facoltà di medicina in blocco alla Regione, l’aiuto e l’appoggio ai peggiori dissestatori, le cene con pericolosissimi dissestatori tipo la sua amica Jolanda Cei Semplici in cui piacevolmente si intrattengono su come macellare ancora un po’ i tecnici amministrativi, possibilmente quelli incolpevoli di questo disastro?
Cittadini!!! Tenete presente che tutto questo costa 484 euro e spiccioli al giorno solo per il suo stipendio, sabati e domeniche incluse. Forse sarà il caso di chiedere alla magistratura senese cosa ci ha fatto con il fascicolo aperto sulla sua procedura di selezione? E già che ci siamo ci piacerebbe sapere sotto quale zampa di tavolino sono finite tutte queste inchieste, questa inclusa. Così, per saperlo …

La teoria della mucca (l’Università di Siena): è stata spremuta con ingordigia, non le hanno dato nemmeno una palata d’erba e ora la mucca è moribonda

“Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l’iniquità, l’esercizio dell’iniquità, che lo legittima”.(Leonardo Sciascia)

Mungitori di mucche da latte pubblico, ingordi e furfanti. La “mucca” da mungere era ed è l’Università di Siena, il “latte” i soldi pubblici e i “mungitori” tutti coloro che hanno gestito dall’alto e dal basso, e alcuni continuano, la medesima università. Si sono attaccati alle mammelle della mucca piena di soldi e giu’ come fossero neonati a pocciare con foga e senza sosta dall’alba al tramonto. Sono andati avanti imperterriti, protetti e tutelati dal sistema; anche perché il sistema si serviva della mucca e con la mucca gestivano altri sistemi. I revisori dei conti complici e affiliati del medesimo gruppo non controllavano e ancor peggio avallavano qualsiasi irregolarità o porcheria contabile; i dirigenti degli uffici succubi e complici dei direttori amministrativi spendevano e spandevano all’interno di quello che si sta rivelando il “medesimo disegno criminoso” ai danni delle casse pubbliche e di un intera comunità, non solo scientifica e culturale ma morale e civile. In cima alla mangiatoia a mungere ad oltranza c’era il faraone dei faraoni, già vice sultano presso la facoltà di medicina, il ministro mancato Piero Tosi (anche banchiere se per questo!!). Avevano costituito un’associazione strutturata di mungitori di soldi pubblici che negli anni e sotto la copertura omertosa di tutti, hanno distrutto e dissestato un patrimonio della comunità : un bene pubblico e un centro di cultura e formazione scientifica di prestigio. Si sono ingozzati, abbeverati come alcolizzati e hanno praticato le peggiori truffe, falsificazioni di bilanci e sperpero di danaro pubblico. Si sentivano uno “Stato” dentro lo “Stato”, si autocelebravano e venivano celebrati e osannati come professoroni(alcuni addirittura senza una laurea, vedi il caso di Boldrini)e il giornalista amico gli dedicava articoli faziosi e bugiardi. Per anni hanno preso “per il culo” un’intera comunità, illuso dipendenti, professori onesti e tanti studenti: da un lato disegnavano fasti e illusioni e dall’altro dissestavano come quei banditi incappucciati che di notte svaligiano le casseforti.

I malfattori e i mungitori fraudolenti hanno nomi e cognomi facilmente identificati e “identificabili” dalla magistratura e sarebbe un danno ancora più elevato per la comunità se quest’ultima dovesse traccheggiare oltre il tempo massimo.

Il dramma collettivo (economico e morale) provocato da questi banditi e che rischia di sommarsi ad altri drammi economici, è stato sottovalutato anche dagli stessi dipendenti e professori onesti (salvo rare eccezioni) e dalle istituzioni senesi e dello Stato, in primis da quella incompetente del ministro Gelmini. I due neo-mungitori e pseudo immobiliaristi Riccaboni e Fabbro sono l’ultimo colpo di coda del sistema Tosi-Bigi-Boldrini-Angelaccio-Bruni-Coluccia-Gioffrè e nomenclatura a seguito. Pensate un po’: il gruppo dirigente di allora della CGIL che sulla carta doveva tutelare i lavoratori era in mano a Claudio Vigni e Diodato Angelaccio (ricordiamo che la carriera di Diodato è merito di Jolanda Cei Semplici). Claudio Vigni in amore e in sintonia con Piero Tosi dava il sostegno sindacale e politico alla gestione  e Diodato Angelaccio (alla faccia dei lavoratori onesti e che ora rischiano lo stipendio) dissestava e si faceva pagare finte missioni ai danni delle casse dell’ateneo. Questa è la storia  e non altro: i soldi dello stato utilizzati per farsi belli, gestire il consenso e favorire carriere personali. Basta pensare alla vicenda miserabile dei libri in onore del mentore di Piero Tosi, ovvero i volumi in onore di Luigi Berlinguer. Erano talmente abituati a non rispettare le regole che non hanno nemmeno regolarizzato la procedura per spendere 26.000 euro. Roba da pezzenti e da malati della truffa ai danni dello Stato. Era casa loro e si erano messi in testa di regnare fino all’ultimo sospiro dei “quattro mori”.

Che cosa resta di tutto questo lerciume? Tanta amarezza in chi ha lavorato dentro e fuori per rafforzare e dare prestigio all’Università; tanta brava gente che ha perso il posto di lavoro e rischia quello attuale perché dei miserabili hanno sperperato tutto e soprattutto resta un forte senso di smarrimento e di incertezza per le sorti future dell’ente pubblico e di chi ci lavora.

Cari magistrati senesi vi sembra che ci sia altro tempo da perdere? La mucca è moribonda ma non “lasciatela” morire. Si chiede GIUSTIZIA e non vendette. A casa Riccaboni e Fabbro e punizione esemplare per chi ha distrutto le speranze e il reddito personale di lavoratori, ricercatori, professori onesti e studenti e di un’intera comunità che necessità di chiudere definitivamente con la banda dei dissestatori. Domani è un altro giorno.

Anno Domini MMXI

Maestro James

Alcune domande al prof. Mariano Bianca, membro del cda dell’Università di Siena

Ci sono dei personaggi che un giorno sono con Tizio un giorno con Caio, ma mai si pronunciano ufficialmente per prendere una posizione ben precisa. Poi ci sono anche quelli che siedono nei consigli di amministrazione come l’Università di Siena che non prendono mai la parola e sostengono sempre le decisioni dei vertici dell’ateneo. Prendiamo il caso del professore Mariano Bianca: un professore a noi sconosciuto che siede nel cda dell’ateneo senese (come da fonte ufficiale); forse sconosciuto a noi ma ben conosciuto dai tosiani e da giornalisti come Stefano Bisi.

Sfruttiamo quindi questa occasione per rivolgere alcune domande al prof. Mariano Bianca. Se non vuole rispondere direttamente a noi, le risposte può farle pubblicare direttamente dal giornale del Bisi (noi non siamo permalosi).

1) Prof. Bianca, da sempre Lei è un sostenitore della gestione tosiana e di quella di Riccaboni, potrebbe dare pubblicamente una sua opinione sul dissesto spaventoso dell’ateneo che lei governa in qualità di membro del cda?
2) Prof. Bianca, come mai in qualità di membro del cda dell’ateneo non ha mai posto il problema dei libri in onore di Luigi Berlinguer(mai autorizzati) e quindi come mai non si rivolge alle autorità competenti per sollevare la questione di questi benedetti libri?
3) Prof. Bianca, in qualità di membro del cda dell’ateneo come mai non si esprime in merito al processo del concorso universitario che vede tra gli imputati il suo collega prof. Bruno Frediani?
4) Prof. Bianca, come mai secondo la Sua modesta opinione il giornalista Bisi conosceva il nominativo di Ines Fabbro ancor prima della selezione? Potrebbe contattare il giornalista Bisi per chiedergli “il come mai”? (con lei il giornalista Bisi non dovrebbe essere distante. Ci vada con spirito fraterno e forse un chiarimento potrebbe venir fuori)
5) Prof. Bianca come mai vota sempre a favore delle proposte avanzate dal Riccaboni e dalla Fabbro? Lei in questo momento sarebbe in grado di illustrare(in qualità di membro del cda) lo stato di salute dell’ateneo?
6) Prof. Bianca, come mai in qualità di membro del cda non ha sottoposto agli organi competenti la vicenda della società IN.FACT srl, a tutela dell’ente che amministra?
7) Prof. Bianca, Lei di cosa si occupava durante la gestione di Piero Tosi dell’Università?

Fraterni Saluti

 

Editoriale del Maestro James. Apologia anticipata del dissesto e letteratura del culto dei dissestatori. Un libro come prova testimoniale sul come hanno depredato l’ateneo senese. Un contributo alle indagini dei magistrati e un ausilio agli organi d’informazione

Care lettrici e cari lettori, motivi di “salute pubblica” mi costringono ad anticipare il mio consueto editoriale della Domenica: la lettura di un libro mi obbliga a rendere partecipi tutti che esiste la testimonianza “letteraria anticipata” di come hanno depredato l’ateneo senese. Una sorta di apologia dei dissestatori. Gli allievi che narrano le gesta dei faraoni e dei comunicatori dissestatori.

La lettura di questo libro è imbarazzante, vomitevole  e contemporaneamente dipana su carta le memorie di chi ha partecipato, avuto gratificazione e carriera, vissuto la nascita e l’evolversi del sistema del dissesto della prestigiosa università senese. Il mio editoriale si rivolge a tutti i lettori con particolare dedica alla magistratura senese che spero sequestri copia del libro e trasmetta avviso di comparizione in tribunale agli autori dello stesso libro in qualità di persone informate sui fatti. Mi sono letto anche un altro libro, ma le citazioni estrapolate da questo secondo testo vomitevole servono per dare l’incipit al resto dell’editoriale. Naturalmente la prima domanda che rivolgo ai soggetti interessati (magistratura e amministrazione dell’ateneo) è la seguente: con quali soldi sono stati stampati i libri in questione e quante copie sono state comprate dall’ateneo?

Il genio di Via Roma 56 ovvero Maurizio Boldrini nel libro “Un’idea di Università- Edizioni Franco Angeli” con Introduzione di Piero Tosi, nella Parte Prima, capitolo “Università, la reputazione oltre l’immagine” si poneva questa domanda: “Una idea o una ikea di Università?”. A parte la puttanata di domanda, la risposta se la son data quelli che invece di comprare gli oggetti all’Ikea, senza badare a spese hanno comprato scopini di design a 60 euro cadauno. Correva l’anno 2005 proprio gli anni in cui Boldrake era responsabile dell’area comunicazione e marketing. Bella reputazione dentro e oltre l’immagine.  Sempre nel libro, il genio, nel Capitolo (dal titolo altrettanto demenziale) “Autonomia, un ponte per le torri d’avorio” (e aggiungo che forse si era confuso con le torri di Stigliano) scrive: “Se prima, infatti, le Università erano distanti perché opache, oggi potrebbero diventare incomprensibili perché troppo dinamiche …”. Sì caro genio, prima forse erano troppo opache, ma da quando siete arrivati voi il problema non si è più posto: a partire dalle casse dell’ateneo anche tutto il resto è diventato invisibile con dinamicità spaziale. Evito di citare altre puttanate simili dal libro per non tediarvi e quindi arrivo al vero motivo dell’editoriale: il libro “testimonianza anticipata” del dissesto.

Si tratta del libro “La Comunicazione utile” sottotitolo: “Il caso dell’università di Siena- Edizioni Franco Angeli, anno 2005” a cura di due luminari della letteratura boldriniana Alessandro Lovari e Davide Orsini (le persone informate sui fatti da chiamare dal tribunale). Gli autori che per me sono degli emeriti sconosciuti, dopo una ricerca tramite il Web 2.0, almeno per quanto riguarda uno degli autori, il boldriniano Alessandro Lovari, risulta aver appreso in pieno gli insegnamenti del genio e i vizi scomposti e abusati di Via Roma 56. Perché ho scoperto che il Lovari lavora all’università di Siena come personale tecnico amministrativo in Via Roma 56: la sede di scienze della comunicazione (o casa Boldrini) dove si erano insediati abusivamente con la sede operativa quelli di In.Fact (o forse son sempre li?, società del genero del genio. Non si era mai accorto il Lovari di questa presenza abusiva? Figuriamoci se si poneva il problema uno che su youtube  e non, si spaccia come “professore e docente”. Il Lovari è dipendente dell’università di Siena in qualità di personale tecnico-amministrativo: quindi vediamo di volare bassi e smetterla di definirsi professore o docente (http://www.youtube.com/watch?v=6bgifFPgqAw). Forse da piccino il Lovari sentendo chiamare professore il Boldrini si sarà detto: se chiamano professore uno che non è laureato, io che ho una laurea sono professore al quadrato. In Via Roma 56 di geni ce ne sono due da oggi.

Ma veniamo alle memorie della nascita e dell’evolversi del dissesto. Dal libro del secondo genio di Via Roma 56 apprendiamo che “Con il decreto rettorale n. 122/1987-1988(rettore il garante dei garanti Luigi Berlinguer) viene istituita una Commissione tecnico-scientifica per lo studio delle iniziative legate al 750° anno di vita dell’ateneo senese”. Tra i componenti della commissione spiccano i nomi di Giuliano Catoni e del “primo dirigente dell’ateneo, Marcello Merolli”. E poi: “Ma è in occasione dei festeggiamenti per i 750 anni dell’università che viene istituito un ufficio stampa per informare sulle varie iniziative culturali in programma … nella seduta del 19 dicembre del Consiglio di amministrazione dell’Università di Siena il rettore informa che verrà costituito un ufficio stampa. Presenta in tal senso un articolato progetto predisposto dal giornalista professionista Maurizio Boldrini, che ha già svolto il ruolo di coordinatore dell’ufficio stampa con ottimi risultati, in occasione del convegno Il Futuro ha un cuore antico?, coadiuvato da Guido Parigi, Antonio Socci e Pino di Blasio”. In pratica dal libro si scopre che ai tempi del rettore Luigi Berlinguer, il genio Boldrini era il coordinatore di un ufficio stampa e il suo staff era composto dai “giornalisti professionisti Guido Parigi e Antonio Socci, oltre che dal “pubblicista” Pino di Blasio”.

Prima domanda: quanto sono costati al contribuente i festeggiamenti del 750° anniversario dell’Università e nello specifico l’ufficio stampa e lo staff del Boldrini?

Seconda domanda: i tre giornalisti Parigi, Socci e Di Blasio come mai non scrivono un bel pezzo giornalistico sulla loro esperienza al fianco dell’amico Boldrini e nel contempo non illustrano ai loro lettori la vicenda del dissesto spaventoso di oltre 270.000.000 di euro e dei famosi libri non autorizzati voluti da Boldrini per onorare il garante Luigi Berlinguer?

Sempre dal libro scopriamo (ma questo è risaputo) che dall’ufficio stampa nasce la famosa area comunicazione e marketing. E sempre dal libro ricordiamo chi faceva parte di questa mega area comunicazione (quanti soldi buttati via). Eccoli in fila i più fedeli boldriniani dell’area comunicazione e marketing: Alessandro Lovari (autore del libro), Davide Orsini (autore del libro), Monica Granchi (su questo nome ci ritorno subito dopo), Angela Caronna (figlia del direttore amministrativo di Unisi Antonio Caronna), Anna Gorini (attuale responsabile ufficio stampa università), Mario De Gregorio, Valentina Tinacci e tanti altri ancora senza dimenticare Sonia Boldrini (figlia di Maurizio) e Sabrina Pozzi (moglie di Angelaccio). Dal libro scopriamo che Monica Granchi (che non risulta mai essere stata dipendente dell’università) “dirigeva l’ufficio Produzione culturale all’interno del Centro comunicazione e marketing dell’Università di Siena: era direttore artistico di una rassegna di spettacoli e concerti agli studenti universitari e di un’etichetta musicale indipendente”. Insomma dentro l’area comunicazione e marketing il genio aveva raccolto a se la catena degli affetti di sangue e non. A questo punto chiediamo: quanto è costato al contribuente l’incarico di Monica Granchi e che tipo di incarico aveva e chi l’aveva deliberato?

Sempre nel libro, il secondo genio di Via Roma 56 ci ricorda il famoso UNISISHOP (l’altra puttanata per sputtanare soldi del contribuente) e in particolar modo ci ricorda che nell’anno accademico 2001/2002 nasce la “Linea giovane dell’ateneo” (facevano anche gli stilisti i dissestatori!!!) e “il settore marketing del Centro comunicazione e marketing d’Ateneo decise allora di attivare una gara tra 7 studi grafici per la realizzazione di questa nuova linea … Al termine della gara le diverse proposte vennero vagliate da una specifica commissione (domanda: dov’è quel bando di gara e chi erano i membri della commissione?), anche sulla base di una valutazione che teneva conto della spesa grafica e dell’originalità creativa: fu la società MILC di Siena ad aggiudicarsi la gara e a realizzare così con il Centro comunicazione e marketing la nuova linea giovane del merchandising”. Ma te pensa, la gara l’aveva vinta la MILC!!! Chi è la MILC? Su questo risponderemo in un intervento specifico: come quello fatto sulla Robespierre.

Avete capito? Con i soldi pubblici facevano gli stilisti, gli oggetti grafici: ma all’università si studiava o si cazzeggiava con le puttanate inventate dal Boldrini?

Concludo l’editoriale con una citazione dal libro del secondo genio di Via Roma che supera forse anche la disgustosa Ode a Piero Tosi scritta da Maurizio Bettini. La genia Monica Granchi nel libro del Lovari scrive: “Le parole di Einstein sembrano riecheggiare in quelle della terza relazione sullo stato delle Università italiane(20 settembre 2005) allorquando Piero Tosi, Presidente della Conferenza dei Rettori, introduce il concetto di nuovo umanesimo.” Cara Granchi (a parte una deprecazione pesante per l’apologia del Tosi) ma quali parole di Einstein e quale umanesino? Tosi e company hanno introdotto le parole di Attila e il concetto di dissestantesimo e LEI CARA MONICA GRANCHI insieme ad altri seguaci del “genio capo” ha ottenuto benefici dalla gestione Tosi-Boldrini dell’università: alla faccia di Einstein, dell’umanesimo, dei soldi dei contribuenti e della decenza civile.

In attesa di sentire riecheggiare gli avvisi della magistratura, nel frattempo cari geni e luminari (oltre a vergognarvi dei vostri giochi meschini e delle vostre ripetute opere di distruzione) avvicinate l’orecchio fuori dalla finestra cosi sentirete riecheggiare questo (http://www.youtube.com/watch?v=pQ0Pz3sOhH8).

W L’Italia liberata, la democrazia e la Giustizia.

Maestro James

Due riflessioni sulla vicenda dei libri in onore di Luigi Berlinguer

Dalla vicenda che anche ieri è stata oggetto di un consiglio di amministrazione dell’università, per come si è svolta e come si sta svolgendo questi uffici inferiscono due riflessioni:

1) Riccaboni e Fabbro hanno portato in consiglio questa vicenda che è nota dal 2009 per otto dicansi otto mesi e non sono stati capaci di cavare un ragno dal buco. Significa che hanno buttato tempo ed energia per parare il culo ad un bel po’ di dissestatori stiglianesi e pseudo-stiglianesi e tosiani per otto mesi e NON CI SONO RIUSCITI finendo regolarmente contro il muro dei revisori dei conti e di qualche agguerrito consigliere che non ci sta a sputtanare soldi pubblici per parare le chiappe a Boldrini e – soprattutto – all’onorato, il garante dei garanti, il sospensore di Penati già autosospeso che – sia detto per inciso – in questa vicenda ci sta rimediando una figura di merda spaventosa anche per la ragione che segue. Visto questo la domanda è: questi due campioni di incapacità e inettitudine che dimostrano tutti i giorni e in particolar modo ieri non sono stati capaci (perché sono incapaci) di risolvere questa bazzecola. Come possono pretendere di risanare un buco da 260.000.000? Se fossero furbi (ma è evidente che non lo sono) con queste dimostrazioni e con la magistratura e la finanza alle calcagna mollerebbero prima di peggiorare la propria già penosa situazione.

2) Ma non poteva il Sultano di Stigliano, nonché garante, nonché musicologo di chiara fama frugarsi in tasca e dare a Boldrini i soldi da riportare? Non avrebbe messo un tappo ad un vaso che non contiene solo una merda, ma chissà quante altre? E se non lui e basta gli altri contributori ai due volumi? Hanno preferito lasciare nella merda il Boldrini, senza difenderlo per niente e demandando la sua difesa ai due campioni di dabbenaggine e inettitudine, piuttosto che tirar fuori quattro sozzi soldi. Che pidocchiosi! Questi, quelli che andavano al cinema all’aperto di Stigliano a vedere la scena del “pacchetto di affetti” piuttosto che tirar fuori di tasca qualche centinaio di euro ed evitare un aggravio ai contribuenti, hanno preferito lasciare solo quel poveretto. Disposti a tutto purché pagato con i soldi pubblici! Bella gente davvero!

A questo proposito questi uffici sono ad annunciare la prossima apertura di una nuova rubrica: Fratello Illuminato risponde ai lettori!!! New for You!!

Di questi uffici

Cesare Mori

Il dovere del giornalista e le bugie del Prorettore

Cara Gaia Tancredi, senza polemizzare oltremodo, ti invitiamo in primo luogo a leggerti per intero il decreto sul dissesto (inclusa la relazione tecnica allegata), poi la famosa lettera sulla liquidità che i due genii del non far niente Riccaboni e Fabbro avevano scritto pochi giorni fa (e che voi vi siete guardati bene dal pubblicare), invitando tutti a non spendere perché mancano le risorse. Infine ti invitiamo a pubblicare sul tuo giornale questo famoso piano di risanamento del Criccaboni.
Oggi avete riportato le bugie del Prorettore. Domani perché non pubblicate i dati reali e i documenti in cui si dimostra da parte dei vertici dell’Ateneo che la liquidità c’è?
In questo modo ottemperate al vero dovere del giornalista: informazione reale e non faziosa.

P.S. I dati valli a chiedere alla tua amica, che hai sponsorizzato in tutti modi facendole anche le interviste in ginocchio, Ines Fabbro (condannata dalla Corte dei conti) e, già che ci sei, anche all’altra amica della Fabbro, Jolanda Cei Semplici che ci risulta in contenzioso con l’AOUS di cui è stata Direttore.

P.P.S. Visto che siete tutte donne: SE NON ORA QUANDO (DIRE LA VERITA’)?

Appello al Presidente della Repubblica

Visti gli sviluppi delle vicende del dissesto universitario senese, considerato che tutti i presunti responsabili sono ancora ai loro posti, visto l’incipiente fallimento dell’ente pubblico, visto che presumibilmente la magistratura senese è ancora in ferie a Castiglion della Pescaia e che quindi, dopo tre anni di indagini, non ha spiccato un solo rinvio a giudizio né sul dissesto né sulle elezioni del rettore, visto che rettore e direttore amministrativo stanno tirando il colpo alla tempia dell’istituzione, continuando a proteggere i dissestatori (per esempio cercando di proteggere Tosi e Boldrini per far pagare a qualcun altro i libri in onore di Luigi Berlinguer) invece che cercare di risollevare l’ateneo (distruggendo così il lavoro di molte persone che hanno penato per due anni per cercare di ottenere qualcosa in questo senso) e infine considerato che l’art. 87 della Costituzione recita:

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

[omissis]

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

[omissis]

la redazione di Fratello Illuminato si appella al Capo dello Stato nella sua qualità di comandante supremo delle forze armate perché mandi l’esercito a presidiare l’antica ed una volta prestigiosa istituzione, a tutela della medesima e della povera gente che ad oggi è stata l’unica a pagare per colpe non sue o solo parzialmente sue. Noi siamo rispettosi dei principi della Repubblica e quindi anche della magistratura, ma di fronte a questo sfacelo e anche ad un serio pericolo di ordine sociale, chiediamo al Presidente della Repubblica di intervenire.

Al contempo chiediamo a tutti i bloggers e a tutti gli utenti di social network interessati di dare diffusione e di appoggiare l’iniziativa qui presentata.

P.S. E fatela finita di sostenere che questo blog è da denuncia e da querela perché sarebbe come se Totò Riina denunciasse i giornali perché gli hanno dato del mafioso. Qui tutto è documentato e non c’è spazio per querele e denuncie. Noi siamo rispettosi dei principi della Costituzione e delle leggi della Repubblica. Altri non possono dire altrettanto.

Con parsimonia

Maestro James, Cesare Mori, Marianne Franceschi

 

Per risanare l’ateneo (si fa per dire) hanno nominato una direttrice condannata dalla corte dei conti per danno erariale. E la pagano addirittura 177.027,62 euro

Lo schema è semplice (anzi Semplici): il giornalista europeo Stefano Bisi in largo anticipo aveva divulgato il nome di Ines Fabbro come futuro direttore amministrativo dell’università di Siena; appena nominata su base fiduciaria dall’ex responsabile del Cresco e attuale rettore pro tempore (la sua elezione è al vaglio della magistratura) la signora pensionata e condannata dalla Corte dei conti ricordava alla giornalista l’amicizia di lunga data con Jolanda Cei Semplici (ex direttore amministrativo e madre di un dipendente dell’università di Siena che sotto la guida della pensionata condannata ha avuto un incarico che altrimenti non avrebbe mai avuto). E non dimentichiamoci che a suo tempo lo stesso Bisi tifava sia per Jolanda Cei Semplici che per l’ex magnifico Piero Tosi.

Riformuliamo tre domande che non hanno ottenuto ancora risposte:
1) Come faceva il giornalista europeo Bisi a sapere del nominativo della pensionata Ines Fabbro?

2) Come mai il rettore ha nominato la pensionata solo su base fiduciaria e non in base alla selezione che era stata attivata?

3) E’ vero o no che la signora Fabbro è stata a cena insieme a Jolanda Cei Semplici(madre del dipendente incaricato a danno di gente sicuramente più competente di lui) e a Marcello Rustici (altro nome noto all’università)?

Si afferma da più parti che la pensionata sia molto vicina alla CGIL e infatti gode del sostegno massimo di questo sindacato. Quello che appare strano è questo: come mai un sindacato come la CGIL che ha organizzato uno sciopero a difesa dei lavoratori e contro i privilegi, qui a Siena, invece, sostiene un direttore amministrativo che da quando è arrivato non solo non risana nulla ma addirittura applica provvedimenti e iniziative lesive dei diritti dei lavoratori? Come mai? Come mai?

E ancora: come mai la pensionata condannata dalla corte dei conti percepisce uno stipendio di euro 177.027,62? Siete sicuri che il compenso sia conforme alla legge? E come mai non gli è stato assegnato uno stipendio di minore entità vista la situazione drammatica dell’ateneo?

Ma poi vi sembra una scelta coerente ed eticamente sostenibile affidare a una condannata per danno erariale il compito di risanare un ateneo dissestato anche per numerosi danni erariali commessi dai dissestatori famosi?
La pensionata, da quello che riusciamo a sapere dall’ateneo, si atteggia a baronessa unta da chissà quale entità e dai risultati che sono sotto gli occhi di tutti è evidente che lo stipendio che prende sia largamente immeritato. E l’aspetto ancora più indigesto del modus operandi della pensionata è la difesa ad oltranza della vecchia nomenclatura e di soggetti palesemente indagati per il dissesto, e mai rimossi dai loro incarichi, come risulta dalle notizie di stampa.

Ne parlavo di recente e in modo fraterno con dei conoscenti di Bologna e gli stessi mi dicevano: da quando la Fabbro non è più all’università di Bologna la stessa è svettata in cima alle classifiche come ottima università; e sempre gli stessi si chiedevano come mai a Siena abbiano optato per dare l’incarico a una pensionata.
Il doppiopesismo e la doppia morale praticati della politica senese non partoriranno mai una posizione netta contro i dissestatori e non chiederanno mai alla pensionata di levar le tende dall’ateneo: attendiamo solo il giusto peso della magistratura senese. Meglio tardi che mai!!!

Nel frattempo mentre rileggerò la nobile storia di  Luigi Zamboni e G.B. De Rolandis, tanto cara a un bolognese famoso e nostra fonte di ispirazione di questioni universitarie, spero che la pensionata Fabbro decida autonomamente di  mollare la presa. Ritorni a fare la pensionata: per il bene dell’ateneo.

P.S. Domanda a latere per il giornalista europeo Stefano Bisi: come mai caro Bisi, visto che ti sei scandalizzato per la nomina di quel mantovano Ezio Zani (fermato nel 2004 in stato di ebbrezza) nel cda della banca Antonveneta, non ti sei scandalizzato fortemente (anzi hai tifato per lei) quando il tuo caro rettore Riccaboni ha nominato direttore di un ente dissestato Ines Fabbro, già condannata dalla corte dei conti? Come mai?

 

 

 

Una domanda alla direttrice di fiducia del rettore pro-tempore Riccaboni

La curiosità da sempre appartiene alla donne: ma anche noi della redazione di Fratello Illuminato scherziamo poco in tal senso. La nostra però è limitata solo alle questioni inerenti il BENE COMUNE.

A tal proposito abbiamo una domanda da porre innanzitutto alla sig.ra Ines Fabbro direttrice di fiducia del rettore pro tempore Riccaboni (in attesa degli esiti dell’inchiesta sulla sua elezione) ma alla quale potrebbero rispondere i sindacati universitari e le istituzioni presenti al famoso tavolo che si occupa di università. Volendo potrebbe rispondere anche il tavolo: forse è meno duro di alcuni protagonisti.

Ai nostri uffici risulta che al Ministero diretto dall’avvocatessa bresciana, ma con esame di procuratore passato a Catanzaro Gelmini ci sono state delle ipotesi circa alcuni “piani pilota per le università dissestate”. Per la trasparenza e il BENE COMUNE sarebbe importante sapere se la signora Fabbro è in possesso di corrispondenza scritta con il Ministero inerente questi “piani pilota sul dissesto”: se la risposta è sì come mai la comunità senese non viene informata? Ci risponda signora Fabbro e gli altri soggetti interessati si informino e se trovano i documenti sarebbe il caso di renderli pubblici. Si tratta di ente pubblico in fin dei conti: anche se nel passato è stato gestito come un affare privato e per certi versi le cose non sono cambiate.

Rispondete … rispondete!!!

Lettera aperta al presidente della Banca Monte dei Paschi Giuseppe Mussari

Egregio Presidente Giuseppe Mussari,

Le scrivo su mandato del cdr di Fratello Illuminato per interessarLa di situazioni e problematiche che inevitabilmente coinvolgono l’Istituto da Lei presieduto.

Non è nostro compito o interesse interferire con le competenze della Banca; così come manteniamo la nostra autonomia dalle discussioni inerenti la governance della stessa: ci limitiamo solo alla pubblicazione di notizie e rumours attinenti alla funzione di libera informazione.

Allo stato attuale Lei è il presidente della Banca e, se la nanologia applicata non tira fuori sorprese dal cilindro, con molta probabilità anche nel futuro dovrebbe ricoprire il medesimo ruolo. Ed è a tal proposito che il cdr di Fratello Illuminato mi ha conferito il mandato per evidenziarLe quanto segue e quindi chiederLe di assumere inziative, se le riterrà opportune, per risolvere situazioni che rischiano di coinvolgere impropriamente la banca MPS.

Come in Sua conoscenza, la banca esprime un membro del Cda dell’Università di Siena e come Lei ben sa, la stessa si trova in una drammatica condizione di dissesto finanziario per colpa di gestioni precedenti. In queste gestioni rientra a pieno titolo la vicenda dell’area comunicazione e marketing che gestiva il sig. Maurizio Boldrini.

Come avrà letto, e nel caso non fosse informato può sempre consultare i nostri archivi, il sig. Boldrini è coinvolto nella questione dei debiti fuori bilancio dell’università in merito all’acquisto(non autorizzato) dei volumi in onore di Luigi Berlinguer. Prima o poi (forse prima) inevitabilmente l’Ateneo sarà obbligato a chiedere al sig. Boldrini e ad altri soggetti la restituzione delle somme per tali acquisti. E siccome tra i membri del cda è presente il rappresentante della banca, riteniamo che la stessa banca dovrebbe provvedere a risolvere qualsiasi tipo di sponsorizzazione nei confronti di attività del sig. Boldrini: perché non appare per niente opportuno, nel caso si dovesse aprire un contenzioso tra l’Ateneo e lo stesso Boldrini, che questo ultimo risulti beneficiario di appalti o sponsorizzazioni di uno o anche di altri enti che nominano i membri del cda dell’Università.

Confidiamo nel Suo ruolo di presidente del terzo gruppo bancario italiano, affinché queste situazioni trovino risoluzione immediata; anche perché non è stato un bel messaggio aver conferito ad esponenti della nomenclatura universitaria che sostenevano Piero Tosi,in primis Boldrini, la preparazione della Strenna di Natale. Senza riaprire polemiche, ad oggi sterili, auspichiamo l’accoglimento del nostro “messaggio” teso a rivendicare il ruolo degli enti nominanti a favore di coloro che hanno subìto e pagano i danni del dissesto di oltre 270.000.000 di euro. Perché non è sostenibile, mentre tanti lavoratori fanno fatica ad arrivare a fine mese, assistere alla disinvoltura con cui taluni personaggi responsabili di quel dissesto universitario godono di sostegni da enti e banche del territorio. Questo dovrebbe essere una messaggio già acquisito tanto dalla banca quanto da altri enti del territorio.

Con parsimonia, Maestro James