Entries from Settembre 2012 ↓

Caro Montesquieu di Pontedera ora come faranno al COSVIG senza l’economista Giulio “Guido” Carli? (Un’occupazione continua di poltrone – Parte prima)

Che cos’è il COSVIG? Il Co.Svi.G. (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche) è una società consortile a responsabilità limitata (SCRL) costituita da enti locali pubblici che ne detengono interamente il capitale.

Chi sono i soci? Comune di Arcidosso, Comune di Casole d’Elsa, Comune di Castel del Piano, Comune di Castelnuovo Val di Cecina, Comune di Chiusdino,Comune di Montecatini Val di Cecina, Comune di Monterotondo Marittimo, Comune di Monteverdi Marittimo, Comune di Montieri, Comune di Piancastagnaio, Comune di Pomarance, Comune di Radicondoli, Comune di Roccalbegna, Comune di Santa Fiora, Provincia di Grosseto, Provincia di Pisa, Provincia di Siena, Unione dei Comuni dell’Amiata Val d’Orcia, Unione dei Comuni della Val di Merse, Unione di Comuni Montana Colline Metallifere, Unione Montana Alta Val di Cecina

Quindi anche la Provincia di Siena e l’Unione dei Comuni della Val di Merse sono soci del COSVIG. Provate a indovinare che c’era nel consiglio di amministrazione del COSVIG? Lui, l’economista Giulio “Guido” Carli: esperto anche di geotermia oltra che di massimi sistemi bancari. C’era, e ora non c’è più, perchè come da “verbale dell’assemblea ordinaria” del Cosvig del 3 maggio 2012 ore 14:30 l’economista Giulio “Guido” Carli si è dimesso con queste motivazioni “dimissioni legate ai nuovi e più pressanti impegni lavorativi”. E ora senza il mega esperto di geotermia Carli come faranno al COSVIG?

Il punto è un altro. Anzi, facciamo alcune domande: 1) Preso atto che la Provincia di Siena è socio del COSVIG e preso atto che al momento della prima nomina nel COSVIG Giulio Carli era dipendente della medesima Provincia di Siena vogliamo sapere se lo stesso Carli percepiva compensi dall’ente partecipato dalla provincia di Siena e se in caso di risposta affermativi non si evidenzi qualche incompatibilità. 2) Preso atto che tra i soci figura anche l’Unione dei Comuni della Val di Merse ci piacerebbe conoscere gli incarichi di partito che l’economista Carli ricopriva nel comune di Sovicille.

Ma le sorprese non sono finite. Visitando il sito del PD provinciale di Siena scopriamo che tra i membri dell’esecutivo provinciale c’è un certo Gianluigi Bogi con tanto di scheda personale “E’ nato a Sovicille, il 6 novembre del 1966. Lavora come ragioniere commercialista e, da sempre, coltiva la passione per la buona politica. Nel 1995 viene eletto consigliere comunale di Sovicille nelle liste del centrosinistra, incarico che lo vedrà impegnato fino al 1999. Nel 2006 viene eletto segretario del circolo di Sovicille dei Democratici di Sinistra e, dal 2007, dopo aver partecipato alla nascita del Partito democratico, è alla guida del circolo del Pd della cittadina della Val di Merse”.

Quindi questo Gianluigi Bogi guida il PD di Sovicille. Riassunto: Sovicille è un comune dell’Unione dei Comuni della Val di Merse e l’Unione è socio del Cosvig. Leggendo il verbale dell’assemblea del COSVG scopriamo che Gianluigi Bogi è membro del collegio dei sindaci revisori. Et voilà!!

Evidentemente in tutta la Toscana o a Siena in particolar modo si vede che non ci sono altri sindaci revisori all’infuori di quelli che hanno incarichi politici nei Comuni soci del Cosvig. Fermo restando le mega competenze in campo geotermico dell’economista Giulio “Guido” Carli.

Non hai niente da dire caro Montesquieu di Pontedera, considerati i rapporti istituzionali tra Regione Toscana e Cosvig?

Un articolo di Vittorio Malagutti per il Fatto Quotidiano: “La grande banca ora guidata da Federico Ghizzoni è costretta a a fare i conti (in tribunale) con l’eredità della passata gestione, quella di Alessandro Profumo, l’ex amministratore delegato da maggio al vertice del Monte dei Paschi di Siena”.

“Spacciatori di derivati, di prodotti finanziari ad alto rischio venduti come toccasana per i bilanci di aziende già in difficoltà e infine rivelatisi vere e proprie trappole per gli imprenditori coinvolti. E’ questa l’accusa che ha portato alla sbarra in veste di imputati decine di dirigenti Unicredit da un capo all’altro della Penisola. Da Bari ad Acqui Terme in Piemonte e ora anche a Roma con la vicenda Balloon, la grande banca ora guidata da Federico Ghizzoni è costretta a a fare i conti (in tribunale) con l’eredità della passata gestione, quella di Alessandro Profumo, l’ex amministratore delegato da maggio al vertice del Monte dei Paschi di Siena. Non bastassero le perdite miliardarie in bilancio e i guai per le presunte irregolarità fiscali sotto inchiesta penale a Milano, adesso tornano attualità le storie di imprenditori spennati (questa è l’accusa) dai banchieri con la divisa di Unicredit. Proprio ieri a Bari, nell’udienza del processo per il caso Divania, forse il più importante per le somme in gioco, il giudice ha ammesso come parte civile l’associazione per la difesa dei consumatori Adusbef. Estorsione e truffa, questi i reati ipotizzati dalla procura pugliese nei confronti di una ventina di banchieri e bancari: semplici funzionari locali, ma anche un paio di top manager al vertice di Unicredit banca mobiliare, il braccio operativo del gruppo creditizio per la finanza aziendale. Divania non c’è più. E’ fallita nel giugno dell’anno scorso travolta dai debiti e dalle perdite dopo aver licenziato gli oltre 400 dipendenti di quella che era una delle più importanti aziende del cosiddetto distretto del mobile imbottito pugliese. Un distretto da tempo in grave crisi per effetto soprattutto della concorrenza asiatica.

I problemi sul fronte commerciale però non bastano da soli a spiegare il crac di Divania. La pensa così il proprietario Francesco Saverio Parisi che ha denunciato le manovre a suo dire truffaldine di Unicredit. In sostanza, i banchieri lo avrebbero indotto a comprare prodotti finanziari ad alto rischio senza informarlo in modo completo sulle possibili perdite, legate a questi titoli in gergo definiti derivati. E così è andata a finire che strumenti venduti come fossero una sorta di paracadute per i rischi, ad esempio, di repentine variazioni dei tassi d’interessi, hanno provocato perdite che hanno aggravato la già precaria situazione aziendale. Parisi ha chiesto un risarcimento di oltre 200 milioni, ma nei mesi scorsi una consulenza tecnica ha quantificato in una somma compresa tra 15 e 20 milioni le perdite legate ai derivati. Le udienze civili sono in calendario nei prossimi mesi, ma intanto è arrivato in aula anche il processo penale. Oltre alla truffa, cioè la vendita di prodotti speculativi ad alto rischio camuffati da strumenti di copertura, la procura barese ha contestato anche l’estorsione perchè nel 2005 Unicredit avrebbe di fatto costretto l’imprenditore, già con l’acqua alla gola per via delle perdite, a stipulare un nuovo accordo con cui si impegnava a versare 4,5 milioni alla banca, a saldo delle perdite causate dai derivati speculativi.

Unicredit ha sempre respinto tutte le accuse. Nessun comportamento scorretto e, ovviamente, nessuna truffa. Questa la posizione dell’istituto di credito che non ha mancato di sottolineare come Divania fosse già in grave difficoltà a prescindere dalle operazioni speculative. Come dire che l’imprenditore avrebbe cercato di scaricare sulla banca la responsabilità di una crisi che aveva poco a che fare con i derivati. Una storia molto simile è andata in scena in un paese della provincia di Alessandria, Bistagno. L’imprenditrice Piera Levo, titolare della Nuova BB (materiale idraulico) si è trovata a pagare decine di migliaia di euro per coprire le perdite legate a prodotti di copertura sul rischio tassi venduti da Unicredit.

E per far fronte a questi impegni è stata costretta a chiedere prestiti a tassi molto elevati, fino al 29 per cento secondo la denuncia, alla stessa banca. Somme non elevatissime, decine di migliaia di euro, sufficenti però a mettere in crisi una piccola azienda come la Nuova BB. Per uscire dalla trappola alla fine l’imprenditrice piemontese si è decisa a far causa a Unicredit, denunciando anche l’istituto alla procura della repubblica di Acqui Terme. Messo alle strette, il gruppo bancario ha preferito chiudere la vicenda con una transazione, accettata dalla signora Levo, che ha anche rimesso la querela. L’inchiesta penale però è proseguita. L’accusa nei confronti di due funzionari di Unicredit è quella di usura.”

Regionopoli? Prima c’è stata boldrinopoli:l’esempio massimo di come hanno distrutto patrimonio pubblico certi esponenti del PD

In questi giorni le varie procure d’Italia stanno controllando le spese delle varie regioni, dopo lo scandalo del Lazio. Ma c’è una vicenda di portata nazionale che hanno fatto passare in sordina e che però merita un’attenzione massima della procura. Un esempio di distruzione di patrimonio pubblico senza precedenti: l’area comunicazione e marketing istituita da Piero Tosi e gestita dall’esponente del PD Maurizio Boldrini. In una città di 50 mila abitanti il capo dei dissestatori Piero Tosi insieme al genio dei libri non autorizzati Maurizio Bodrini aveva costruito una struttura megagalattica all’interno dell’ateneo senese: un’area comunicazione superiore a quella della Casa Bianca o dell’ONU. Una roba da far impallidire mezzo mondo. Tosi e Boldrini (vero regista) avevano messo in piedi (udite udite) dentro l’ateneo una struttura denominata area comunicazione e marketing (meglio chiamarla mangiatoia) composta di ben 14 uffici e con (cose da far incazzare i francescani) “capacità di spesa illimitata”. Avete capito? L’esponente del PD Maurizio Boldrini con i soldi dei cittadini aveva “capacità di spesa illimitata”. Ma la domanda ulteriore è la seguente: con quali titoli e attraverso quale legge dello Stato il sig. Boldrini diventò “dirigente” dell’ateneo? La famosa boldrinopoli.

Ecco alcuni esempi e risultati nefasti; piccoli esempi che sommati ad altri hanno trasformato quell’area comunicazione nel più grosso sperpero di danaro pubblico all’interno di un ateneo del pianeta.

 http://shamael.noblogs.org/?p=155 (all’interno dell’articolo ci sono dei link su cui cliccare ma stranamente dal sito dell’università sono spariti i contenuti!!??)

http://shamael.noblogs.org/?p=3147 (in questo nostro vecchio articolo c’è un link dell’università stranamente rimosso!!!??)

http://shamael.noblogs.org/?p=868

http://shamael.noblogs.org/?p=5973

http://ilsensodellamisura.com/2011/02/23/universita-di-siena-il-saccheggio-continua/

http://shamael.noblogs.org/?p=3153

C’è qualcuno che pensa di essere furbo quindi è bene chiarire

Allora c’è qualcuno che pensa di essere furbo e fa il saccentone infischiandosene di quattro anni di lavoro altrui, non certo il suo. Anzi a proposito di lavoro ci sembra che questo furbino (=pirla) abbia delle similitudini sintattiche e argomentative con un altro pirla che fino a qualche mese fa impestava e trollava il blog del Prof. Grasso. Per riassumere le tesi di questo pirla: egli è convinto che il dissesto pauroso dell’Ateneo sia colpa esclusiva del rettore Focardi e della ghenga ciggiellina e sindacale in genere che il Focardi medesimo avrebbe pagato stabilizzando 280 amministrativi inclusa la figlia del Focardi medesimo. Il tutto ben sapendo, sostiene il fava, che i conti non erano disastrati. Ergo con quei 280 è stato distrutto tutto.
Ora: a parte che se noi fossimo quei 280 andremmo in cerca dello scalpo di questo tizio per chiedergli spiegazione (mettiamola così) di cotanta dabbenaggine e cretineria. A parte questo forse è bene fare chiarezza, anche per ingannare il tempo che ci separa dal 6 marzo quando gli organi preposti finalmente cominceranno a tirare fuori le carte.
Le famigerate stabilizzazioni erano previste dalla legge finanziaria 2006 e, nella disciplina, si prevedeva fra le altre cose che non potesse essere stablizzato nessuno che non fosse incardinato, sia pure a tempo determinato, da ALMENO tre anni. Siccome le ultime stabilizzazioni sono state terminate nell’ottobre del 2008 (avanzandone una quarantina che non avevano ancora terminato il triennio in tempo) ciò significa che in ruolo (a tempo determinato) questi signori erano entrati (previo concorso, sia chiaro) come minimo nell’ottobre del 2005 se non prima. Giusto? E allora chi era il rettore nell’ottobre del 2005 (e anche in quello del 2004, del 2003, del 2002 e così via fino a DODICI anni addietro)? Lui!!! Il Faraone di Pescia al secolo Pierino Tosi. E chi era il direttore amministrativo? Lorianino Bigi. Va da sé che tutti questi 280 riscuotevano e per loro venivano pagati i contributi (ehm, beh sì insomma non sempre, anzi quasi mai, ma insomma serve a quantificare il costo). Quindi facevano già parte del disavanzo strutturale che si aggirava già all’epoca intorno ai 30 milioni l’anno.
Ma c’è di più. Un amministrativo costa intorno (a tagliar di grasso) ai 30.000 euro l’anno per un totale di 8.400.000 euro l’anno. Ma il disavanzo si è detto ed è ormai noto che si aggirava intorno ai 30.000.000 di euro l’anno. Avanzano 22.000.000 da giustificare e non si possono spiegare certo con le stabilizzazioni. Giusto? Durante un interrogatorio di garanzia ad un certo direttore amministrativo il GIP ha dimostrato di sapere bene che tra 2005 e 2006 (ante sospensione di Tosi) gli amministrativi erano cresciuti di 280 unità, ma i DOCENTI, grazie alla megalomania (=brama di dissestare enti pubblici antichi e gloriosi) di Tosi e della sua cricca (che includeva, non ce lo dimentichiamo MAI, il Criccaboni in quanto Presidente del Nucleo di Valutazione, Delegato del Polo Aretino e presidente e creatore del CRESCO) erano cresciuti di oltre 200 unità, quasi tutti associati ed ordinari (alcuni dei quali venuti a Siena a chiamata diretta). Il costo medio annuo pro capite di un associato è di 60.000 euro e di un ordinario di 115.000 euro. Forse non è necessario munirsi di pallottoliere per capire dove vanno cercati quei 22.000.000.
Il pirla, che a prima vista dà l’impressione di essere un economista (parla di lease back e usa espressioni tipiche degli economisti), si arrampica forse sui muri scialbati per non far male apparire i suoi presunti compagni di dipartimento? Dipartimento che è se quello che pensiamo noi annovera tra le proprie fila, oltre al Criccaboni, anche il Frediani (=Astrea) nonché il Dringoli che, toh!, all’epoca membro del consiglio di amministrazione, votò a favore della manovra.
Dopo il disastro ovviamente ci hanno rimesso le penne tutti i più deboli, cioè in primis le cooperative, poi gli stabilizzandi non stabilizzati, poi hanno rischiato di rimettercele alcuni ricercatori vincitori di concorso e infine hanno cominciato a gioire, al rettorato, delle morti precoci di alcuni docenti. Infine hanno smantellato, soprattutto ultimamente, una serie di corsi, dipartimenti, master, dottorati, finendo così di macellare completamente la didattica e la ricerca in quanto ci sono andati con l’ascia e col pennato senza curarsi, anche nei prepensionamenti, di salvaguardare alcuni settori scientifici a vantaggio di quelli della cricca imperante. Riportare tutto questo alle responsabilità del solo Focardi è né più né meno che da mentecatti e difatti neanche la magistratura è convinta di questo. E’ invece convinta che per il momento ci siano 18 persone da rinviare a giudizio per reati che vanno dal falso all’abuso di ufficio, cosa che avverrà puntualmente il 6 di marzo andando così a deludere le aspettative di insabbiamento e prescrizione di tutto nutrite dalla parte politica che, tramite queste belle manovre testé illustrate, aveva creato una macchina da consenso con i soldi dei contribuenti.
Hai CALpito, pirla?

La controinformazione coordinata dal capo della comunicazione riporta MPS nel passato. Arrivare a mistificare le parole di Ignazio Visco è segno di debolezza e non di forza

I vertici di banca MPS si sono rivolti allo Stato per chiedere aiuto in termini economici attraverso i due miliari di bond, richiesta che si trova al vaglio dell’Antitrust europeo. Con molta probabilità arriverà il nulla osta, forse con alcune clausole per giustificare l’aiuto di Stato a una banca. Il motivo vero della richiesta di bond è la catastrofica situazione patrimoniale lasciata dalla gestione Mussari. Doveva iniziare un’operazione verità e trasparenza e invece il tentativo è quello di ammorbidire le responsabilità passate mantenendo fermi ai loro posti due mussariani come David Rossi e Valentino Fanti. Partiamo da tre domande: 1) Perchè non pubblicate nel dettaglio come sono stati spesi dal 2007 al 2011 le risorse destinate all’area comunicazione gestita da David Rossi e soprattutto l’importo complessivo che a noi risultava essere intorno a 355 milioni di euro? 2) E’ possibile conoscere l’elenco degli organi d’informazione(cartacei,televisivi,web) che ricevono sponsorizzazioni/pubblicità da parte di MPS? 3) Da chi erano organizzate e pagate quelle inziative tipo, imbarcazioni che navigavano il Tevere o di feste vippissime al circolo del tennis di Roma alla presenza del capo della comunicazione David Rossi?

Abbiamo letto che in molti si stracciano le vesti riempiendosi la bocca con la libertà di informazione e sul ruolo del giornalismo. Allora parliamo di informazione corretta.

Allora come mai il documento diffusso ieri dai sindacati MPS,ad eccezione del Cittadinoonline

http://www.ilcittadinoonline.it/news/152770/Mps__il_sindacato_mette_in_guardia_dalle__verit%C3%A0__dell_azienda.html , e dell’Agenzia Impresshttp://www.agenziaimpress.it/news/economia-finanza/banca-mps-continua-il-dibattito-intanto-la-fondazione-discute-le-strategie-future_10764.html non è stato pubblicato da nessun giornale? E non crediamo che i sindacati hanno sbagliato indirizzo di posta elettronica dei giornali. Quello che si firma Elio Fanali e che afferma di essere iscritto all’albo dei giornalisti e che da diversi giorni si arrampica sugli specchi per difendere l’indifendibile ci sa dare qualche risposta, in qualità di giornalista,invece di perder tempo con la musichina stantia degli pseudonimi, anomini etc?

Però la controinformazione capeggiata da David Rossi si sta muovendo su piu’ fronti facendo filtrare delle interpretazioni che non trovano riscontri nemmeno nelle parole pronunciate dal governatore di Bankitalia, strumentalizzato per giustificare le modifiche statutarie di MPS. Noi siamo in possesso della relazione integrale del governatore di Bankitalia; se qualcuno(compreso quel Fanali) è in grado di sostenere che le parole di Ignazio Visco supportano la volontà di modifiche statutarie di MPS non abbiamo alcun problema a pubblicarla. Il disegno di Profumo è fin troppo chiaro.E poi il titolo del convegno organizzato nella Sala dei Partecipanti aveva questo titolo “Il governo societario e la sana e prudente gestione delle banche”

 Il grande comunicatore di MPS David Rossi potrebbe comunicare al mondo intero l’interpretazione dei concetti di “sana e prudente gestione delle banche” e dove ha letto che le modifiche statutarie sono richieste dal mercato e supportate da Bankitalia (siamo in grado anche di capire chi suggerisce certi articoli!!)?

 P.S. Invece di perder tempo ad inseguire i blog provate a smentire con documenti e con i numeri quello che viene scritto sui blog.Altrimenti è inutile, da parte di qualcuno, continuare a sbandierare l’iscrizione all’albo dei giornalisti se alla fine scrive solo arrampicate sugli specchi per giustificare il ruolo del suo capo politico.La notizia o è vera o è falsa. Cosi come i buchi di bilancio.Lo sport di di cascare dal pero va di moda; anche quello di ricevere bonifici e magari rispondere “l’ho ricevuto a mia insaputa”, come quello che aveva dichiarato che la casa era stata comprata a sua insaputa.

Riceviamo e pubblichiamo. Chiesto l’intervento della CONSOB

CONFRONTI CHIEDE L’INTERVENTO DELLA CONSOB” Valuti se le mosse di Profumo sono contro gli azionisti”

SIENA. “La Consob valuti con attenzione se le mosse e le decisioni che il presidente di Banca Mps, Alessandro Profumo, vuole sottoporre all’assemblea dei soci del 9 ottobre non siano in contrasto con i diritti e le prerogative degli azionisti dell’istituto”. E’ quanto chiede l’associazione di Siena “Confronti” in una lettera inviata al presidente della Consob, Giuseppe Vegas.
“In base ai provvedimenti presentati all’approvazione dell’assemblea del 9 ottobre – spiega l’associazione – appare con evidenza il rischio che gli attuali soci della Banca vengano tagliati fuori da loro ruolo sull’istituto proprio dalle persone che hanno nominato a capo della Banca, in primis il presidente. Da una parte, infatti, le modifiche allo statuto richieste porteranno ad una riduzione dei poteri dell’assemblea dei soci in favore del presidente e del Cda, che acquisiscono un ruolo decisivo tra l’altro nella cessione rami d’azienda e nomina figure dirigenziali. Dall’altra, l’attribuzione di delega al Cda del potere di aumentare il capitale sociale fino a un miliardo di euro, in esclusione del diritto di opzione degli azionisti esistenti, eliminerà i vantaggi per i soci esistenti e modificherà profondamente l’assetto azionario, con la conseguenza che chi ieri ha nominato Profumo e il Cda, domani forse non potrà più sostituirlo”.
“Con una nota del 29 agosto scorso – prosegue la lettera dell’associazione senese – i Piccoli Azionisti di Banca Mps si sono chiesti se le modalità di richiesta di aumento di capitale avanzate da Profumo non celino il rischio che il management voglia scegliersi il proprio azionista di riferimento, quando in tutte le realtà societarie deve avvenire il contrario. Data la grande influenza nel mondo finanziario e bancario internazionale che una personalità come Alessandro Profumo ha, il rischio non può essere escluso”.
“Il legame storico che lega Banca Mps a Siena – conclude la lettera – rappresenta un patrimonio inestimabile per la città e i cittadini senesi tutti, per questo ci permettiamo di sottolinearLe quanto sia importante mantenere alta l’attenzione sulla vicenda”.

Il giovane segretario del PD senese Giucciardini si schiera apertamente con il tosiano Angelo Criccaboni. Pieno sostegno al taglio del salario ai lavoratori

Se avevate dei dubbi ecco che il giovane Guicciardi schiera il PD al fianco del rettore abusivo Angelo Criccaboni. Crescono bene questi dirigenti ceccuzziani.

“L’Università di Siena ha attraversato una fase difficilissima – ha ricordato Niccolò Guicciardini (Pd) – ma il piano di risanamento sta andando avanti e va riconosciuto lo sforzo massimo per la riduzione del disavanzo e il recupero della credibilità nazionale e internazionale che ha visto impegnato il rettore e i dipendenti, con il sostegno di tutte le istituzioni locali”.

  1. Siccome Guicciardini parla di “piano di risanamento che va avanti”, allora lo illustri lui pubblicamente questo piano e in cosa consiste;

  2. Il contributodei dipendenti sarebbe il taglio al salario subito dal Criccaboni?

  3. Della vicenda dell’esponente del PD David Chiti e di quel bar di Via Roma non ha niente da dire Gucciardini?

  4. Sulla credibilità lasciamo perdere perchè che è meglio.

Ecco perchè il PD è il partito dei dei dissestatori.

Crac Pastificio Amato: nuovi interrogatori dei magistrati

Ieri pomeriggio (26 settembre) il PM Vincenzo Senatore ha ascoltato per quasi tre ore Giuseppe Amato l’ex direttore del famoso pastificio di Salerno. Durante l’interrogatorio, Giuseppe Amato, oggi in carcere, ha svelato nuovi particolari sulle vicende che hanno portato al crac e ha chiesto un confronto con Mario e Paolo Del Mese. Giuseppe Amato ha ribadito al PM che “avevo poca autonomia nella gestione aziendale ed ero sprovvisto del potere di firma”. Sempre al PM, Giuseppe Amato, ha ribadito di avere a sua disposizione carte e documenti per ricostruire i fatti che hanno portato al fallimento dell’azienda di famiglia e spiegare quei movimenti bancari finito sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. Fonti salernitane sostengono che attendono colpi di scena.

 Alleghiamo l’interrogatorio di Paolo Del Mese

http://shamael.noblogs.org/?p=5491

Informazione Illuminata a 360 gradi. Il documento dei sindacati della banca Monte dei Paschi

ATTENTI ALLE “VERITA’” DELL’AZIENDA!

 Come già comunicato nella nostra circolare del 25 settembre u.s., la trattativa sulla procedura riguardante alcuni Progetti del Piano Industriale è stata aggiornata a lunedì 1° ottobre.

 Le scriventi OO.SS. davano per scontato che il periodo intercorrente fosse utilizzato dalla delegazione datoriale per verificare le proposte del Sindacato – finalizzate al ritiro dell’intero Progetto sulle esternalizzazioni – compensandolo con una manovra basata principalmente sui prepensionamenti, nel pieno rispetto delle norme del Contratto Nazionale.

 Di fronte a questo scenario, la Banca si è dichiarata assolutamente indisponibile a reperire risorse proprie per finanziare i suddetti prepensionamenti, facendoli così gravare in forma esclusiva sui Lavoratori, e comunque mantenendo in piedi il Progetto sulle esternalizzazioni, sia pure ridotto nel perimetro.

 Chiarito quanto sopra, risulta evidente che le notizie che la Banca sta veicolando con i molteplici strumenti a sua disposizione, sono destituite di ogni fondamento.

 Si invitano quindi i Colleghi, in questa fase così delicata, a valutare attentamente la provenienza delle notizie medesime e lo scopo a cui esse sottendono. Allo stesso modo, evidenziamo l’irresponsabilità della Titolare della Direzione delle Risorse Umane – la quale anziché lavorare per il buon esito della trattativa – alimenta, sia direttamente che indirettamente, un clima di preoccupazione e di confusione tra i Lavoratori.

LE SEGRETERIE

Siena, 27 settembre 2012

La tosiana e ceccuzziana Gabriella Piccinni lanciata alla direzione di un dipartimento universitario di Siena

Due destini e due storie politiche che camminano insieme fin dai tempi del sultano di Stigliano, passando per l’era del faraone Piero Tosi fino ad approdare al criccabonesimo. I destini incollati di Maurizio Boldrini e Gabriella Piccinni: con Criccaboni e con Ceccuzzi. Le sponsorizzazioni di carriera e privilegi incrociati. Quando Focardi in quel famoso cda del 2006 annunciò la soppressione dell’area comunicazione e marketing(ovvero la mangiatoia di soldi pubblici) il membro del medesimo cda Gabriella Piccinni alzò le barricate per difendere il gioellino comunicativo del soldale Boldrini. Per il bene delle casse pubbliche e per il rispetto della decenza civile, la mangiatoia è stata soppressa; con il pianto nel cuore di Boldrake e della Piccinni.

La candidata a tutto Gabriella Piccinni tra una riunione con i sellati Cannamela e Paris e le feste in fortezza con Ceccuzzi ha deciso di tentare il ritorno sulle scene del dissesto. Con l’appoggio del partito ceccuzziano e dei fedelissimi del Criccaboni e del dissestatore capo Piero Tosi,sta puntanto alla carica di Direttore di Dipartimento dell’università di Siena. La tosiana(a breve la pubblicazione delle delibere votate dalla Piccinni nei cda dell’università) ha già provveduto con i giri di sponsorizzazione tra i docenti per presentare la sua candidatura al dipartimento.Che dire? Fermate questo ulteriore scempio per l’università e soprattutto ricordate alla Piccinni e a quel covo di docenti tosiani che il 6 marzo il faraone è atteso dal GUP del tribunale di Siena.Fermate lo scempio alla cultura e alla dignità della martoriata università; dissestata anche grazie al sostegno nei cda da parte della rediviva Gabriella Piccinni.

Forse è il caso che qualcuno recapiti alla magistratura tutte le delibere dei cda dell’università votati da Gabriella Piccinni. Questa, in conclusione, è l’ennesima dimostrazione del sostegno ai tosiani da parte del PD ceccuzziano.