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Febbraio 28th, 2011 — Note redazionali
Via Roma 56-53100 è la via e numero civico della sede del Dipartimento di scienze della comunicazione di Siena http://www.disco.unisi.it/.
Via Roma 56-53100 è la via e numero civico della sede del Dipartimento di scienze della comunicazione di Siena presso il quale risulta in qualità di Personale Docente che collabora alle attività del Dipartimento Maurizio Boldrini
http://www.disco.unisi.it/.
Sul blog di un giornalista Stefano Tesi
http://blog.stefanotesi.it/?p=572 un rappresentante della società IN.FACT scrive:
“Gentile dott. Tesi,
mi chiamo Simone Tiberi, responsabile commerciale di In.Fact srl, l’azienda che si è occupata di realizzare per conto di MPS l’ebook e l’applicazione del libro “MIti di Città”. Ho letto con piacere l’articolo sul suo blog e mi piacerebbe invitarla a vedere personalmente il lavoro effettuato e a conoscere la nostra realtà. Siamo un’azienda di 6 ragazzi neolaureati di scienze della comunicazione ed ingegneria dell’Università di Siena. Abbiamo come sede operativa il dipartimento di scienze della comunicazione di Siena e come referenti scientifici il prof. Antonio Rizzo ed il prof. Maurizio Boldrini.
Nel ringraziarla in anticipo per la risposta le porgo cordiali saluti e le faccio tanti auguri di Buon Natale e felice anno nuovo.”
Sul blog Fratello Illuminato venivano poste alcune domande sulla società Srl IN.FACT, visto che sul sito della stessa nella sezione contatti veniva indicata come via ” Via Roma 56-53100″ successivamente scomparsa da questo sito
http://shamael.noblogs.org/post/2011/02/28/e-ora-intervenga-chi-deve-intervenire/.
Dalle verifiche la società IN.FACT non risulta tra gli spin-off dell’università di Siena
http://www.unisi.it/liaison/.
Sempre sul blog Fratello Illuminato erano state formulate domande e osservazioni
http://shamael.noblogs.org/post/2011/02/28/ancora-su-una-certa-societa/.
DOMANDA: Ma in Via Roma 56-53100 non sarà il caso di fare delle urgenti e dovute verifiche senza omissioni da parte di nessuno? E nel contempo verificare anche il ruolo di alcune docenti e le eventuali autorizzazioni tenuto conto che l’ UNIVERSITA’ E’ UN ENTE PUBBLICO?
Febbraio 28th, 2011 — Note redazionali
Questa è la schermata del sito di In Fact alle ore 9.38.17 CET

Questa è la stessa schermata alle 13.44.46 CET:

Chi deve intervenire intervenga. Manca qualcosa, se non ve ne siete accorti.
Febbraio 28th, 2011 — Note redazionali

Come già rilevato su questo blog, risulta che una società di nome In.Fact s.r.l. (
http://www.interactionfactory.net/) sia domicialiata in Via Roma, 56 ovvero presso l’edificio dell’Università che ospita, tra le varie, la Facoltà di Scienze della Comunicazione e che la stessa società risulta legata al sig. Maurizio Boldrini, accreditato come docente presso la medesima facoltà.
La stranezza non sta tanto nel fatto che una società privata abbia sede presso il nostro Ateneo e vi operino docenti e collaboratori dello stesso, il punto è che questo genere di società dovrebbero appartenere ad una specifica categoria, si tratta infatti delle cosidette spin-off!!!
Le spin-off, tanto care al nostro Buon Rettore, sono un fenomeno relativamente nuovo in Italia, trattasi di imprese, solitamente dal contenuto fortemente innovative, che nascono e vengono incubate all’interno di un Ateneo per poi, si spera, spiccare il volo nel mercato portando benefici economici anche all’Ateneo stesso.
Nessun problema dunque? Peccato che In.Fact NON sia una spin-off dell’Ateneo, infatti non risulta nell’elenco delle stesse consultabile su
http://www.unisi.it/liaison/ (cliccando sul link “Spin-off” nel menù a sinistra).
Ora, per l’Università di Siena le spin-off sono appositamente regolate da un documento normativo (
http://www.liaison.unisi.it/liaison/downloads/RegSpinOffUnisi.pdf) che definisce chiaramente i requisiti per poter stabilire con l’Ateneo questo genere di relazione e le regole e i principi che la devono guidare, ma si sa che norme, leggi e regolamenti non sono particolarmente graditi ad alcune delle figure più amene che si aggirano infestando i corridoi della nostra sventurata Università.
Intanto il regolamento sulle spin-off (o più italianamente “Regolamento per la partecipazione dell’Università degli Studi di Siena in aziende di diritto privato”) prevede che la proposta di costituzione di una spin-off debba essere opportunamente esaminata e valutata da apposita commissione presieduta da un delegato del Rettore e composta da un rappresentante del
Liaison Office (la struttura individuata nell’Ateneo per il seguimento delle spin-off), da tre esperti nel campo oggetto della proposta, individuati e convocati dal delegato del Rettore sulla base delle specifiche competenze necessarie per la valutazione della proposta di Spin-off da esaminare.
Proseguendo nella lettura del regolamento si apprende che “L’Università può rendere disponibili agli Spin-off una serie di servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo. La competenza su tali decisioni spetta al Consiglio di Amministrazione, sentito il parere della
Commissione tecnica di Ateneo per la costituzione di aziende Spin-off”.
Vengono inoltre opportunamente regolate la possibilità per l’Università di partecipare al capitale sociela dell’impresa, di tutelarsi richiedendo la sottoscrizione di appositi patti parasociali, nonchè la possibilità di avere diritto di prelazione sulle quote della società in caso di variazioni strutturali singificative, oltre a poter richiedere che “la remunerazione per l’attività a qualunque titolo prestata dal socio a favore della società non possa eccedere quanto praticato usualmente sul mercato in situazioni analoghe, né possa costituire strumento per l’attribuzione ai soci di vantaggi diretti o indiretti derivanti dal controllo della società o comunque strumento di discriminazione o di pregiudizio”
Naturalmente vengono anche chiariti gli aspetti economico-giuridici relativi all’attività nella spin-off prestata da dipendenti dell’Università, per cui:
“Il personale docente a tempo pieno e il personale tecnico e amministrativo possono prestare la propria opera per le attività previste dall’oggetto di impresa degli Spin- off sulla base della vigente normativa in materia di personale dipendente e sulla base di quanto previsto dal “Regolamento per il rilascio di autorizzazioni relative al conferimento di incarichi retribuiti al personale docente a tempo pieno” e dal “Regolamento per il conferimento di incarichi retribuiti al personale tecnico ed amministrativo”.”
inoltre:
“E’ fatto espresso divieto allo Spin-off, al personale docente e al personale tecnico e amministrativo che partecipano all’iniziativa aziendale, di svolgere attività in concorrenza con quella di consulenza e di ricerca per conto terzi di cui all’art. 2 del “Regolamento delle somme introitate dall’Università degli Studi di Siena per prestazioni in conto terzi e atti di liberalità” svolta dalle strutture di ricerca dell’Università in favore di enti pubblici o privati qualora si tratti di attività avviate da queste ultime precedentemente alla costituzione dello Spin-off. Il brevetto o qualsiasi altro risultato acquisito dallo Spin-off per effetto di un’attività concorrente vietata comporta responsabilità, anche disciplinare, a carico del personale universitario che l’ha
posta in essere.”
L’Università può fornire servizi e supporto, anche logistico, alla nuova spin-off, tuttavia ciò è subordinato alla valutazione di:
“a) delibera della struttura di ricerca ospitante e/o, in mancanza di richiesta di spazi all’Ateneo, della struttura di afferenza dei proponenti che certifichi l’assenza di conflitti di interesse tra le proprie attività istituzionali e le attività oggetto d’impresa;
b) studio del nuovo prodotto o servizio che si intende realizzare e proporre al mercato;
c) studio del mercato;
d) studio del processo per la fabbricazione e produzione del prodotto o l’erogazione del servizio;
e) studio tecnico, economico e finanziario dei servizi accessori necessari per la fabbricazione e produzione del prodotto o l’erogazione del servizio;
f) studio economico dell’iniziativa con valutazione della redditività dell’investimento attraverso
l’esplicitazione del “business plan” e la definizione della potenzialità produttiva del nuovo prodotto o servizio da realizzare sulla base delle prospettive di mercato.”
Dunque l’Università può anche ospitare nei propri spazi la sede di una spin-off, concedere l’uso di strutture, apparecchiature e qaunt’altro, ma il tutto solo a seguito di una opportuna valutazione e comunque attraverso la sottoscrizione di un accordo dedicato tra Università e spin-off, infatti, sempre nel regolamento citato, leggiamo che:
“I rapporti tra l’Università e gli Spin-off accademici sono disciplinati da apposita convenzione, da sottoporre all’approvazione del Consiglio di Amministrazione, sentito il parere della Commissione Spin-off.
La Convenzione dovrà indicare un referente per l’azienda Spin-off e un referente per l’Università che sarà espresso dalla struttura ospitante o, in mancanza di richiesta di spazi all’Università, dalle strutture di afferenza dei proponenti. Il referente per l’Università non potrà in ogni caso svolgere attività per l’azienda Spin-off e possedere azioni o quote della società; egli è tenuto a monitorare costantemente la corretta applicazione di tutte le condizioni previste dalla convenzione, redigendo una relazione annuale sullo stato delle attività dello Spin-off accademico, evidenziando eventuali problemi o conflitti di interesse tra le attività istituzionali dell’Università e le attività della società. el caso in cui il referente rilevi violazioni degli obblighi previsti nella convenzione, ovvero conflitti di interesse, dovrà darne immediata comunicazione scritta al Rettore che provvederà ad informare il Consiglio di Amministrazione dell’Università per l’adozione dei provvedimenti di competenza.”
E andando ancora più nel dettaglio, tanto per non lasciare spazio a dubbi:
“La Convenzione dovrà prevedere altresì:
a) le modalità di concessione dei locali e dell’uso di attrezzature, stabilendone l’eventuale prezzo e/o gli oneri derivanti dall’utilizzo;
b) l’indicazione delle spese di funzionamento (acqua, energia elettrica, telefono, gas, riscaldamento, pulizie, etc.) che gli Spin-off dovranno rimborsare all’Università a fronte dell’utilizzo delle strutture;
c) i servizi che l’Università riterrà opportuno erogare come supporto agli Spin-off, specificandone l’onere economico;
d) l’eventuale obbligo di assicurazione per responsabilità civile degli Spin-off per danni a persone e cose dell’Università;
e) le modalità d’uso del marchio “Azienda Spin-off dell’Università degli Studi di Siena” prevedendo altresì la garanzia a mantenere indenne l’Università da ogni responsabilità derivante dall’utilizzo del logo;
f) le modalità di partecipazione dell’Università al capitale sociale degli Spin-off;
g) l’obbligo da parte dello Spin-off di fornire all’Università tutte le notizie utili sull’attività della società per una corretta valutazione delle incompatibilità tra le attività sociali e gli scopi istituzionali dell’Università medesima.”
Non manca poi certamente una forma di controllo e supervisione ai massimi livelli, poichè:
“Il Rettore, sulla base della relazione di cui all’art 7, comma 2, riferirà ogni anno al Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Siena sulle attività di ogni singolo Spin-off.”
Sottolineiamo inoltre che l’intero regolamento è da considerarsi retro-attivo, infatti:
“Le disposizioni del presente regolamento si applicano anche agli Spin-off già costituiti. Essi devono adeguare i propri statuti e patti parasociali a quanto qui previsto nel termine di sei mesi dall’entrata in vigore del presente regolamento. Ove ciò non sia possibile, la Commissione Spin-off potrà proporre, d’intesa con gli interessati, soluzioni ad hoc.”
Dunque appare evidente che non siamo certo in presenza di un vuoto normativo, anzi, il regolamento sulle spin-off è molto dettagliato e copre, in maniera equilibrata, anche gli aspetti più delicati della relazione tra l’Ateneo e questo genere di imprese.
Allora ci viene un dubbio… forse istituzionalizzare l’attività di In.Fact riconducendola, come sarebbe legittimo aspettarsi, allo status di spin-off avrebbe forse legato troppo le mani ai suoi diretti e indiretti promotori?
Sembrava magari molto più pratico, comodo e snello operare al di fuori e al di sopra delle norme vigenti?
E’ sembrato opportuno, pur in presenza di un regolamento molto chiaro e che poco spazio lascia all’interpretazione, agire al di fuori delle disposizioni vigenti?
Avanziamo il dubbio che, forse, una società come In.Fact non sarebbe mai stata approvabile come spin-off?
Ma allora, se, come visto, di spin-off non si tratta, perchè di fatto la società in questione usufruisce del nome e degli spazi dell’Ateneo, delle risorse e della collaborazione delle persone?
Insomma dal punto di vista di In.Fact sembrerebbe preferibile “fare un po’ il cazzo che ci pare” piuttosto che seguire delle linee guida appositamente tracciate dagli Organi dell’Ateneo?
Allergia alle leggi? Urticaria da regolamento?
Ci verrebbe anche da domandarci come mai tutte le altre società private che usufruiscono di apposite convenzioni con l’Ateneo debbano invece sobbarcarsi una serie di adempimenti, vincoli e controlli per operare legittimamente nel contesto delineato dal regolamento per le spin-off… sono meno furbi? C’hanno scritto “giocondo” sulla fronte?
Ma magari ci stiamo sbagliando, forse l’elenco delle spin-off sul sito del Liaison Office è incompleto e In.Fact, contrariamente ad ogni evidenza, rientra nel contesto delle spin-off… bene, può darsi, ma allora sicuramente esisterà traccia della valutazione espressa da apposita commissione dell’Ateneo per l’inizio delle attività, ci sarà un testo firmato di convenzione per l’uso di spazi e servizi dell’Ateneo e sopratutto coloro che gravitano intorno a In.Fact staranno sicuramente agendo in piena conformità con le norme per quanto riguarda la prestazione di opera nella stessa, il conflitto di interesse (magari per la contemporanea collaborazione con In.Fact e Protagon).
Sicuramente sarà tutto perfettamente limpido e chiaro… ma, come si dice, a pensar male si fa peccato… ma alle volte…
di FitzChevalier Lungavista
Febbraio 27th, 2011 — Note redazionali

“Il pozzo di San Patrizio”. Così è stata giustamente – e purtroppo – definita l’Università senese in un bell’articolo a firma di Stefano Cecchi su La Nazione di sabato.
Debiti che scappano fuori da ogni anfratto rappresentando ogni giorno di più la cifra che ha contraddistinto una certa gestione. L’ultima matassa da dover districare riguarda la vicenda di un debito extra bilancio di circa 26.000 euro riguardante una pubblicazione (anche senza la quale, ci viene da pensare, il mondo della ricerca accademica poteva ugualmente andare avanti) intitolata “Studi in onore di Luigi Berlinguer”, edito dalla casa editrice Rubbettino e il cui costo a copia, da come riportato anche sulla stampa, ammontava a ben 87,3 euro, non proprio economico direi. Ma, davanti a cotanta novità scientifica non si poteva certo badare a spese.
Ma ciò che è veramente degno di essere reso noto a tutti (perché qui, caro Ceccuzzi, non si tratta di fare speculazione come detto dallo stesso, ma si tratta di far sapere a tutti come è stata gestita una parte non insignificante di Siena in alcuni anni, anni in cui lo stesso Ceccuzzi, peraltro, ricopriva incarichi politici di primissimo piano in questa stessa realtà) non è tanto il disquisire o meno sull’utilità di tale pubblicazione, quanto le modalità con cui la stessa venne fatta.
Perché, cari lettori, per tale pubblicazione non fu mai stato assunto nessun impegno di spesa nel bilancio dell’Ateno senese.
Così oggi l’Università di Siena si trova sul groppone a dover pagare anche roba che non aveva previsto a bilancio, e anche se l’importo, all’interno della razzia generale delle casse dell’Ateneo, può sembrare una cifra contenuta rimane la non legittimità del modo con cui è stata fatta.
Sempre dalla stampa si apprende (anche se qualche voce di corridoio era da un bel po’ che era trapelata in giro) che la spesa che impegnò l’Università venne fatta per il tramite dell’allora suo centro comunicazione e marketing, il quale provvide all’acquisto nel gennaio del 2006, sotto il Rettore Piero Tosi.
Sempre da ciò che viene scritto nei quotidiani si apprende anche un’altra cosa totalmente non condivisibile. Ossia che il Cda dell’Università sta pensando di provvedere a ratificare il pagamento del debito fuori bilancio. Saremo curiosi di sapere se e laddove portasse avanti questa decisione, il Cda non pensi anche che sia il caso di rivalersi verso chi impegnò l’Università con una spesa che non era prevista a bilancio?
Perché è l’ora di farla finita di mettere sempre pezze sugli errori di certa gente. Sarà populistico dirlo, ma è arrivato il momento che chi ha sbagliato paghi. Dato che, ad oggi, per colpa di comportamenti irresponsabili e disinvolti ci sono dipendenti che stanno subendo sui propri salari i frutti del libertinaggio economico.
Si legge, ancora, che il Cda dell’Università dovrà per forza prendere una decisione entro il 15 marzo, data che rappresenta la scadenza del termine concordato con il legale della Rubbettino per il pagamento.
Sarà il caso di cominciare a dare segnali di buon esempio? Sarà forse il caso di dimostrare con i fatti che non si agisce in regime di due pesi e due misure e quindi, se tagli ci sono stati agli stipendi del personale del tutto innocente verso tale buco, tagli ci dovranno essere anche nei confronti di chi a parte del buco ha contribuito? Perché qui non si tratta solo di pagare o meno un debito extra bilancio. Qui si tratta anche di assumersi una responsabilità morale, nel caso il buco di quella spesa venisse tappato senza rivalersi verso chi lo ha fatto. E L’Università, culla del sapere e dell’insegnamento, è tenuta ad insegnare anche la disciplina dell’assunzione delle proprie responsabilità, quella disciplina che impone, appunto, l’applicazione del vecchio motto che dice “chi sbaglia, paga”.
Firmato
La Primula Rossa
Febbraio 27th, 2011 — Note redazionali
La redazione di Fratello Illuminato si è accorta che presso i locali dell’Università di Siena, quelli in Via Romana 56 meglio nota come facoltà di Scienza delle Comunicazioni, è domiciliata una s.r.l. dal nome In Fact (http://www.interactionfactory.net/). Ora siamo a chiederci come sia possibile prima di tutto che una società privata volta a fare legittimamente profitto, possa aver sede e utilizzare locali e mezzi di un ente pubblico. E poi: visto che i clienti sono per esempio Salvietti e Barabuffi o la Protagon e visto che il sig. Maurizio Boldrini, iscritto al PD, è accreditato come docente poprio nella facoltà di Scienza delle comunicazioni, oltreché svolgere attività per la Protagon, non c’è forse un po’ di conflitti di interesse? E degli utili di questa società l’Università ne beneficia? Ed è stata autorizzata questa attività all’interno dell’Ateneo? E inoltre eventuali partecipazioni di docenti nella società sono state autorizzate? E se sì, da chi? Dall’organo preposto?
In conclusione chiediamo immediate spiegazioni agli uffici competenti dell’Ateneo e contestualmente invitiamo gli organi competenti dello Stato a fare le docute verifiche sempre in base al principio della trasparenza nelle istituzioni pubbliche.
Se può aiutare ecco quanto riportato dalla stampa al proposito.
http://www.interactionfactory.net/wp-content/uploads/2011/01/lanazione_160510.pdf
La curiosità ci è sorta anche per un altro motivo: MPS è cliente di questa società e in occasione della strenna natalizia abbiamo notato la presenza dei seguenti docenti: Maurizio Bettini, Maurizio Boldrini, Omar Calabrese e Gabriella Piccinni come risulta da questo link
http://ilcittadinoonline.it/news/131411/La_nuova_strenna_del_Monte_dei_Paschi_%C3%A8_un__mito_.html.
Febbraio 27th, 2011 — Note redazionali
Febbraio 27th, 2011 — Note redazionali

A questo punto, dopo che la redazione di Fratello Illuminato e l’Eretico di Siena hanno pubblicato stralci di intercettazioni e larghi passi di verbale firmato dal GIP dove si dimostra senza ombra di dubbio che l’Amministrazione Provinciale ha agito per mezzo di 29 suoi uomini, incluso il Direttore generale, in modo del tutto contrario alla legge, violandola in più parti, a questo punto la domanda è diretta e chiara: cosa pensa di tutto questo, al netto delle indagini della Magistratura (nella quale, per carità, tutti hanno fiducia e patapim e patapam) il primo responsabile politico: Simone Bezzini. Una cosa sono le responsabilità giuridiche e una cosa sono le responsabilità politiche. Bezzini ha quelle politiche. Ne risponda. E già che ci siamo anche il suo sponsor principale, Franco Ceccuzzi, sarebbe bene che dicesse la sua, se ce l’ha qualcosa di suo da dire. La Provincia ha più di 200.000 abitanti i cui denari sono stati anche impiegati per fare le porcate illustrate nell’indagine. Bezzini e Ceccuzzi: ci volete dire qualcosa o sperate che passi tutto in cavalleria?
Basta con queste prese di giro!!!
Di questi uffici
Cesare Mori
Febbraio 26th, 2011 — Note redazionali




Questi uffici rilevando che in più giornali vengono messe in rilievo alcune situazioni di gravità inaudita, tipo qui
http://ilcittadinoonline.it/news/134573/Pensierini_di_un_dipendente_dell_Ateneo___Proprio_un__magnifico__cellulare__.html
http://www.lanazione.it/siena/cronaca/2011/02/26/465371-siena_ateneo_crac_sperpera_soldi_paga.shtml
hanno da porre alcune domande. La prima è: come è possibile che Maestro James e Obama hanno un cellulare da 247 euro e Riccaboni, il cui Ateneo non ha una lira per farne due, ne spende 807,6 per il cellulare di servizio?
La seconda è: ma quando lo chiamano il Boldrini a rispondere delle infinite porcherie che ha commesso con l’appoggio di Tosi e della sua cricca ai danni dell’Ateneo? Perché li devono pagare i contribuenti, salvo il recupero della Corte dei Conti, i 26.000 euro per i volumi in onore dell’altro capo cricca Berlinguer che oltre ad iniziare il dissesto della propria Università (ce lo ricordiamo il 750 anniversario e le spese gonfiate a dismisura?) ha da ministro distrutto completamente l’Università italiano con autonomie insensate e un riordino della didattica che ha portato la laurea a non valere neanche la carta su cui è stampata?
Ci piacerebbe proprio saperlo. Chiamate il dissestatore Boldrini a rispondere e a pagare e il dissestatore Riccaboni, ad oggi vicinissimo al partito di Verdini, a smettere di spendere a capocchia.
Di questi uffici
Cesare Mori

Febbraio 26th, 2011 — Note redazionali

Esiste una modalità di ditribuzione di programmi televisivi denominata
“on demand”.
Si tratta di quella modalità in cui l’utente può guardare i programmi “a richiesta”.
Che esistessero, per l’appunto, programmi “on demand” a richiesta ne eravamo a conoscenza.
Che esistessero anche candidati “on demand” a Siena, però, un pò meno. Ma nella vita non si smette mai di imparare.
E che c’azzecca, direbbe qualcuno. State un pò a sentire. “…dovrà essere elaborato un nuovo piano del traffico. […] Le decurtazioni hanno già avuto un impatto pesante sia sugli utenti che sulle aziende di trasporto, il cui personale sta sopportando una situazione limite sia in termini di turni che di salario“. Dopo aver letto queste dichiarazioni penserete senza dubbio che le abbia fatte un candidato delle opposizioni cittadine. E invece, no! Sorpresa, sono le dichiarazioni del candidato di maggioranza in opposizione a se stessa Franco Ceccuzzi, il primo candidato che pur essendo stato negli ultimi dieci anni ai vertici politici di questa città passa un giorno si e l’altro pure a dire che a Siena, sostanzialmente, ci sono un bel pò di cose che non vanno.
Grande Ceccuzzi e grande campagna mediatica, vivi complimenti a chi ha elaborato la strategia.
Dopo il berlusconiano slogan “vi darò mille posti di lavoro” detto qualche giorno fa, oggi Ceccuzzi si accorge che le condizioni dei lavoratori dei trasporti non sono propriamente rosee, per usare un eufemismo. E lancia la sua priorità: un piano del traffico per ridurre i tempi di percorrenza. Più ridotti di così, con le linee delle corse tagliate la percorrenza si riduce del tutto, non si fa più e festa finita.
E con chi concorderebbe, Ceccuzzi, questo piano del traffico al quale, evidentemente, fino ad ora non aveva pensato?
Con un bel circolo trasporti del PD (ovviamente) e, tanto per dare ancora spazio alla burocrazia, pensa anche alla costituzione di un gruppo di lavoro dedicato alla mobilità.
Ci mancava proprio, così mettendoci insieme anche il Forum per la viabilità s’è fatto filotto. A questo punto ci manca solo unoworkshop tematico e poi la frittata è fatta.
Scusate una domanda, ma se hanno già il Forum della viabilità che avrebbe dovuto pensare a questo, a cosa serve creare tutti questi altri doppioni? E, soprattutto, se nonostante il Forum sentono la necessità di creare altre location (così facciamo contenti i fautori della svolta yeah!!! dei comunicatori del PD) in cui capire cosa sta succedendo alla mobilità senese, vuol dire che il Forum, allora, ha fallito, perché se no le risposte le avrebbero già dovute trovare.
Ma come mai Ceccuzzi si lascia sempre incartare in queste cose? Qui non sembra esserci nessun programma, Ceccuzzi è, appunto, un candidato “on demand”; sente dire che la gente è piena come un uovo perché i trasporti locali non funzionano? E lui è pronto a dire che i trasporti sono una priorità. Legge che l’occupazione anche a Siena è diventata un serio problema? E lui fa il berluschino di provincia e dice vi troverò 1000 posti di lavoro. Sembra diventato uno sketch di Benigni. Vi ricordate quell’esilarante passaggio di un pò di anni fa in cui Roberto Benigni, parodiando su Berlusconi e sulle promesse che faceva in campagna elettorale diceva “Italiani, vi prometto che se mi votate v’abbasso le tasse, vi do un milione di posti di lavoro, vi trombo la nonna, vi porto fuori il cane…” e così via?
Ceccuzzi, Ceccuzzi. Ma se ti sei accorto (alla buon ora) che c’è “qualcosina” nella mobilità che non funziona chiedilo al tuo presidente di Circolo PD di Colonna San Marco Roncucci, invece di fare altri dieci gruppi di lavoro, no? E’ presidente del Train; è presidente della Tiemme (la società che ha incorporato altre quattro società di trasporti e, secondo il vecchio principio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è diventata il quinto consiglio di amministrazione), invece di fare lo slogan sui dipendenti che stanno sopportando una situazione limite dillo direttamente al loro datore di lavoro, immaginiamo che qualche volta in federazione vi vedrete.
Firmato
La Primula Rossa
Febbraio 25th, 2011 — Note redazionali
Il criminale e terrorista Gheddafi è apparso nelle piazze con lo stile di un nazista dittatore http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-25/libia-caos-ministro-avverte-133706.shtml?uuid=Aa4GrOBD lanciando anatemi e minacciando ulteriori repressioni contro la popolazione che giustamente si ribella alla sua dittatura e non solo, il criminale si scaglia contro l’Italia.
L’ONU annuncia sanzioni dopo le dure prese di posizione dei governi francese e inglese http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_25/onu-sanzioni-libia_c7ce4df2-40b1-11e0-a0e9-e3433e14003f.shtml e tutta la comunità civile mondiale è inorridita per le nefandezze del potere libico.E devo dare atto anche al PD senese per aver protestato in piazza Salimbeni contro le barbarie del criminale Gheddafi.
Dopo l’annuncio della nomina di Luigi Borri e dopo aver preso conoscenza dei rapporti tra MPS e i libici http://www.sienafree.it/economia-e-finanza/264-economia-e-finanza/19129-luigi-borri-nominato-nel-cda-di-ubae-bank sono a lanciare un APPELLO pubblico per chiedere a coloro che ne hanno titolarità di far interrompere qualsiasi rapporto con gruppi finanziari legati al governo libico.